C. E. Morgan
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Tutti i viventi.
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Titolo originale: All the Living.
Traduzione di: Giovanna Scoccher.
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2010 Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Aloma desidera due cose con tutta se stessa: suonare il pianoforte e sfuggire al profondo Sud americano in cui
 nata e cresciuta. Aloma desidera la musica e gli spazi. Legarsi a Orren Fenton, unico dolente superstite
di una famiglia di piantatori di tabacco, uomo del silenzio e della terra, uomo della carne, potrebbe
dunque rivelarsi il pi grande abbaglio della sua giovane vita. All'altro capo del suo orizzonte c' Bell Johnson, il vibrante predicatore della chiesa locale, uomo della parola e del cielo, uomo dello spirito. Che risieda in lui l'appagamento della sua fame? Forse. A meno che Aloma scopra di desiderare qualcosa ancor pi di se stessa.
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Durante un'infanzia e un'adolescenza da orfana alla scuola delle missioni, Aloma conosce il piccolo dolore di un'esistenza nell'ombra: quella proiettata dal crinale di Spar Mountain che frena il cammino del sole per buona parte della giornata, e quella di una sostanziale mancanza di talenti che stende su di lei il velo opaco della mediocrit. Un velo che
si squarcia all'improvviso quando Aloma incontra la musica e il pianoforte, scoprendo in s doti e potenzialit inaspettate, e con esse un progetto: abbandoner quel mondo inabissato che non conosceva le cerimonie gemelle di mattino e sera, diventer una concertista nel mondo reale. L'ostacolo, immancabile, ha gli occhi chiari e la parlata grezza dei
contadini del Kentucky. Con lui Aloma sperimenta quella prima baldanza del corpo in cui non serve chiedersi se sia solo sesso o gi amore. Quando un terribile incidente falcidia la famiglia di Orren, scaricando sulle sue giovani spalle la responsabilit della piantagione di tabacco avita, e lui le chiede di condividerla, Aloma, che non sapeva niente di niente,
dice s. Si trova cos catapultata in un ambiente scabro e faticoso oltre il sopportabile, immune al passaggio del
tempo, accanto a un uomo, un ragazzo, pressoch sconosciuto fuori dal letto, traumatizzato dalla perdita e schiacciato dal carico, privo di agio o volont per ascoltare esigenze futili come la musica, o la felicit. Un ragazzo che, sollevando
lo sguardo verso la parete rocciosa che li sovrasta o abbassandolo sulla terra che calpestano, vede una sponda e radici, l dove Aloma scorge solo una prigione e polvere. L'inquietudine, come canto di sirena, la spinge allora fuori dalla casa colonica e verso la chiesa locale: un pianoforte da poter suonare, persone da incontrare; una in particolare, Bell, il pastore della comunit, uomo aperto e cordiale, la cui voce Aloma impara ad associare quotidianamente all'amato Mozart, l'amato Schubert. E le sue due realt si fanno via via pi inconciliabili.
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L'Autrice.
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C. E. Morgan ha studiato Canto e Inglese al college e ha preso un master in Teologia alla
Divinity School di Harvard, per poi ritornare nel suo originario Kentucky. La capacit
di descrivere e far rivivere il mondo rurale del Sud americano, l'amore per la musica e pi in
generale per la musicalit della parola, e un denso portato spirituale confluiscono in quest'opera
prima che ha vinto il National Book Foundation's 2009 e ha valso all'autrice la fama
di giovane ma gi autorevole voce del Sud, nella scia di grandi nomi quali Carson McCullers,Willa Cather e Flannery O'Connor.
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Tutti i viventi
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Per Paul Marcus Hempton
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Questo  un male in tutto ci che si fa sotto il sole: hanno tutti la stessa sorte, e inoltre il cuore dei figli degli
uomini  pieno di malvagit e la follia risiede nel loro cuore mentre vivono; poi se ne vanno ai morti. Finch
uno  unito a tutti i viventi c' speranza, perch un cane vivo val meglio di un leone morto.
Ecclesiaste, 9.3.
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Non aveva mai abitato in una casa e, ora che vedeva
quella, non era pi sicura di volerlo. Era la casa giusta,
lo sapeva. Corrispondeva alla descrizione. Si scherm gli
occhi mentre percorreva il lungo pendio, avvicinandosi
alla casa tra i sobbalzi e le impennate del furgone. Il fondovalle
si spalanc all'orizzonte come uno sbadiglio e lei
vide i campi dove il tabacco giovane cresceva a stento
sulla terra smorta, il crinale appena dietro. Tutto intorno,
il suolo era sbiancato sotto il sole in una polvere gessosa.
Cerc con lo sguardo la casa pi piccola e nuova di
cui le aveva parlato Orren, ma non la vide; davanti a s
solo la vecchia struttura sbilenca e i campi e il pendio di
erba alta su cui si affacciava la casa. Parcheggi il furgone
e fiss lo sguardo, tormentandosi i denti con la lingua.
La casa non proiettava ombre nella nuda luce di mezzogiorno.
La veranda sconnessa si aggrappava come poteva al
muro esterno dell'edificio, le tavole dell'assito sporgevano
dal filo della porta, il loro grigiore scheggiato ormai
esposto alle stesse intemperie che per prime lo avevano
messo a nudo. Quando saggi una tavola con un piede,
il legno gemette sonoro sotto il suo peso, ma non si mosse.
Aggir con cautela una trivella inzaccherata di fango
e uno spezzone di rete da pollaio e raggiunse la porta, sul
cui pannello di legno trov attaccato un cuore di carta.
Quella forma la immobilizz. Lesse il biglietto senza toccarlo.
Aloma,
se quando arrivi non mi trovi, il trattore si  rotto e sono
andato a Hansonville per i pezzi di ricambio. Intanto entra. Torno presto,
Orren
In questa casa, pens Aloma, o in quella nuova? Si raddrizz
e rimase li interdetta. Sopra di lei pendeva immobile
un ventilatore a pale, la sua scia di ragnatele come i
capelli di un vecchio, ma senza pi ragni. Si gir a scrutare
dietro di s, verso il vialetto sterrato. La polvere smossa
aleggiava ancora dietro il paraurti del furgone, restia a
posarsi di nuovo nella noia. Era tutto tranquillo, sia sulla
strada d'asfalto deformato, dove non si era vista una sola
macchina da quando era arrivata, sia li sulla veranda,
nel silenzio di quella giornata senza vento. Solo il brusio
di qualche insetto diurno, nient'altro. Si volt ed entr in casa.
Magari era abbandonata, ma vuota non era. Alle finestre
pendevano tende ingrigite e sul pavimento erano sparsi
tappeti cenciosi. A ridosso di una parete, annidato tra
l'alzata delle scale e il pianerottolo, c'era un vecchio pianoforte
verticale. Le si sollev un sopracciglio. Orren le
aveva parlato di un pianoforte in casa su cui avrebbe avuto
modo di esercitarsi, ma non poteva essere quello. Aloma
ne segu la scocca imbarcata, senza toccarlo, e riattravers
la sala da pranzo inondata di luce del Sud, superando
un tavolo sommerso di conti e lettere, fino ad arrivare
in cucina. Il soffitto qui era alto e bianco. Sembrava pulita
soprattutto perch era sgombra e vuota come una chiesa.
Percorse il perimetro della stanza, apr cassetti e sportelli,
ma i suoi occhi ne guardavano il contenuto senza
vederlo davvero, e la sua mente andava a ritroso. Gir i
tacchi e torn decisa nella prima stanza. Alz il coperchio del pianoforte e avvicin le dita all'avorio. I tasti affondarono
a scatti, impercettibilmente distinti al tocco, e fu
n pi n meno come aveva immaginato. Il suono si era
guastato come cibo andato a male. Abbass di scatto il coperchio,
e il legno schiocc sul legno riecheggiando per
tutta casa in un crepitio d'onde, fino a spegnersi. Si gir
dall'altra parte con aria di tiepida rassegnazione, ma nel
voltarsi si ferm stupita. Davanti a lei c'era una parete di
volti, un esercito di fotografie in cornice schierato intorno
alla mensola annerita di un camino, occhi su occhi dal
pavimento al soffitto. Li studi senza avvicinarsi. Loro restituirono
lo sguardo.
Lasci la stanza velocemente com'era entrata, ripercorrendo
i suoi passi fino alla cucina dove aveva intravisto
una porta che dava fuori. La spalanc su quel giorno di giugno.
Da dov'era, riusciva a dominare un'ampia visuale della
propriet sul retro della casa. Una piantagione di tabacco
adagiata su un pendio a un centinaio di metri di distanza
e subito accanto un campo lasciato a maggese con le zolle
rialzate come tombe scavate di fresco. L sorgeva un essiccatoio
nero e dalle sue travi pendevano pezzi di tabacco
come ali d'uccello abbrustolite, punte all'ingi, troppo
precoci e fuori stagione, anche se non avrebbe saputo dire
perch. Alla sua sinistra c'era un'altra rimessa, rossa
questa volta, con un ampio recinto apribile e un portico
su un lato. Il pascolo era vuoto. Le mucche avevano tutte
risalito il fianco di una collina fino a una macchia d'alberi
verde squillante, e si accalcavano scure sull'orlo della
sua ombra a guardare fuori, i corpi ammantati nel buio ma
le teste lustre come monete nere alla luce del sole. Sotto,
lontano dai loro musi immobili, la casa pi nuova puntava
a sud, non pi grande di una roulotte doppia, n pi alta
o graziosa. Schermava la parte del pascolo chiusa dal filo spinato. Ma niente di tutto questo riusc a catturare l'attenzione
di Aloma per pi di un istante. Rivolse invece lo
sguardo in lontananza, verso il crinale affilato delle montagne,
ferme laggi senza che lei potesse fare nulla per farle
sparire o cancellarle dalla faccia della terra. Scoppi in
una risata senza allegria. Tutte quelle speranze... ed ecco
come erano finite. Fossero state pi vicine, le sarebbe toccato
sentirle ridere di rimando.
Quando lui arriv, Aloma vide gli sprazzi di sole tra gli
alberi pi lontani, l dove la strada deviava da nord, e si
fece pi avanti per aspettarlo. Con gli occhi frugava il punto
dove terminava la linea degli alberi. Poi, quando il furgone
spunt veloce dal margine del bosco e cap che si trattava
di Orren, fece un altro passo avanti giungendo involontariamente
le mani, ma senza allontanarsi dalla veranda.
Il furgone, a lei familiare quanto i lineamenti di un viso,
imbocc il vialetto d'accesso in uno scintillio di vetri. Aloma
lo segu con lo sguardo mentre risaliva la collina, la polvere che turbinava e scivolava bassa sul terreno seguendo
il furgone in una scia di riccioli biondi per poi sfilacciarsi
e dissolversi. All'inizio lo riconobbe solo come una forma
scura, con il sole che gl'infiammava il quadrante dell'orologio
sul polso destro mentre girava il volante. Poi, quando
fu finalmente davanti a lei, dopo aver frenato ed essersi chinato appena sotto lo schermo del parasole per estrarre le chiavi dall'accensione, ne ritrov gli ampi lineamenti
del viso e il colore della pelle, molto pi scura di quando
l'aveva visto l'ultima volta, il giorno dopo il funerale, tre
settimane prima, quando era andato alla scuola, le si era
seduto accanto e le aveva fatto una domanda. Vieni da
me?, le aveva chiesto. E lei, S, s. E fa niente se  ridotto
tutto in malora? E lei aveva scosso la testa, gli aveva
preso il viso bianco tra le mani e lo aveva baciato, stupendosi in seguito di quella curiosa inversione di ruoli, perch
di solito era lui che si allungava verso di lei per abbracciarla.
Ma Aloma ci aveva pensato solo dopo, ricordando
come le labbra di Orren non avessero fatto alcun movimento
sulle sue. In lei si risvegli un sentimento come di
paura, ma cos lieve e fugace che non lo riconobbe per quello che era. In quel momento non riusciva a staccargli gli
occhi di dosso, seduto immobile nel furgone a guardare lei
che lo guardava. Scese dalla veranda, dapprima incerta,
ma poi quasi di corsa fino allo sportello, posando la mano
sulla cromatura rovente della maniglia. Adesso le ciglia di
Orren avevano punte sbiadite come stoppa, cos schiarite
dal sole che sembrava non esistessero e che non ci fosse
nulla a ostacolare il suo sguardo. Aloma spalanc lo sportello
del furgone o fu lui ad aprirlo con una spinta, e un
istante dopo lei gli sedeva quasi in grembo e si baciavano.
Lo chiam per nome. Lui, con la bocca sulla sua, non disse
nulla. Quando Aloma si allontan dall'abbraccio vide
che i solchi che aveva intorno agli occhi erano pi profondi
di prima. Orren era teso, pi di quanto lo era stato dopo
il funerale a cui lei non aveva partecipato perch doveva
accompagnare il coro della scuola a Grayson, il preside non
le aveva dato il giorno libero, aveva degli impegni da rispettare.
Non era la sua famiglia, dopo tutto.
Orren si pos la mano aperta sul petto e lei vide la
mezzaluna di sporco sotto le unghie, simile a una parentesi
di terra. La guard dritto negli occhi. Disse,  tanto
che sei qui?
No, disse lei, sono arrivata solo mezz'ora fa.
La spinse appena per poter scendere dall'abitacolo, e
quando lo fece Aloma vide che qualcosa nel suo corpo era
cambiato. Portava il segno di una vecchiaia improvvisa.
Con qualcosa di simile all'imbarazzo, Aloma cerc di distogliere
lo sguardo, ma scopr che i suoi occhi non volevano
obbedire, diffidenti di fronte a quella novit, e quando lui
sbatt lo sportello e le fu davanti, per un istante sembrarono
entrambi a disagio, quasi stessero soppesando le reciproche
differenze. Poi Orren si avvicin a chiudere lo spazio
che li separava e la baci di nuovo e lei cerc di cogliere
il familiare aroma di tabacco del suo alito. La prese per
mano e disse, Andiamo. Hai visto la casa?
Quale?, disse lei, opponendo una lieve resistenza con
la mano.
Quella vera, rispose lui, indicando con un cenno del capo
la casa pi grande.
Certo, disse lei lentamente, pens di aggiungere qualcosa,
ma poi rinunci. Si lasci guidare sul fianco della casa
e gli vide scorrere con lo sguardo tutta l'altezza della
struttura, gli occhi socchiusi, le labbra gi sottili sempre
pi strette. Si tir su i jeans dalla cintola e incroci le braccia
sul petto, e lei cap chiaramente di essersi sbagliata.
Non era invecchiato nel giro di tre settimane; era come se
qualcuno armato di pialla gli avesse eliminato tutto il sovrappi
che un tempo lo ammorbidiva. Sembrava un fascio
di corde, contratto nei movimenti. Aloma se ne era
accorta gi quel primo giorno dopo il funerale, quando
scendendo dal furgone le era parso essenziale quanto una
scultura, e altrettanto rigido, anche se nell'abbracciarlo la
sensazione era stata la stessa di sempre. Ma c'era qualcosa
di diverso nel suo involucro esterno - come sistemato
di fresco sullo scheletro - e in quel momento Aloma cap
che si trattava di una modifica definitiva, non uno scherzo
momentaneo giocato dal dolore. Quella nuova identit
racchiusa aveva soppiantato per sempre l'altra che l'aveva
preceduta.
Sul retro della casa, Orren le fece strada tra i solchi del
sentiero che conduceva alla casa pi piccola e nuova. Aloma
camminava svelta per stare al passo, ansiosa di vedere
l'interno e magari dimostrargli quanto la preferisse alla
struttura grande e sconnessa alle loro spalle. Ma lui si
ferm di colpo a met strada e lei and a sbattergli contro
e dovette posargli una mano sul fianco per non perdere l'equilibrio.
Orren alz un braccio e indic verso le colline.
Noi siamo fino al crinale, subito sotto, disse. Dal punto
in cui si trovavano, al margine della piantagione di tabacco,
si apriva davanti a loro l'intera distesa della propriet.
Il tabacco, di un giallo brunito troppo precoce sotto
le foglie, arrivava fino a circa met del terreno, dove si
incontrava con il granturco nuovo che orlava il pendio coi
suoi giovani pennacchi. Tra i filari, la terra era chiara come
polvere di cacao. Alcune mucche si erano allontanate
scendendo sul fianco della collina, e ora pascolavano ferme
e tranquille nel tardo pomeriggio. Stavano ognuna per
conto proprio, un paio addossate al recinto, intente a osservare
qualcosa o forse no, ma con lo sguardo pigramente
rivolto oltre i confini del campo. Una si era fermata met
fuori e met dentro il granaio, incerta, immobile.
Orren si spost dietro Aloma e le pos l'avambraccio
dietro il collo. Era pesante e caldo, e Aloma sent la penetrante
umidit del suo sudore.
Adesso  nostro, disse. Lei deglut e fece un cenno di
assenso col capo, ma poi ammise, Mi fa un po' paura.
No, non avere paura, disse lui, e quando Aloma si volt
per guardarlo, Orren sembr d'un tratto cos tanto pi vecchio
che lei, bench avesse solo tre anni di meno, avvert
la propria giovane et come un giogo.
Il negozio era a sole tre miglia da casa, lungo la strada
per Hansonville, la cittadina a cavallo del confine di contea,
venti miglia pi avanti. Quando Aloma chiese cosa ci
fosse per cena e Orren le rispose uova oppure burro d'arachidi,
senza neanche un sorriso ironico, Aloma decise di
prendere il furgone e andare a cercare qualcosa da mangiare
prima che facesse buio. Il negozio era un locale in legno
di un'unica stanza, con intorno nient'altro che alberi
e campi e uno sparuto drappello di cani che si trascinavano
poco pi avanti da un lato all'altro della strada, randagi
e smunti, mucchi d'ossa coperti di pelle. A fianco dell'edificio
c'erano due vecchie pompe. Quando Aloma parcheggi
non c'erano altre auto. L'unico movimento era
quello di un'insegna con su scritto tabacco economico,
che pendeva alla finestra da una catena per cani e oscillava
nella brezza artificiale di un ventilatore. Dentro, il locale
era diviso in due, per met piccola drogheria e per
met negozio di souvenir con file di zucche dipinte a mano
e decorate con motivi indiani. Riempivano il negozio
di un profumo d'autunno in piena estate.
Salute, disse la donna dietro il bancone. Aloma salut
con la mano, a testa china, muta, e con un piccolo carrello inizi a percorrere le corsie. Nel banco frigo trov un
prosciutto, dell'insalata con venature rosso vivo e qualche
altra verdura di cui non conosceva n il nome n il modo
per cucinarla. Prese una dozzina di uova e apr la confezione
per vedere se c'era qualche guscio rotto, come aveva
visto fare a un cuoco della scuola, una volta. Una fetta
bianca di strutto, un gallone di latte, per lei con met panna
perch ormai era libera da quel posto, poteva mangiare
quel che le pareva, e poi anche una scatola di cereali al
cioccolato. Dietro la cassa, la donna e i suoi capelli si riflettevano
nello specchio ondulato che stava sopra un'intera
parete di patatine. Quando il carrello si era ormai quasi
riempito di cose che non sapeva come preparare, Aloma
lo spinse fino al bancone.
Mi raccomando di mettere met della spesa sul conto
dei Fenton, disse, proprio come le aveva chiesto di fare
Orren.
Oh, fece la donna, riservandole un'altra occhiata, questa
volta pi da vicino. Viene da casa loro, misericordia.
Aloma annu, lo sguardo sulla donna.
Misericordia, ripet quella.  proprio triste, quello che
gli  capitato. Lo disse con una mano sulla chioma gonfia
e grigia mentre con l'altra rigirava di continuo una matita.
La signora era proprio una brava persona, aggiunse. Si
fermava sempre a parlare un minuto, quando veniva qui.
E che bei capelli rossi, aveva. Ma aveva anche le sue idee.
Lo disse osservando Aloma, le palpebre cos spalancate da
svelare fin troppo la massa lucida degli occhi. Aloma si limit
ad annuire di nuovo, lentamente, il portafoglio di Orren
stretto in mano.
 proprio terribile, quello che la gente non si merita.
Gi, comment cauta Aloma. Mostrarsi troppo condiscendente
non le piaceva, le lasciava sempre un saporaccio
sulla lingua.
La donna si sporse appena, schiudendo le labbra come
un rigido fiore non ancora sbocciato man mano che si avvicinava.
Aloma non indietreggi, si aggrapp forte al carrello.
Non per fare la maleducata, ma qual  quello che non
 morto?
Aloma batt pi volte le palpebre. Poi disse, Orren.
E il pi piccolo?
Aloma la guard confusa. E pi o meno alto cos, disse,
tenendo la mano dieci, quindici centimetri oltre la sua
testa.
La donna butt la testa indietro e rise. No, dico,  il
pi vecchio o il pi giovane?
Oh, fece Aloma, il pi giovane.
Lei non  di queste parti.
No, i miei erano di Cady Station.
La donna sollev lentamente le sopracciglia fino quasi a
incontrare i capelli. Non si sente proprio dal suo accento.
Be', sono andata a scuola.
Ci siamo andati tutti a scuola, mia cara, rispose fredda
la donna.
Una scuola delle missioni, precis Aloma, stringendo
gli occhi. Alcune abitudini ce l'hanno levate.
Ma davvero. E cos'altro t'insegnano in questa scuola?
Ho imparato a suonare il pianoforte.
Oh. La donna sorrise di nuovo, allentando la stretta posa
della bocca. Questa s che  una cosa utile da saper fare,
per una ragazza.
S, disse Aloma, spingendo appena il carrello,  un bene
per una ragazza poter essere utile. Non sorrise. La donna
si drizz e sembr riflettere su quella dichiarazione, poi
senza la minima fretta, us la matita per schiacciare i tasti
della cassa e fare il conto. Nel frattempo non le stacc
mai gli occhi di dosso, cos quando la domanda arriv, Aloma
la stava gi aspettando.
E cos quello piccolo  suo marito? Una domanda che
faceva anche da affermazione.
Aloma non batt ciglio, questa volta. Pu scommetterci
le mutande, disse con tono neutro, l'espressione del viso
immutata, anche se un rossore le tinse le guance prima
ancora che potesse finire di parlare. Il sorriso della donna
si spense a poco a poco finch le sue labbra non diventarono
un sottile taglio rosso sulla parte inferiore del viso.
Apr la mano artigliata, il palmo verso l'alto. Sedici e novantacinque,
disse. E invece di far segnare sul conto, Aloma
pag tutto prendendo i soldi dal portafoglio di Orren,
poi raccolse le borse, diede le spalle alla donna, e se ne and
senza aggiungere una parola.
Era stata mandata alla scuola delle missioni il mese prima
di diventare un'ingrata dodicenne, non perch lo zio
e la zia non potessero pi occuparsi di lei, ma perch ora
in casa erano nove - gli adulti, i loro cinque figli naturali,
uno adottivo, e Aloma. Gli zii si erano sempre comportati
a dovere con lei; possedevano una sorta di vuota, superficiale
creanza che non si poteva disprezzare. Quando le
dissero della scuola, usarono lo stesso tatto dei medici e
le stesse parole, Non ti far per niente male, e in effetti
era stato piuttosto vero, almeno per quanto Aloma riusciva
a ricordare. Solo quella prima notte aveva sentito un
bruciore agli occhi e per farlo passare si era girata a faccia
in gi sul cuscino lasciandoli lacrimare, con la bocca aperta
che sfregava ruvida sul cotone della federa, ma poi il
mattino dopo stava gi meglio e non aveva pi pianto, almeno
non per quello.
Non che gli zii non l'avessero trattata bene - non l'avevano
mai fatta sentire in colpa per il fatto di averla dovuta
prendere con s quando non avevano soldi -, solo che
le riservavano attenzioni modeste, impersonali, dedicando
istintivamente il meglio di s ai propri figli. Durante il
suo primo anno alla scuola, avevano fatto qualche piccolo
sforzo familiare, le telefonavano una volta al mese la domenica
pomeriggio e le spedivano dei giornalini parrocchiali
a fumetti che parlavano di attraversare un ampio fiume
insieme a una schiera di altri esiliati, oppure di Ruth
e di tutto ci che aveva perduto. Finch non cominci a
suonare il pianoforte, Aloma leggeva e rileggeva con attenzione
quei giornalini, li sistemava in pile ordinate sotto
la struttura in acciaio del letto. Si chiedeva cosa significasse
alzare la coperta a un uomo dalla parte dei piedi,
dormire nel suo letto, viaggiare verso un paese lontano,
veder annegare i propri nemici. Si chiedeva che genere di
fortuna servisse per poter essere altri da ci che si era nati
per essere.
La scuola la port in una spaccatura pi profonda di
quella che aveva conosciuto nella casa mobile dello zio,
che si protendeva frastagliata come un dito di alluminio
da una parete calcarea sormontata da abeti, come un osso da
uno scheletro. Laggi la notte continuava fino alle dieci
del mattino, poi la punta di quel dito si accendeva finalmente
al primo sole. Quando arriv alla scuola, Aloma condivise
una stanzetta di cemento con altre due ragazze, e
anche l le pareti della montagna incombevano compatte
e minacciose su tutto e tutti. Il sole non compariva in quella
ferita della valle fino a ben oltre le undici, e l restava
fino a quando Spar Mountain, come un sipario di terra,
oscurava la luce prima che potesse spegnersi naturalmente.
Era un mondo inabissato che non conosceva le cerimonie
gemelle di mattino e sera.
Aloma viveva in quel luogo buio, in una contea buia di
uno stato buio, e ne sub la pressione costante per tutta la
giovinezza finch comprese, in un lampo di preveggenza,
che un giorno sarebbe arrivata l'et adulta con la sua fremente
valvola di sfogo e lei sarebbe stata libera. Allora se
ne sarebbe andata e avrebbe trovato un luogo in piena pianura,
dove nulla avrebbe ostacolato il cammino del sole,
dal momento in cui sorgeva a est fino a quando si spegneva
senza clamore, messo a riposo nell'ovest. Ecco cosa voleva.
Quello pi ancora della famiglia, pi ancora dell'amicizia,
dell'amore. Un giorno che la terra non potesse reclamare
a una prematura oscurit.
L'unica cosa che ricordava con affetto, degli anni trascorsi
dagli zii, era un vecchio pianoforte con la parte superiore
in pietra, in occhio di tigre, cos pesante da incurvare
il linoleum del pavimento. Sua zia suonava la domenica,
di ritorno dalla chiesa, e i bambini in massa, irrequieti
e turbolenti com'erano, venivano costretti a sedersi e cantare.
Ma presto ad Aloma quei canti vennero a noia, i salmi
non le bastavano, il suono era incasellato in accordi
troppo prevedibili. Voleva vedere le dita della zia percorrere
come zampe di ragno l'intera lunghezza della tastiera,
dai bassi legnosi alle tonalit pi leggere e fanciullesche
del registro superiore. Voleva sempre pi di quanto riceveva,
e sperava in segreto che le mani di sua zia scivolassero
e suonassero due tasti vicini insieme. Era sempre la
dissonanza, a piacerle di pi.
Quando venne a sapere che il distaccamento rurale della
scuola offriva un corso di pianoforte, Aloma si ricord
delle note che non aveva mai sentito suonare - le loro lievi
voci silenziose - e il desiderio di potersi iscrivere quasi
le tolse il fiato. C'erano sei pianoforti nella scuola e al corso
per principianti avrebbero partecipato sei studenti. Fu
accettata perch aveva scritto in grosse lettere stampatello VI PREGO in fondo alla domanda di ammissione e aveva
premuto cos forte con la mano che la penna aveva trapassato
la carta e lasciato il segno sul laminato del banco.
In soli due anni aveva sorpreso tutti, se stessa per prima.
Non era mai stata brava in niente - non un disastro,
ma neanche un particolare talento - e cos passava eternamente
inosservata, ma quella sua nuova abilit smentiva,
almeno in parte, l'indole pigra di cui lo zio aveva messo in
guardia i suoi insegnanti. Ormai aveva esaurito ogni lezione
di pianoforte che la scuola potesse offrire e cos, due
volte a settimana, veniva mandata da una signora a Perryville
che si era diplomata in pianoforte su all'Est, ma si
era sposata con un caposquadra di miniera e ora suonava in
una chiesa battista e insegnava privatamente. Questa donna,
la signora Boyle, le aveva regalato le pagine di Mozart
e Liszt che ora erano riposte con cura nei pochi scatoloni
che aveva portato alla fattoria. Le aveva mostrato come
inarcare le dita in modo da ricadere con un movimento ampio
dall'alto della mano, e come tenere le spalle basse e
morbide, e le aveva detto che si, era brava, ma solo perch
quello era un posto arretrato, e aveva molto da imparare
se un giorno voleva partire e fare musica in quello che la
donna chiamava il mondo reale. Si, pens Aloma, proprio
l era diretta, nel mondo reale. Quelle parole risvegliavano
in lei una fame feroce. Durante quelle lunghe notti innaturali,
quando la valle giaceva nera sotto un cielo illuminato
in lontananza, oltre le pareti montuose, pensava a
quello e ad altri luoghi. Tentava di immaginare cosa avrebbe
provato esattamente andandosene via. Ma sembrava cos
bello, prometteva un tale impossibile piacere - laddove
i piaceri conosciuti fino a quel momento erano stati piccole
cose insignificanti - che scopr di non riuscire neppure
a immaginarlo. Sarebbe stato l'esatto contrario della privazione,
era questo il massimo che fosse riuscita a concepire,
eppure sperare non le bastava, sapeva che il piacere
era una cosa diversa, e cos si mise a contare i giorni inesistenti
della sua crescita e aspett.
Poi, dopo tanto sognare, quando arriv il suo ultimo
anno alla scuola, guard al futuro con occhio fermo e deciso.
Non aveva soldi, non aveva famiglia degna di questo
nome. Voleva solo studiare pianoforte in un luogo lontano,
ma quando la scuola le chiese di continuare dopo il diploma
e diventare la loro pianista ufficiale per il corso di
musica, Aloma disse di s, perch non aveva altro posto
dove andare e nessun modo per andarci. Fin per restare
quattro anni.
Prima di conoscere Orren, lo aveva aspettato. Era ferma
in fila con gli insegnanti pi anziani, tutti impazienti
di ricevere i ragazzi che avrebbero lavorato alla fattoria
del college, in attesa del discorso di apertura. Ma i ragazzi
erano in ritardo. In linea d'aria dovevano percorrere
una quarantina di chilometri, ma non avevano tenuto conto
di Slaughter Creek, gli assurdi tornanti che il torrente
scavava nella montagna man mano che scendeva dalle sue
sorgenti per immettersi nel corso pi ampio del fiume
Bondy, oppure le anse a gomito che sgretolavano gli argini
abbattendosi sulla strada e sulle cittadine minerarie che
si aggrappavano precarie alle sue sponde. Le acque salivano
e inondavano ogni estate quegli ingenui agglomerati
di baracche, trascinavano le case mobili a valle, dove si
accatastavano fragili come matite sbiadite e spezzate.
Lungo il suo corso, il torrente ribolliva e si infrangeva sulle
rocce, si portava dietro una scia di cose dimenticate,
elettrodomestici, coprimozzi, bambole, animali, i residui
di chi possedeva ben poco che valesse la pena ricordare,
e di cui notava a malapena la mancanza. Accanto a quel
suo rozzo rotolarsi sfrecciavano i treni carichi di carbone,
anneriti, inquinanti. I solchi dei binari attraversavano
e riattraversavano la strada che nelle sue oscillazioni
mangiava tre contee, rallentando il viaggio dei ragazzi,
con Orren al volante che guidava a tutta velocit per recuperare
il tempo perduto.
Quando attraversarono alla fine l'ultima coppia di binari
e imboccarono il cortile della scuola, ruzzolarono fuori
dal furgone bianco, tirando fuori manifesti e opuscoli
agricoli dai sedili posteriori, e gli insegnanti accorsero ad
aiutarli. Aloma li segu, con il pretesto di portare i poster,
ma in realt per dare un'occhiata ai ragazzi e guardarli muoversi
nei loro Wrangler e stivali, i berretti ben calzati sulla
fronte. Solo quello che era alla guida se ne stava immobile
accanto al predellino anteriore, appoggiato al furgone,
le chiavi che penzolavano da un dito storto, come se si fosse
rotto e mai aggiustato a dovere. Quando Aloma si ferm
accanto allo sportello del furgone, in attesa che le venisse
consegnata una pila di poster, lo sbirci di nascosto, ma lui
la stava gi guardando con la coda dell'occhio e a lei sembr
una cosa peccaminosa che non pot fare a meno di gradire.
Quando rientr nella scuola, tenendo in equilibrio sugli
avambracci un poster che recitava che fine ha fatto
la buona carne di manzo?, si chiese se lui la stesse guardando
da dietro mentre si allontanava. Se si fosse voltata,
avrebbe visto che era cos.
Una volta dentro, si ferm con le spalle contro la porta
dell'auditorium, mangiandosi le unghie e buttando un
occhio alla presentazione su azoto e letame, ma in realt
pensando al ragazzo e ai suoi sguardi in tralice. Pass in
rassegna la minuscola sala, gli allievi e i loro giovani occhi
rivolti agli studenti di Agraria e ai loro manifesti. Poi si
mangi un'unghia fino alla carne viva, con il proposito di
farsi male, di darsi una svegliata, e sgattaiol via dalla porta
principale. Lui era ancora l dove l'aveva lasciato, appoggiato
al furgone, solo che ora teneva la testa leggermente
abbassata al sole di met pomeriggio. Sembrava annoiato.
Aveva occhi azzurri e un viso comune, non particolarmente
bello.
Aloma gli si avvicin, cercando di apparire disinvolta.
Com' che non sei dentro con gli altri?, gli chiese.
E tu, allora?, le rispose, e Aloma abbass di scatto lo
sguardo e tast il marciapiede con la vecchia scarpa da tennis.
Visto che lei non rispondeva, lui disse, Non fa per me.
Fanno ballare troppo la lingua. Un mucchio di chiacchiere.
Fece un gesto con la mano.
Be', in effetti, disse lei.
Come ti chiami?, le chiese.
Aloma.
Allora le sorrise e lei fece altrettanto, prima di poter
pensare a un motivo per evitarlo. Io mi chiamo Orren Clay
Fenton, disse, e a lei piacque quella sua voce incolta e il
modo in cui le vocali gli restavano aggrappate in gola.
Che razza di nome ?
Sono nomi inglesi. Tutti i Fenton ce l'hanno. Ho un
fratello che si chiama Cash, Cassius Linus, disse. La fiss.
Quanti anni hai?, le chiese.
Venti la settimana prossima.
Lui sorrise di nuovo e lei vide che aveva gi le rughe
intorno agli occhi anche se non poteva essere molto pi
grande di lei. Si chiese se si fosse accorto che lei non sapeva
niente di niente. Con una mano sul fianco, Aloma inspir
e alz gli occhi come se stesse guardando qualcosa
appena oltre la sua testa, la sagoma scheletrica e avvizzita
degli alberi o il cielo azzurro, e poi sospir.
Be', devo tornare dentro, disse poi.  stato un piacere
parlarti.
Ma non abbiamo neanche cominciato.
Gli rivolse un'occhiata che non voleva significare altro
che un nuovo sguardo al suo viso, eppure lui vi scorse qualcosa
che gli piacque, perch disse, E se tornassi.
Che significa?, disse Aloma e la mano le si liber dal
fianco e rimase sospesa a mezz'aria accanto a lei.
Si spinse il berretto all'indietro sulla testa e poi, come
se si fosse ricordato all'improvviso che era l, lo tolse e si
pass una mano sui capelli schiacciati. Alla luce del sole,
la sua chioma bruna si tinse di un riflesso rossastro che le
ricord il manto del cavallo sauro di un vicino dello zio, il
modo in cui il sole lo accarezzava mentre spostava il peso
da una zampa all'altra, sfregando i fianchi sul legno della
staccionata, prima un lato, poi l'altro.
E se tornassi e ti porto fuori?
Fuori dove?
Che ne so. Non sono di qui. Dove ti va di andare.
Neanch'io sono di qui, disse lei.
Be', buono a sapersi, ma non  una risposta.
Aloma rise.
Forse, disse.
Dai, avanti, disse lui.
Allora Aloma lo guard dritto negli occhi, senza sorridere,
come avrebbe fatto un maschio, e vide l'orlo giallo
intorno all'iride di uno dei suoi occhi azzurri. Be', supponiamo
che io dica s e tu invece non torni? Se fossi furba
dovrei tenerti sulle spine per vedere come ti comporti.
Cos non sono costretta a fare la parte della stupida. Continuava
a non ridere, ma gir il viso da un lato, offrendogli
il profilo.
Lui fece un gran sorriso e calz nuovamente il berretto
in testa. Poi tir fuori una sigaretta dal taschino della
maglia, senza smettere di fissarla, mentre con un dito frugava
in cerca di fiammiferi. Non ne trov e allora semplicemente
s'infil la sigaretta spenta tra le labbra e dalla punta
cadde un pizzico di tabacco. Aloma indietreggi di qualche
passo verso la scuola, senza voltargli del tutto le spalle.
Lui la osserv in quel suo passo di danza e scosse il capo.
Io torno, disse.
Quando?
Appena mollo questi bifolchi.
Stasera?, chiese lei, incredula.
Diavolo, s, stasera, disse lui. Vedo che non sei una che
si lascia fregare.
E infatti torn, e continu a tornare un giorno s e uno
no. Quando finivano le lezioni, nel pomeriggio, ed era libero
dal lavoro alla fattoria del college, si faceva la doccia,
si pettinava i capelli ancora umidi, e sfrecciava per le tre
contee che li separavano. La portava via sul furgone con
il sole al tramonto, e siccome non sapeva dove era diretto,
e non lo sapeva neanche lei, non andavano in nessun
posto particolare. Andavano e basta, e lui le diceva della
grande fattoria che avrebbe avuto un giorno - pi grande,
molto pi grande di quella in cui era cresciuto - e le raccontava
di come si tagliano i testicoli di una pecora e si
marchia il posteriore di una vacca, e lei gli parlava di cosa
si prova a suonare il pianoforte davanti a una sala gremita
di gente, imparare a memoria pagine su pagine di musica.
Le piaceva il modo silenzioso e attento in cui la ascoltava
quando parlava del pianoforte, come se gli stesse raccontando
di un paese che non aveva mai visto. Orren annuiva
col capo, le labbra strette, mentre lei gli studiava il viso
come fosse uno spartito. Ma quando parlava, non era
la sua vera voce quella che sentiva, ma piuttosto immaginava
ci che si nascondeva dietro la stretta di quelle labbra.
E quando calava la notte, percorrevano le strade di
montagna fino agli scuri edifici della scuola, dove invece
di farla scendere, Orren parcheggiava il furgone e nel momento
stesso in cui staccava la mano dal volante, prima
ancora di sapere dove quella mano sarebbe andata, lei si
precipitava su di lui, praticamente a cavalcioni sulle ginocchia.
Aloma non sapeva da dove le venisse il coraggio. Non
aveva mai fatto niente di niente, a parte baciare un ragazzo,
una volta dopo una festa da ballo, e lasciargli infilare
una mano sotto la camicetta, ma a quella mano c'era voluta
un'eternit per arrivare dov'era diretta e poi, come
un corridore sfinito, era crollata sul traguardo, immobile,
chiudendosi semplicemente su un seno. Le mani di Orren
avevano molta pi resistenza.
Significa che posso tornare?, le chiese dopo che si erano
baciati per due ore. Lei annu, ma non smisero fino a
quando gli uccelli non annunciarono l'alba.
Orren torn, torn ancora, e allora le loro escursioni si
spinsero nel buio delle montagne. Bastarono due settimane
perch i baci cedessero alla nudit e il corpo di Aloma
a quello di Orren. Quando si spinse dentro di lei per la prima
volta, Aloma non riusc a muoversi per la sorpresa, non
tanto perch non se l'aspettasse - aveva immaginato tutto
nel modo irriflesso che ha il corpo di presagire il suo destino
fisico - quanto perch attirava la realt di Orren in
una prossimit che prima non aveva ritenuto possibile. Insieme
e divisi allo stesso tempo, col viso di lui aperto e
inarrivabile pi di quanto immaginava potesse essere un
viso. Ne prov un turbamento che non aveva nulla a che
vedere con il piacere. Per quello, e poi per il modo in cui,
mentre era in lei e spingeva e le parlava nei capelli, riusciva
a far sembrare le parole volgari dei complimenti. Per la
prima volta Aloma comprese il significato di un piacere avvolto
nel dolore, come un dono in una carta da regalo. E
quando provava dolore, come era stato la prima volta e in
seguito in qualche altra occasione, si stupiva sempre di non
desiderarne la fine, quasi il suo corpo fosse capace di sopportare
qualsiasi pena purch finalizzata a un obiettivo che
non poteva comprendere, ma che era sicura esistesse. L'obiettivo
non era Orren, bench lo desiderasse: era qualcosa
per cui poteva lottare solo attraverso la lotta del suo corpo,
quel corpo che teneva dentro di s, accettando il dolore
che a volte le procurava e a volte no.
Continuarono cos nelle notti gelide, per tutta una primavera
e un'estate, poi di nuovo nei mesi invernali. Ogni
volta guidando per poi accostare in un angolo buio del terreno
scolastico, sentendosi sempre obbligati a spogliarsi
nonostante il freddo. Aloma gli diceva che un giorno
avrebbe lasciato le montagne per studiare pianoforte e lui
le raccont pi e pi volte della fattoria che un giorno sarebbe
stata sua, e anche se i loro progetti erano come due
strade che mai avrebbero potuto incontrarsi, n Aloma n
Orren vollero preoccuparsene. Si avvinghiavano, i corpi
spogliati dagli abiti, le bocche aperte verso l'altro come il
becco di uccellini implumi, e in quella fusione non pensavano
al tempo, non pensavano alle differenze.
Aloma non ci pensava neanche la notte in cui per poco
non si ribaltarono nel fiume Slaughter. Stavano scendendo
veloci una curva nel punto in cui la strada era a strapiombo
sul ramo ghiacciato del North Fork quando il furgone
s'impenn verso destra e cominci a dondolare l
dove la strada non c'era, e Aloma vide con la coda dell'occhio
il corpo di Orren che tremava nel tentativo di
raddrizzare la traiettoria, riuscendoci a malapena. Il furgone
si ferm con un sussulto e quando Aloma guard fuori
dal finestrino, non vide altro che il torrente gonfio e
buio che spumeggiava bianco, e neanche un centimetro di
terra o d'asfalto.
Fuori, fuori, disse Orren e spalanc svelto lo sportello,
e prima che Aloma potesse rendersi conto di cosa stava
succedendo, lui l'aveva tirata fuori dall'abitacolo prendendola
per la cintola dei jeans, facendole superare d'un solo
balzo il piantone dello sterzo e il sedile ancora caldo del
suo corpo.
Porca puttana, disse, e la spinse dietro di s. Aloma non
era spaventata, non ne aveva avuto il tempo, nei suoi occhi
era ancora impressa la forma viva della schiena di Orren
e il tratto di pelle tra il colletto e i peli corti sulla nuca.
Rise per una frazione di secondo dietro di lui, impavida.
Poi Orren gir intorno al retro del furgone, guardando
gi verso l'acqua nera, e lei torn in s, vide con i propri
occhi quanto le ruote fossero andate vicino all'orlo dello
strapiombo. Orren scosse il capo e tocc la ruota posteriore
sinistra con la punta dello stivale. Poi con una mano le
indic su verso la collinetta e con l'altra accarezz la sponda
ribaltabile, quasi a volerla consolare. Le disse, Siediti da
qualche parte e fammi sistemare questa cosa. Aloma si
volt e si diresse sull'altro lato della strada, che dava accesso
al campo di granturco di chiss chi. Al buio intravide
i gambi pelosi del mais, bassi sul terreno, che proiettavano
ombre frastagliate. Si sedette sul lato dov'era gi stato
fatto il raccolto e fiss la strada.
Orren stratton il furgone verso la relativa sicurezza
dell'asfalto. Poi mise in funzione i lampeggianti e sollev
la carrozzeria con il cric per cambiare la ruota. Si accese
una sigaretta e si inginocchi davanti alla gomma, alzando
di tanto in tanto gli occhi e sperando che nessuno arrivasse
a tutta velocit da dietro la curva. Quando poi arriv
un'auto, Orren si alz e allung una mano per indicarle di
proseguire oltre, e Aloma lo vide illuminato dal passaggio
fulmineo di un abbagliante, la sua ombra che si allungava
dietro di lui come un gigante. Da dove era seduta, sulla
collinetta, vedeva a malapena le luci fioche di una casa alle
sue spalle, troppo lontane per poter essere d'aiuto. Sotto
di lei, la strada proseguiva curvando a sinistra e a destra,
ingoiata dal nero sbadiglio del fitto degli alberi. L'orizzonte
era vicino. Duecento metri pi in l, la terra si
srotolava verticale dalle colline all'orlo dell'acqua. Le colline
soffocavano il sinistro chiarore del cielo notturno che
si apriva dietro di loro. Ma oltre la linea degli alberi pi alta,
in quella notte gelida e nitidissima, riusc a vedere Orione
e la sua lenta discesa verso la terra. Guard gi verso
Orren, la schiena curva e il fumo di sigaretta che si allontanava
scuro e sinuoso dalla sua sagoma, e pens a quanto
fosse bello, e solido.
Orren!, esclam.
Mmh, fece lui in risposta.
Un giorno sar una grande pianista e ce ne andremo via
da qui, disse. E punt un dito gi verso la terra che aveva
sotto.
Lui la guard da oltre la spalla e Aloma scorse la piccola
scintilla rossa della sigaretta, ma n gli occhi n l'espressione
che aveva sul viso. Orren si limit ad annuire e poi
si gir di nuovo verso la gomma, che sotto la forza di quelle
mani e di quel giovane corpo scivol al suo posto.
Aloma indoss una lunga camicia da notte bianca, comprata
da un catalogo quando aveva saputo che sarebbe andata
alla fattoria. Usc dal bagno e percorse il corridoio,
indugiando sulla soglia della camera. Orren era disteso sul
letto, lo sguardo rivolto alla finestra da cui si dispiegava
un lungo, nero pascolo di cielo. Sentendola alle sue spalle,
rotol sulla schiena e la guard. Da quando si conoscevano,
un anno e mezzo ormai, non avevano mai dormito
insieme in un letto vero. Il retro del furgone, sopra scarti
di fieno e zolle sbriciolate, era stato il massimo su cui avessero
disteso i loro corpi.
Stai bene, cos, Aloma, disse Orren.
Invece di muoversi, lei pos una mano sulla superficie
rialzata dello stipite e mise un piede sopra l'altro, colorandolo
della polvere che le sporcava la pianta. Lo guard disteso
sul letto, senza maglietta, solo i jeans. Ora non capiva
pi come avesse fatto a sembrarle rimpicciolito, quando
era chiaro che il lavoro all'aria aperta gli aveva invece
fatto prendere peso. La sua pelle scura si scontrava con il
bianco delle lenzuola. Aloma distolse gli occhi dallo sguardo
che lui le rivolgeva.
Era la tua stanza?, gli chiese, guardandosi intorno.
Era la loro, di mamma e pap.
Oh. Una domanda stupida, ora se ne rendeva conto. Ai
lati degli otto pannelli che componevano la finestra pendevano
tende di pizzo, l'esile luna si intravedeva dietro un
riquadro di vetro ondulato. E sebbene i mobili fossero vecchi
e pesanti - in legno di noce unto e annerito dal tempo -
la stanza era costellata di piccoli oggetti di vetro e cristallo,
ninnoli che solo una donna avrebbe scelto, mossa dal
desiderio di ammorbidire qualcosa di rigido. Investito dalla
luce della luna, un cavallino di vetro inarcava la sua testa
scintillante sul cassettone, una zampa protesa in avanti,
al piccolo galoppo. Quando Aloma mosse la testa, la luce
vacill sulla criniera rigida e balen incerta.
Vieni qui, ragazza, disse Orren, battendo la mano accanto
a lui, sul letto.
Aloma varc lentamente la soglia, ma si ferm di nuovo
all'altezza della cassettiera, dove scintillava il cavallo.
Sul mobile c'era anche una fotografia di Emma con il padre
di Orren, oltre a vecchie ricevute e le chiavi e il portafoglio
di Orren.
Tua madre era carina, disse. Emma sorrideva, il rossetto
arancione abbinato al disegno a fiori sulla camicetta.
Aveva sopracciglia arcuate e disegnate alla perfezione con
la matita.
Avrei dovuto conoscerla. Anche Cash, disse Aloma. Sarebbe
stato bello se mi avessi portato quass prima. Sfior
il vetro con le dita, oscurando per un istante i lineamenti
arrotondati del viso di Emma. Quando rialz gli occhi, Orren
si era rimesso gi, di nuovo faccia alla finestra. In piedi
davanti al mobile, Aloma si morse il labbro e diede un'altra
lunga occhiata alla fotografia. Con passi felpati raggiunse
il letto e si sedette di lato, mentre il materasso cedeva
sotto il suo peso. Rimase cos, paralizzata, per un istante,
lo sguardo basso sul pavimento di legno come se vi fosse
scritto sopra qualcosa che cercava di decifrare, poi si alz
la camicia da notte oltre la testa e si distese supina, nuda.
L'aria era fresca sulla pelle. Siccome Orren non si muoveva,
Aloma disse, Pensi che le dispiacerebbe che dormiamo
qui? E poi trov il coraggio di guardarlo. Lui puntava oltre
il suo viso, fuori dalla finestra. E sul suo volto vide una
povert d'espressione che le fece accelerare il battito e desiderare
d'un tratto di non essersi tolta la camicia da notte,
tanto che pens davvero di rimettersela, ma poi si gir
su un fianco, nella stessa posizione di Orren, e scrut il
buio fuori dalla finestra. C'erano almeno quindici centimetri
tra loro.
Quella luna c' appena, disse Aloma. Lui non rispose,
rimase l dov'era e basta. Aloma avrebbe voluto allungare
indietro la mano, invece se la appoggi semplicemente sulla
clavicola. Sent sollevarsi dentro qualcosa di strano, che
le rimase bloccato in gola come una nostalgia di casa, ma
lei una casa non l'aveva, era uno struggimento che non si
riferiva a nulla di particolare al mondo. Con uno scatto si
allung allora all'indietro, gli afferr la mano e se la port
sul seno sinistro, in modo che il capezzolo fosse racchiuso
nella curva delle prime due dita della sua mano scura come
argilla. Rimasero cos per oltre un minuto, respirando,
senza accorciare le distanze. Poi lui le scivol accanto, dapprima
muovendosi a malapena, come svegliandosi li per l
dal sonno, poi avvolgendo le gambe di lei intorno alle proprie
e spingendosi dentro da dietro, e la schiacci contro
il materasso, costringendola a sopportare tutto il suo peso,
a respirare con affanno. Stare sotto di lui le faceva tanto
male al seno e fu quasi sul punto di dirglielo, ma poi ci
ripens e si gir per accoglierlo dentro di s, e chiuse la
bocca.
Usc dal bagno nuda, il mattino dopo, e percorse il corridoio
fino alla stanza ora illuminata dal giorno. Orren si
era alzato e se ne era andato alle prime luci. Aloma si era
rimessa a dormire e solo in seguito pens che forse avrebbe
dovuto alzarsi insieme a lui e preparargli caff e colazione,
perch  questo che avrebbe fatto una moglie, anche
se lei non lo era.
Rimase a sedere nuda sul bordo del letto, per un istante,
e scalpicciava intanto che rifletteva sul da farsi. Le dita
dei piedi lasciarono una fila di impronte umide sul pavimento.
Quando alz gli occhi, dalla sua fotografia Emma
sorrideva ancora con uno strano potere, le sopracciglia arcuate,
ma se per perplessit o gioia, Aloma non avrebbe saputo
dirlo. Si alz di scatto e spalanc le tende. La polvere
si era ammucchiata sui davanzali, si era aggrappata al vetro
a bolle che scendeva pesante fino al telaio della finestra.
L'erba alta dei campi ondeggiava appena dietro. La luce le
si riflesse sui seni e illumin le gocce d'acqua opalescenti
sulle gambe e di nuovo Aloma sent il piccolo potere alieno
della fotografia e pens di coprirsi. Si vest in fretta.
And in corridoio e l, in un ripostiglio, trov dei secchi
e una scopa, uno straccio, spugne rattrappite e grigie
di sporco. Scansandoli con i piedi, spost i tappeti intrecciati
dalla camera da letto al corridoio e con la scopa falci
ampi semicerchi sul pavimento polveroso. Rivolta alla
fotografia, disse, Adesso sono qui, che ti piaccia o no. Ma
con l'orlo della camicetta di cotone lucid anche quella.
Sbirci nel guardaroba, ma non restavano altro che scarpe
vecchie. Pens di buttarle, per poi ricord lo sguardo
vuoto sul viso di Orren la notte prima, quando aveva guardato
oltre, verso il buio, come se lei si trovasse l solo per
caso. Il pensiero la trafisse e lasci quelle scarpe dov'erano,
a due a due, inutili e screpolate, poi richiuse l'anta.
Tolse le lenzuola dal letto, notando i segni biancastri lasciati
la notte prima, ed ebbe la cupa, insolita sensazione
di aver passato la sua prima notte di matrimonio senza il
matrimonio. Esit un istante, fiss il letto, ma poi raggomitol
le lenzuola e le gett di lato, abbandonando la sua
campagna in camera da letto per cominciare da un'altra
stanza della casa.
La porta attigua lungo il corridoio era un ripostiglio per
la biancheria, vuoto. Subito dopo c'era una camera con
due letti, la stanza dei ragazzi. Indugi sulla soglia e, quando
entr, le assi del pavimento emisero un gemito. La stanza
era rimasta chiusa per molto tempo, Aloma respir l'odore
di talco della vecchia colla per carta da parati. Sui
muri correva una fila di gagliardetti del college che entrambi
i ragazzi avevano frequentato, Cash cinque anni prima
di Orren, e infatti era gi tornato per lavorare alla fattoria
e c'era lui, alla guida, il giorno in cui il camion davanti
al loro si era scontrato di traverso con una station wagon
scagliando il suo carico di lamiere, con tutta la forza di
un treno, nell'abitacolo del furgone, cosicch lui era rimasto
schiacciato ed Emma decapitata nello stesso istante.
Anche Cash era stato uno studente di Agraria e i loro vecchi
modellini di trattori John Deere se ne stavano parcheggiati,
ormai ricoperti di polvere e con una patina verde-nerastra
sulle fiancate, sopra le due cassettiere tra i letti
stretti. I letti erano riassettati, le coperte di lana ben rimboccate
agli angoli e scolorite dal sole nel punto pi vicino
alla finestra. Aloma toss e i ciuffi di polvere si alzarono
in una scia vorticosa. Attravers la stanza fino alla finestra
e dopo aver sganciato il fermo dovette spingere sul telaio
con il palmo della mano prima che la vecchia imposta
si allentasse e si rassegnasse malvolentieri a cedere. L'aria
esterna era calda e improvvisa e sorprese la stanza con un
profumo di cose vive.
Fuori della finestra, in lontananza nel campo pi basso,
scorse Orren. Si sorprese nel vederlo cos piccolo, appena
un granello nella coppa del fondovalle. Non era una
fattoria poi cos estesa, ma era comunque uno spazio molto
grande per un solo uomo.
Mentre si chinava per guardare oltre lo schermo della
zanzariera, la mano si pos su una fotografia incorniciata
sul comodino. Orren, all'et di sette o otto anni. La sollev
alla luce. L'acqua si era infiltrata dentro la foto e ne
aveva accartocciato la superficie lucida. Era stata scattata
in quella stessa stanza, Orren bambino seduto sul letto, in
faccia il riso largo di un selvaggio, uno spazio vuoto laddove
mancava un incisivo, l'altro scheggiato.
Guard gli insoliti manufatti che riempivano la stanza
- poster di foglie di tabacco, puzzle di dinosauri, cavalli e
camioncini ammucchiati su un ripiano - e tutto le apparve
strano, i segni di un'infanzia sconosciuta. Lei stessa non
aveva prove di essere stata bambina, nulla che fosse impregnato
della patina del tempo. Aveva inscatolato la sua
vita in due contenitori grandi quanto quelli per le uova, e
dentro c'erano perlopi i suoi spartiti. Guard di nuovo
la fotografia di Orren mentre la riponeva sul comodino,
quel piccolo viso paffuto e senza rughe, liscio come un lenzuolo
stirato, gli occhi cheti. Su quel viso si raccoglieva
la forza nascente della sua vita, la sua altra vita, costituita
perlopi dal tempo che l'aveva preceduta. Usc indietreggiando
dalla stanza di quel ragazzo che non conosceva
e nella sua mente si form un intreccio tra ci che sapeva
e non sapeva dell'uomo o del ragazzo di nome Orren,
tanto che quando chiuse la porta, la sbatt con un
colpo secco e violento.
Scese di corsa le scale fino allo spazio aperto della grande
stanza al piano di sotto. Ma li l'attendeva il pianoforte.
Ne sfior la superficie con un dito, cauta, quasi potesse sbriciolarsi
sotto la forza della sua piccola mano. Sollev il coperchio
e schiacci un tasto d'avorio bianco. Nessun suono,
solo una pressione spugnosa, sbagliata. Schiacci i tasti
vicini e ne usc un timbro distorto, accompagnato dall'odioso
ronzio di una corda. Si allontan di scatto e si guard intorno
come se vedesse la stanza, l'intera casa, per la prima
volta.
Merda, disse, e si port una mano alla bocca per coprirla
e impedirle di pronunciare un'altra parola. Era sola in
una strana casa che non le apparteneva. Per parecchio tempo
non riusc a scoprirsi la bocca. Batt le palpebre qualche
volta. Si appoggi le mani sui fianchi e decise tra s e
s che non avrebbe detto nulla del pianoforte, e non sarebbe
stata stupida, sperduta. Poi inizi a pulire sul serio,
e una volta iniziato non riusc a smettere per tre giorni.
Il terzo giorno, quando l'odore di olio di semi di lino
sulle mani aveva cominciato a darle la nausea, e ancora di
pi i pasti che aveva preparato in un'unica casseruola usando
le cose comprate nell'unico viaggio alla drogheria, incroci
Orren verso il tardo pomeriggio. Era appena arrivato
sullo spiazzo davanti casa con una trivella puntata
verso l'alto in una mano e della rete da pollaio nell'altra,
ben arrotolata e legata. Non alz gli occhi fino a quando
non and quasi a sbatterle contro. Aloma disse, Ci sono
delle cose che mi servono nell'altra casa, Orren.
Lui spost il peso da un piede all'altro, rivolse lo sguardo
al pendio, alla casa pi piccola, inclinando la rete per
posarla a terra, tra di loro. Come mai?, chiese. Non sembrava
contento.
Non ci sono utensili per la cucina, disse lei. Come pensi
che possa darti da mangiare se non ho niente con cui
prepararlo? Perch non mi accompagni gi in furgone?
Diede un'alzata di spalle, ma annu. Va bene, disse e
prosegu verso il retro della casa dove pos l'attrezzo sul
fondo del furgone e la rete scatt come una molla dalla sua
mano, srotolandosi. Orren spinse la sponda ribaltabile fino
a bloccare il fermo, poi tir fuori le chiavi dalla tasca
posteriore.
Ma non entr nella casa con lei. Quando Aloma scese
dall'abitacolo, lui rimase dov'era, al volante. Prese le sigarette
dalla tasca, apr il pacchetto con il pollice. Prendi
quello che vuoi, disse. E aperto. Picchiett con il dito il
filtro bianco di una sigaretta.
La porta offr una via di fuga all'odore di muffa. La casa
non era stata aperta affatto, o almeno non aveva mai visto
Orren andarci. Ogni volta che si affacciava dal retro
per cercarlo, lui era nei campi oppure, di mattina, vicino
al granaio a spargere mangime per i polli, a far uscire le
mucche dal recinto. Ma quella casetta umida dove era entrata
Aloma, con le basse luci al neon e le persiane rotte,
quella lui non l'aveva toccata. Le finestre erano tutte chiuse,
erano morti in una giornata fresca. Uno dopo l'altro,
Aloma sganci i fermi ai vetri e li spinse su, fin dove scivolavano
nel telaio verniciato. Per una casa era meglio puzzare
di letame che di abbandono. Poi apr i pensili della
cucina e stipati in fondo trov tutti gli utensili che Emma
aveva usato per cucinare. Aloma scopr una scatola sotto
il lavello e vi ammucchi dentro tutto ci che poteva esserle
utile, fino a farla traboccare di pentole, taglieri, spatole
con su appiccicati minuscoli residui d'uovo mal lavato,
bicchieri con dei galli blu per decoro. Si guard alle
spalle, verso il corridoio scuro che conduceva alle camere
da letto. Alz l'orlo della camicetta per asciugarsi il labbro
superiore e, imperturbabile, pass a fare l'inventario.
Mentre era ferma l, Orren la raggiunse. Cosa vuoi che
ti prenda?, le chiese da dietro.
Aloma indic la scatola, ma lo guard negli occhi. Ora
era accanto a lei, dritto ed essenziale come una lastra di
marmo.
Questa casa mi piace, disse Aloma.
Orren alz le spalle. Piccola, disse.
Ma  molto pi carino quaggi.  moderna, disse, girandosi
di nuovo verso il corridoio.
Be', la casa vecchia  pi fresca, ribatt Orren. Aspetta
che arrivi luglio e mi ringrazierai. E poi aggiunse, come
in risposta a una domanda, Ci sono nato, in quella casa. E
Aloma, sentendo di non poter trovare niente di adeguato
da ribattere, si limit a dire, Oh.
Allora Orren si allung verso di lei, e in un gesto che
Aloma riconobbe dal giorno del suo arrivo, un gesto nuovo
nel suo riserbo filiale, le accarezz la spalla come avrebbe
potuto toccare un animale testardo, al che lei si allontan
di scatto, voltandosi. Storse il viso per non permettere
a ci che sentiva di turbarle i lineamenti. Ma lui non
la stava guardando, i suoi occhi non avevano lasciato la cupa
penombra del corridoio e le porte chiuse che vi si affacciavano.
Aloma lo lasci dov'era, lo sguardo fisso e il
braccio quasi a mezz'aria, e usc a mani vuote alla luce del
sole. Si appoggi contro la sponda rialzata del furgone, in
attesa. Pi in l, il recinto del pascolo delle mucche fiancheggiava
un lato della casa. Gli steli alti della fienarola
lambivano i pali della staccionata, ma per il resto l'erba
era corta, falciata da un lato, mangiata dall'altro. Riusc a
cogliere un profumo verde d'erba in mezzo all'odore di letame,
fieno, terra calpestata dagli zoccoli, olio meccanico
riscaldato che veniva dal furgone, il tutto miscelato nell'aria
rinvigorita, per niente familiare. Aloma viveva in un
luogo dove non c'era nulla che le ricordasse qualcosa e tutto
ci che era stato prima di lei le era sconosciuto. Per lei,
la terra era un inizio. E sebbene conoscesse Orren da un
anno e mezzo, si lasci turbare da una vaga sensazione che
forse anche loro erano solo all'inizio. Ricord la prima volta
che lui aveva parlato di matrimonio. Un giorno aveva
detto, Sarai mia moglie o che?, e lei ci aveva scherzato su,
dicendo, Certo, ma non affezionarti troppo a me: non ci
resto a lungo, in questo posto. Lui aveva danzato con lo
sguardo e poi le aveva fatto l'occhiolino, e solo dopo quell'occhiolino
l'aveva messa in imbarazzo; come se volesse
farla passare per stupida, o trasformarla d'un tratto in una
bambina, tutta sogni e niente progetti per il futuro. E nessuna
forza di volont per portarli avanti, se mai ne avesse
avuto uno. Aloma ripens ai loro giri in furgone a tarda
notte e solo allora intu le tante regole non dette del fidanzamento,
che all'epoca aveva ignorato. Forse non era stata
un'ignoranza degna di nota, poteva perfino essere comune.
Si morse il labbro.
Orren usc dalla casa con la scatola fra le mani, poi salirono
sul furgone e mentre lui girava la chiavetta dell'accensione
e inseriva la prima, Aloma lo guard senza farsi
vedere, cercando di riconciliare i lineamenti che vedeva
davanti a s con il viso del bambino nella fotografia della
sua vecchia camera da letto, il bambino che rideva senza
reticenze. Lui si accorse di essere osservato.
Cosa c'?, chiese.
Niente.
Con una scrollata di spalle appoggi la mano di peso sul
lato destro del volante, poi il furgone solc la terra polverosa
verso casa.
Aspetta un minuto, disse Aloma, e affianc leggera la
mano alla sua sul volante per farlo fermare. Lui fren, si
gir a guardarla. Non ho ancora visto la propriet, disse.
Lasciamo perdere, adesso. Ho lo stomaco che fra un po'
si mangia anche i sassi.
Dai, Orren, disse Aloma. Ora abito qui, non sono una
semplice ospite. Mi piacerebbe almeno vedere dove vivo.
La guard con i suoi occhi azzurri e per un secondo sembr
che stesse pensando a qualcosa di vagamente inquietante.
Poi disse, Sissignora, e sterz con entrambe le mani
tanto da far cigolare l'assale e inclinare l'abitacolo come
una barca sull'acqua, quindi pass davanti alla rimessa
di stoccaggio e al pascolo delle mucche. La rimessa, verniciata
di un rosso cupo e sciupato, pareva attraversata da
una scossa, a giudicare da come le fiancate sconnesse stavano
per staccarsi dal resto della struttura.
Quel granaio avr cent'anni, disse Aloma.
No, rispose lui, neanche quaranta. E la terza rimessa.
La prima l'hanno incendiata i simpatizzanti sudisti che
svalicavano il crinale e bruciavano i granai con tutto il raccolto,
poi mio nonno ha buttato gi la seconda quando 
caduta una trave e gli ha ammazzato il cavallo. E questa
qui l'ha costruita tutta per il verso sbagliato, con il recinto
dei vitelli sulla parte di levante.
Oh, e dove sono i cavalli, adesso?, disse Aloma, guardandosi
oltre la spalla verso la penombra della rimessa, dove
i box erano pieni di fieno e attrezzi, ma senza animali.
Dall'ampia porta si affacci qualche gallina insonnolita e
cotta dal sole.
Li ho venduti, disse.
Come? Quando?
Il giorno dopo il funerale.
E perch?, chiese Aloma.
Per i soldi, Aloma, disse lui, e sottoline quelle parole
con un'occhiata di ghiaccio. Proseguirono sul furgone e
quando furono nel campo, le mucche si voltarono a guardarli
passare. Una di loro, il ventre gonfio e pesante, oscillava
il docile testone e fece per avvicinarsi. Aloma si gir
a guardarla meglio.
E la mucca pi grassa che abbia mai visto, disse.
 incinta, disse Orren. E Aloma scoppi a ridere di se
stessa, ma siccome Orren non si un a lei - e una volta
l'avrebbe fatto, ne fu certa quando lo sbirci con la coda
dell'occhio - la risata risuon vuota, come se la bocca riecheggiasse
una gioia gi trascorsa. Aloma si risistem sul
sedile e distolse gli occhi da Orren e dalla rimessa. Infil
la mano sinistra tra le gambe e strinse forte le ginocchia
l'una contro l'altra. Con la mano destra, si aggrapp allo
sportello tenendosi sul finestrino completamente abbassato
e tocc la polvere che in quel punto rivestiva vinile e
cromatura. Quando tolse la mano e si guard il palmo semichiuso,
la polvere aderiva ancora alla pelle. Aveva polvere
sulla camicia, sul viso.
Tabacco, disse Orren, guardando oltre Aloma, che segu
la direzione dei suoi occhi.
Lo so, disse lei, la voce smorzata in un sospiro.
Non  granch, fece Orren, come se lei non avesse parlato
affatto, ma non  che ne serve molto. Si vende piuttosto
bene. Granturco fino alle montagne, disse indicando
oltre lo sterzo verso il campo di granturco che toccava
la base del crinale laddove risaliva dal fondovalle arato.
Aloma guard verso il tabacco. Le foglie pi basse si
aprivano larghe dalle cime sottili, tuttavia le piante non
erano alte e le foglie, bench verdi, pendevano appena dal
fusto, in un precoce e innaturale declino, una sorta di sbiadita
anemia, come vide quando si avvicinarono. Sotto la
massa sempre pi ridotta della base c'era la superficie brunita
del terreno - non un rosso d'india, pi un colore chiaro
impoverito dal sole.
Mi sembrano un po' striminzite, disse Aloma.
 schifosamente arido, rispose Orren. Se questa stagione
tiro su un po' di soldi, l'anno prossimo lo trapianto
in quel campo, e accenn col capo un terreno incolto che
si stendeva a sud, di cui Aloma riusciva a scorgere solo la
superficie spoglia oltre il tabacco.
Il fatto , che voglio solo..., disse, ma la frase si spense
a met. Guard i campi con una smorfia e Aloma vide
la coppia di rughe profonde che scavavano lo spazio tra gli
occhi, occhi che erano color del cielo e altrettanto lontani.
Gli sembr una creatura posseduta, come se l'Orren di
un tempo fosse stato risucchiato dal corpo tutto intero e
costretto a entrare nel piccolo spazio visivo dei suoi occhi.
Ad Aloma non piacevano quei suoi nuovi occhi immobili
e non le piaceva il suo nuovo modo di parlare, con le parole
che crollavano una addosso all'altra. Come se la sua
lingua non potesse pi sostenere il loro peso. E la persona
che aveva accanto non ci fosse.
Orren guid il furgone fino al margine pi lontano dei
campi, sotto il pendio che saliva verso il crinale boscoso,
e poi in qua lungo il campo di granturco, perci arrivarono
a casa da est. Non dissero nient'altro e Aloma rimase
a guardare la casa che diventava pi grande e pi bianca,
il suo stato di abbandono e degrado sempre pi nitido e
particolareggiato man mano che si avvicinavano. Orren risal
il pendio e parcheggi sul retro della casa, e il sole del
tardo pomeriggio accese un fuoco di luce sul parabrezza,
tanto che Aloma dovette chiudere gli occhi prima di dire,
Sar meglio che cucini qualcosa. L'unica reazione di Orren
fu di aiutarla a portare in casa la scatola con gli utensili.
Aloma non sapeva cosa avrebbe cucinato, e non sapeva
come usare i frullatori e le pentole che avevano portato
fin l, ma avrebbe imparato. Mentre appendeva tegami
vari sui ganci alle pareti, Orren si allontan dalla casa, lasciando
la sigaretta a prendere il suo posto fino a scomparire
a sua volta, e dopo neanche un minuto Aloma sent il
suono del trattore che si metteva in moto e si perdeva in
lontananza. Pass in rassegna con lo sguardo la cucina vuota
e si mise a lavorare finch non fece buio.
Aloma non aveva mai cucinato, ma non si lament. Riesum
un libro di cucina dalla vecchia dispensa, lo ripul
dalla polvere e si mise spedita al lavoro, e dopo che ebbe
preparato il suo primo, vero pasto - spaghetti ancora crudi
e pollo duro come carne essiccata al sole - e Orren non
comment in nessun modo, lei lo prese per il complimento
che non era. Si fece tristemente carico delle mansioni
che toccavano a lei, e che la relegavano tutte in casa. Gi
sapeva che avrebbe fatto parte della sua vita alla fattoria.
Prima ancora di vederla, sapeva che quando Orren aveva
detto, Io prendo la fattoria - invece di metterla all'asta,
di venderla, di assumere subito qualcuno che lo aiutasse
anzich fare tutto da solo per contenere le spese -, si
preannunciava una gran mole di lavoro da dividere in due.
E Aloma sapeva anche che avrebbe dovuto mandare avanti
una casa, ma aveva sperato che si trattasse di quella pi
piccola. Orren gliene aveva parlato la primissima notte che
le aveva descritto la fattoria. Le aveva detto che la casa
vecchia cadeva a pezzi, quella costruita dal suo bis-bisnonno,
la casa che sua madre aveva lasciato quando Orren era
bambino, solo due mesi dopo la morte di suo padre. La casa
era una fatica troppo grande per Emma, ora che aveva
una fattoria da mandare avanti, mentre prima aveva solo
corso dietro ai figli piccoli, ed ecco che da un giorno all'altro
si era messa a fare di tutto, cucire, accatastare, sistemare
la staccionata, badare a mucche e cavalli. L'unica cosa
di cui non aveva mai imparato niente erano i macchinari,
e quando si rompevano, diceva sempre ai ragazzi di
allontanarsi. Ci vollero degli anni prima che Orren capisse
che li mandava via perch non voleva piangere davanti
a loro. Sperperare soldi su macchine che avrebbe dovuto
saper riparare, la distruggeva. Orren lo raccont ridendo,
reclin indietro la schiena sul sedile e alz lo sguardo sulla
vetta conica di Spar Mountain, con un sorriso. Per sapeva
anche essere un osso duro, aggiunse. E li che ho smesso
di cavalcare.
Quando?, chiese Aloma.
Avr avuto metti sette, otto anni. Non era molto che
era morto pap.
E perch?
Due cose. Primo, quella vecchia stronza di una cavalla
si era buttata dentro un laghetto, una volta, ed era parecchio
profondo, e mi aveva tenuto li fino a tardi, quando
era gi buio, e avevo troppa paura per smontare e attraversare
il lago da solo.
Oh no, rise Aloma.
Alligatori, aggiunse con un ghigno. Ma mia madre mi
trov. Era incarognita con me e pure con la cavalla. Mi sa
che non l'ho mai pi toccata. E seconda cosa, in quel periodo
c'era il lavoro e solo il lavoro. Avevamo sempre dato
una mano, ma quando pap mor, restavano solo due
possibilit: o mandare tutto quanto al diavolo o rimboccarsi
le maniche e sgobbare. Alz le spalle. Mamma era
quella che faticava di pi, per. Questo glielo devo riconoscere.
In quel momento Aloma si chiese, Lei aveva mai lavorato?
S, ma non era la stessa cosa, imparare a suonare il
pianoforte. Non era mai stata spinta dalla perdita imminente
di qualcosa come una casa. Per lei si era trattato pi
di ci che non aveva, che di quello che non sopportava di
perdere. Le era capitato di voler possedere qualcosa, e
quando voleva una cosa, la voleva con tutta se stessa. Ma
era stata pura e semplice fortuna se aveva scoperto di essere
brava proprio in ci che voleva fare. L'articolazione
delle dita le veniva naturale, lo stesso valeva per lo studio
a memoria - non doveva neanche provarci, cosa di cui le
piaceva vantarsi ogni settimana, e la sua insegnante ne era
sia compiaciuta sia stizzita, perch voleva che andasse pi
piano, che ascoltasse, seguisse le note sulla pagina, cosa
che da piccola Aloma non riusciva a fare, suonava i pezzi
di slancio, con uno spirito sregolato tutto suo. La signora
Boyle diceva che Aloma avrebbe potuto far ballare persino
gli invitati a una veglia funebre. Non era un complimento.
E cos cercava di domarla, di convincerla a contenersi,
senza mai riuscire a toccare la parte pi audace del
suo cervello, capace di appropriarsi di una musica, trattenerla
- talvolta per anni, senza che si atrofizzasse - e poi
liberarla davanti a una sala gremita di persone, costrette
a restare sedute e ascoltare. La signora Boyle era avara di
complimenti, pretendeva molto, e non smetteva mai di osservare
con attenzione quella ragazza che fissava solo il
piano davanti a s, come un cavallo col paraocchi. Vedeva
in Aloma una determinazione singolare, il feroce bisogno
che guida i diseredati.
Ma durante le sue prime settimane in quella casa, Aloma
non pens a ci che voleva, non ebbe il tempo di pensare
al pianoforte o alla sua assenza. Si sforz solo di allineare
il proprio volere con la stessa volont che faceva uscire
di casa Orren ogni mattina e lo teneva l fuori fino al
calare del sole. Lav tutte le finestre della casa con ammoniaca
e acqua mescolate insieme in un secchio fino a sbiancarsi
le nocche, e strofin in ginocchio tutti i pavimenti di
legno con una vecchia spazzola per strigliare i cavalli che
aveva trovato sotto il lavello. Con olio di semi di lino e
aceto fece brillare ogni superficie, eccetto il pianoforte,
che lasci inerte nel soggiorno. Nella dispensa seminterrata,
dove si avventurava impugnando una torcia, trov
un vecchio mobiletto con le ante in metallo forato, per l'aerazione,
e ne stava ispezionando il contenuto quando vide
la biscia di oltre un metro che la fece arrancare all'indietro
su per la scala di legno coperta di ragnatele, fino alla
sicurezza del prato. Chiuse svelta la porta del ripostiglio
e si incammin impettita, nervosa, passandosi le mani sui
capelli per togliere le ragnatele rimaste.
Non c'erano radio in casa che potessero tenerle compagnia
mentre lavorava, ma cerc di non pensarci. Non
voleva vacillare. Eppure, talvolta, mentre affettava le verdure
in cucina e il coltello batteva sul legno del tagliere, le
capitava di cogliere il ritmo, oppure si ritrovava a canticchiare
un motivo e le dita avevano uno scatto improvviso,
desiderose di allungarsi sui tasti. Ne avrebbe sentito la
mancanza, se si fosse concessa di farlo, ma in quella grande
casa aveva da fare, e si ripromise di attendere il momento
giusto per parlare, sempre che il suo temperamento
non si accendesse come un fiammifero bruciando l'occasione
giusta.
Adesso, nelle ore finali di un altro pomeriggio, era in
cucina a leggere le istruzioni sul retro di una busta di riso.
Aveva passato ore e ore china sul libro di ricette, per imparare
ad affettare il lardo da cuocere con le verdure e a
raccogliere il grasso della pancetta in barattoli vuoti del
caff, quando cominciava a scarseggiare. Il suo modo di
cucinare era molto migliorato dai primi giorni del suo arrivo.
La cucina era la stanza che preferiva, con le sue pareti
alte, il soffitto bianco venato di macchie e crepe come
vecchi capelli su un cranio. In quella stanza si sentiva
baciata dal sole. Le finestre si affacciavano a sud, est e
nord. E quando era rivolta ai fornelli, non vedeva le montagne.
Mentre l'acqua per il riso arrivava a bollore, Aloma lasci
la cucina e attravers la sala da pranzo con la sua carta
da parati di ananas d'oro, le vetrine di ninnoli. Non entr
nella sala principale, con le fotografie che la fissavano
dal muro, ma, libera da incombenze, si appoggi allo stipite
della porta che separava le due stanze. Fuori, l'ultima
luce del giorno illuminava l'erba in un crescendo dorato.
Il bagliore raggiunse il pianoforte, ne illumin i piedi intarsiati,
le volute e i fili delle venature, marroni su un nero-
marrone. Nel legno imbarcato e ruvido di schegge, colse
il formidabile relitto della sua precedente bellezza. Lo fiss.
La casa era silenziosa. I grilli non avevano ancora iniziato
a frinire. Aloma tamburell con le dita sul legno dello stipite e pens ancora una volta alla signora Boyle e alle
sue tante ore al pianoforte. Quella donna l'aveva guidata,
addestrata, battendole sulle nocche la matita rossa e blu
con cui teneva il tempo quando il tamburellare di Aloma,
cos lo chiamava, la infastidiva - Hai intenzione di suonare
il pianoforte per me o vuoi fare la batterista in un gruppo
rock? Diceva che la musica era tanto nel silenzio quanto
nel suono. Le pause segnavano la nascita di una frase
come pure la sua morte, solo loro erano capaci di dare significato
a quella vita intermedia fatta di tonalit ascendenti
e discendenti. Senza silenzio non c'era tregua dalla
cacofonia, quell'infinito chiacchierare e bussare, quella
successione di toni. Usava proprio quelle parole, chiacchierare
e bussare, ma Aloma non le credeva davvero e non
aveva mai imparato ad andare piano o portare pazienza.
E la signora Boyle, cos preoccupata dai suoni, aveva anche
influito sul suo modo di parlare. No, signorina Aloma,
posso non deve suonare come pozzo. Posso. Posso,
come mosso. Posso? Posso, esatto. Era uscita da
quelle lezioni ogni volta un po' cambiata - La pronuncia,
diceva la signora Boyle, mi raccomando la pronuncia -,
sempre meno la ragazzina che aveva lasciato gli zii con il
bruciore agli occhi e sempre pi la giovane donna che guardava
avanti, pronta ad andarsene, la ragazza che ora sapeva
distinguere una esse da una zeta.
Aveva bruciato il riso. L'odore nero carbone la raggiunse
fuori, la scosse, e la fece correre in cucina dove il fondo
della pentola stava gi passando da un marrone croccante
al nero. Port la pentola fuori sugli scalini di cemento
e si ferm davanti al ventilatore che aveva sistemato su
una sedia, vicino alla porta aperta. Quella corrente artificiale
le mosse la camicetta sul petto e fece ondeggiare il
vapore che saliva dal recipiente. Aloma vide che Orren era
gi al pascolo, con le mani sotto le mammelle di una mucca,
a fare Dio solo sa cosa, ma sarebbe tornato presto, perch
la luce dell'Ovest si stava facendo rossa mentre lei era
li fuori a disperdere il vapore. Aveva una mezza idea di
buttare il riso alle mucche, ma Orren avrebbe detto, Si
pu sapere perch?, proprio come diceva ogni volta che
lei sprecava qualcosa. Socchiuse gli occhi a quel pensiero.
Abbass lo sguardo sulla pentola del riso che teneva a distanza,
il centro era ancora bianco come il cotone, perci
decise di tenerlo.
Quando arriv, Orren aveva il viso rubicondo delle
scottature di giugno o forse solo acceso dal calore del giorno,
che pure andava a morire. Aloma vide che i peli delle
braccia gli si erano schiariti fino al bianco. Aveva l'anulare
nudo, uno sporco nero carbone sotto le unghie, e Aloma
non ricordava se le sue mani fossero sempre state cos,
anche nelle serate in cui era andato a prenderla dal college,
fresco di doccia e rasato. Non ricordava esattamente
come le fossero sembrate le sue mani quando la toccava,
perch faceva sempre buio prima che si stendessero sul retro
del furgone, oppure nell'abitacolo se faceva troppo
freddo per scivolare dietro. Era troppo buio per capire
qualcosa.
Che c' da mangiare?, chiese.
Riso e pollo.
Ci sto, disse annuendo.
Ci stai eccome, disse Aloma e allora lui la guard e le
si mise accanto davanti al lavello e cominci lentamente a
lavarsi le mani con la saponetta bianca che lei teneva li sopra,
senza smettere di guardarla.
Non usare quel sapone, gli disse. Con una mano, cerc
tastoni sotto il lavello e trov un pezzo di sapone marrone
e granuloso. Glielo pass.
Cos'ha l'altro che non va?
Quello  per me. Tu tocchi il sedere degli animali tutto
il giorno.
Ma senti un po', disse. E comunque il sapone  fatto
per quello.
Non questo sapone. Quello. La guard dritto negli occhi,
prima uno poi l'altro, e guard il sapone. Quindi lo
prese, si lav le mani e scosse la testa, ma senza dire nulla.
Quando ebbe finito, le mostr le mani sollevando appena
un sopracciglio, ma lei si stava gi voltando e da sopra
la spalla gli disse, Mangiamo.
Aveva apparecchiato nel pomeriggio, come faceva ogni
giorno, in attesa che arrivasse. Orren si sedette e Aloma
serv entrambi. Mangiarono.
Orren prese due bocconi e poi disse, Accidenti, Aloma.
Cosa c'?
Questo riso sa di incendio.
Orren!
Che c'?, alzando le mani davanti a s, palmo in fuori.
 vero.
Aloma scans il piatto cos bruscamente che piselli e
peperoni caddero da un lato, e i piselli rotolarono come bitorzolute
biglie verdi fino al centro del tavolo.
Si pu sapere perch te la prendi tanto?, disse Orren.
L'ho cucinato per te.
L'hai cucinato anche per te.
Aloma non disse nulla e lui incroci le braccia sul petto
e abbass appena la testa, come se la stesse scrutando
da sopra un paio di occhiali. Insomma,  solo cibo, disse.
Be', non so come si fa, disse Aloma. E tutto sommato,
mi pare di essermela cavata abbastanza bene.
S, rispose lui.
Vorrei un po' di rispetto, disse Aloma.
Allora prenditelo, disse Orren.
Lei non sorrise. Orren scosse il capo e bench non sorridesse,
sembrava sul punto di farlo, poi si allung e le punzecchi
una mano con la forchetta. Lei ritrasse la mano di
scatto. Orren disse, Santo Dio. Cos' che vuoi, Aloma?
Se fosse per via dello sporco rimasto sotto le sue unghie
anche dopo il lavaggio delle mani, oppure per la punzecchiatura
con la forchetta, Aloma non lo sapeva, fatto sta
che le si sciolse la lingua e d'un tratto disse, Voglio che mi
sposi.
Orren moll la forchetta che and a cadere rumorosamente
sull'orlo del piatto. La fiss. Ho intenzione di sposarti,
disse. Non  che ti ho chiesto di venire qui per...
Contorse la bocca.
In un solo istante, Aloma perse ogni bellicost. Be', sai.
Volevo solo stuzzicarti un po', disse, poco convincente.
Lui la guard in silenzio. No. Ce l'hai con me, ribatt.
No.
Ce l'hai con me perch ti ho trascinato qui senza prima
sposarti. Raggomitol la mano sul tavolo, scura e
asciutta come cuoio conciato.
 solo il modo in cui  successo tutto quanto. Aloma
parlava con voce morbida, femminile.
Appunto, disse Orren. Non devi dire altro. Tu vuoi che
ti sposo con un vero matrimonio in chiesa, giusto? Non 
cos?
Be', disse Aloma, con un'alzata di spalle.
S o no?
Oh, al diavolo, Orren. Non mi importa, disse Aloma.
Importa a me, disse lui e si alz facendo stridere la sedia
sul pavimento. Usc dalla stanza, non tanto arrabbiato
quanto risoluto, come se si fosse d'un tratto ricordato
di dover essere in un altro posto pi importante. Aloma
gli and subito dietro, finch cap che non stava uscendo
di casa, si era solo fermato sulla soglia, di schiena alla stanza,
e allora Aloma si mise a lavare i piatti nel lavello, lanciando
un'occhiata dietro di s, mentre lui tirava fuori le
sigarette dal pacchetto e scrutava verso il cortile. Ma Aloma
non avrebbe portato pazienza ancora per molto. I nervi
la tormentavano dentro quando non sapeva cosa pensava
Orren, il che succedeva sempre pi spesso. Gli si avvicin
da dietro.
Adesso sei tu che ce l'hai con me, disse quasi sottovoce.
No, non con te, rispose lui, accendendosi una sigaretta
e guardando oltre la porta, dove quella lunga giornata
si stava spegnendo. No,  solo che non so proprio come...
Lasci morire la voce e di nuovo non fin la frase. Aloma
si morse il labbro e sospir, incapace di vedere oltre la spalla
che le ostacolava la vista della terra. Ma era meglio cos,
ai suoi occhi la terra era uguale al dolore.
Be', non  con la fattoria che ce l'hai, disse Aloma fra
i denti, anche se le era costato fatica non chiamarla suolo,
terra, polvere, quella a cui ti senti atrocemente legato e
che ci tiene qui attaccati al seno delle montagne. Invece
mantenne la voce piana, in equilibrio tra il bisogno che
aveva di lui e il disprezzo per tutto ci che Orren proprio
in quel momento abbracciava con gli occhi e con la stessa
tenerezza con cui si tiene un neonato.
Non ti sembra giusto nei tuoi confronti, disse lui, senza
voltarsi. Un minuscolo filo di fumo si avvit di lato al
suo viso e le sfior per un istante il naso.
Di questo non preoccuparti, disse Aloma.
Ho un impegno da onorare, e intendeva i prestiti della
banca, ma lei, che non lo sapeva, disse, Be', Dio santo
Orren, potresti piuttosto onorare me delle tue attenzioni.
Lui si gir e la percorse con lo sguardo, allora Aloma sorrise,
gli tolse la sigaretta dalla bocca e la fece schizzare fuori
dalla porta.
Aloma aspett che fosse sudato e sfinito, che avesse
emesso quel suono cupo tra i suoi capelli, prima di spingere
contro il suo petto e dire, E in momenti come questo
che mi andrebbe di suonare un po' il pianoforte. Ancora
mezzo sopra di lei, Orren non disse nulla, ma continu ad
ansimarle addosso per un po', la pancia che si schiacciava
contro la sua a ogni respiro, poi si gir di schiena, cacci
un sospiro e si risistem. Si schiar la gola e disse, papale
papale, Non ti trattengo. Era questa nuova inflessione senza
celia n malizie, senza la minima giocost, che ad Aloma
non andava a genio.
Rote gli occhi verso di lui nella penombra. Quel pianoforte
 un disastro, Orren. Non posso suonarci.
Davvero?, disse lui, e sembrava sinceramente sorpreso.
Aloma stratton il lenzuolo che si era preso con s quando
era rotolato via. Lui non la aiut, rimase immobile, lasciando
che lei tirasse, tirasse fino a recuperare un misero
angolo per coprirsi.
Ma l'hai visto come  ridotto?, disse Aloma. Non lo
posso suonare. Dio solo sa da quanto tempo  l. Cade a
pezzi.
Be', possiamo anche accordarlo, se c' bisogno.
Dubito che basti.
Be', disse Orren e poi, in un tono che non le piacque,
Direi che  il massimo che possiamo fare.
Mi serve un pianoforte vero, disse Aloma, sollevandosi
su un gomito per costringerlo a vederla meglio.
L'ultima volta che ho controllato, Aloma, era proprio
un pianoforte vero.
Sono una pianista, Orren, disse, enfatizzando la parola.
Voglio che parliamo seriamente di comprare un pianoforte
vero su cui poter suonare. Abbiamo sempre detto
che sarei andata avanti con gli studi ed  ancora quello che
voglio. Voglio studiare.
Orren cominci a scuotere il capo che Aloma non aveva
ancora terminato la prima frase. Bench continuasse a
fissarlo, lui non la guard. Non si pu fare, disse, e l'orecchio
di Aloma cattur quella vocale smozzicata, il protrarsi
della consonante nell'aria, e per un momento di speranza
credette di sentire una frase affermativa.
Perch no?, chiese poi.
Perch non abbiamo i soldi.
Perch no?, ripet.
Fai la finta tonta? E a quel punto la guard dritto negli
occhi.
No, disse lei.
Maledizione, Aloma, disse, e si sollev su entrambi i
gomiti per incrociare meglio il suo sguardo, non abbiamo
un soldo bucato. Sono gi contento se riesco a farti
mangiare la sera. Non posso permettermi l'acqua che piscio
e tu vuoi che ti compri un pianoforte? Sii ragionevole.
Non ricevendo risposta, Orren continu, pi mite, Lo
sai che voglio che continui a suonare, ma adesso devo
preoccuparmi della fattoria.  tutto quello che ho, qui,
adesso. Mi sto organizzando per prenderti un pianoforte,
ma ho bisogno che porti pazienza. Solo per un po'. Rimettiamo
in sesto questo posto e sar contento di comprarti
tutto quello che vuoi. Ma ho bisogno che tieni duro. Giuro
che non sar per molto. Se solo puoi tenere duro...
Si riabbass sul materasso e poi, come a ripensarci, si
allung per tirarla a s, pungendole le narici col forte odore
del suo corpo sudato ed esausto. Quando rivolse il viso
al soffitto, inarcando appena il collo, con il mento allungato
in fuori e teso per un istante, Aloma intu la menzogna
nel modo in cui si muoveva, la sent nelle sue parole
fin troppo persuasive. Stava mentendo soprattutto a se
stesso, lei era una vittima secondaria.
Hai sete?, disse d'un tratto Aloma, scivolando via dalla
presa, non abbastanza stretta per tenerla ferma, e scendendo
incerta sul pavimento. Le tremavano un po' le gambe
per il peso di Orren che aveva tenuto su di s.
S, disse lui, ma non usare l'acqua del bagno. Il rubinetto
 arrugginito.
Scese con passo leggero la scala di legno fino alla penombra
del soggiorno. Perch Orren si ostinasse a voler
vivere in quella vecchia casa, e non nella nuova, dove c'era
luce, un pavimento di linoleum, acqua potabile, Aloma
non riusciva proprio a capirlo. Era come se stesse cercando
di dimostrare a un mondo che neanche lo guardava che
lui era l da solo, che per l'unico rimasto in vita c'erano in
serbo sofferenze, ma sarebbe riuscito a sopportarle. Anzi,
forse a sopportarle tanto meglio quanto pi fossero state
aspre, come se rintanato nel dolore vi fosse il segreto compiacimento
della sofferenza. Avrebbe prolungato il dolore,
se non c'era altro da prolungare. Aloma entr in cucina
a riempire un bicchiere poi, non riuscendo a placare i
pensieri, osserv gli anelli di luce che si avvitavano a spirale
sulla pelle della sua mano. Mentre con il bicchiere
freddo riattraversava la stanza sul davanti, si ferm di scatto,
il cuore ingabbiato nel petto, e alz gli occhi. Le fotografie
erano appese fitte sulla parete, cornice contro cornice,
e pur non volendo andare in quella direzione, lo fece.
Incontr i loro sguardi, quelli che le si offrivano, troppi
per contarli. Ragazzi in uniforme, non pi grandi di quindici
o sedici anni, la mano color noce ben tesa, le piccole
spade, grigie, quasi giocattoli. Un bambino, gli occhi vaghi,
con accanto un grosso cane. E donne giovani e vecchie,
con i visi dagli zigomi piatti, tagliate a mezzo busto,
tutte vestite di nero. Ovunque guardasse c'erano donne
in nero con le mani sulla loro Bibbia nera oppure giunte
sul tessuto della loro gonna ampia. E anche neonati, gli occhi
scuri chiusi o aperti, alcuni sfocati dal movimento,
mentre gli adulti erano semplicemente fermi in posa e si
trattenevano per il lungo sbadiglio dell'otturatore. E fra
tutti riconobbe Orren bambino con sua madre, suo padre
e Cash tutti intorno a lui. Erano in posa davanti a una chiesetta
bianca di legno. Aloma si avvicin. I bambini e il padre
sorridevano, ma Emma sembrava avesse appena alzato
lo sguardo, non le si poteva leggere alcuna espressione
certa negli occhi. Aloma si allontan dalla fotografia. Forse
ci che importava non era un pezzo di terra, non era
quello che ci si aspettava da Orren, e non era neanche lei,
la ragazza che un tempo lui aveva detto di voler sposare.
L'anima ama pi di ogni altra cosa ci che  perduto, e
dunque ci che importava era quella schiera di esseri umani,
persino quelli che erano morti da tempo, molti dei quali
lui non aveva mai conosciuto e di cui forse non sapeva i
nomi. Non era giusto. Lei era li in carne e ossa, carne che
si era appena lasciata penetrare dalla sua, eppure lui non si
placava in lei. Era legato a tutti loro in un movimento perpetuo.
Aloma osserv i loro occhi spietati e contorse la bocca.
Avrebbe voluto dire, Davanti a voi sono indifesa, anche
se siete morti. E quelli avrebbero voluto rispondere,
Si, si, lo sei.
Aloma. La voce di Orren dal piano di sopra. Tutto
bene?
Si gir verso quel suono. S, rispose, mentendogli a voce
alta per la prima volta.
Le giornate della sua vita alla fattoria acquistarono una
certa regolarit. Dopo essersi svegliata la mattina insieme
a Orren, e aver atteso che partisse per i campi e le mucche,
Aloma continuava a riassettare la casa. Ogni giorno
spazzava i pavimenti e i decrepiti scalini sul retro, passava
lo straccio un giorno si e uno no, soprattutto perch
ogni volta che entrava e usciva di casa Orren lasciava qua
e l mucchi di fango polveroso. Aloma svuotava tutti i pensili
della cucina, li puliva dagli escrementi di topo e piazzava
le trappole, cercando come prima cosa ogni mattina
nuovi topi morti da buttare via con la spazzatura. Quando
ne trovava uno, lo portava solennemente alla pattumiera
e lo lasciava cadere gi in fondo al secchio, il collo ancora
stretto nella morsa della forcella, le minuscole zampe
senza vita delicatamente curve e abbandonate come le mani
di un dormiente.
Una mattina, mentre portava la spazzatura nella pattumiera
sul fianco della casa, trov i resti avvizziti del giardino
di Emma, infestato dai corvi. Si vedeva che aveva
sofferto molto, nelle settimane successive alla morte della
padrona. Lunghi vermi attorcigliati, quasi in segno di
lutto, si aggrappavano alle poche piante di fagiolo rimaste,
accasciate sui paletti di sostegno, e un'abbondante fioritura
di zinnie giaceva in mucchi grigi e appassiti, gli occhi
rivolti al terreno. Solo un fiore azzurro, conico, conservava
il suo colore, bench la corolla avesse perso met
dei petali e si fosse scurita. Aloma fece per chinarsi verso
il fiore, ma proprio in quel momento si pos un'ape dal
ventre bianco, le ali che vibravano furiosamente, e succhi
le ultime briciole di polline dal minuscolo cuore giallo. Poi
vol via, mentre la pianta rimase li dov'era, depauperata
ma indifferente. Aloma pens per un attimo di risistemare
il giardino, anche se non sapeva come. Ma d'altra parte
non voleva occuparsi del giardino di un'altra donna, anzi,
di nessun giardino.
Un paio di volte, quando la sera era annoiata e la cena
era gi pronta e in attesa di essere consumata, andava insieme
a Orren a chiudere le mucche nella stalla. Lo seguiva
mentre attraversava il pascolo, aggirava la collinetta
d'alberi con il suo punto d'ombra, fino a dove non potevano
pi vedere la casa e il crinale incombeva alto su di loro,
una boscosa parete di calcare sotto una coltre di nuvole.
L le mucche - le poche che avevano - si raccoglievano
intorno allo stagno, il pi delle volte con le zampe tese
e ben piantate nell'acqua, come strani, voluminosi uccelli
acquatici. Orren le accerchiava da dietro, Aloma lo seguiva,
e poi lui affiancava la pi vecchia, un'espressione antica
e stanca di tutte le fatiche del mondo sulla testa snella.
La toccava dietro le scapole che spuntavano appena sotto
il collo, diceva, Ohi bella, e continuava a camminare in
direzione della casa e del granaio. La mucca lo seguiva, con
la groppa che avanzava affilata nella sua lenta andatura.
Aloma restava vicina a Orren mentre le altre bestie li seguivano
alla spicciolata. Aveva ancora un certo timore di
quelle grandi creature e spesso guardava indietro verso i
loro corpi per accertarsi che restassero a debita distanza.
Talvolta chiedeva informazioni a Orren, quando le sembrava,
dall'espressione appena pi rilassata del viso, che
lui potesse aver voglia di risponderle. Voleva sapere quanto
poteva invecchiare una mucca, quanta erba mangiava,
se aveva un sacco di figli o solo pochi.
Una volta, dopo una serie di domande simili, Aloma
chiese, E che parentela c' tra le mucche e i manzi?
Orren, che le camminava accanto, fece un gesto con la
mano, come se si fosse addormentato di colpo, abbassando
il mento sul petto e aprendo il palmo sulla fronte. Per
disse, Dunque, un manzo  un maschio di mucca che  stato
castrato.
Ah gi, disse Aloma.
Poi aggiunse, E invece il toro?
Orren si schiar la voce, alz una volta gli occhi al cielo.
Il toro  quello che continua a scopare, Aloma.
Oh, fece lei, con un sorriso. E dov'?
Non ce l'abbiamo.
Come mai?
L'ho venduto. Ho gi un vitello in arrivo. Troppo lavoro,
era faccenda di Cash. Non voglio pi bestiame di
quel che posso sfamare con questo pascolo qui. Dei tagliaerba
che cagano, ecco cosa sono. Non ho proprio tempo
per le vacche, adesso.
Quindi Aloma e le mucche si avvicinarono al granaio
insieme a Orren dove lui le fece segno di restare fuori mentre
andava a prendere il fieno - non voleva che si azzuffasse
con il gallo -, poi riusc, riemp i trogoli esterni di
fieno e granturco essiccato e apr la valvola per far salire
dal pozzo acqua fresca e abbondante nell'abbeveratoio di
cemento. Infine, con le mucche ormai chiuse nel recinto
e il sole che tramontava, trascin i suoi passi dietro a quelli
di Aloma fino a casa, per poter anche lui riposarsi e mangiare.
Una mattina di luglio, mentre passava lo straccio sul
pavimento della cucina, Aloma sent il furgone di Orren
che si metteva in moto, e quando il suo ronzio pulsante si
allontan verso il davanti della casa, invece che scendere
nel campo a fondovalle, in un impulso irrazionale gett di
lato lo straccio e si precipit fuori di casa agitando le braccia.
Cogliendo quei movimenti frenetici nello specchietto
retrovisore, Orren schiacci il freno a tavoletta e il furgone
slitt pesantemente sulla ghiaia, facendo schizzare via
sassi e polvere. Aveva gi spalancato lo sportello e messo
un piede a terra quando lei gli corse incontro e disse, Portami
con te.
Orren butt indietro la testa. Maledizione, Aloma, disse.
Per poco non mi facevi prendere un colpo.
Voglio venire, disse lei, afferrando lo sportello aperto.
Certo, certo, disse lui, scuotendo il capo.
Attravers il confine di contea e arrivato a Hansonville
si diresse dritto alla banca, con Aloma che fissava fuori dal
finestrino, gli occhi catturati da tutto ci che le passava
davanti, come se a guardarlo con attenzione potesse possederlo.
Sedeva accanto a Orren in silenzio, la bocca socchiusa,
la mano stretta sulla maniglia dello sportello. Le
piacque tutto ci che vide.
Una volta che Orren ebbe sbrigato la commissione in
banca, ripercorsero la strada principale, con Aloma che
ruotava la testa da una parte e dall'altra, per ammirare gli
edifici a due piani cos vicini l'uno all'altro da non avere
neanche un centimetro di spazio a dividerli, ampie vetrate
alle finestre, date incise sopra le porte, il che la sorprese
un po'. Un parco con quattro altalene vuote, una madre
e i suoi due bambini scalzi che vi passeggiavano, il sole
che tingeva i loro capelli di luce mentre si muovevano,
mentre il furgone si muoveva. Orren prosegu oltre una
vetrina con su scritto, in una calligrafia tutta arricciata,
The Restaurant. Aloma si volt di scatto.
Non possiamo fare qualche altra commissione?, chiese.
Orren la guard interdetto.
Tipo andare al ristorante o qualcosa del genere?, esord
diretta, evitando giri di parole.
No, Aloma, disse Orren. Non ci sono soldi.
Le si incresp il viso. Ma ci sono cos tante cose che
vorrei fare e non faccio mai niente, disse, mentre cominciavano
davvero a bruciarle gli occhi.
Perch, non hai mai mangiato al ristorante in vita tua?
Una volta o due, rispose.
Per la miseria, disse schiacciando il pedale del freno.
Dici sul serio?
Be'..., fece lei.
D'accordo, disse Orren. E una vergogna. Certe volte
mi dimentico che non hai avuto una vita vera, al che fece
inversione in mezzo alla strada e torn a tutta velocit verso
il ristorante. Cont i dollari che aveva nel portafoglio,
prima di entrare.
L'interno era addobbato con nastri rossi, bianchi e blu.
Tutti in fila, curvi sul bancone, c'erano dei vecchi. Qualche
coppia anziana nei spar e due bambini, un maschio
e una femmina, che scorrazzavano lungo un corridoio lontano
ripetendo striduli un gioco di parole, con voci acute
come versi di uccelli. Il viso della bambina era pervaso da
un'espressione di gioia quasi estatica. Aloma la guard senza
muoversi finch Orren non le batt sul polso con un dito
e le indic il menu. Decise per delle frittelle. Quando
arrivarono, le mangi con totale concentrazione, come se
non avesse mai visto niente di simile, sollevandone una
per studiare la parte pi scura sottostante e usando la forchetta
di traverso per separare i due lembi e sbirciare l'impasto
butterato.
Sai, potrei imparare a farle anch'io, disse. Orren la
guard a lungo, poi alz gli occhi al cielo. Lui mangi in
silenzio e Aloma gli rimase seduta di fronte con uno sciocco
sorriso sempre pi ampio sul volto, finch non pass l
davanti una cameriera e gli occhi socchiusi di Orren la seguirono.
Poi accadde di nuovo. Aloma si volt per guardare
la ragazza alta con una bella pelle, quasi dello stesso
colore della frittella, pens, che indossava il grembiulino
ben tirato e stretto sul girovita, tanto da far sembrare i seni
pi grandi di com'erano in realt. Quando le era rimasto
un solo morso di frittelle, Aloma pos lentamente la
forchetta sul piatto di ceramica.
Perch stai guardando quella ragazza?, chiese Aloma.
Come? I suoi occhi si concentrarono azzurri su di lei.
Ti ho visto che guardavi quella ragazza.
Lui scosse il capo, contorse la bocca. No, disse. Abbass
gli occhi.
Merda, disse lei, alzando la voce.
Aloma, smettila.
Fiss la ragazza, poi fiss lui. Merda, ripet. Chi 
quella?
Nessuno, rispose lui. Solo una pi grande di me che veniva
al mio stesso liceo. Aloma continu a tenerla d'occhio,
ma la ragazza non si gir neanche una volta, evitando persino
di guardarli quando passava davanti al loro tavolo. Allora
Aloma si butt all'indietro sul spar, cos forte che il
legno fece un unico tonfo sordo sul pavimento, poi incroci
le braccia sul petto.
Non hai fame?, disse Orren, ricominciando a mangiare,
chino sul piatto.
Merda, fece lei, e non tocc pi cibo, anzi scans il piatto
con il dito e l'unghia ne fece tintinnare l'orlo.
Sei pronta?, le disse.
Aloma lo guard perplessa.
Vuoi andare via, Aloma?, disse lentamente, con tono
stanco.
Direi di s.
Orren si ingozz gli ultimi bocconi, e anche quello di
Aloma, prima di alzarsi e andare alla cassa, infilando la
mano in tasca per prendere il portafoglio con Aloma che
lo tallonava, e allora apparve la sagoma della ragazza. Aloma
sbirci attenta oltre la spalla di lui e vide tutto, vide la
ragazza che cercava di infilarsi dietro il bancone sul retro
prima che Orren potesse riconoscerla, ma lui alz gli occhi,
incroci il suo sguardo e la ragazza arross e avvamp
fin sul cavallo del naso.
Ciao, Orren, disse.
Lui annu e non disse nulla, ma neanche si gir dall'altra
parte. La guard fisso, in attesa, una mano ancora sulla
tasca posteriore a toccare il bordo del portafoglio, dando
l'impressione di essere per met in procinto di andarsene,
per met pronto a iniziare una rissa.
Io..., disse la ragazza, e guard Aloma, battendo le palpebre
nel vederla per la prima volta. Io... ehm, sono davvero...
mi dispiace tanto per Cassius, Orren, e anche per
tua madre. Cash era un cos bravo ragazzo. cos simpatico.
Poi contorse la giovane bocca graziosa, sporgendo in
fuori il rosso labbro inferiore a beneficio di Orren. Lui
guard la compassione espressa in quel labbro. Ma la sua
bocca non concesse nulla in cambio, si limit a guardarla,
attraversato da un fugace disprezzo simile a un brivido per
quella ragazza che l'avrebbe volentieri evitato come se
neanche esistesse, come se fosse morto anche lui.
Un ragazzo adorabile, continu la ragazza nel silenzio
e accenn un sorriso ad Aloma - un sorriso che si abbassava
agli angoli della bocca - e si gir per liberarsi; torn
con passo deciso al bancone sul retro da dove, non potendo
procedere oltre, era ancora visibile. Si gir di schiena
e abbass lo sguardo sul blocco delle ordinazioni.
Ancora dietro di lui, Aloma si allung per sfilare via la
mano immobile di Orren dal portafoglio e gli diede una
pacca sul sedere dicendo, Andiamo, al che lui sembr svegliarsi,
lasci i dollari sul bancone e uscirono dalla porta
tenuta aperta da un puntello. Il sole di mezzogiorno infieriva
su quella giornata prona, passiva. Una volta sul furgone,
Aloma sospir forte e disse, guardandolo attentamente,
Abbiamo mangiato bene, eh?
Orren tenne lo sguardo fisso sul volante che aveva tra
le mani mentre avviava il motore e inseriva la retromarcia.
Poi si diede un'unica occhiata dietro la spalla e quando
allung la mano libera per prendere le sigarette che aveva
in tasca, Aloma gliele strapp via dalle dita.
Ehi, fece lui, cercando di riprendersele.
Smettila, te ne accendo una io, disse Aloma, e si mise
ad armeggiare con l'accendino, sfregando pi volte con il
dito sulla rotella, ma senza riuscire a far scoccare la scintilla.
Continu cos finch lui non allung una mano, fece
scattare il fermo e l'accese. Mi sa che sono io, quello che
accende la sigaretta a te, disse, e Aloma rise, aspettando
invano che lui facesse altrettanto. Diede un tiro inesperto,
gli pass la sigaretta.
Dovremmo venirci pi spesso, quass, disse. C' un
sacco da vedere.
Tipo?, disse lui.
Si gir impettita verso destra, in cerca di qualcosa.
Un negozio di mangimi, disse, ma lui non rise.
Torneremo, ribad, rivolta al silenzio.
Orren sfrecci verso la linea infuocata della strada principale
e il vento entr nell'abitacolo come un'onda rovente,
appiccicandole i capelli sul viso. Non portava fermagli
e prov a raccogliere i capelli sulla nuca, ma poi ci rinunci
e si appoggi all'indietro a occhi chiusi, il corpo appena
dondolato dalle articolazioni sconnesse del vecchio furgone
senza pi ammortizzatori.
Vedi di stare attento a come guidi, gli disse. Non sopporto
quando vai veloce. Lo sbirci con la coda dell'occhio.
Lui tamburell sulla sigaretta con il dito e il vento si
port via la cenere. Aveva gli occhi semichiusi per il vento
e il sole, e il panorama gli sfumava davanti.
Aloma si appoggi all'indietro e chiuse di nuovo gli occhi,
vide il labbro carnoso della bella ragazza, il suo insignificante
rapporto con Orren. E allora cap il gelo nell'espressione
di Orren, ma ora vedeva anche il viso che lei stessa si
portava dentro, il viso di Orren come spesso le tornava in
mente. Le rughe intagliate ai lati della bocca, gli occhi azzurri,
le sopracciglia scure, sfumate di rosso. Solo che questa
volta, nel rievocarlo, certi ricordi si staccarono da lui e
lo vide guidare a torso nudo in una torrida sera d'estate.
Quel poco di pancia che sporgeva dalla cinta abbottonata
dei blue jeans. Si stravaccava sul sedile, una sigaretta che
rotolava appena tra due dita della mano sinistra. Lei gli stava
dicendo qualcosa e lui ascoltava, e guardava lontano.
Aloma non riusciva pi a sentire le loro parole e trov buffo
che la prima cosa di cui non si ha pi bisogno siano proprio
le parole dette. Ma la curva della schiena di Orren, quella
la ricordava, e la sagoma delle spalle, il peso dell'avambraccio
destro che ciondolava dal volante. Lui continuava a
guardarla, distogliendo gli occhi dalla strada. Lei indicava
qualcosa fuori del finestrino e allora, mentre allungava il
braccio oltre lui, ma di fatto verso di lui, ecco che scoppiava.
Senza raddrizzarsi dalla sua posa distesa, buttava appena
indietro la testa e rideva, tanto da mostrarle i denti, che
non erano dritti ma tutti ben proporzionati. Lei vedeva il
profilo rotondo del suo pomo d'Adamo e la mano smetteva
di muoversi sulla sigaretta, e restavano fermi finch lui
non finiva di ridere e riportava lo sguardo sulla strada, ma
ancora con quell'ultima briciola di sorriso sul volto.
Quando tornarono da Hansonville, Orren si ferm un
attimo di lato alla casa per far scendere Aloma, poi prosegu
gi verso i campi. Aloma indugi con la mano sulla maniglia,
soppesando il viso cupo di lui e poi il muro altrettanto
cupo della casa, ingrigito all'ombra di una nuvola.
Tuttavia scelse la casa, era compito suo occuparsene. Scese
dall'abitacolo ed entr a masticare quell'amarezza nel
privato della sua bocca.
Una volta dentro, vag senza meta, prima verso la porta
d'ingresso, dove la terra digradava sotto l'erba alta piegata
dal vento finch non incontrava la strada. Ma la visuale
del suo mondo era cos colma di vuoto che gli occhi
non riuscivano a trovare un luogo dove posarsi, cos si incammin
verso il solito punto di vedetta, alla porta sul retro.
Osserv il furgone di Orren che scompariva oltre la
collinetta, verso il lago, il clangore dell'assale quando prese
la curva, e poi pi niente.
L'orologio del soggiorno gorgogli la sua semplice melodia
e la sua campana rintocc l'ora. Qualcosa di quel suono
risvegli Aloma dal suo torpore e senza pensarci due
volte, usc sul retro e and nel cortile, allontanandosi dalla
casa. Il salice era piantato pi lontano, sulla destra, tra
lei e il pendio che conduceva ai primi, esili filari di tabacco.
C'era una sorta di compiacimento nel profumo dell'aria
estiva. Guard la nuova vita che aveva intorno. Orren
non le chiedeva mai di fare niente. Era lui che pensava ai
campi, governava gli animali e il granaio, e quel rifiuto di
chiederle una mano la irritava. Orren raccoglieva persino
le uova la mattina, un compito semplicissimo, che anche
lei avrebbe saputo fare. Aloma fu mossa da un desiderio
improvviso di scendere laggi, andare a cercare le uova,
vedere le mucche, quelle che non si erano allontanate nei
campi. Magari far scorrere la mano sul manto, che aveva
scoperto fitto e denso come un tappeto di lana, o accarezzarle
in quell'ampio spazio tra gli occhi distanti, dove il
pelo si avvitava a spirale in diverse direzioni. Pieg verso
il granaio, a passo veloce e leggero, camminando sulle punte
con una nuova speranza senza meta. Aveva fatto a malapena
una ventina di passi quando vide il gallo fermo davanti
a lei, le ali allargate come due spalle ai lati del corpo. Era
immobile a qualche metro di distanza, con gli odiosi occhi
a biglia fissi su di lei.
Oh, esclam Aloma ad alta voce, fermandosi di colpo.
Quello stesso gallo aveva inseguito Orren neanche una settimana
prima, artigliandogli il polpaccio destro prima che
lui potesse allontanarlo con un calcio e colpirlo con la pala
che aveva in mano. Un paio di volte il gallo si era alzato
in un volo di sfida, ma alla fine l'aveva lasciato in pace,
il collo che si muoveva convulsamente su e gi, i bargigli
agitati all'aria come vessilli di guerra. Orren aveva
zoppicato fino a casa, con dei profondi segni di sperone
sul polpaccio, giurando che alla prima occasione gli avrebbe
fatto saltare la testa, a quella bestiaccia. Ma poi come
facciamo ad avere i pulcini?, aveva chiesto Aloma. Ce ne
prendiamo un altro pi simpatico, aveva risposto Orren.
Ma in quel momento era l, fermo davanti a lei, con la
testa ancora ben attaccata al collo. Aloma si gir e corse
senza pensare ad altro che alla velocit. Dietro di lei, lo
stormire d'ali del gallo emetteva un suono frusciante, come
di una signora lanciata all'inseguimento in uno di quei
vestiti d'altri tempi tutti crinoline e sottogonne. Quando
era quasi arrivata ai gradini, Aloma arrischi un'occhiata
dietro e vide che il gallo si era avvicinato troppo, tutto proteso
con le ali spiegate e gli artigli all'infuori, la testa ritta,
i bargigli ciondolanti come un nastro rosso da un lato.
Sferr un calcio dietro di s con la gamba destra e lo colp
sotto un'ala proprio mentre si stava sollevando, e la forza
di quel calcio lo fece scivolare di traverso. Ma poi Aloma
fece una cosa stupida e cerc di saltare sul terzo gradino
saltando i primi due, solo che era troppo alto e il piede urt
l'orlo sgretolato facendola cadere, il peso del corpo che
scendeva i tre gradini su una gamba sola, uno strappo sulla
pelle dalla caviglia alla coscia. Non ebbe tempo di gridare.
Un rivolo di sangue affior e si raccolse in una striscia
improvvisa lungo la gamba e Aloma scatt di nuovo
sui gradini e si lanci in casa. Chiuse sbattendo la porta e
un secondo dopo sent il peso pi leggero del gallo contro
il legno.
Quando Orren rientr, due ore dopo, Aloma stava ancora
piangendo seduta in cucina, in mutande, le profonde
escoriazioni ornate da un nastro di sangue secco che dalla
coscia scendeva fino all'osso della caviglia. Orren lanci
un'occhiata al suo viso spaventato.
Che ti  successo? Non l'aveva mai vista piangere.
Quel tuo maledetto gallo mi ha corso dietro, piagnucol.
Eh, disse, ogni tanto lo fa. Ma proprio quando stava
riuscendo a piegare la bocca in un accenno di commiserazione,
si trattenne. Aloma lo guardava in cagnesco: quel
giorno non era proprio dell'umore giusto per accettare altri
commenti oltre ai propri.
Non  divertente.
No, per niente, disse lui, cercando di limitarsi. Hai ragione.
Allora non ridere. La sua voce era carica di minaccia.
No. Orren scosse il capo.
Allora perch ridi?
Ges, calmati Aloma.
Merda!, disse lei e si sporse in avanti, fissandolo cos
da vicino da fargli vedere il bianco degli occhi. Non mi calmo
solo perch me lo dici tu. Merda! Sto qui tutto il giorno
a fare quello che vuoi tu e l'unica cosa che ti chiedo 
di ammazzare uno stramaledetto gallo. Perch non puoi
fare quest'unica cosa per me, Orren?
Lui sembr voler ribattere qualcosa, ma poi la guard
e tenne a bada la lingua. Appoggi le mani sui fianchi. Non
so.  solo che non ho ancora avuto il tempo di farlo.
Ma  l'unica cosa che ti ho chiesto!
Be', ha attaccato anche me, prov a dire. Un sacco di
volte. Cristo santo, cosa vuoi da me?
Allora si sfog. Non voglio essere ammazzata da un uccello!
Voglio che qualcuno mi insegni a cucinare qualcosa!
E voglio suonare di nuovo il pianoforte! Voglio un pianoforte
che funzioni, che non sia rovinato. Le parole uscirono
in fretta e molto pi forti di quanto avrebbe voluto,
e di questo fu lei a sorprendersi di pi.
Be', deciditi allora, disse Orren, alzando la voce. Vuoi
un pianoforte nuovo oppure vuoi che ammazzi quel maledetto
gallo? Non ne faccio mai una giusta, con te. Orren
alz una mano per passarsela tra i capelli ma poi, a met
del gesto, perse la voglia e la mano rimase in cima alla testa
come un corno.
Aloma si raddrizz sulla sedia e caric la voce. Voglio
subito un pianoforte, e voglio subito che ammazzi quel gallo! Se mi amassi, potresti certo fare una cosa cos semplice!
La voce cominciava a incrinarsi e Orren se ne accorse.
Donna, disse, come se fosse una frase completa e non
un'unica parola di avvertimento, uccider quel gallo del
cazzo quando mi girer di farlo.
Aloma si concesse di sembrare pi ferita di quanto non
fosse in realt, e avendo deciso che era giunto il momento
di uscire di scena, scatt stizzita dalla sedia e si avvi
rabbiosa verso la porta. Solo che si era dimenticata di avere
i calzoncini ancora arrotolati sulle caviglie, cos inciamp
e Orren dovette allungarsi per tenerla. Lo spinse
via scocciata, e per un istante ebbe una voglia sfrenata di
picchiarlo, di colpirlo sul viso e sul petto per averla trascinata
l, al misero margine delle montagne, l'unico posto al
mondo che avrebbe voluto lasciarsi alle spalle, dove non
c'era nulla che funzionasse, dove tutto si consumava fino
all'osso. Avrebbe voluto farglielo capire a suon di pugni,
invece decise di usare il cervello e si limit a dargli uno
schiaffo su un braccio senza fargli alcun male, al che lui
indietreggi a mani alzate e lei scalci via i pantaloni con
ancora pi rabbia, facendoli volare sotto il tavolo come un
uccello sotto un albero, poi si precipit fuori dalla stanza
in mutande, scuotendo il sedere.
Quella sera, quando Orren si infil a letto, Aloma immaginava
che l'avrebbe trattata come fosse cosa appena
uscita dal fuoco, ancora troppo rovente per poterla toccare.
E cos fece, all'inizio. Non disse nulla. Toss piano, quasi
tra s e s. Aloma lo sent grattarsi la ricrescita di barba
sulle guance e la mascella. E poi, proprio quando aveva cominciato
a rilassarsi, lui le fece scivolare intorno le braccia
e cominci a rigirarla con forza sul letto. Aloma non cedette
facilmente, graffi il lenzuolo e lo tenne stretto finch
il bordo elasticizzato non salt via dall'angolo del materasso
e si ritrov spinta verso lui, faccia a faccia, con il lembo
stretto in una mano. Sollev l'altra sulla fronte di Orren
e gli spinse la testa all'indietro finch lui fu costretto
a mollare la presa con una mano per proteggersi la faccia.
Ma poi, invece di ritirarsi nella sua met di letto dove
avrebbe potuto mostrargli la freddezza delle spalle, Aloma
lo colp sul braccio e nello spazio ristretto sotto di lui con
la bocca cerc il suo collo. Per un istante Orren le si offr
senza muoversi. Ma poich anche lui aveva portato a letto
con s tutta la propria rabbia, finirono per lottare e aggrovigliarsi
sul letto in modo non tanto affettuoso quanto crudele.
E a un certo punto, Aloma colse la differenza di ci
che stavano facendo, e cap dolorosamente che, nonostante
tutto, questo non smorzava il desiderio. Non voleva che
le piacesse, eppure le piaceva. Che cosa comportasse per
loro, non lo sapeva, e prefer non chiederselo, mentre fletteva
la schiena. Sent che certe cose non sopportavano
un'analisi troppo approfondita e, nell'amaro piacere che
offriva, quello era un mistero facile da accettare.
Dopo Orren disse, Ci ho pensato su. La chiesa dove
andava mia madre  gi a Hansonville. Magari potresti
andarci anche tu.
Aloma aspett che aggiungesse dell'altro, ma non sentendo
nulla disse con un sospiro, A fare che?
A vedere se puoi strimpellare un po' sul loro pianoforte.
Magari durante il giorno, che ne so. Forse hanno bisogno
di qualcuno per suonare, va' a sapere.
Decise di non rispondere, cos avrebbe pensato che era
ancora arrabbiata. Ma immagazzin quell'informazione
nella mente per ritirarla fuori in seguito, poi si addorment
rivolgendo la schiena a Orren e con una mano fredda infilata
tra le gambe stanche.
Il pomeriggio seguente, sul tardi, mentre la luce si raccoglieva
a ovest e il calore del giorno seguiva la sua scia,
Orren entr in cucina portando con s un odore di vecchio
tabacco conciato e terra. Sembrava compiaciuto di
s, a giudicare dal modo in cui si appoggi alla porta chiudendola
e incroci le braccia sul petto, fermo ad aspettare.
In silenzio, vigile.
Aloma era ai fornelli, davanti a uno stufato di pollo e
fagioli. Lo guard sospettosa da sopra la spalla, colse l'accenno
di un sorriso e il modo eloquente con cui si toccava
il taschino sul petto con una mano, come se vi tenesse qualcosa,
poi si gir dall'altra parte. So essere crudele quanto
te, Orren Fenton, pens.
Accidenti a te, donna. Chiedi, avanti, disse.
Chiedere cosa?, disse Aloma senza guardarlo.
Chiedimi cosa ho in tasca.
Sospir. Cos'hai in tasca, Orren?
Vieni qui, chiudi gli occhi e dammi la mano.
Va' all'inferno, rispose Aloma.
Su, vieni, disse lui. E fu il suono della sua voce - ora
priva di ogni ombra di malizia - a farla girare dal suo posto
ai fornelli e andare dritta da lui a mano tesa.
Chiudi gli occhi, le disse, e lei ubbid. Ci che le pos
in mano era affilato e fresco, cavo. Aloma apr gli occhi e
guard gi. Ci mise un po' a capire che cosa avesse davanti,
poi le si strozz il respiro e fece cadere tutto sul pavimento
dove quelli rotolarono, opalescenti e callosi, sul linoleum
sporco.
Perch li butti?, disse Orren.
E tu perch me li hai portati?, esclam lei con le mani
ancora aperte davanti a s.
Sul viso di Orren si disegn un misto di confusione e
sdegno. Credevo che li volessi come souvenir.
Souvenir di che cosa? Di un uccello morto?
Orren apr la bocca e poi la richiuse.
Orren, Dio mio, disse Aloma e poi con ardore, come se
potesse spiegare qualcosa, Dio mio, Orren, sono una ragazza.
Le parole uscivano a singhiozzo, stentavano per l'esasperazione.
Orren corrug la fronte e abbass lo sguardo
per un secondo, quasi volesse chinarsi e raccogliere gli
speroni del gallo, ma non si mosse. E anche se sapeva che
era il momento di tacere, Aloma prosegu: Signore, usa un
po' il cervello la prossima volta. Diede in un gran sospiro,
chiedendosi come lui potesse vivere insieme a lei, sentire
le parole che le uscivano di bocca, dormirle accanto ogni
notte eppure pensare che avrebbe gradito tenere per ricordo
gli speroni strappati via dalle zampe di un gallo. cos
non andava, e non capiva come mai non lo vedesse anche
lui, mai lo avrebbe capito, non avrebbe mai capito Orren.
Lui la guard dritto negli occhi, e Aloma si sent come
se avesse ingoiato un cubetto di ghiaccio tutto intero. D'un
tratto le venne voglia di raccogliere gli speroni da terra e
ricominciare tutto daccapo, e fece anche per chinarsi. Voleva
davvero cancellare quel momento, tornare indietro,
ma lui non le diede l'opportunit di farlo. Si gir sui tacchi,
spalanc la porta della cucina, disse, Vaffanculo, e
scomparve nel buio, in un modo che stava diventando familiare.
Aloma si comportava come se non avesse neanche preso
in considerazione quel che Orren aveva detto riguardo
alla chiesa, tuttavia quell'idea le era rimasta in mente, e l
risuonava. Aveva lavorato come accompagnatrice al pianoforte
della chiesa scolastica sin da quando aveva quattordici
anni, eseguendo con vigore i canti ogni domenica
mattina per poi annoiarsi a morte durante le insulse prediche
del pastore che allontanava gli studenti dalle chiassose
estasi della loro fede montanara. Era stata fiera di
quel po' di soldi che guadagnava mentre era ancora una
studentessa di pianoforte alla scuola, li aveva messi da parte,
e anche se non erano sufficienti per andare al college
dopo il diploma, erano bastati per comprare un furgone
rosso con il finestrino posteriore scheggiato a ragnatela e
la sponda ribaltabile con la chiusura difettosa. L'aveva
comprato il giorno dopo aver scoperto che sarebbe andata
alla fattoria. Ora, sempre pi stanca di sentirsi rinchiusa
in quella grande casa, con le mani che puzzavano perennemente
di cipolla tagliata per la cena o del profumo di pino
e mandorle dei prodotti che usava per pulire e lucidare,
cominci a valutare il suggerimento di Orren. Se poteva
suonare la domenica, forse poteva avere via libera al pianoforte
anche durante la settimana, magari le avrebbero
persino dato una chiave. Avrebbe potuto suonare di nuovo
e poi, per una volta, sarebbe stata lei a uscire di casa.
Il minimo che potesse fare era andare l e chiedere.
Aveva visto molte chiese spuntare tra le montagne,
spesso appollaiate sui fianchi delle colline, con il camposanto
che si srotolava lento sui pendii ricoperti di rampicanti.
Oppure nelle valli strette tra le colline, dove di tanto
in tanto venivano lavate via dalla pioggia, o talvolta dal
fango. Alcune delle chiese pi graziose erano di mattoni
rossi, mentre le altre avevano raramente un campanile, i
fianchi di legno sbiadito erano verniciati di un bianco denso
e gommoso e il sagrato era tenuto in ordine dai parrocchiani,
perch chiunque vi passasse davanti non potesse
pensare che non amavano Dio abbastanza da curare la sua
creazione. Le chiese che le piacevano di pi - non ne visitava
una da quando era bambina - erano le cappelle consacrate
non pi grandi di una roulotte, senza cupole, consumate,
con un cartello verniciato a mano e scritto alla meglio
che annunciava il predicatore di turno. Ma la chiesa
che trov a Hansonville, a cavallo del confine di contea e
rivolta a nord, non assomigliava a una di queste. Era una
chiesa pi grande ma ordinaria: semplice, bianca, senza
sfarzi. Parcheggi il furgone sul davanti e lanci un'occhiata
alla struttura di assicelle. C'era solo un'altra auto parcheggiata,
un'auto vecchia ma tirata a lucido, con lunghe
alette che si alzavano sulle luci posteriori; la osserv mentre
la superava. La porta d'ingresso era chiusa a chiave.
Aloma guard l'orologio e vedendo che erano solo le dieci,
pens di andare a casa e tornare un'altra volta, ma sapeva
che a Orren avrebbe dato fastidio sprecare il carburante.
Fece il giro della chiesa, sbirciando dai vetri delle
finestre, nessuno colorato. Era un posto di campagna, senza
pretese, ma pulito e ordinato. Prov ad aprire la porta
sul retro, e scopr che non era chiusa. Si ritrov nella cucina
della chiesa, dove un uomo e una donna molto pi anziana
conversavano davanti a un alto ceppo da macellaio.
Alzarono entrambi lo sguardo sorpresi quando Aloma apr
la porta inondando la stanza di luce. La donna si port una
mano sul viso rugoso e socchiuse gli occhi. L'uomo disse,
Posso aiutarla, signorina? Aveva occhi scuri, semplici, non
sgradevoli.
Oh, disse Aloma, stavo cercando il pastore della chiesa.
Sono io, disse l'uomo e la voce era molto pi profonda
di come se l'era immaginata, quasi arrivasse dritta dallo stomaco. Disse, Mi chiamo Bell Johnson, come se per
Aloma potesse essere prova sufficiente di chiss che. La
guard con un'espressione carica di aspettativa.
Ah bene, rispose lei. La donna abbass un po' la mano
e Aloma le vide spuntare in viso un'ombra di sospetto.
Ecco, mi chiedevo se avevate bisogno di qualcuno che
suoni il pianoforte alla messa della domenica.
No, disse la donna.
Mi dispiace molto, aggiunse il pastore. Frequenta la
chiesa? Non mi pare di conoscerla.
No, disse Aloma, indietreggiando di mezzo passo nella
luce accecante che la incorniciava e ne ritagliava una sagoma.
Pensa di andare in giro per tutte le chiese del circondario
a chiedere un lavoro? A met frase la donna si gir verso
Bell Johnson, come se la domanda fosse rivolta a lui e
non ad Aloma.
D'accordo, mamma, disse l'uomo, posandole una mano
sul braccio.
Mi dispiace, disse poi ad Aloma, abbiamo gi una pianista,
anche brava. Penso che rester con noi per un po'.
Gi, disse sua madre e chiuse le palpebre come una tartaruga,
solo pi veloce.
Suono molto bene, disse Aloma, con un accenno di sorriso
diretto solo a Bell Johnson, non alla madre.
Gi, ripet sua madre.
Okay, disse Aloma. Grazie, e si volt per andare, ma
il pastore la ferm dicendo, Be', visto che ha fatto lo sforzo
di venire fin qui, posso sempre prendere il suo nome e
numero di telefono e la chiamer se abbiamo bisogno.
Bene, d'accordo, disse Aloma e aspett mentre lui frugava
nel taschino della camicia abbottonata in cerca di un
pezzo di carta. Ha una matita?, le chiese.
No.
Aspetti solo un secondo, vado a prenderla. Torno immediatamente,
disse e usc dalla stanza. Aloma guard la
vecchia, che per un istante sembr stesse per sorridere,
ma era solo un tic che non ebbe alcun seguito. Quando il
pastore rientr nella stanza, le porse una penna e lei scrisse,
Aloma, pianista, molto brava. E poi il suo numero di telefono.
Allora grazie, disse Aloma, consegnandogli il biglietto.
Lui lo ripieg con cura e lo infil nel taschino. Aloma fece
qualche passo verso la porta senza voltarsi e salut con
la mano, un movimento futile in quello spazio ristretto.
La cosa lo fece sorridere.
Allora arrivederci, disse.
Ci vediamo, disse Aloma.
Gi, disse la vecchia.
Ripercorsa la strada fino a casa, parcheggi il furgone
e and sul retro a cercare Orren, senza neanche entrare.
Lo avvist pi in basso, in ginocchio tra il tabacco verde
che stentava a crescere. Scese lungo il pendio, lasciandosi
trasportare dal suo stesso peso, quasi di corsa fino al
fondovalle. Arrivata ai piedi del campo pi piccolo, abbracci
con lo sguardo le piante, che da vicino sembravano
anche pi malate, non certo il mare verde che si vedeva
dalla cucina. Accanto a lei, alte fino ai fianchi, vedeva
le fragili punte delle foglie, il colore scuro di quelle piante
assetate. Si insinu in un filare, facendosi largo con le
mani.
Attenta, disse Orren quando si accorse di lei e vide come
separava le piante al suo passaggio. Dal tono di voce
Aloma cap che non l'aveva ancora perdonata per la notte
prima.
Sto attenta, disse. Poi: Non dovrebbero essere pi alte?
Gi, rispose lui e si asciug il viso sudato con la mano
sudata, sporcandosi la guancia con ditate di terra. Comunque
qualche fiore ce l'hanno, disse, e Aloma vide sparsi
qua e l i primi boccioli che si schiudevano, bianchi nelle
loro verticali maniche verdi.
Quand' l'ultima volta che ha piovuto?, chiese Aloma,
puntando sinceramente al perdono.
Non  tanto, disse lui. Ma fa troppo caldo. Non vorrei
che questi boccioli si aprono troppo presto, e allung una
mano per schiacciare qualche foglia pi bassa. Aloma vide
la fitta peluria appiccicosa sulla superficie delle foglie,
che ondeggiavano quando lei le sfiorava con la punta delle
dita. Le ricordavano un essere vivente, il manto di un
animale.
Sei preoccupato?, gli chiese.
No, disse lui, mentendo. Ma non mi spiacerebbe sentire
qualche bella notizia.
Ce l'ho io, una bella notizia, disse Aloma, avvicinandosi
a lui mentre si inginocchiava. Be', non  proprio una
bella notizia.
Alz gli occhi verso di lei e si sedette sui talloni, la mano
a terra per tenersi in equilibrio. Il sole si profil alle
spalle di Aloma e Orren socchiuse gli occhi, non riuscendo
a vederla, li distolse di scatto dalla luce, facendoli brillare
di un bagliore innaturale contro il viso scuro.
Sono andata gi in chiesa...
La chiesa di mamma?
... e ho chiesto se avevano bisogno di qualcuno per suonare
il pianoforte.
 una bella notizia, disse Orren.
Ma non hanno bisogno di nessuno.
Be', fece lui, e questa volta si pass le mani sui pantaloni
sbiaditi e stracciati. Non si sa mai. Prima o poi.
Almeno ci ho provato, disse. Potrei sempre guadagnare
qualche soldo.
Sar meglio che ne guadagni un bel po', disse lui con
una smorfia, e si alz, guardando la pianta dritta davanti
a lui, cresciuta oltre l'altezza della sua vita.
Pensavo..., disse Aloma, provando di nuovo.
Lui la guard.
Forse potremmo andare a fare qualcosa, un giorno...
via da qui. Pensava a Hansonville e alla strada che passava
davanti alla chiesa, la strada che andava a nord, e proseguiva
oltre.
Brutto momento, disse lui senza la minima esitazione.
Brutto momento..., ripet Aloma.
Brutto momento per un altro po', ripet Orren e si allung
verso la pianta staccandone con pollice e indice il
bocciolo appena nato.
Ehi, protest Aloma.
Bisogna farlo, disse. Si tagliano via i fronzoli per farlo
crescere pi forte. E il bocciolo cadde a terra, le piccole
labbra schiuse dal guscio, il giovane corpo liscio sulla polvere.
Orren lo spinse sotto l'ombra della pianta con la punta
dello stivale.
Aloma lasci Orren tra il tabacco e risal la collinetta
fino a casa. Non era cos stupida da aspettarsi di ricevere
una telefonata dal pastore. Non avrebbe trovato un lavoro
in chiesa solo andando a chiedere di porta in porta, questo
lo sapeva, eppure non riusciva a pensare a un'alternativa.
Pazienza se si era dimenticata di fare il nome di Emma,
il suo solo effettivo legame con la chiesa. Per ci aveva
provato, e quel tentativo la faceva sentire gi meglio,
anche se non era riuscita a mettere le mani su un pianoforte
vero. Quasi le bastava sapere di essere stata vicina a uno
strumento forse accordato di recente. La sola idea bast a
tirarle su il morale, tanto che, quando risal dai campi, si
dimentic di lasciarsi deludere da quella casa pulita ma in
rovina e and dritta al tavolo della sala da pranzo, ne liber
un'estremit dalle carte di Orren e le ammucchi su
una sedia. Dal piano superiore dove l'aveva conservata,
accanto al letto come fosse il suo corredo da sposa, prese
la scatola di spartiti e li distribu sul tavolo: i vari Schubert
e Beethoven, Ives, Schumann e Grieg. Quei nomi le
vibrarono in testa come una corda pizzicata. Ne sfogli a
caso qualche pagina, aprendo i fascicoli sul tavolo fino a ricoprirlo
dei frammenti scollegati di una dozzina di brani
diversi. Allarg le mani sulle pagine e alz il viso al soffitto,
gli occhi chiusi. Era facile, riportarli alla memoria, plasmare
con le dita la struttura del loro fraseggio. Apr altri
spartiti e li sovrappose a quelli gi sul tavolo, formando
una coperta sempre pi fitta. Poi si ferm, stordita da quelle
note nere che lottavano per farsi spazio. Un fremito le
percorse le dita, le sue mani morivano dalla voglia di suonare.
E allora ritrov il proprio movimento all'interno della
casa, e il movimento era quello di un'esecuzione musicale.
Quando trascinava fuori i tappeti, nel cortile sul retro
dove erano tesi i fili del bucato, vicino al salice, li batteva
a tempo con la scopa. Li batteva in 3/4, li batteva in 4/4,
e poi, siccome si divertiva, passava dall'uno all'altro tempo
ed eseguiva un 5/4, provando di nuovo il piacere dimenticato
della sua bravura. Era da tanto che non lo sentiva,
riluttanti erano le gioie che lesinava la casa. E poi,
quando stendeva il bucato, le mollette sembravano code
di semicroma sulla pagina bianca delle lenzuola. Faceva
scivolare le dita sul cotone umido e ripensava a tutta la
musica che aspettava di essere suonata. Era l fuori, una
sagoma disegnata sulle lenzuola bianche nella luce del mattino,
quando squill il telefono. In un primo momento pens
di non rispondere, non perch il soggiorno fosse lontano
ma perch la sua mente era rivolta alla musica e non
voleva muoversi, tanto era piacevole, ma poi cedette e corse
al telefono. Alz la cornetta e disse, Pronto, e le rispose
una voce profonda, dal timbro nero e caldo. Non la riconobbe.
Chi parla?, chiese Aloma.
Sono Bell Johnson, disse la voce. Non ricevendo alcun
tipo di reazione, prosegu, Sono il pastore di Falls Creek.
 venuta da me l'altra settimana a chiedermi lavoro.
Oh, fece lei e poi di nuovo, pi vivace, Oh.
Be', disse, quando si dice il tempismo. La signora che
suonava il pianoforte per noi  mancata la scorsa settimana.
Oh no, rispose Aloma. E terribile.
Eh s, gi, aveva ottantaquattro anni, che Dio la benedica.
Suonava per noi da molto tempo, da pi di quanto
riuscissimo a ricordare, mi sa. Suonava gi per mio padre,
o almeno da quando ero piccolo io, il che vuol dire un bel
po' di tempo. Perci.
Capisco, disse Aloma.
E perci adesso stiamo cercando qualcuno. Lei aveva
insegnato a suonare a delle ragazze di qui, ma sono molto
giovani e poi a noi piacerebbe qualcuno che possa restare
per un po'. Leah non aveva mai voluto essere pagata, ma
questo non significa che... Voglio dire che siamo disposti
a pagare. Lei non aveva mai voluto dei soldi, ma possiamo
pagare qualcosa,  giusto che sia cos. Non molto, s'intende,
ma qualcosa da offrire lo abbiamo. Nessuno muore di
fame sotto questo tetto.
Oh, questo non mi preoccupa granch. In realt io voglio
soltanto suonare, disse, ma poi si gir verso l'estremit
pi a sud della fattoria che si intravedeva fuori dalla
finestra, la terra di Orren, e disse, Comunque un piccolo
contributo non mi dispiacerebbe.
D'accordo. Allora che ne dice di venire a suonarci qualcosa,
a me e a chi si trova in chiesa? Qualche brano, giusto
per vedere.
Una specie di audizione, disse.
S, una specie di audizione.
Certo, rispose Aloma, posso venire anche oggi.
Oh, benissimo. Molto gentile da parte sua.
Nessun problema. Sorrise alla stanza, la luce della finestra
si diresse sul suo viso.
Grazie, Bill, disse.
Mi chiamo Bell.
Bell. Johnson. Grazie, signor Johnson.
D'accordo. Venga pure, allora, parliamo un momento
e poi ci fa sentire qualcosa.
Arrivo subito, disse Aloma.
Benissimo.
Era un uomo di proporzioni robuste. Non se lo ricordava
cos. O forse non se n'era fatta un'idea nello spazio
buio e angusto della cucina della chiesa, dove l'aveva incontrato
il primo giorno. Quando parcheggi nel piccolo
spiazzo ghiaioso, lui stava aspettando seduto sui gradini
d'ingresso, con i gomiti sulle ginocchia e le chiavi chiuse
nel cavo della mano, a raccogliere il sole. Soltanto quando
si alz, Aloma vide che era pi alto di lei di almeno
trenta centimetri. Si appoggi su un fianco, nella tipica,
forzata inclinazione di chi  alto.
Ha fatto presto, disse. Attravers lo sterrato che li separava
ma non fece alcun segno di volerle stringere la mano,
mise semplicemente le chiavi in tasca e vi infil anche
le mani. Aloma colse il suo sorriso - fugace ma cordiale -
e la formalit con cui chin il capo a mo' di saluto, mostrando
i riccioli scuri e sotto, la cute, candida come un
terreno innevato nascosto tra il folto della boscaglia.
Salve, mi chiamo Aloma, disse. Piacere di rivederla.
L'uomo pieg appena la bocca, abbandon per un istante
il suo riserbo, e sembr quasi non sapere dove guardare.
Allora lanci un'occhiata oltre la spalla, esegu una strana
rotazione completa dello sguardo e disse, Stavo cercando
qualcuno che potesse sentirla, ma i ragazzi che erano qui
fino a poco fa dovevano andare su a Rocky e hanno dato
un passaggio a mia madre. Doveva fare delle spese lass,
cos  andata con loro. Siamo solo noi due, mi sa. Non sono
un esperto, per ho orecchio e so riconoscere quando
un salmo viene suonato bene.
D'accordo. Aloma annu e strinse la borsetta al petto,
ancora ferma con la schiena allo sportello del lato guidatore.
Il furgone  suo?, chiese lui.
S, rispose Aloma. Abbass lo sguardo sul veicolo e vide
quanto era sporco, inzaccherato della terra e del fango
della fattoria. Non le era mai passato per la mente di lavarlo;
sper che non deponesse a sfavore della sua adeguatezza
all'incarico.
Ne avevo uno cos anch'io, disse, e poi sorrise, non a
lei, ma al furgone. L'avevo comprato da uno dei miei cugini
di Glenly e avevo speso quasi tutto quello che avevo
per aggiustarlo, ma poi la prima settimana che lo misi in
strada, lo distrussi.
Incroci le braccia sul petto, e quando fra loro ci fu
quella barriera, gli si abbassarono un po' le spalle. Sa, quella
curva a gomito subito dopo la fattoria dei Tarson, quella
che fa cos - e sfil una mano per farle fare una curva improvvisa
davanti a s, incrociando con lo sguardo gli occhi
di Aloma - dove c' il canneto su un lato e la casa sull'altro,
be', proprio l feci testa a coda e andai a finire contro
un albero. Ridussi il furgone un rottame. Sospir. Pap
disse che era meglio cos, perch si era trattato di pura e
semplice vanit. E aveva ragione, rise. Aveva proprio ragione.
Sospir di nuovo e la guard, stringendo le labbra.
Aloma non disse nulla, si limit a osservarlo e sorridere.
Quell'uomo aveva occhi molto scuri che non si fermavano
a lungo su nulla. Le disse, Abita da queste parti?
Aloma annu, ma in luogo di una spiegazione diede un
colpo di tosse.
Annu anche lui, sembrava stesse per aggiungere altro,
ma poi cambi idea e disse, Vuole entrare a suonare qualcosa?
Passarono dalla porta d'ingresso principale. La chiesa
era bianca fuori, bianca dentro, senza vetrate istoriate, e
dunque il sole alto del pomeriggio infieriva dalle finestre,
incolore. I banchi erano in vecchio legno di quercia biondo
scuro, la verniciatura che si squamava alla luce, molti
con sottili cuscini rossi sulla seduta, ma non tutti. Sul davanti,
il leggio era un po' spostato rispetto al centro, su
una pedana rialzata di tre gradini, e alla base c'era un normalissimo
pianoforte verticale sulla destra dei fedeli, sistemato
di traverso in modo che il pianista potesse vedere
sia il pastore sia la chiesa. Aloma segu Bell attraverso
la navata centrale, camminando su una guida rossa logora
e annerita fino al carbone lungo la parte di mezzo. Quasi
le avesse letto nel pensiero, Bell disse, Vogliamo cambiarlo presto questo tappeto, ma sa come vanno le cose. S, rispose
lei, come se lo sapesse davvero. Allungandosi sul primo
banco, lui pesc un libro di salmi con le pagine ispessite
da anni d'uso, e lo apr sfogliandone qualcuna. Aloma
and al pianoforte e si sedette. Il tasto che schiacci le rispose
come avrebbe dovuto, il suono manteneva la stessa
altezza, n incerto n calante, fino ad assottigliarsi e svanire
del tutto. Ne inspir il piacere e sent il profumo di
quel pianoforte cos ben tenuto, la sua fragranza di legno
e cera.
Bell pos il libretto sul leggio intarsiato davanti a lei.
Che ne dice di suonarmi questo, disse. Sempre che non le
dispiaccia.
Aloma non suonava da oltre un mese, ma non ebbe
alcuna esitazione, era solo impaziente. Diede un'occhiata
a ci che era stampato sulla pagina e disse, Santo cielo,questo posso suonarlo anche con le mani dietro la
schiena, e chiuse lo spartito. Ma poi alz lo sguardo verso
di lui, rendendosi conto di quanto quel commento suonasse
sicuro, persino sfacciato, bench vero. Quindi suon
Rozza croce nel modo pi semplice e lineare possibile,
con il consueto, ecclesiastico rallentando finale e inserendo
qualche sospensione dissonante in pi. Cerc di non
sembrare troppo soddisfatta mentre suonava l'ultimo accordo.
Be', caspita, disse lui. Suona con grande naturalezza.
Aloma gli sorrise. Ha bisogno di qualcuno solo per la
domenica, o anche per il mercoled?
Be', anche per il mercoled, immagino, disse lui. A volte
suonano alcuni ragazzi della zona, il mercoled, niente
violino naturalmente, non arriviamo a tanto - e rise - ma
potremmo usare lei. Sempre se  libera, s'intende.
Posso liberarmi.
Allora bene, benissimo. Non ha gi impegni altrove?,
le chiese, alzando gli occhi verso la finestra che illuminava
Aloma da dietro, imbiondendo i contorni dei suoi capelli
castani.
No no, rispose.
D'accordo, disse lui. Be', perfetto. Per un istante vag
con lo sguardo all'interno della chiesa, scrutando oltre la
soglia del portone rimasto aperto, da cui la calura di luglio
si insinuava nel fresco dell'interno. Aloma vide le piccole
gocce di sudore che gli imperlavano la fronte, e quando si
pos le grandi mani sui fianchi, vide anche gli aloni di sudore
sulla camicia.
Mentre guardava verso i banchi vuoti, sembr che il
pastore temesse di essere stato troppo frettoloso. Non 
che ha imparato a memoria solo quel pezzo e non ne conosce
altri, vero?, le chiese con un sorriso incerto.
Aloma rise, lasci che il libro dei salmi si aprisse a caso
e suon un verso di Adeste fideles. Rise anche lui mentre
ascoltava, e anche se tenne sempre le braccia conserte
sul petto per tutto il tempo che parlarono e risero, Aloma
si sent soddisfatta, e quando lui le offr quindici dollari a
settimana, fu ancora pi contenta. E pens, Orren sar felice,
e l'idea le piacque.
Quando si alz per andarsene, il viso di Aloma si era
colorito di piacere, facendola apparire pi bella di quanto
non fosse. Bell sciolse le braccia quel tanto che bast a
stringerle finalmente la mano nella sua, smisuratamente
grande.
Be', sono contento di poterle offrire un lavoro, disse.
E io sono contenta di poter suonare di nuovo il pianoforte.
 passato del tempo.
Ah s, e come mai?
Oh, fece lei e agit la mano in aria, con un gesto vago.
 solo passato molto tempo. Sono un po' arrugginita.
Pu suonare qui tutte le volte che vuole, le disse.
Direi che  la notizia migliore che abbia ricevuto da un
po', disse Aloma.
Ah, bene.
Bene, disse lei, ridendo ancora.
Quando torn a casa, Orren stava risalendo dal granaio
tenendo qualcosa penzoloni nella mano destra.
Indovina, grid Aloma dal retro.
Cosa?, rispose gridando anche lui.
Ho trovato lavoro come pianista in chiesa.
Ti pagano?, grid ancora.
Quindici dollari a settimana, disse con voce pi smorzata,
ora che lui si stava avvicinando. Orren non disse nulla,
continu a camminare, il che sminu appena il piacere
che Aloma aveva pregustato nel dargli la notizia. Arrivato
in cima al pendio, Aloma vide che aveva con s una gallina
morta, la testa staccata ma il corpo ancora intero e coperto
di piume. Scese cauta per andargli incontro sul prato.
Cos'ha quella gallina?, gli disse.
E morta, rispose lui. Aloma gli diede un'occhiataccia.
Ha smesso di fare le uova, disse. Non  un pollo da carne,
ma possiamo sempre mangiarla. Cucinala, le disse allungandole
l'animale. Negli occhi di Orren c'era sfida, e
per quel motivo e anche perch non aveva dimenticato la
notte precedente, n l'aveva dimenticata lei - soprattutto
la parte in cui si era fatta uscire di bocca parole che avrebbe
voluto rimangiarsi -, Aloma tese la mano e afferr la
gallina per le zampe bitorzolute, appoggiandosela su un
fianco e macchiandosi i jeans con gli umori che ne uscivano.
Non sapeva cosa farne, i polli del negozio erano una cosa,
ma stringere in mano quella bestia morta era tutt'altro.
Quindici dollari, eh, disse Orren.
Esatto, rispose lei con un ampio sorriso. Poi si gir e
ritorn in casa, facendo dondolare la gallina come se non
le importasse.
La domenica mattina si svegli e trov Orren ancora a
letto accanto a lei. Cerc con gli occhi l'orologio e vide che
le restavano due ore, prima dell'inizio della funzione. Rimase
distesa ancora qualche minuto, consapevole del sole
e del suo calore crescente, e di quanto fosse inconsueto
avere Orren accanto che dormiva beato. Ma quando fece
per alzarsi, lui la colse di sorpresa rigirandosi e schiacciandola
sotto il suo corpo. Rimase con la testa affondata nel
collo di Aloma, come se fosse ancora addormentato e solo per caso si trovasse sopra di lei. Aloma cerc di allontanarlo
spingendogli il petto, ma lui non si mosse.
Hai intenzione di fare qualcosa o vuoi solo tenermi intrappolata
qui sotto?, disse.
Quando ebbero finito, lui torn dalla sua parte e continu
a riposare. Lei lo guard, disteso con una mano sul
torace, abbandonato, le ciglia distese.
Non credo che dovresti venire in chiesa con me, disse
Aloma.
Lui apr un occhio e la guard di traverso. Ti sembra
che mi stia preparando per uscire?
Be', era tanto per dire. Sarebbe meglio se non venissi.
Perch?, chiese lui cupo, aprendo ora tutti e due gli
occhi.
Non pensare male, disse Aloma.  solo che non sanno
che vivo con un uomo, ed  meglio che non lo sappiano.
Il pastore non lo sapeva quando mi ha assunta per suonare,
quindi sarebbe meglio se...
Ho capito, disse.
Non sono arrabbiata, continu Aloma. Non  questo.
 solo che non c' bisogno che lo sappiano.
Be', tanto non sono uno che va in chiesa.
Me ne sono accorta, disse lei in tono di disapprovazione.
Faccio volentieri a meno di prediche, disse, chiudendo
gli occhi e alzando una mano per coprirli.
Okay, disse Aloma alzando gli occhi al cielo e mettendosi
a sedere sul letto, con un braccio sul seno mentre si
guardava intorno. Aveva i capelli schiacciati sulla nuca.
Mi annodi sempre i capelli, disse. Non lo sopporto. Orren
non rispose, ma un minuto dopo, mentre lei stava frugando
nell'armadio in cerca di un vestito, disse, Il canto passi,
ma che qualcuno mi dica cosa fare, proprio non mi va
gi. Cazzo. Ci sono andato finch mia madre mi costringeva,
ma poi basta. No, grazie.
Danno solo dei consigli, disse Aloma, ora con un vestito
in mano.
Orren port la mano sotto le lenzuola e la guard. E la
cosa pi stupida che ti ho mai sentito dire.
Lei lo ignor. Era domenica. Si agganci il reggiseno e
infil il vestito, girandosi verso di lui mentre lo abbottonava
sul seno.
Rimani a letto?, gli chiese.
No, rispose. Mi metto a lavorare. Che ci vadano quegli
altri stronzi, in chiesa. Io ho da fare, cazzo.
Durante il tragitto, Aloma si sent stringere lo stomaco
dal nervosismo che precedeva ogni esibizione, un sentimento
che non provava da molto tempo. Aveva la fronte
increspata e quando non doveva cambiare marcia, tormentava
con la mano destra la leva del cambio. Quando
poi parcheggi nello spiazzo davanti alla chiesa, dovette
restare immobile per un po' e raccogliersi, respirare a fondo.
Aveva stabilito di essere sul posto trenta minuti prima
dell'inizio della funzione, eppure il piccolo sagrato pullulava
gi di persone e vide che Bell era davanti all'ingresso
a parlare con due uomini. Cerc di non sentirsi troppo
giovane e sbarazzina mentre si avvicinava e, a voce tanto
bassa da sembrarle a malapena riconoscibile, disse, Buongiorno.
Buongiorno, signorina Aloma, disse Bell e i due uomini
si girarono contemporaneamente a guardarla, al che
lei arross e sollev una mano per schermarsi gli occhi dal
loro sguardo e dai raggi del sole mattutino, interrotti e
assottigliati, ma non indeboliti, dal tetto ondulato della
chiesa.
Ho pensato di venire prima per esercitarmi, ma forse
non sono poi tanto in anticipo.
Non credo che abbia bisogno di esercitarsi.  brava,
sapete, disse Bell,  la signorina Aloma, la nuova pianista.
Aloma li salut con un gesto, ma senza stringere loro la
mano, che peraltro non avevano teso. Quelli annuirono
con un sorriso e la guardarono di traverso senza dire nulla
finch Bell non intervenne, Oh, credo che debba sapere
cosa canteremo oggi.
Le fece strada sui gradini fino in chiesa, dove alcune
donne e qualche anziano erano gi seduti, con accanto le
loro Bibbie.
Normalmente dovrei lasciar fare a lei, disse, ma questa
volta mi sono portato avanti e ho scelto io i canti della settimana.
In futuro le far sapere in anticipo cosa ho intenzione
di dire nel sermone e poi potr pensarci lei. Leah faceva
sempre cos e funzionava bene.
D'accordo, disse Aloma, seguendolo come un'ombra
lungo la navata centrale, come aveva fatto la volta prima.
Qualcuno si gir a guardare il loro passaggio. Aloma si sedette
sull'orlo del panchetto, davanti al pianoforte, e si sistem
la gonna in modo da farla ricadere per bene dalla
superficie della seduta fino alla moquette consumata. Mentre
seguiva con gli occhi scuri il movimento delle sue mani,
Bell disse, Canto duecentoquaranta, duecentoquarantuno
e quattordici. Le dico io quando attaccare. E poi le
sorrise, ma non a lungo, e gir cos all'improvviso sui tacchi
che ad Aloma sembr un gesto quasi scortese, che la
fece trasalire. Lo osserv mentre si allontanava. Bell si
ferm a dispensare un gesto affettuoso sul ginocchio di sua
madre, che sedeva impettita nella prima fila di banchi con
la Bibbia in grembo, poi prosegu fino in fondo alla navata
e usc di nuovo per accogliere l'assemblea.
Aloma rimase seduta perfettamente immobile, turbata
dall'improvvisa sensazione di solitudine che provava e dal
silenzio ora quasi opprimente della piccola chiesa. Si sentiva
osservata. Distolse lo sguardo per non vedere gli astanti
e fece scorrere silenziosamente le mani sulla sequenza
di accordi dei canti in programma, con un leggero fremito
nelle dita.
Cinque minuti prima dell'ora di inizio, Bell entr in
chiesa, and da lei al pianoforte, ed era tanta la sua altezza
che Aloma dovette reclinare il collo all'indietro per vederlo
bene. Disse, Perch non suona un po', per invitarli
a entrare.
Oh, disse lei, certo, scuotendosi dal torpore e pronta a
suonare, le mani che tremavano sui tasti. Ma mentre forzava
le battute iniziali, le dita ritrovarono la loro antica
natura, e la memoria dei suoi muscoli ritrascin la mente
nel canto. Rallent il respiro e si scopr di nuovo, come da
sempre, un'incredibile capacit di autocontrollo almeno
davanti alla tastiera, se non altrove. Dopo qualche battuta
per accogliere l'assemblea, attacc subito il salmo iniziale
e tutti intorno a lei si alzarono. Poi arriv la sua palpitante
risposta al suono del loro canto sguaiato, toni e
timbri assortiti che stridevano ruvidi l'uno contro l'altro,
il crepitio di voci imperfette. Ma non era la perfezione a
stimolarla, bens proprio quella ruvidit che altri trovavano
sgradevole. Cercava la gioia nella deformit. Ma presto
quel sonoro vociare fin e con esso anche il rumoroso
anonimato che la proteggeva, e Bell la present all'assemblea
incuriosita come la signorina Earle. Si alz appena dal
panchetto con un sorriso teso e il viso accaldato, per poi
subito risedersi, senza guardare n a destra n a sinistra,
ma dritto verso Bell, e con una intensit tale da memorizzarlo
all'istante.
Poi Bell inizi il sermone. Siamo tutti uomini soli, disse
chinando il capo con i suoi riccioli neri, in una posa simile
a quella di un uccello sofferente con il becco infilato
nel petto. Rimase cos per qualche istante, respirando, prima
di sollevare di nuovo la testa. Una volta ho sentito un
uomo dire che l'essere umano  la creatura pi sola che si
possa trovare al mondo, che non esiste altro esemplare in
tutto il regno animale che abbia tanta tristezza nel cuore
quanto noi uomini, e temo di dovergli dare ragione. 
qualcosa di cui siamo tutti vittima, ognuno di noi, questo
ritrovarci in mezzo agli uomini eppure sentirci soli. Anche
Ges era solo nel deserto, con nessun altro che il diavolo
tentatore a fargli compagnia. Bell si interruppe, respir,
e si tocc la fronte, senza distogliere lo sguardo dall'assemblea
ma scrutando davanti a s mentre prendeva
tempo. Aloma colse l'ombra fugace di un pensiero attraversargli
i lineamenti.
Sono stato solo anch'io - una volta lasciata la culla, nessuno
pu dirsi immune -, ma grazie al modo in cui sono
stato cresciuto, ho sempre sentito la presenza di Dio e cos,
anche nei momenti pi bui, ho saputo chiedere aiuto.
Ho invocato il Suo nome dalla disperazione pi terrena,
fratelli e sorelle, l'ho invocato dalle profondit e dall'egoismo
del mio stesso cuore, e poi a Te mi sono donato,  questa
la verit. E la grazia mi ha schiacciato, mi ha spezzato
le ossa, mi ha annientato, fratelli e sorelle, e ho provato
dolore. La grazia non arriva sempre come qualcosa di buono.
Mi ha lacerato il cuore. La grazia arriva, ma non aspettatevi
che sia sempre un piacere. Alz lo sguardo sui fedeli.Io ho ceduto, mi sono sottomesso, anche se non volevo,
perch nessuno vuole, nessuno vuole essere schiavo.
Tutto il mondo vuole convincervi della stessa cosa: Vivi
in grande, prenditi tutto lo spazio che un corpo riesce a
occupare, nutri quel corpo, ama il corpo prima di ogni altra
cosa. Ebbene, io ho rinunciato al corpo attraverso la grazia,
ho rinunciato ai miei desideri mortali anche se la tentazione
 costante, Signore, la tentazione di ricadere nel
peccato  costante. Lo sapete anche voi. E loro risposero
amen, perch lo sapevano. Ora stava sudando, fumava come
una stufa accesa, anche se in lui non c'era furore, solo
forza di volont.
Ma la cosa curiosa  che quando ho ceduto, quando mi
sono sottomesso - che poi era la cosa che meno volevo fare
- ho scoperto di non essere affatto solo come lo ero prima,
anche se agli occhi del mondo sono solo come sempre.
E invece no, non lo ero, perch il mio cuore si era rovesciato
come una camicia indossata al contrario, fratelli e
sorelle, ecco cosa  successo quando Dio mi ha cambiato,
ha fatto in modo che la parte pi nascosta del mio cuore
venisse completamente allo scoperto, girata verso il mondo
e non verso me stesso.  stata questa la cosa bella che
Dio ha fatto, quando mi ha reso ci che non volevo. Ma
il merito non  mio,  di Dio. Non ho detto io, Vieni; 
stato Dio a dire, Sto arrivando. Io l'ho solo lasciato entrare.
Per ho dovuto cedere, ho dovuto sottomettermi a
qualcosa che non volevo, alla volont di un altro. E questo
annullare se stessi  esattamente il contrario di ci che
succede nel mondo. Il mondo vuole che si occupi sempre
pi spazio, fratelli e sorelle. Ma Dio ci chiede di essere meno
invadenti, per permettere agli altri di essere qualcosa
di pi.
Prosegu, E sapete,  bastato chiudere la bocca,  bastato
zittire la mia voce, per sentirlo. Per sentire cosa Dio
voleva che facessi, cio predicare, cio dare. E ho sentito
una leggerezza nello spirito, nel corpo, e ho capito che i
nostri sogni si portano dietro tante preoccupazioni. cos
 scritto. I miei sogni gravavano sulla mia stessa schiena.
Ed ecco cosa fa Dio quando parla, lui... Ascoltate, Dio
non arriva con il fragore di un treno carico di carbone che
esce ululando da una nuvola di polvere, Dio non tuona come
un temporale, Dio non fa il rumore di Dio. Si interruppe,
guard i fedeli, si asciug il sudore che ormai dalla
fronte gli scendeva sui lati del viso, accenn una smorfia,
e sorrise. Poi disse, Il mormorio di un vento leggero.
Alz la mano, due dita appena scostate. Scroll le spalle.
Non me lo sono inventato io,  tutto scritto, disse, scuotendo
lievemente la Bibbia che teneva in mano. Elia sale
sul monte e nella grotta sente il mormorio di un vento leggero.
E quella era la voce di Dio. Non  solo... E rise tra
s e s, poi riprese il controllo, guard le persone che aveva
davanti con aria di accusa e uno sguardo feroce, come
d'amore. Cosa pensate che dica quella voce? Aspett un
istante. Sottomettiti, disse, e allora una donna esile si alz
al centro della chiesa, la carne consumata quasi fino all'osso
da una mano avida, e si aggrapp con le mani nodose al
banco davanti a lei, prostrandosi. I capelli le ricaddero sul
viso come un sipario grigio. Ondeggi appena, l'uomo accanto
a lei si allung, le sfior la schiena, si port le mani
nel grembo avvizzito. Sottomettetevi gli uni agli altri, prosegu
Bell, e guardando la donna la chiam per nome, Ellen,
e lei alz le mani sopra la testa, e altri fedeli scattarono
in piedi, le mani in aria o sul petto. E Aloma scopr di
non riuscire a distogliere lo sguardo, n da quella loro dichiarazione
di nuda emotivit n da Bell, che scese verso
di loro, arrivando quasi fino alla prima fila di banchi, e con
il crescendo della sua voce nera e suadente chiam altri fedeli
a fare lo stesso, chiam quei fratelli e quelle sorelle
per nome, e sollev la Bibbia sempre pi in alto davanti a
s mentre li chiamava. E l'ondulata cadenza della sua voce
li guidava nelle loro preghiere, preghiere che sgorgavano
anche mentre lui continuava a predicare, tanto che le
loro voci si univano alla sua in uno slancio di esplicita urgenza,
fino a quando non si capi pi chi stesse predicando
e chi stesse ascoltando, ma in quel momento quasi met
dell'assemblea era pervasa da un'energia che Aloma non
conosceva, e bench la spaventasse - tutto quell'abbandonarsi,
tutto quel farneticare - prov una gioia inquieta.
Poich non riusciva a farne a meno, Aloma cant per
tutta la settimana. Torn a casa dalla chiesa, quella prima
domenica, con un motivo in gola e lo port con s tutto il
giorno, perfino a letto, anche se non se ne accorse fino a
quando Orren le disse che per via di quel suo ronzio da calabrone,
non riusciva a prendere sonno. Ma Aloma aveva
di nuovo posato le mani su un pianoforte e ne era felice,
e se Orren non la capiva, lei non poteva farci niente. E comunque,
cosa si degnava di sapere ormai di lei, lui e la sua
indole tutta terrena, lui e il numero sempre maggiore di
ore che trascorreva lontano? Aloma si crogiol nell'idea
che sarebbe stata bene senza la sua ruvida presenza. Se
non per il fatto che lo teneva sveglio la notte, Orren non
si era accorto di come era cambiata. Aloma aveva sempre
pi la sensazione che la trapassasse con lo sguardo, le sembrava
di essere una luminescenza, uno spettro. E persino
a letto, a volte, sentiva che quando lui la chiamava per nome,
si trattava solo di una strana e impropria evocazione.
Quando si induriva dentro di lei e inarcava il corpo come
se un'onda febbrile gli si infrangesse contro e a lui non restasse
che assecondarla o resisterle - entrambe le cose, o
almeno cos sembrava - con ogni fibra del suo essere, Aloma
non credeva sempre che fosse davvero a lei che si rivolgeva
quando pronunciava il suo nome. Eppure continuava
a stargli vicino, come se potesse salvarlo da quella
febbre tenendolo stretto, anche se ora c'era una parte di
s che non concedeva.
Quando si incamminava verso il trattore, nel pomeriggio,
per portargli il pranzo e risparmiargli il disturbo di entrare
in casa, cantava durante tutto il tragitto e misurava
il respiro a tempo con i suoi passi. Orren prendeva il cibo
e ringraziava senza mai commentare su quella nuova abitudine
del canto, si limitava a mangiare in fretta e a proseguire
la sua giornata di lavoro, che consisteva nel fertilizzare
e innaffiare, accarezzare le piante con una costernazione
crescente man mano che scrutava il cielo e ascoltava le previsioni
del tempo alla radio che teneva nel trattore. Ora si
muoveva con una irascibilit che il suo corpo aveva sempre
promesso. Semmai diceva qualcosa, era, Sar meglio
che piova, per Dio, oppure, come aveva fatto una volta,
si limitava ad alzare la faccia al cielo e rivolgergli uno sguardo
d'odio e di dubbio insieme.
Orren, aveva detto lei allora, in tono di disapprovazione.
E si era guardata intorno come se ci fosse davvero qualcuno
a testimoniare il suo spregio, ma erano solo loro due
e il trattore azzurro e le piante a malapena sbocciate, e pi
in l il crinale gibboso delle montagne con la sua vegetazione
tardiva. Orren le rivolse un'espressione spenta, ma
lei riusc a sostenere il suo sguardo inavvicinabile mentre
lo scrutava. Il berretto calato sugli occhi, profondi ovali
sporchi su cosce e ginocchia, e tra le dita l'onnipresente
stelo bianco di una sigaretta. Nessuna di queste cose delineava
in lui un cambiamento, ma Aloma si chiese quando
lo avesse visto sorridere l'ultima volta. Non riusciva a ricordarlo,
ci rinunci. Non c'era pi motivo di ricordare;
rivoleva solo Orren indietro, ma non era pi sicura che la
pioggia potesse bastare a restituirglielo.
Il mercoled, dopo la misera pioviggine caduta la notte
prima, trovarono al loro risveglio un campo imbiancato.
Aloma scese le scale per prima e per poco non fece cadere
la tazza di caff per lo stupore che la colse quando, ancora
in camicia da notte, si gir e vide il campo verde ricoperto
da pugni di fiori ramificati in modo irregolare, bianchi
come la stoffa che le ondeggi su fianchi e gambe al suo
voltarsi. Orren, grid, ma lui rimase muto, ancora al piano
di sopra, allora infil i piedi nudi nei suoi stivali da lavoro,
sent la sporcizia e l'impronta profonda dei piedi larghi
di Orren, tanto che per un istante le sembr di essersi
calata in lui, poi scese quasi di corsa per il pendio nell'aria
fresca del primo mattino. Il sole non si era ancora fatto
strada sul crinale e nell'aria la luce era bianca, rarefatta
e incompleta, eppure il mattino imminente accendeva
un'unica linea sottile sulla cresta nera, che vide gonfiarsi
e riempirsi come una vescica del sangue del mattino. Il
pendio ovest del crinale era nero, nero mentre la sua controparte
orientale raccoglieva la luce crescente. Il crinale
in ombra si innalzava sul campo mentre Aloma scendeva
di corsa superando il salice, con i suoi rami piegati e ignari
nell'aria ferma, fino al margine del campo, dove si arrest
per riprendere fiato. Nella notte, i fiori erano esplosi
di bianco dai loro boccioli, scegliendo il buio per vestirsi
improvvisi del colore del mattino. Formavano una massa
bianca che sormontava le piante ferite e avvizzite. Il cielo acquisiva struttura e profondit mentre lei stava li ferma
a respirare e osservare stupita, poi si accese quando
Aloma si avvi nel primo filare, allungando la mano aperta
per scoprire una fioritura ramificata che si allargava
sparsa e fresca sulle foglie sgraziate, irsute e appiccicose
del tabacco. La terra che aveva sotto i piedi, compressa
dagli stivali di Orren, respirava granelli immaginari di polvere
sottile. Quel poco di pioggia della sera prima era gi
scomparsa, eterea come rugiada, e il terreno era secco di
nuovo. Allora Aloma si gir, e con la mano ancora sollevata
verso quelle bianche lingue di petali alti fino al petto,
rivolse lo sguardo alla casa, la cui sagoma si stagliava
sullo sbiadito crepuscolo del cielo serale. Orren era fermo
sulla porta, aveva in mano la tazza di caff che lei aveva
abbandonato. Aloma ritrasse la mano dal fiore sbocciato
e la riavvicin al fianco. Si attard a contemplare la figura
di Orren e lo sforzo che sarebbe stato necessario per risalire
la collina, ma poi si arrese, lasci il campo bianco e
si incammin verso di lui. L'arancio del primo raggio di
sole infiammava il cornicione della casa quando lei vi pass
sotto. Di l a poco, avrebbe bruciato il bianco della sua
camicia da notte.
 un bel casino, quella fioritura, disse Orren quando
gli si fu avvicinata abbastanza per poterlo sentire. Ecco il
lavoro che mi aspetta oggi.
Come?
Devo spuntare tutto quanto. Rimediare il prima possibile.
Oh, fece lei, in tono infantile, mentre gli era accanto e
si voltava a guardare insieme a lui quel campo brillante.
Storsero entrambi la bocca all'ingi, fino all'estremit dei
loro visi.
Non puoi lasciarlo cos com', almeno per un po'?,
disse.
No, se non vuoi morire di fame.
Niente mezzi termini, eh, Orren. E sospir.
Lui la guard sorpreso per un istante, poi si schiar la
voce e disse piano, Mi hanno insegnato a dire le cose come
stanno. Mia madre non voleva delle mezze calzette per
figli.
Aloma non ribatt, si gir solo a fissare di nuovo con
sguardo torvo il campo, e lui segu la stessa traiettoria con i
suoi occhi.  bello, dovette ammettere.
Bianco come il Natale.
Speriamo di arrivarci, a Natale, quello vero.
Non ho mai avuto nessuno con cui festeggiarlo, disse
d'un tratto Aloma.
Se  per questo non ho nessuno neanche io, disse, e
mentre il peso involontario di quelle parole si depositava
su di lei, Aloma lo guard con aria eloquente, e lui non
pot fare altro che comprendere l'errore commesso e affrettarsi
ad aggiungere, No, non volevo dire quello. Ma
Aloma l'aveva gi superato per entrare in casa e non vide
che si era girato in fretta e aveva seguito con gli occhi i
suoi movimenti nervosi. Continu a dargli le spalle, ripieg
il mento sul collo, mentre rompeva le uova in una ciotola,
rifiutandosi di rivolgere lo sguardo ai campi o a lui. Non
voleva vederlo sullo sfondo di quell'esplosione bianca. In
pochi, brevissimi minuti, l'odore di bacon fritto lo attir
lentamente da dove era rimasto di vedetta, sui gradini. Le
si avvicin per versarsi del caff nero nella tazza, ma non
cerc di dire altro, si mosse con pi delicatezza di quanto
la sua mole gli consentisse. Si lasci ignorare. Poi prese un
piatto colmo di cibo e si diresse fuori senza una parola.
Rimase nei campi per tutto il giorno e dalla porta della
cucina Aloma osserv i filari di tabacco che uno dopo
l'altro venivano privati del loro candore. Cerc di convincersi
a restare in casa a lavorare, ma era inquieta, annoiata,
ripetutamente attratta contro il suo volere alla postazione
sul retro, da dove controllava la tosatura. E il suo
umore precipitava man mano che i fiori cadevano sulla polvere.
Si tormentava le unghie, sudava sulla soglia, e Orren
passava di pianta in pianta sotto il sole.
Quando squill il telefono, a met pomeriggio, non sapeva
da quanto tempo fosse li a scrutare il campo lontano,
in attesa di qualcosa che la costringesse ad allontanarsi.
Riconobbe subito la voce di Bell dal suo timbro profondo,
il tono scuro e amabile.
Non abbiamo bisogno di lei questa sera, disse, e Aloma
prov una delusione acuta, si avvolse il filo del telefono
intorno a un dito e disse, Ma potrei venire lo stesso?
Allora lui rise, dicendo, Ma s, certo. Non potrei mai ostacolare
una donna che vuole venire in chiesa. E cos scese
oltre il salice, sul lembo arato del campo, dove grid a Orren
la sua bugia, gli disse che avevano bisogno di lei per
suonare in chiesa, e poi lo lasci dov'era, semigirato ad
ascoltarla con un coltello in mano e sudato nella calura
sempre pi intensa.
In chiesa, si premur di sedere nell'ultima fila da dove,
questa volta, poteva vagare con gli occhi, libera dallo
sguardo degli altri, libera dal pianoforte. In quella calda
serata, Bell portava jeans e camicia a maniche corte e Aloma
not l'alone di sudore nel tessuto azzurro, cos leggero
da sembrare quasi bianco. Svettava su tutti, in chiesa,
e attirava lo sguardo altrui proprio in virt della sua altezza.
Aloma si domand se ne fosse infastidito o contento.
Sorrideva con facilit a tutti e poich era mercoled, parlava
disinvolto come se fosse a casa propria. A guidare il
canto c'erano tre uomini, ognuno con un pesante giaccone
rosso scuro e consumato come un velo di cipolla laddove
un tempo c'erano stati i fili della trama, e tutti conoscevano
i canti, e anche Aloma, non perch li avesse eseguiti
a scuola - l non erano ammessi - ma perch le erano
stati inculcati in un'epoca molto precedente alla scuola,
bench ormai da tempo sepolti come un giacimento in una
cava. Cant dapprima piano, quasi avesse paura di far
notare la propria presenza in chiesa, dove sentiva di non
appartenere, ma poi cant a voce alta e al termine delle
due ore quella sensazione era tornata di nuovo, la stessa
che aveva provato la domenica mattina, un'emozione che
non aveva nulla a che fare con Dio o non Dio, ma solo con
il suono che si sollevava al suo respiro. L'avrebbe provata
anche se avesse cantato in un campo, oppure in cucina o
a letto, e la sentiva allo stesso modo in una chiesa.
Quando se ne and, continu a mormorare quei vecchi
canti modaleggianti fino a quando imbocc il vialetto sterrato,
molto dopo il calare della sera. La casa e i campi erano
bui, ma mentre era ferma in silenzio sui gradini del retro
a scrutare quel nero senza fondo, Aloma intu dalla distesa
ininterrotta delle ombre che i fiori bianchi erano stati
tutti recisi, dal primo all'ultimo.
La domenica seguente Bell Johnson predic del risvegliarsi
alla meraviglia della creazione. Aloma suon canti
scelti da lei, a eccezione di Vieni anima mia,  ora di destarsi,
perch lui l'aveva chiesto espressamente in quanto piaceva
molto a tutti ed esprimeva meglio di ogni sua parola
il senso del risveglio e del prestare la giusta attenzione.
Aloma non sapeva cosa volesse dire quando parlava di giusta
attenzione, ma quando cantarono, la domenica mattina,
sent che quel canto era davvero l'espressione di ci
che la loro debole forza era capace di offrire, e cap che
persino gli sforzi degli uomini pi potenti, i pi robusti e
giovani, persino la loro forza era debole rispetto alla totalit
della terra; era impossibile negarlo, o almeno cos pensava
Aloma mentre le sue mani innalzavano il canto dal
pianoforte e i suoi occhi passavano di continuo dalla pagina
a Bell, e al coro dei fedeli. E ancora una volta osserv
Bell mentre prendeva posto al leggio, aggrappandosi per
un breve istante al legno pallido prima di staccarsene di
nuovo e quasi confondersi con loro, tra i banchi. Not ancora
il modo in cui si fermava a pensare durante il sermone,
si interrompeva per guardare fuori dalla finestra come
se alla luce stessa affidasse la rivelazione. Poi, quando riprese
a parlare, da uomo nuovo, cominci a muoversi avanti
e indietro sulla pedana secondo la guida che sentiva, fermandosi
di tanto in tanto per una parola, e la gente lo assecondava,
sventolandosi o cambiando posizione per sgranchirsi
la schiena, ma tutti pazienti, tutti in attesa.
Al termine della funzione, quando la maggioranza dei
fedeli era gi uscita ad assieparsi nel parcheggio, Aloma lasci
lentamente la chiesa. Si strinse il libro dei canti al petto
e mentre superava Bell, fermo sui gradini dell'ingresso,
lo salut con la mano. Bench stesse parlando con sua madre
e un'altra donna pi anziana, i suoi occhi incrociarono
quelli di Aloma e con lo sguardo la trattenne. E quando
si conged dalle due donne, disse, Ha proprio un bel
modo di suonare, proprio bello. Lo pensano tutti.
Grazie, rispose Aloma e avrebbe voluto dire di pi,
qualcosa di semplice e generoso, invece fu colpita dal sentimento
che provava ogni volta che era vicino a lui, ovvero
la sensazione di non riuscire a parlare con la voce di
sempre. Non aveva solo paura che potesse scoprire della
sua convivenza con Orren senza essere sposati. C'era qualcosa
di pi, la sensazione che la sua lingua fosse debole e
inutile davanti a lui. Si sentiva quasi intimidita. E per questo
motivo, sapeva che lui le attribuiva una natura pi dolce
di quella che aveva in realt, e pi condiscendente, ma
per quanto quell'opinione non rispondesse al vero - la sua
vita rozza e aspra non le aveva mai concesso il lusso della
mitezza - si scopr incapace di correggerla. O restia a provarci.
Signorina Aloma, disse Bell, abbiamo degli incontri di
preghiera, la domenica pomeriggio, a cui magari le andrebbe
di partecipare. Saremmo contenti se venisse.
Aloma ci pens un istante mentre il viso di Bell era chino
e attento verso il suo, tanto da poterne vedere il colorito
che affiorava sulle guance e persino i minuscoli pori
della pelle, e pens a come Orren avrebbe cinicamente alzato
gli occhi al cielo, e fu quello, pi di qualsiasi altro reale
desiderio, che le fece dire, Non mi dispiacerebbe, e allora
Bell sorrise e disse, Bene. Ma quando fu di nuovo a
casa si guard bene dal farne parola, disse semplicemente
che avevano bisogno di lei in chiesa nel tardo pomeriggio.
Orren si limit ad annuire, indifferente, e in silenzio Aloma
se ne risent. Una parte di lei voleva che a lui importasse,
voleva che dicesse, Ma non ti vedo mai, cosa che
forse un tempo avrebbe detto, o almeno cos immaginava.
Tranne che non poteva saperlo per certo, non c'era stato
alcun c'era una volta nella grande casa, il c'era una volta
si fermava a prima di quella, quando vivevano separati e si
univano in un modo che assomigliava pi alla collisione
che alla convivenza. Tutto il resto erano supposizioni. Ma
Aloma incass l'indifferenza di Orren senza commentare
e torn in chiesa nel tardo pomeriggio.
Trov un gruppetto di sei persone, tutte relativamente
giovani, ma comunque pi grandi di lei, sedute su delle
sedie pieghevoli nello spazio tra la pedana rialzata e i
primi banchi. Quando risal timida la navata, Bell si alz
dalla sedia e disse, Mi fa piacere vederla, signorina Aloma,
e tutti si girarono a guardarla, tre uomini, due donne
e Bell, e mentre si avvicinava Aloma sent il lieve imbarazzo
dei loro occhi indagatori. Uno degli uomini si alz
per aprire una sedia appoggiata al banco e gliela offr. Aloma
la prese, ma la sistem appena fuori dal cerchio perfetto
delle altre sedie. Allora Bell riprese a parlare come stava
facendo prima del suo arrivo e Aloma si rese improvvisamente
conto di non aver portato una Bibbia - non che
l'avesse - e si allung a prenderne una, cercando di non
farsi notare, dal primo banco. Bell la segu con gli occhi,
ma senza smettere di parlare e Aloma apr il libro a caso,
posandoselo a faccia in su sulle ginocchia.
 l'attesa che ci divora, lo penso anch'io, disse, riprendendo
da dove aveva lasciato. Ma credo che siamo chiamati
a fare proprio questo, conservarci come qualcosa di
prezioso e attendere. Non significa che le preghiere vengano
ascoltate. Non possiamo conoscere le vie del Signore.
Dobbiamo lasciar fare alla fede, disse. Lasciar fare alla
fede e alla buona coscienza, e non come quelli che hanno
ripudiato la fede e hanno fatto naufragio. Cos  scritto.
Aloma non aveva idea di cosa stesse dicendo e guardando
gli altri che aveva intorno li vide annuire, e annu anche
lei in una specie di inconsapevole solidariet. Una delle
donne se ne accorse e sorrise, e poi chin appena la testa,
fissandosi le scarpe da tennis bianche. I lunghi capelli
della donna, sottili sulle punte, ricadevano oltre la seduta
in metallo della sedia. Bell sorrise ad Aloma e disse, Stiamo
parlando del matrimonio.
Oh, e come mai?, disse, e forse perch se ne accorse
spontaneamente o forse perch vide gli sguardi incerti sui
visi degli altri, si sent mancare e cap di essere in un gruppo
di persone non sposate.
L'attesa del matrimonio, il nostro comportamento mentre
scegliamo di maturare in solitudine, disse Bell.  di
questo che stiamo parlando.
Ah-ha, fece Aloma, S, disse annuendo, dopodich non
pot fare a meno di girarsi a guardare la porta d'ingresso
lontana, alle sue spalle. D'un tratto, come un cane relegato
in casa, desider trovarsi dall'altra parte. Poi si costrinse
a girarsi di nuovo, rivolse uno sguardo imbarazzato ai
suoi compagni, e si prepar a sopportare. Parlarono solo
le due donne, gli uomini rimasero perlopi seduti in silenzio.
Aloma rest immobile sulla sedia e sent il sole sulla
schiena mentre spostava da una pagina all'altra il logoro
segnalibro della Bibbia. Non disse nulla, ma li osserv ritrovare
la voce man mano che si abituavano alla sua presenza.
Espressero il desiderio di trovare un compagno che
fosse stato scelto per loro, da Dio oppure dal caso, anche
se credevano che sarebbe stato Dio. Questo la fece pensare
a Orren, gi alla fattoria, e si chiese cosa stesse facendo
mentre lei era seduta l in quel cerchio di estranei - i
loro schietti desideri che la colmavano di un disagio
profondo, quasi di stizza - e dove fosse in quel momento.
Non lo sapeva, rientrava nella sua sfera privata. Era la sua
terra, anche se le aveva detto, Adesso  nostra, quel primo
giorno in cui era arrivata con il furgone e aveva visto
la casa scorticata e i campi per la prima volta. Ripens al
giorno che l'aveva chiamata, dopo il funerale, e le aveva
detto, Vieni da me, e lei aveva risposto, S, s senza alcuna
esitazione. Ora si rendeva conto che avrebbe dovuto
aspettare, sarebbe stato saggio riflettere, ma ogni esitazione
sarebbe stata una bugia. Lei non poteva aspettare, e
non l'aveva fatto. Era andata da lui. E ora, con il sole sulla
schiena e la Bibbia sulle ginocchia, non sapeva dove si
trovasse Orren, sapeva a malapena dov'era lei. Ricordava
come era stato, i primi tempi che lo conosceva, quando la
portava via per le strade tortuose e finivano sempre per
tornare alla scuola del distaccamento rurale, e prima che
finisse la notte Aloma si ritrovava con la maglietta alzata
fino al collo e sembrava che lui cercasse di entrarle dentro
senza neanche disturbarsi a togliere i jeans. Ricordava la
sensazione di quella felicit furiosa. Avvicin le due met
della Bibbia e lasci che le si riaprisse sulle ginocchia in un
punto scelto dal caso. Lesse il verso che aveva davanti agli
occhi: E meglio andare in una casa in lutto, che andare in
una casa in festa; poich l  la fine di ogni uomo, e chi vive
dovrebbe porvi mente. Rimase infastidita da quel verso,
si agit sulla sedia, e chiuse di colpo il libro. Non era
come uno dei suoi spartiti, non riusciva mai a trovare ci
di cui aveva bisogno.
A un'ora se ne aggiunse un'altra, poi ancora, e Aloma
osserv il profondo sbadiglio del sole che lambiva il loro
piccolo cerchio. Allora vide che anche gli altri si spostavano
e si stiracchiavano e quando Bell chiuse la sua Bibbia,
appoggiandosi all'indietro sulla sedia con le mani sul ventre,
Aloma scatt in piedi, mimando con la bocca, Devo
andare, e poi lasci la chiesa. Una volta fuori dalla porta
si accorse di avere ancora in mano la Bibbia, ma piuttosto
che tornare dentro, decise di infilarla sotto il sedile, sul
fondo del furgone. Poi se ne and.
Non c'era traccia del furgone di Orren quando Aloma
torn alla fattoria. Si diresse sul lato sinistro della casa,
dove i campi si aprivano pi sotto, e rimase a guardare
schermandosi gli occhi con una mano. Non c'era un filo di
vento. Si pul il viso con il lembo della camicia, scrut verso
il fondovalle come se fosse un mare, che non ha un centro,
e gli occhi non sanno dove posarsi. Le piante di tabacco
mostravano gi nuovi segni di crescita dopo la cimatura,
la loro distesa di foglie si allargava nonostante la mancanza
di pioggia, e ora non assomigliavano pi a vecchi festoni
sbiaditi. I nuovi germogli verdi erano pronti per essere
spollonati.
Ma Orren non si vedeva da nessuna parte, tra quelle
piante. Mentre si incamminava, decise di portare dentro
lei stessa le mucche, guidarle via dal laghetto e radunarle
in modo che poi non toccasse farlo a Orren al suo ritorno.
Ora che il gallo era stato ammazzato e Orren le aveva garantito
che avrebbero potuto fare a meno di un altro, almeno
finch le uova della chioccia continuavano a schiudersi,
Aloma non aveva pi paura di avventurarsi vicino
al granaio e al pascolo. Pass davanti alle galline tutte accovacciate
nell'ombra, silenziose e immobili, stordite dal
caldo. Si fece strada nel campo, alzando bene i piedi per
evitare le cacche di mucca e assecondare il naturale movimento
di salita e discesa del terreno. Ma quando tagli
verso il laghetto, vide invece che le mucche la fissavano
placide dall'ombra scura e racchiusa della collina, e allora
cambi direzione, risal il pendio verso di loro. Una volta
arrivata, prosegu oltre, pass dai caldi raggi del sole alla
penombra degli alberi, oltre le mucche, che voltarono verso
di lei le teste solenni. And ancora avanti, entrando nel
fresco folto degli alberi. Una mucca si gir lentamente e
la segu. Le altre rimasero sul perimetro e la guardarono
scomparire con i loro occhi grandi e spassionati. Aloma si
stup di scoprire che, una volta superate le querce bianche
che costeggiavano il margine esterno della collina, pi
avanti c'erano dei pini. L gli aghi erano cos fitti e ammucchiati
sul tappeto della foresta che una persona avrebbe
potuto stendercisi sopra e dormire. Il nonno di Orren
non aveva montato la recinzione al margine del bosco, bens
un po' pi indietro e cos si insinuava - girando qua e l
intorno agli alberi - per una decina di metri nella pineta.
Le mucche erano libere di sparpagliarsi nel bosco, cosa che
facevano durante la calura del giorno, riemergendo solo
verso sera per mangiare e abbeverarsi di nuovo. Aloma
and verso il recinto e lo tocc con le mani. La ruggine che
lo ricopriva le stri il palmo di un arancione intenso. Tast
con il pollice un nodo del filo spinato e poi, cauta, si
tir su, ricadde due volte prima di riuscire a superare il recinto,
afferrando un palo spezzato per tenersi in equilibrio
e con la gonna raccolta sotto il braccio per evitare che si
impigliasse. Riusc a superarlo senza farsi male. Lisci la
gonna e guard dietro, verso la mucca che l'aveva seguita.
La bestia si ferm a pochi centimetri dal recinto e rimase
a fissarla con i suoi occhi neri e materni. Per un istante
Aloma non and oltre, rimase a guardare quella profondit
che le appariva incredibilmente buia, come una stanza
senza finestre. Poi si gir per spostarsi qualche metro pi
avanti, dove la pineta lasciava di nuovo il posto a querce
bianche e frassini scortecciati, le radici che formavano una
trama sul terreno sotto i suoi piedi. Rimase immobile nella
luce smorzata e filtrata dagli alberi. Gocce di sudore le
si raffreddarono sopra il labbro e si allung per toccare un
albero l accanto, appoggiandosi con un senso di sollievo.
Chiuse gli occhi e nel vuoto dei suoi pensieri si insinu
Bell. Batt le palpebre per scacciarlo via, si stacc dall'albero
con pi forza del necessario, e ricominci a camminare,
quasi dimenticandosi delle mucche, chiedendosi se
il bosco l'avrebbe fatta sbucare sulla strada di cresta oppure
inoltrare sempre pi a fondo. Sent che avrebbe preferito
restare nel bosco, magari per molto tempo prima di
arrivare ad avvertire il minimo desiderio di rientrare, e
quando si gir a sinistra trov uno spazio ancora pi fresco,
pi scuro, e vide un'incisione su un tronco. Le lettere
E + C scolpite nel ventre dell'albero, sotto la corteccia.
Per un istante rimase a fissarle per semplice curiosit, ma
poi con un sussulto cap che dovevano rappresentare le iniziali
di Emma e Cassius, il Cassius che era stato il padre
di Cash e Orren, e si port un dito alle labbra, come a voler
zittire gli alberi tutto intorno e si chin a guardare. Dove
era stato intagliato per far posto a quelle lettere, il legno
si era scurito e ora sembrava spento, a contrasto con
la corteccia, come la polpa essiccata di un frutto giallo. Fece
scorrere un dito su quelle lettere corrose, aggrottando
la fronte in un sentimento austero, e d'un tratto prov il
desiderio che nessuno di loro fosse mai nato o cresciuto
tanto da impugnare una lama per lasciare inutili, caduchi
contrassegni su degli esseri viventi.
Si rialz, sorpresa di s. In lontananza sent sbattere
uno sportello e il suono riecheggi a ondate contro la parete
del crinale. Si stacc all'istante dall'albero e si guard
intorno, come in cerca di qualcuno, poi prese la via del ritorno,
senza curarsi dei rovi che si impigliavano all'orlo
della gonna. La mucca era rimasta immobile dove l'aveva
lasciata. Quando super di nuovo il recinto e disse, Via,
riconobbe nella sua voce l'eco della piatta intonazione di
Orren, allora si allung per accarezzare la mucca sull'ampia
spirale pelosa tra gli occhi, ma alla mucca non piacque
e slanci la testa di lato, poi si incammin davanti ad Aloma,
diretta fuori dal bosco in pieno sole. Aloma si scherm
gli occhi con la mano e segu quella massa dondolante scendendo
lentamente il fianco della collina fino al pascolo
aperto. Le altre mucche si misero al passo dietro ad Aloma,
e quando inciamp una volta in una tana di serpente,
la mucca pi vecchia per poco non and a sbatterle contro.
La bestia incinta veniva per ultima, la sua mole frenata
passo dopo passo dal peso gravidico. Attraversarono
il campo d'erba smangiata, si diressero verso il granaio
rosso, poi entrarono nel recinto, con Aloma che ne teneva
aperto il cancello perch passassero una a una. Mentre
aspettava si reggeva la gonna del vestito sollevata sopra le
ginocchia. Quando, ormai sola, gir l'angolo della rimessa,
trov il furgone di Orren parcheggiato lungo la fiancata
pi lontana dell'edificio. Con mani guantate, prendeva
le balle di fieno dal fondo del furgone e le lanciava con un
movimento ampio e deciso verso il granaio, impilandole in
mucchi quasi ordinati da issare all'interno con la carrucola.
Quando la vide disse, Dammi una mano qui, ma poi si
accorse che indossava un vestito, emise un verso di circostanza
e le fece un gesto con la mano, come per dirle di restare
dov'era, cos Aloma rimase ferma accanto al furgone,
prima appoggiandosi, poi non pi, perch era troppo
caldo, e lo osserv lavorare. Si muoveva svelto, quasi che
una pausa potesse spezzare il ritmo che aveva preso, lancio
dopo lancio. Era molto tardi, il sole era schermato dalla
casa. Aloma guard Orren. I muscoli sotto la pelle erano
cos scolpiti che Aloma non riusciva a distogliere lo
sguardo, non tanto perch fossero belli a vedersi, e lo erano,
quanto per l'evidenza con cui le dimostravano che lui
non era lei, mai avrebbe potuto essere come lei. Aloma
prov un desiderio improvviso di allungarsi e toccare quella
pelle che tratteneva il resto del corpo, ma Orren stava
lavorando, sudava, e cos si content di restare a guardare.
Per pensava, Potrei muovermi come lui? La mia schiena
saprebbe curvarsi e distendersi in quel modo? Le fibre
dei muscoli come acqua che scorre sugli scogli ma non troppo
in fretta, scogli levigati, non appuntiti. Aloma guard
il marrone rossiccio della sua pelle scura e poi guard se
stessa, la sua carnagione pallida. Era davvero incredibile,
pens, come tutto contribuisse alla loro differenza, come
se la somma di quella differenza potesse fare una persona
intera.
Quando Orren ebbe finito, salirono entrambi nell'abitacolo
del furgone e lui guid fuori dal campo, apr il cancello
e poi se lo richiuse dietro, cosa che avrebbe anche
fatto lei, solo che lui non glielo aveva chiesto perch indossava
un vestito, e risal il pendio fino al lato sud della
casa, dove ingran la prima e poi spense il motore.
Vuoi qualcosa da bere?, gli chiese Aloma, e lui annu,
col viso che sembrava bagnato da una pioggia di sudore.
In cucina, Aloma prepar una limonata da una miscela in
polvere, la mescol finch il deposito giallo acceso non si
sciolse e disperse nell'acqua. La vers in un bicchiere alto,
e tenendolo in mano usc fuori di nuovo e lo trov seduto
sulla sponda abbassata del furgone, gli stivali che non
toccavano terra, i triangoli delle punte rivolti all'ingi.
Borbottava qualcosa tra i denti, una cantilena cos lieve
che Aloma quasi non la sent, quasi la scambi per il suono
del suo respiro.
Cosa stai cantando?, chiese. Gli si sedette accanto e
resse il bicchiere in mano per un istante, mentre il cerchio
umido e gelido le lasciava un'impronta di ghiaccio
sul palmo.
Niente, disse.
No, davvero, cos'?
Lui scosse il capo.
Dimmelo...
Distolse impercettibilmente lo sguardo e recit, senza
melodia, Quando precipitavo gi, gi, gi. La conosci, disse,
guardandola con la coda dell'occhio per vedere se aveva
ragione, il labbro contorto a mo' di scusa.
Cantala, disse Aloma.
Non so cantare.
No, cantala un po' di pi. E allora lui cant, a voce bassissima
e inesperta, E quando sar libero dalla morte, continuer
a cantare, e cantare, e quando sar libero dalla
morte, continuer a cantare. Le note arrochite lottavano
per uscirgli di gola, ma non riuscivano a risalire e il suono
pagano della sua voce era flebile come un soffio di vento
in una canna.
S, disse Aloma, e gli mosse il dito davanti al viso come
se con quel gesto potesse tirargli fuori le parole di bocca.
E quando sar libero dalla morte, canter e sar lieto e...
Non poteva vedere che Aloma gli stava sorridendo, perch
aveva di nuovo rivolto la faccia alla luce calante del
sole alla sua destra, verso ovest.
... e per l'eternit, io canter.
Canter, fece eco Aloma, la voce chiara. E per l'eternit...
Ma Orren continu a mormorare il resto sottovoce.
S, ripet Aloma. Il suono si smorz, le parole si svuotarono
del loro timbro, incapaci di formare una melodia,
e non le rimase altro da fare che studiare quel lato del
suo viso. I riccioli mossi infiammati dal sole e anche il
profilo granitico della mascella, un accenno di pelle pi
chiara appena sotto, e i rilievi del collo. Quando lui deglut,
osserv lavorare i muscoli della gola. L'orlo del suo
profilo s'illumin allora come il contorno aureolato di
una nuvola, cos sottile e luminoso che dovette distogliere
lo sguardo, e a quel punto vide uno stormo di uccelli,
a prima vista delle rondini, ma troppo lontane per esserne
certa, che avevano spiccato il volo in un coro unanime
abbandonandosi all'aria. Sorvolavano insieme il campo
di tabacco in una formazione insolita e mutevole, prima
fuori, poi pi in alto, assottigliandosi per un istante fino
a sembrare una lama nel cielo, per poi scendere di nuovo
in picchiata, perse nell'ombra lontana delle montagne.
Aloma guard Orren di nuovo e alz una mano come per
dire, Guarda cosa ci  dato vedere, ma Orren era ancora
girato dall'altra parte, il fulgore del suo viso nascosto
alla vista. Aloma lasci la mano a mezz'aria per un istante
e quando torn a guardare gli uccelli, quelli non c'erano
pi. Sospir, sent accanto il peso immobile di Orren.
Si allung appena verso di lui, in modo che le spalle
si sfiorassero.
Canta di nuovo, gli disse piano.
Andiamo, dai, fu la sua unica risposta mentre giungeva
le mani secche e screpolate, una sull'altra sulle ginocchia,
le spalle curve. Rimase seduto accanto a lei a guardare
la terra l a ovest, mentre lei girava lo sguardo con
un sospiro ancora pi profondo e socchiudeva gli occhi
verso il buio che avanzava a est, come se cercasse qualcosa.
E con un'amarezza che non riconosceva, perch mai
prima aveva sentito quel potere corrosivo sul cuore, si disse,
No, oggi non gli dir dell'albero. E forse non glielo
dir mai.
Dopo aver suonato in chiesa per qualche settimana,
Aloma pens che non avrebbero avuto nulla in contrario
se si fosse esercitata al pianoforte anche nei giorni feriali.
Voleva lasciare la grande casa, i suoi interni ordinari e sgraziati
che aveva rimesso in ordine ma di cui non aveva pi
voglia di essere la padrona. Sogn una o due volte che la
casa crollasse mentre loro dormivano e che lei si svegliasse
di soprassalto, e invece era ancora in piedi, tutto intorno
a lei, ancora estranea e immutata. Non aveva perso il
desiderio di riesumare alcuni dei suoi brani migliori e proporli
in audizione per entrare in un corso di studi di pianoforte.
Proprio come aveva sempre avuto intenzione di
fare prima di seguire Orren. O almeno sentire di nuovo
quella vecchia musica, ricordare cosa provava nel sedersi
accanto alla signora Boyle che teneva d'occhio ogni suo
movimento con attenzione implacabile. L'aveva spronata
a rendersi visibile. E cos prese la sua decisione. Abbandon
la casa - le pulizie, l'organizzazione, i pomeriggi passati
sul retro a fissare con sguardo spento e asciutto i campi
dove Orren poteva esserci oppure no - e part con il furgone
per andare a esercitarsi. La prima volta che si diresse
alla chiesa era mezzogiorno. La porta principale era chiusa
a chiave, buia, e rimase per qualche minuto immobile
davanti al suo legno bianco e scorticato, come una bambina,
dando le spalle alla strada, chiedendosi se Bell Johnson
si sarebbe presentato. Dopo un po', non vedendo nessuno,
risal amareggiata sul furgone e torn a casa.
Gli telefon, quella sera, quando era sicura che sarebbe
stato a casa, e disse, Pensa che potrei venire a suonare
in chiesa, domani?
Be', rispose lui, durante il giorno teniamo chiuso a chiave,
a meno che non ci sia mia madre che fa le pulizie. Di
giorno perlopi mi occupo della fattoria, ma di solito sono
l tra le quattro e le sei e a quell'ora pu venire quando
vuole.
Il giorno seguente, Aloma parcheggi nello spiazzo alle
quattro in punto e Bell Johnson arriv nello stesso momento.
Aspett educatamente che lei scendesse dal furgone,
e quando si allung per prendere la scatola degli spartiti,
lui la allegger del peso. Aloma non rifiut l'aiuto, lo
segu, un po' impacciata nel vederlo indossare un paio di
jeans e una vecchia maglietta di qualche gruppo musicale,
che lo facevano sembrare un tantino pi giovane di quanto
non fosse.
Cosa c' qui dentro?, le chiese.
La mia musica, rispose Aloma.
Gli spartiti.
Gi, di quando suonavo tutto il giorno, a scuola.
Che scuola era?, disse, e pos la scatola accanto al pianoforte,
girandosi verso di lei con le mani sui fianchi.
Solo una scuola rurale pi a est, disse Aloma e si accovacci
di fianco alla scatola, il viso leggermente di lato per
sviare ulteriori domande. Tolse il coperchio e sent la massa
di lui che la sovrastava, guardandola.
Suonava tutta quella musica?, chiese, sbirciando oltre
la sua spalla. Mozart, mmh. D'accordo, disse. Bene. Indietreggi
di un passo dal pianoforte. Ho un piccolo ufficio vicino alla cucina. Se ha
bisogno di qualcosa, mi chiami pure.
Rimase immobile per un altro istante. Lei gli sorrise
- un solo secondo - e lui, capendo che la conversazione
non poteva proseguire oltre, ma senza sapere perch, se ne
and. Allora Aloma tir fuori il primo spartito dalla scatola
e lo apr sul leggio del piano, col cuore che le batteva
forte. Alz gli occhi verso la porta che Bell si era chiuso
alle spalle. Esit un istante, le mani sospese sopra la tastiera.
Poi inizi a suonare. E suon non con la scioltezza che
aveva avuto due mesi prima - l'ultima volta che aveva letto
uno spartito - ma con un'urgenza intensa e irrequieta
che non aveva mai provato. Mentre le dita ritrovavano i
movimenti di un tempo, dapprima impacciati ma svelti a
riacquistare fiducia, il suo corpo dondolava avanti e indietro
sul panchetto senza accorgersi, come un bambino in
cerca della posizione migliore. Suon senza mai fermarsi.
E cos prese a esercitarsi quattro volte a settimana, senza
contare il mercoled, e suonava la vecchia musica di un
tempo, Grieg e Schumann, i pezzi di Mozart che eseguiva
male eppure adorava, Beethoven e Liszt, e pens a
quanto le fosse mancata. Pens anche che Orren non conosceva
questa parte di lei, non l'aveva vista suonare il
pianoforte neppure una volta, e Aloma era convinta che
non sapesse di cosa era capace. Chi potesse essere.
Bell la incontrava ogni giorno alla porta d'ingresso. Impar
presto a vederla arrivare sempre in orario, e cos faceva
in modo di essere puntuale anche lui e la aspettava
seduto sulle scale finch lei non svoltava nel parcheggio,
allora si alzava e giocherellava con le chiavi in mano. Una
volta stabilito quello schema, Aloma lo segu con regolarit
e lui era sempre pronto ad attenderla. Ma dopo averla
fatta entrare in chiesa ed essersi mostrato cortese - era
sempre cortese, ma niente di pi - scompariva sul retro e
lei suonava fino alle sei, quando se ne andava senza rivederlo.
Lui restava nel suo ufficio e Aloma sapeva che la
sentiva, perch in quel piccolo tempio la sua musica rimbombava
e le pareti erano sottili come carta. Trascorsa una
settimana e mezzo in quel modo, Aloma si sentiva irrequieta.
cos, un giorno, senza pensare che potesse essere
inopportuno, senza pensare affatto, a dire il vero, and
nell'ufficio e fece capolino da dietro la porta, lo vide seduto
a una scrivania con la Bibbia bene aperta davanti a
s, una penna che ciondolava tra due dita robuste. Disse,
Allora  qui che lavora. Lo aveva colto di sorpresa e lui
alz gli occhi, interdetto. Poi si appoggi all'indietro sulla
sedia e giunse le mani, stringendo la penna a mezz'aria
sopra la pancia. Sorrise, lo sguardo rivolto al viso di Aloma
che si protendeva in avanti e splendeva dalla cornice
della porta a cui si aggrappava. Dalla piega delle labbra di
lei si schiudeva un senso di attesa.
 tutto qui, disse lui lentamente. Non  granch.
Be', io non ce l'ho, un ufficio. Mi sembra carino.
Lui la guard e soppes per un istante le parole che aveva
pronunciato, prima di commentare, Allora immagino
che non sia una segretaria, visto che non ha un ufficio.
No, ammise Aloma.
Che cosa fa, esattamente?
Be', principalmente questo, disse Aloma, stuzzicando
una venatura del legno.
Lui inclin la testa di lato, sempre sorridendo. I conti
non tornano, disse. Con cosa mangia?
Ho un po' di soldi da parte, disse Aloma, il che era vero.
Aveva risparmiato sessanta dollari, per l'esattezza,
l'ammontare di tutto quello che aveva guadagnato in un
mese.
Bell annu come se avesse capito. Aloma si gir di scatto
verso la cornice della porta, tamburell con le dita sul
legno in un ritmo confuso, sorrise come se stesse per ridere
e poi si interruppe. Guard di nuovo lui, poi altrove, e
disse, Credo che dovrei suonare ancora un po'.
Credo di s, rispose lui. E Aloma se ne and. Ma il giorno
seguente, dopo che aveva suonato per circa un'ora, lui
lasci l'ufficio per andare in chiesa, o almeno fino alla soglia,
dove rimase ad ascoltarla mentre suonava e lei sapeva
della sua presenza, ma fece finta di nulla. Il giorno dopo
ancora, la varc del tutto. Si ferm un istante accanto
al pianoforte, poi sal sulla pedana e si sedette dietro al
pianoforte, piuttosto in l, dove lei non poteva vederlo, se
non per il tratto di gamba dal ginocchio in gi. Quando
Aloma ebbe finito di suonare, mise le mani in grembo e si
sporse tutta per vederlo.
Questo s che si chiama suonare, le disse, scuotendo il
capo. Da quanto tempo suona cos?
Oh, otto o nove anni, rispose Aloma. Questo pezzo l'ho
imparato quando avevo quindici anni.
Che cos'?, le chiese.
 una marcia nuziale, ma non quella che si sente di solito,
quella che suonano sempre. Questo  un pezzo con
cui la gente non si sposa mai.
Ma non mi dica!, disse con una risata. E come facevo
a saperlo? Non sono mai stato sposato.
Me l'ero immaginata.
E ormai forse sono troppo vecchio, disse guardandola.
No, rispose lei.
Ho trentasei anni, disse. Sono vecchio. Sorrise, sempre
guardandola.
Non proprio vecchio, disse Aloma, ma quella smentita
sembr invece confermare a Bell qualcosa, e rivolse lo
sguardo ai banchi vuoti. Erano muti.
Non ha pi partecipato ai nostri incontri, disse all'improvviso.
Oh, quelli, fece lei con un gesto della mano.  che certi
incontri proprio non incontrano.
Bell rise di gusto, la testa buttata all'indietro, e Aloma
se ne compiacque e strimpell qualche nota sulla tastiera.
Quando lui smise di ridere, giunse le mani davanti a s,
con i gomiti sulle ginocchia bianche e consumate dei jeans.
No, disse, non mi sono mai sposato. A dire il vero, non
credo che alla gente qui piaccia granch. Ma mio padre
predicava in questa chiesa, ed  per questo che sono qui.
Credo che tollerino la cosa. Io faccio del mio meglio, per
loro.
Oh, non credo che la tollerino. Pensano semplicemente
che sia bravo in quello che fa.
La ringrazio, disse. Ma ho il sospetto che sarebbero pi
contenti se avessi una moglie.
Allora com' che non si  mai sposato?
Concentr lo sguardo sui banchi. Credo di non aver
mai trovato la ragazza ideale.
La ragazza ideale, eh, disse Aloma, sollevando di nuovo
le mani arcuate sui tasti per trovare altre note, ma continuando
a protendersi per vederlo. Perch deve essere
ideale? E perch anche lei si crede un uomo ideale?
L'aveva pensata come una battuta, ma lui non sorrise.
Abbass incerto lo sguardo e mosse la bocca come se avesse
masticato qualcosa di aspro, il muscolo che si gonfiava
e sgonfiava in un attimo. Prese colore. Aloma si raddrizz
svelta sul panchetto e cominci a suonare per mascherare
il suo stesso imbarazzo. Senza pensare a nulla, improvvis
qualcosa alla tastiera fino a fermarsi sulla tonalit di sol
maggiore e poi, senza davvero volerlo, cominci a suonare
il motivo che Orren aveva canticchiato il giorno che lei
aveva chiuso le mucche nel recinto. Non leggeva quelle note
da molto tempo; ma le dita trovarono la progressione
degli accordi e quando chiuse gli occhi, le battute le si srotolarono
davanti come una pergamena.
Quando l'ultimo accordo risuon nel silenzio della cappella,
Aloma apr gli occhi e azzard uno sguardo verso
Bell e il suo viso, ora abbassato, con i pollici che premevano
come puntelli nell'angolo interno degli occhi. Quando
alz la testa, rianimandosi, Aloma vide le guance umide.
Si fece piccola dietro lo schermo del pianoforte, rimase l
curva nel proprio disagio, incapace di riconciliarsi con la
sensibilit degli uomini di montagna, senza sapere se dire
qualcosa, non dire niente, oppure suonare. Aspett. Ma
visto che lui restava muto, n si muoveva di un centimetro,
e il silenzio era diventato troppo ingombrante per
quella stanza, Aloma disse, Mi dispiace. Anche se non sapeva
per cosa le dispiacesse.
No, no, disse lui, d'un tratto con tono molto formale, la
voce spessa come se parlasse con la bocca piena di ovatta.
Aloma sbirci di nuovo oltre il pianoforte. Ho fatto
qualcosa di male?, chiese, con le mani che accarezzavano
via la polvere dalla striscia oltre i tasti, dove lui non poteva
vederle.
Bell allung il collo, prima verso destra, poi a sinistra,
come se gli facesse male. E un inno che abbiamo cantato
al funerale di mio padre. La guard con un sorrisetto curioso.
Voleva proprio quello, disse. Era il suo preferito.
Doveva essere un pezzo che non ci pensavo. Lei mi ha preso
alla sprovvista. Non  strano, disse, pi a se stesso che
a lei. Strano che qualcuno possa andarsene e non esserci
pi per tanto tempo e poi succede... qualcosa, senti un
frammento di musica, e di nuovo si ha la sensazione che
quella persona non possa essere morta. Come se la sua morte
fosse solo un brutto scherzo della memoria o qualcosa
di simile. Eppure in questo posto non c' davvero pi. Esiste
la resurrezione, esiste un tempo in cui ci riuniremo.
Ecco cos' quella sensazione, secondo me, sapere in anticipo
come andranno le cose, non credere alla morte. La testa
ti dice che quella persona  morta, ma tu senti che non
pu esserlo, non del tutto, e quella sensazione diventa consapevolezza.
Ne sono convinto. Pass in rassegna con lo
sguardo la piccola cappella. Poi si schiar la voce e guard
Aloma, gli occhi spalancati. Ma certo lei  molto giovane.
Immagino che i suoi siano ancora vivi.
No, sono morti.
Rimase interdetto. Oh, mi perdoni. Non avrei dovuto
dire quelle cose.
Aloma scroll le spalle. Sono morti quando avevo tre
anni. Non ricordo niente. Ed era vero. Non ricordava un
bacio n un profumo, neanche una sensazione se non la silenziosa
consapevolezza della loro assenza. Da bambina
aveva provato a inventare dentro di s un sentimento di
perdita. Ma proprio come la morte, quel sentimento semplicemente
non esisteva. Non che gli zii avessero colmato
lo spazio lasciato vuoto dai suoi genitori; era solo che
quello spazio vuoto andava bene cos com'era, e non faceva
pi male che essere nati con quattro dita invece di cinque
in una mano. Era una mancanza che non reputava
troppo importante.
Mi dispiace davvero molto, signorina Aloma, disse Bell,
e le rivolse uno sguardo fermo e deciso con i suoi occhi sorpresi,
quasi neri, al che lei ribatt, Non mi preoccupa per
niente, ma in un modo cos spensierato da apparire quasi
crudele - se ne accorse non appena lo disse - anche se non
sapeva con certezza se quella crudelt fosse rivolta a Bell,
ai suoi genitori defunti, o forse solo a se stessa. Eppure
quelle sue parole l'avevano bloccata, come anche la seriet
del suo sguardo, e Aloma ebbe l'amara sensazione che lui
vedesse un dolore che in effetti non c'era. Si alz dai gradini,
un gesto secco e forse un po' troppo repentino, e rimase
immobile, tanto da sembrarle un soldatino. Anche
se molto alto.
Grazie per aver suonato quel canto, signorina Aloma,
disse con voce cauta, passandosi una mano sul davanti della
camicia. Grazie mille. Poi si gir e varc la soglia che riportava
nell'edificio, e lei rimase sola, seduta al pianoforte.
Osserv il sole del pomeriggio che si insinuava sul pavimento,
spostandosi lento come un velo davanti ai suoi
occhi. Allora raccolse gli spartiti tra le braccia, ma poi li
pos di nuovo accanto a s sul panchetto, senza riuscire
ancora a staccare gli occhi da quella luce obliqua, e pos
ciecamente le mani sui tasti, e suon. Ancora una volta,
prov l'impeto di piacere di cui per tanto tempo aveva sentito
la mancanza e le balen in mente un pensiero: che il
pastore potesse trovarsi dall'altro lato della porta, che potesse
essere in ascolto, e questo le diede un piacere diverso,
e nuovo.
Aloma si trattenne a Hansonville per fare un po' di spesa
e quando torn a casa, Orren era fermo sulla veranda.
Parcheggi e continu a guardarlo mentre scendeva dal
furgone con una busta di carta marrone, poi si ferm davanti
a lui, i piedi sull'esile striscia erbosa. Orren aveva il
viso cos scurito dal sole che quasi non le sembrava della
sua stessa razza.
Ciao, Orren, disse e non appena le usc di bocca, pens
a quanto fosse strano, a quanto potesse sembrare freddo
e distaccato chiamare un uomo per nome in quel modo.
Ma lui sembr non accorgersene.
 un casino, disse, senza guardarla. Si morse il labbro
e Aloma aspett che continuasse, senza sapere se l'avrebbe
fatto. Ma lui aggiunse,  un casino d'inferno riconoscere
una foglia pronta per essere raccolta da una foglia solo rovinata. Allora la guard apertamente, come se attendesse
qualcosa, ma visto che lei non diceva nulla, sollev
il lembo inferiore della camicia da intorno alla vita e ci si
asciug il viso, lasciandolo poi ricadere ormai striato di sudore
sulla pancia e disse, Tutta colpa della siccit. Le punte
sono gialle, per non sono pronte. E un inferno riconoscerle.
Ma non puoi tagliarle adesso e farle essiccare un po'
di pi?
Lui non rispose. Disse invece, Sei stata via un bel po'.
Aloma iss la borsa della spesa pi in alto sul fianco.
Solo due ore al giorno.
Appunto.
Se quello  un bel po', allora sei pazzo, disse e sal sulla
veranda con l'intenzione di passargli davanti, ma lui allung la mano
di lato e la tocc con un solo dito, l'indice,
con delicatezza, e questo bast a frenarla.
E cos' che fai, in queste due ore?
Suono il pianoforte, Orren. Grazie a Dio.
Tutto qui, disse lui.
Aloma socchiuse gli occhi. Accidenti a te, Orren, disse.
Perch mi rispondi cos?
Perch  cos che ti chiami, disse, e lo fulmin squadrandolo
da capo a piedi. Certe volte devo proprio sforzarmi
di ricordare chi accidenti sei. Parlando non distolse
lo sguardo, ma tenne gli occhi piantati nei suoi.
Cosa dovrebbe significare?
Significa che non ti vedo mai, anche se abitiamo insieme,
e che quando ti vedo, tu non hai niente da dire.
Ascolta, Aloma, disse Orren.
Oh, Dio non voglia che qualcuno debba dirti cosa fare,
sbott lei.
Non sei mia madre.
Batt le palpebre, socchiuse le labbra. No, rispose, e
poi a voce pi bassa, No che non lo sono. E a questo, lui
non aveva risposta. Si limit a guardare di traverso e nello stesso istante ritrasse la mano e incroci le braccia sul
petto, voltandosi affinch lei non lo guardasse in faccia.
Aloma spost il peso della busta da un fianco all'altro come
se fosse un bambino, poi guard nella sua stessa direzione,
verso gli ettari di terreno sul davanti che degradavano
fino agli alberi dove aveva visto scintillare per la prima
volta il suo furgone. Allora si gir di spalle e continu
verso casa, lasciando che la zanzariera le sbattesse alle
spalle.
Aloma si svegli nel cuore della notte e il suo primo
pensiero and alla frescura fuori stagione, il che era un sollievo.
Si stiracchi, ma poi si accorse di avere le lenzuola
scostate da spalle e petto, e che il letto era vuoto. Salt su
e scrut tutto intorno a s, nel buio della stanza. Orren
era alla finestra, la luce della luna risplendeva bianca sul
nero e azzurro della sua pelle in ombra. Per un istante si
limit a guardarlo, dopo le parole che si erano scambiati
sulla veranda non avevano detto altro che lo stretto necessario.
L per l pens di non aggiungere nulla per pura ripicca
e di fingere di dormire, ma poich lui non si muoveva
e sembrava che addirittura non respirasse - il torace era
immobile come fosse fatto di legno - Aloma parl.
Cosa stai guardando?
Non sembr sorpreso quando la voce di Aloma interruppe
il silenzio della stanza, non cambi posizione e rispose
senza fretta. Non lo so, disse.
Dovrai pur guardare qualcosa.
Le lanci un'occhiata da sopra la spalla e la luna gli illumin
il lato sinistro del viso, lasciando il destro in una
strana ombra profonda che d'un tratto le diede l'impressione
che avesse un occhio solo. Aloma distolse lo sguardo,
percorse con il dito le pieghe lasciate sul lenzuolo.
Dimmelo, disse, gli occhi abbassati.
A dire la verit non riesco a vedere niente, rispose lui,
girandosi di nuovo e scrutando oltre il vetro. La luna va e
viene.
Gi, disse lei, cercando il minimo accenno di scuse nel
tono della sua voce.
Allora lui disse, Ti ho mai detto che sono stato a Mammoth
Cave, una volta?
No. Aloma sollev lo sguardo sorpresa e si tir pi su
nel letto, appoggiandosi al suo vecchio cuscino di piume.
Era prima che morisse pap, disse. Prima che morisse...
Eravamo in vacanza, o una specie. Ci siamo andati
in macchina. Eravamo nella grotta e poi il tizio che guidava
il tour ha spento la torcia. A quel punto Orren si gir
del tutto, si volse interamente nella sua ombra, cos che
Aloma pot vederne solo la sagoma e sent che il suo intero
corpo la stava guardando come un viso attento.
E cosa  successo?, chiese.
Niente, rispose lui. Era buio e basta. Solo che era buio
come non te lo immagini, del tipo che se ti mettevi una
mano davanti alla faccia non riuscivi a vederla e io non sapevo
pi dov'erano tutti gli altri e non riconosci pi il sopra
dal sotto e non sai neanche se c', tanto era buio. Non
come fa buio qui - accenn con il capo fuori dalla finestra,
verso i prati al di l del vetro - dove riesci ancora a intravedere
qualcosa. In quel buio l spariva tutto quanto, disse.
Poi incroci le braccia sul petto e prosegu, E poi, quando
si  riaccesa la torcia, sono scoppiati tutti a ridere. Pure
i miei genitori. Si interruppe all'improvviso e scrut
oltre la finestra, come se i suoi occhi avessero scorto qualcosa.
Probabilmente tiravano un sospiro di sollievo, disse
Aloma.
Be', disse, a me non  piaciuto, non sono mai riuscito
a mandarlo gi. Era come quando la gente ride davanti a
un cane morto sul ciglio della strada. Una cosa che non fa
ridere per niente.
A quello Aloma non seppe cosa rispondere. Quando
Orren parl di nuovo, con voce pi lieve disse, Sar meglio
che piova.
Piover, Orren, disse lei, questa volta pronunciando il
suo nome in tono affettuoso. Se no dovr vedersela con me.
Lui sbuff e guard di nuovo dalla finestra. Be', sar
meglio, disse, perch questo posto sta andando in malora
pi in fretta di... E con fatica cerc le parole per completare
la frase, Aloma vide le labbra che continuavano ancora
a muoversi appena, ma invece la frase mor l.
Aloma si stiracchi di nuovo, scans via il resto delle
lenzuola aggrovigliate dal binario convergente delle sue
gambe nude. Orren, disse. Lui ci mise un po' a girarsi di
nuovo, ma poi si blocc l riluttante, il contorno illuminato
dalla luna mentre il lato davanti era di nuovo completamente
al buio e Aloma non riusciva a vedere l'espressione
che aveva in viso. Si pos le mani sul seno e sent il viso
inondarsi di una fluida luce azzurrina. Fu colta da una
strana sensazione mentre Orren aggirava lentamente il letto
fino al lato dove dormiva di solito e si sedeva, appoggiando
una mano bene aperta sulla testata. Questo letto
l'ha costruito mio nonno, disse. L'ha costruito nell'essiccatoio.
Aloma attese di sentire dell'altro, poi lo tir per il
gomito con una mano finch lui non si gir e le si distese
accanto. Vorrei che mi raccontassi pi cose, disse Aloma,
e si baciarono e poi nessuno dei due disse altro. Orren si
spost lentamente sopra di lei, si sistem tra le sue gambe,
e lei pronunci di nuovo il suo nome, ma per tutto il
tempo rimase a osservare nel buio quel viso stranito dall'ombra,
avvertendo un piccolo accenno di paura. Le sembrava
di non conoscere quel viso, quell'estraneo, di non
conoscerlo affatto, eppure non le importava, estraneo o no
che fosse, mentre lo stringeva dietro le cosce e lo tirava
dentro di s. Quel viso ansim una volta, senz'aria. Poi
Aloma assecond i suoi movimenti, se lo strinse addosso.
Eppure, nonostante si aggrappasse sempre pi forte alle
sue cosce, non concedendogli alcuna distanza dal suo petto,
ad Aloma sembr semplicemente di bussare alla porta
della sua carne, e anche quando lui cacci un grido e si abbandon
a lei, quella porta non si apr.
Aloma era irrequieta senza sapere il perch. Aveva vagato
per casa tutto il giorno, come una barca alla deriva,
spolverando qua e l con un panno, parlando tra s e s,
piazzandosi con sguardo vitreo davanti ai ritratti fino ad
abbandonare ogni pensiero, fino a dimenticare se stessa
per ricordare invece la veglia di Orren alla finestra. Poi,
suo malgrado, pur dando a lui la colpa di quella sua irrequietezza,
Aloma prov un desiderio subdolo e riluttante
proprio per le cose che voleva Orren, per la terra e per il
tabacco che elemosinava la poca acqua dal suolo. Scopr
che se puntava gli occhi in basso, sulla zolla sotto i suoi
piedi, dove non poteva vedere l'onda di terra oltre i campi,
riusciva a trattenere quella sensazione. Bastava solo che
non alzasse lo sguardo.
Quando Orren risal la collina, nel tardo pomeriggio,
pesce e verdure erano glassati e quasi freddi, e Aloma lo
aspettava in cucina. Arriv, tenendosi in piedi solo grazie
a quel che pareva nient'altro che un vacillante atto di volont,
si ferm due volte come se avesse dimenticato qualcosa
e si gir a guardare dietro di s - che cosa poi, Aloma
non lo sapeva. Quando si gir di nuovo e riprese a camminare,
sembrava esausto, come se la luce del giorno che
prosciugava il terreno facesse altrettanto con qualche suo
elemento vitale. Aloma gli apr la porta e lo segu nella sala
da pranzo, notando l'abbandono esanime delle sue mani
lungo i fianchi, la tensione di una spalla pi sollevata
dell'altra, quasi lei sola non volesse piegarsi alla sconfitta.
Quando si sedette sulla sua sedia e allung una mano verso
le sigarette, Aloma le allontan di scatto dal tavolo perch
non sopportava che fumasse in casa, e disse, Lavori
troppo.
Lavoro molto, ammise. Ma non c' bisogno di assumere
nessuno e poi non ci sono i soldi. Ci sono delle cose che
devo sistemare. Il pi  superare la stagione. Indic le scartoffie
all'estremit opposta del tavolo.
Stavo pensando, disse Aloma, che potrei fare qualcosa
di pi, qui alla fattoria. Anche una ragazza pu.
Lo so, disse Orren. Mamma faceva tutto. Eravamo solo dei ragazzi, quando pap  morto. Faceva tutto lei, mandava
avanti la baracca.
Ah, comment Aloma, vagamente delusa da quella risposta.
Abbass gli occhi sul piatto. Per esempio potresti
affidarmi il granaio. Potrei raccogliere le uova, dar da mangiare
alle galline.
Adesso che non c' pi il gallo.
Alz di nuovo gli occhi, ora socchiusi. Gi.
Orren ci riflett un istante grattandosi una basetta di
peli rossicci come se gli prudesse. Be', s, disse. Se ti va.
Potresti prendere le galline. Dargli da mangiare. Non ci
mettere troppa polvere d'ostrica, per. E poi voglio che
stai lontana da quella chioccia.
Aloma scroll appena le spalle.
Lui la blocc con lo sguardo. L'hai mai fatto?, le chiese.
Fatto cosa?
Occuparti delle galline.
Tu che ne dici?, disse lei, in tono fin troppo pungente.
Le si tinsero le guance di un rossore che non pass inosservato
agli occhi di Orren. Aloma incroci le braccia sul
seno e ritrasse un labbro sotto il filo dei denti. Non era
colpa sua se era cresciuta in una squallida casa mobile e
aveva trascorso gran parte dell'infanzia in una scuola rintanata
nel degrado di un fondovalle. Aveva imparato a suonare
il pianoforte. Lui non avrebbe mai potuto.
Non essere odiosa, le disse. Nessuno ha detto che non
lo sai fare. Stavo solo chiedendo.
Allora insegnamelo tu, disse, piegando la testa, ma lui
sembr non cogliere l'accenno di canzonatura nella voce.
Si incammin con lei verso il granaio e quando arrivarono,
i gatti neri e arancio che vivevano li intorno si sparpagliarono
in ogni direzione.
Come si chiamano quei gatti?, chiese Aloma.
Se hanno un nome, a me non l'hanno mai detto. Si interruppe
un istante, mentre li guardava scappare, poi le fece
strada nell'interno buio, dove l'aria odorava di fieno,
legno vecchio e cacca di gallina, ancora pi acre e pungente
per via del calore del giorno. I corti raggi di sole lasciavano
intuire le vecchie assi. La luce ricadeva obliqua, densa
e gialla, e tutto ci che toccava all'interno del granaio
- le stalle dei cavalli ormai vuote, il fieno curvo e spezzato
sparso ovunque, il retro delle loro stesse gambe - ne veniva
riscaldato. Fermo accanto a lei, Orren pass in rassegna
l'interno del granaio per un istante, prima di parlare.
Quella  la chioccia, devi lasciarla stare, disse. Indic
una gallina che aveva messo in una stia a parte, divisa dalle
altre che razzolavano grasse e goffe sulle loro zampe gialle
e ritorte, non chiuse n in stie n nelle gabbie di cova a
ridosso del muro. La chioccia, di un rosso bruno, se ne stava
ferma dietro la rete e sembrava addormentata o quasi
morta dalla noia. Se riusciamo a far nascere quei pulcini,
allora possiamo stare senza gallo ancora per un po', disse
Orren. Riserv ad Aloma uno sguardo che lei si rifiut di
cogliere, guardando altrove in giro per il granaio, ma senza
perdere una parola. Abbiamo un sacco di ovaiole. Quindi
per un po' possiamo farne a meno. Tu lasciala in pace,
le do io da mangiare, cos se  nervosa, di me almeno si ricorda.
Non voglio assolutamente perdere quei pulcini.
Okay, disse Aloma.
Ecco il mangime. Le indic il sacco impolverato di pula
nell'angolo di uno spazio inutilizzato. Usane tanto cos
e aggiungi questo po' di polvere d'ostrica, poi riempi il trogolo e spargine un po' cos, e vers il mangime sul pavimento
della fattoria vicino alle cove, lasciando che assorbisse
la luce del tramonto e brillasse come oro prima di cadere
a terra. Qualche gallina arriv a beccare. Due andarono a
sbattere l'una contro l'altra.
Dio quanto sono stupide queste galline, disse Aloma.
Eh s, conferm Orren annuendo, e quando si volt a
guardarla, Aloma vide di nuovo, con chiarezza, gli anni
che gli si erano accumulati intorno agli occhi, una vecchiaia
arrivata in fretta. Orren si pul le mani sui jeans, poi le pos
una mano sulla spalla e d'un tratto Aloma credette di
essere la sua bambina, non la sua futura moglie, o la sua
fidanzata, o qualsiasi cosa fosse in quel luogo, il granaio
del nonno.
Mamma non sapeva niente di niente quando  morto
pap. Ha imparato col tempo. Poi Orren si allontan e fece
per uscire dal granaio, ma si ferm, di spalle. Si aggrapp
al telaio dell'ampia porta con la mano sinistra, le
dita tastarono per un istante il legno come a leggerne le
venature.
Aloma lo guard mentre le galline le razzolavano intorno,
i loro corpi ciondolanti punteggiati di macchie bianche
come di candeggina, e si infil tra loro agitando entrambe
le mani per allontanarle, tanto che si aprirono come
un torrente impetuoso. Si allung verso la griglia che
chiudeva la porta di una stalla, la sent cedere appena sotto
il peso della sua mano e oscillare verso l'interno, facendola
quasi inciampare nell'aria carica.
Rimase con un piede dentro la stalla e uno fuori. Su una
parete pendeva un finimento mezzo marcio, il guanciale
strappato, il cuoio scorticato dal tempo. Ammucchiati sul
fieno, dentro la stalla, c'erano vecchi sottosella. Immagin
che trattenessero ancora il calore di un cavallo, come lenzuola
appena uscite da un'asciugatrice.
Scommetto che qualche volta ti mancano i cavalli, eh?,
disse Aloma alla schiena di Orren.
No, rispose lui. Solo un'altra bocca che non posso permettermi
di sfamare.
Se avessi avuto un cavallo, ne sentirei la mancanza.
Maledetto.
Come?, disse Aloma, lasciando andare il legno rosicchiato.
Come fa questo maledetto tempo a essere o troppo umido
o troppo asciutto, chiese senza farne una domanda, tendendo
fuori una mano come una benna vuota.
Non so, Orren, disse Aloma, uscendo dalla stalla per
dirigersi verso di lui. Ma vedrai che piover. Devi solo avere
fiducia.
Al che lui si gir a guardarla e mentre lo faceva il puntino
nero della pupilla si allarg di colpo, Aloma lo vide
crescere man mano che si allontanava dalla luce verso il
buio pece dov'era lei, fino a scoppiare nero nell'azzurro
sempre pi sottile degli occhi. E perch dovrei, Aloma?,
le chiese.
Gli si ferm davanti. Perch le cose si sistemano, disse
lentamente, studiando quelle sue larghe pupille nere.
Davvero?, disse.
Be', s, rispose lei.
Orren apr la bocca per dire qualcosa, poi la richiuse,
succhiandosi l'angolo del labbro.
Che c'?, chiese Aloma.
Lui scosse il capo come se stesse per voltarsi e andarsene,
invece allung una mano e le prese il viso. La tir a s.
Con il pollice sulla fossetta che Aloma aveva sul mento, le
gir il viso prima a sinistra, poi a destra, come se ne vedesse
l'architettura per la prima volta e la studiasse in previsione
di dovercisi riparare.
Che c'?, disse Aloma di nuovo, sul punto di allontanarsi.
Anche mia madre diceva stupidaggini del genere.
Non  una stupidaggine, disse Aloma, scansandosi risentita.
Ma lui la segu, si fece avanti, l'enorme nero delle
pupille a oscurarle la visuale mentre abbassava il capo e
la baciava sul punto del mento dove aveva tenuto il dito.
Sono peggio che stupidaggini, disse quando si raddrizz.
Allora Aloma si scans sul serio, andando a sbattere per
caso su una gallina che beccava troppo vicino ai suoi talloni.
Le lanci un'occhiataccia, ma non disse altro.
Lo so che hai buone intenzioni, disse Orren mentre si
allontanava anche lui, voltandosi a guardare i campi avvizziti.
Il pi delle volte, aggiunse da sopra la spalla, mentre
usciva dal granaio.
Sui gradini della chiesa, la domenica mattina, Bell salut
come sempre, ma quando arriv il momento di iniziare
la funzione, si incammin lungo la navata e sedette in
prima fila, davanti al leggio. Chin il capo, appoggiandolo su una mano, le dita aperte tra la tempia e l'attaccatura
dei capelli, impedendo cos ad Aloma di vedergli il viso.
Da uno dei banchi davanti, si alz un vecchio. Snocciol
una nenia di preghiere e suppliche semplice e familiare che
non strapp ai fedeli alcuna esclamazione di consenso. I
convenuti erano distratti a osservare Bell, o almeno la curva
della sua lunga schiena l dove sedeva davanti a loro, con
loro. Nel silenzio che segu la preghiera, il vecchio torn
lentamente al suo posto. A quel punto Bell sedette pi dritto,
poi come se si stirasse e si allungasse in tutta la sua altezza,
si alz. Sal i tre gradini senza la Bibbia in mano e
quando si sistem dietro il leggio, vi rimase giusto il tempo
di fare un respiro, poi se ne and e torn sul primo gradino
della pedana. Alz gli occhi che fino a quel momento
aveva tenuto abbassati.
Non voglio parlare di cose diverse da quelle che ci stanno
pi a cuore, quindi il mio tema sar la pioggia, deve esserlo,
disse e sembr che stesse parlando in una stanza molto
pi piccola di quella che ospitava tutti i fedeli, tanto era
bassa la sua voce. Ma non ho molto da dire in proposito,
solo preghiere. Quindi forse quello di oggi non  tanto un
sermone quanto un gruppo di preghiera, perch abbiamo
tanto bisogno della pioggia, fratelli e sorelle, abbiamo bisogno
della pioggia. Molti di noi hanno un raccolto da fare,
perch  cos che ci guadagniamo da vivere,  il nostro
pane quotidiano. Ma il raccolto non arriva, e ci domandiamo
perch, dove abbiamo sbagliato e cosa possiamo fare.
Bell si interruppe e sollev lo sguardo sull'assemblea, e
Aloma ebbe l'impressione che i suoi occhi raggiungessero
tutti, anche se era impossibile, perch lui era uno solo e
loro tanti. Non sorrise quando li guard, la bocca era una
linea ferma.
Non posso dirvi quale sia il significato di questa siccit.
Sospetto che non ci sia nessun significato. Se devo essere
sincero, disse, non riconosco la mano di Dio in tutto ci
che avviene. O meglio, s e no;  difficile decidere. Forse
la sua mano  su tutto, ma forse non in tutto, perch le Sacre
Scritture permettono questa doppia interpretazione, e
dunque non so, non so. Perch chi  come il saggio, che
conosce la spiegazione delle cose?  scritto,  scritto. Io
non so leggerne il significato. Forse vuole metterci alla prova,
ma io non sono sicuro di credere nelle prove. So che
alcuni di voi ci credono, io no; forse lo capiremo in futuro,
quando saremo perle in cielo, chiss. Non credo che
Dio ci giochi dei brutti tiri, ma non ne ho la certezza. E
voi? E per questo mi dispero. Si pos le mani sui fianchi
e guard dritto quei visi in attesa, alcuni rivolti verso l'alto,
altri chini sul pavimento, poi scese dall'ultimo gradino
in modo da trovarsi a ridosso della prima fila di banchi.
E so che vi disperate anche voi, disse, sorridendo triste
con un angolo della bocca. Ci che sembra pazienza ha
il sapore amaro della disperazione. Lo sento, e so che non
 solo nella mia mente, ma anche nel mio cuore. Dio ha
messo la disperazione nel mio cuore, ed essa mi insegna la
vostra, disse posandosi una mano sul petto. Il fatto  che
le tempeste di sabbia non sono successe poi tanto tempo
fa, mia madre e i vostri genitori ci sono passati, c'era anche
qualcuno di voi.  stato molto brutto da queste parti,
con il tabacco, ma peggio ancora a ovest. Si sono prosciugati
i fiumi, sono morti gli animali. E quando quelle
persone l'hanno visto accadere, si sono disperate - come
credo faremmo anche noi - e si sono dette, La sorte degli
animali e la sorte degli uomini  la stessa: come muoiono
gli uni, cos muoiono anche gli altri. Hanno tutti lo stesso
soffio, e gli uomini non hanno alcuna legittima superiorit
sugli animali, e ascoltatemi, non dico eresie, non sono blasfemo,
fratelli e sorelle,  scritto cos: Chi sa se lo spirito
degli uomini sale in alto, e se lo spirito degli animali scende
in basso nella terra? Ecco cosa si sono domandati. 
scritto cos, e la mano che l'ha scritto  quella della disperazione,
e Dio ci perdona, altrimenti non permetterebbe
che una cosa del genere fosse scritta qui - e sollev la Bibbia
dalle ginocchia della donna davanti a lui e la alz in
modo che la sua scritta dorata brillasse alla luce. Disse, Lui
perdona la disperazione. Dio dice che va bene dolersi e dubitare,
fratelli e sorelle, ed  quello che facciamo. Noi ci
doliamo e ci domandiamo come mai la pioggia non vuole
cadere, e sappiamo che c' una risposta a questa disperazione,
perch la disperazione  una domanda, non una risposta,
 questo che dobbiamo ricordare: Dio  la risposta,
i quattro vangeli sono una risposta a quella disperazione
e al destino del nostro spirito. Eppure - si ferm,
prese fiato, e prosegu - l'uomo  fatto per soffrire. E la
sua voce si ridusse per un momento a un nulla, mentre meditava
e si infilava una mano in tasca, per poi toglierla e
scuoterla contro la coscia, come se stesse suonando un tamburello.
Alz gli occhi e sorrise. Strinse la Bibbia pi forte.
Aspett un attimo, sempre sorridendo, e poi disse, Ma
piover, alleluia. Restitu la Bibbia alla donna del primo
banco, e tutto intorno a lui risuonarono gli amen. Lasci
che si spegnessero prima di aggiungere, Piover. Piover,
e lo dice Dio, e io ve lo sto predicando solo perch Lui mi
ha messo in condizione di dirvelo oggi. Fratelli e sorelle,
il giusto dimora nella terra, cos  scritto. Piover, ma non
sono io che lo dico a Dio,  Lui che lo sta dicendo a me.
Non  una pretesa - ma in quel momento la voce di Bell
si alz, e lui pretese: Piover. Non si tratta di arroganza.
 solo che se c' una cosa che so,  che la terra  fatta per
durare. Non io, non voi. Noi siamo spiriti che salgono in
cielo. Ma il Verbo non pu salire, perch il Verbo  sempre
stato e sempre sar. No, io vi prometto che piover, e
il motivo per cui lo so  che la terra  Sua, la terra  di Dio,
la terra  la declamazione di Dio, disse. La terra  di Dio...
Non termin la frase ma chiuse gli occhi e lasci che la voce
restasse sospesa, e loro aspettarono e siccome lui non
riapriva gli occhi e aveva anzi cominciato a pregare con lo
stesso tono cantilenante con cui aveva finito il sermone, i
fedeli piegarono il capo e pregarono insieme a lui. E persino
i bambini che erano rimasti sul davanti a guardarsi intorno
e a punzecchiarsi l'un l'altro, malgrado la siccit che
soffiava un'aria torrida e asciutta sui loro genitori e le loro
case, anche loro chinarono il capo, si zittirono e pregarono.
Nel parcheggio, sotto il sole, non se ne andarono. Rimasero
li a sudare e a scacciare via le mosche, eppure non
part una sola macchina, e sembrava che appena Bell distoglieva
l'attenzione da un viso impaziente, ecco che ce
n'erano subito pronti altri dieci che volevano parlare con
lui - di che cosa non aveva importanza - perch a casa non
c'era altro che le fattorie e se stessi. E cos si assiepavano
lentamente in capannelli che si aprivano e si chiudevano,
ma senza mai disperdersi, e senza staccare gli occhi da Bell.
Neanche Aloma riusciva ad affrontare l'idea di tornare a
casa, sola, e si sedette invece su una panchina appena oltre
il gruppo delle persone, semigirata verso il suo furgone
come se pensasse a una cosa lontana e allo stesso tempo
prestasse un orecchio attento al vocio domenicale. Dopo
quindici minuti, Bell sal i tre gradini che conducevano alla
chiesa, sollev le mani e ad alta voce disse, Be', visto che
nessuno ha l'aria di volersene andare, improvvisiamo un picnic
gi allo stadio di baseball, a Estill. Facciamo tra un
paio d'ore, alle due e mezza, basta che portiate tutti qualcosa
da mangiare. Le signore pensano di avere abbastanza
tempo?, chiese guardando sua madre che gli era accanto,
la quale annu e annu anche lui, guardandola negli occhi,
poi prosegu, D'accordo, d'accordo, e batt le mani due
volte come un capobanda. E furono quelle parole a congedarli.
Partirono in gruppi di due o tre, tutti quanti e senza
indugiare oltre, anche se Aloma rimase seduta dov'era
per qualche altro minuto a guardarli andar via, a guardare
Bell.
Le ci vollero meno di quarantacinque minuti per preparare
pollo con broccoli e formaggio - un piccolo miracolo,
considerato che aveva imparato solo un mese prima
che il pollo si poteva cucinare al forno come una torta, oltre
che farlo sfrigolare in una casseruola. Improvvis alla
svelta dei sandwich per Orren che osservava torvo, la camicia
sbottonata e sfilata dal corpo ma lasciata penzoloni
dal girovita dei jeans, come se se la fosse strappata di dosso
in preda a un raptus. Spalm maionese e mortadella sul
pane mentre il pollo cuoceva. Orren si appoggi al banco
da lavoro senza che Aloma si curasse minimamente di lui.
Cos' che stai preparando?, le chiese.
Dei panini per te. Non si vede?, disse Aloma senza alzare
gli occhi.
No, dicevo quello, disse indicando il forno con una mano
marrone di fango. Fa un po' caldo per accendere il forno,
disse.
 per la chiesa, rispose.
Perch, hai intenzione di tornarci? Alz gli occhi sull'orologio
appeso in cucina tra due grandi finestre sulla parete
nord. Erano quasi le due.
S, disse Aloma. C' un picnic.
Dio santo, rispose lui. Non hanno proprio un cazzo da
fare? C' la siccit.
Be',  troppo secco per fare granch, no?
Cristo, disse, possono sempre sputarci, sulle piante.
Oppure tagliarsi le vene. Aloma gli scocc uno sguardo cupo
porgendogli la pila di sandwich, ma lui li prese e cominci
ad allontanarsi senza fare commenti. Poi per disse,
La prossima volta usa un po' di generosit cristiana, con
la mortadella, e usc di casa, e Aloma lo vide mentalmente
scuotere il capo, anche se non si volt finch non sent
sbattere la porta. Attravers la stanza per spalancare di
nuovo la porta. Osserv Orren che mangiava i sandwich
in tre morsi ciascuno, poi lo vide incamminarsi di nuovo
gi verso il tabacco, infilandosi a fatica prima una manica,
poi l'altra della camicia. Aloma pos un piccolo ventilatore
su una sedia davanti alla porta, quindi si sedette nella
corrente con le gambe divaricate e la gonna rimboccata
sopra le cosce. Il calore del forno la schiacciava come una
mano sulla schiena. L'unico suono che sentiva sopra quello del ventilatore era lo sporadico rimbombo del legno che
batteva sul legno, bench non sapesse dire da che direzione
veniva. Cont gli echi di ogni colpo finch non si interruppero.
Attravers in furgone l'afa del tardo pomeriggio, cercando
di ricordare le indicazioni per lo stadio, ma non aveva
la mente completamente lucida e cos prese quattro svolte
sbagliate che la portarono a percorrere un giro ad anello fino alla parte opposta della contea, per poi ricurvare
verso il punto di partenza. Il pollo era sistemato sotto una
pellicola d'alluminio sul sedile accanto al suo, a raffreddarsi
appena. Aloma sudava tanto da inzuppare il dorso
della camicia, e allora si drizz a sedere e abbracci il volante
per sentire la fresca brezza che sventolava la stoffa.
Aveva mal di stomaco. Non aveva mangiato nulla e sentiva
aleggiare un vuoto appena sotto il cuore, un vago disagio
proprio al centro del corpo. Guard pi volte l'orologio
man mano che l'ora dell'appuntamento si avvicinava e passava,
e quella sensazione non fece che peggiorare, tanto
che dovette respirare a fondo per calmarsi e continu cos
pi e pi volte finch finalmente imbocc il tratto giusto
di strada da dove intravide, in lontananza, il campo da
baseball con i suoi diamanti coperti di polvere finissima.
Ma poi, mentre si avvicinava all'entrata dello stadio e alzava
il piede dall'acceleratore per frenare, riconoscendo
l'aria familiare della gente che aveva visto in chiesa e tra
loro la sagoma di Bell, di una spanna sopra tutti gli altri,
distolse lo sguardo come se avesse in mente un'altra meta,
schiacci il piede sull'acceleratore e prosegu oltre.
Batt le palpebre, ma non gir la testa n da una parte n
dall'altra, sollev solo il braccio sinistro per appoggiarlo
sul finestrino e schermarsi il viso. Trattenne il fiato. Pass
oltre in tutta fretta, e subito dopo aver svoltato in fondo
alla strada, schiacci l'acceleratore a tavoletta facendo
sgommare il furgone che lasci delle brusche strisciate sull'asfalto
nel punto dove la strada si immetteva oltre la linea
degli alberi. Si guard nello specchietto retrovisore,
aveva gli occhi sgranati ma un'espressione innocente sul
viso. Allora, con la mano con cui cambiava le marce, inclin
lo specchietto verso il tettuccio. La pellicola d'alluminio
che copriva il pollo crepitava al vento man mano che
andava pi veloce; dopo tutto l'avrebbe mangiato Orren.
E se le avesse chiesto perch l'aveva riportato indietro, gli
avrebbe detto la verit, ovvero che all'improvviso si era
sentita strana e indisposta e proprio non aveva potuto continuare.
Questa volta prese di proposito le strade sbagliate per
tornare alla fattoria dal percorso pi lungo. Accese la radio,
la spense. E quando lasci l'ombra degli alberi, vide
la strada incresparsi per il caldo e abbandon la mano fuori
dal finestrino, stringendo distrattamente manciate d'aria
lanosa. Super un tratto di strada dove gli alberi digradavano
su entrambi i lati e le montagne erano appena una
velata bruma azzurrina a est, e lei non aveva che campi
aperti tanto a sinistra che a destra. I suoi occhi erano stanchi
di vedere tabacco che succhiava da quel terreno asciutto,
ma non c'era altro da vedere, niente case, e nemmeno
granai. L le fattorie erano pi grandi della loro, pi grandi
di quella tirata su da Emma e dal padre di Orren. E d'un
tratto si chiese, Sar stato un tratto di strada deserto come
questo, il punto dove Emma e Cash... Si rese conto di
non sapere neanche dove erano morti, sapeva solo che non
era lontano dalla fattoria, da qualche parte al margine della
contea. E poi pens a Orren e a come partiva col furgone
almeno una volta al giorno per andare a prendere qualcosa
al negozio, oppure arrivava fino a Hansonville, e chiss
se lo passava quel punto, e chiss cosa doveva pensare
quando lo vedeva... Ci riflett per la prima volta. E allora
le venne in mente che Orren era l'ultimo, il distillato di
ci che un tempo era stata la complessa e stemperata linfa
vitale di una famiglia. Era una famiglia ridotta a un solo membro. Anche lei era l'ultima, ma non aveva mai pensato
a se stessa in quel modo, in realt non ci aveva mai
riflettuto molto. Aloma aveva appreso della perdita solo
per aver sentito dire che una volta l'aveva subita anche lei,
ma Orren aveva vissuto quel grave cambiamento nell'istante
immortale in cui il metallo si raggrinziva come un
tessuto rigido e la lamiera tagliava di netto il vetro cristallino
del parabrezza. E ora Orren sembrava un uomo cui
nessuno aveva detto che la faccenda era conclusa, per lui
c'era stato un inizio ma non una fine, non aveva ancora
avuto l'ultima parola da quella strada deserta. Aloma tolse
soprappensiero il piede dall'acceleratore e il furgone rallent
fino quasi a fermarsi, prima che lei potesse rendersene
conto. Batt le palpebre. Si risvegli al paesaggio che
la circondava. La polvere ansimava dal terreno ai lati della
strada, sussurrava fino all'asfalto, vorticando in mulinelli
appena mossi dal vento. Scorse un albero che si era abbandonato
all'autunno prima del tempo. Sgran gli occhi davanti
a quell'aborto d'estate, alla sua realt e miseria. D'un
tratto desider che tutto andasse meglio, per se stessa e
per Orren, e per ogni singola cosa che gi era, o un giorno
sarebbe, morta. E per un attimo, solo un breve istante,
desider essere alla fattoria. Sforz il furgone in terza
e il motore dovette faticare mentre lei schiacciava implacabile
il piede sull'acceleratore, diretta a casa come se non
vedesse l'ora di arrivare, come se laggi non ci fosse siccit.
La settimana pass e Aloma era ormai cos stanca di
aspettare che non prov alcun sollievo quando la prima nuvola
nera inghiott l'orizzonte a nord-ovest. In un primo
momento non la not neppure, l davanti ai fornelli, di
schiena al mondo e con la testa china. Non avvert l'aria
che si caricava, che sfregava ruvida su se stessa, e non sent
i venti che si alzavano in lotta con l'aria immobile. Trasal
solo quando sent la voce di Orren alle sue spalle. Comparve
all'improvviso, in bilico sulla soglia, reggendosi al
legno vecchio dello stipite e piegandosi all'indietro, sullo
sfondo del limpido cielo azzurro senza pioggia.
Aloma, disse. Lei si asciug le mani sulla camicetta e lo
segu quando salt gi dai gradini di cemento e scomparve
dietro il fianco della casa. Lo trov immobile sul prato,
con gli occhi rivolti in su, la testa reclinata all'indietro.
Aloma allung una mano verso il muro bianco per tenersi
in equilibrio, dietro di lui vide il groviglio di nuvole che
invadeva l'orizzonte, l'enorme massa compatta del temporale
che era cresciuta in silenzio per quasi un'ora.
Guarda, disse Orren e indic il fronte nuvoloso come
se lei non l'avesse visto con i suoi stessi occhi. Rimasero
l a guardare, e proprio mentre rivolgevano i loro piccoli
visi al cielo, arriv la prima raffica di vento che inond la
calura di una nuova freschezza.
E se poi passa via veloce e schiarisce?, disse Orren girandosi
per met verso di lei con le mani sui fianchi, ma
Aloma scroll semplicemente le spalle, perch non era una
domanda vera e propria, ma solo speranza che aveva paura
di sperare.
Vieni a mangiare, adesso, gli ordin Aloma, un po' intimidita
da quell'orizzonte infuriato e gi diretta di nuovo
in cucina, lanciandosi un paio d'occhiate oltre la spalla,
verso quel tempo ribelle.
Non posso mangiare niente adesso, le grid Orren da
dietro, ma quando lei arriv in sala da pranzo e si sedette
a tavola, lui l'aveva gi seguita controvoglia, fermandosi a
guardare da ogni finestra.
Nessuno dei due disse una parola mentre Aloma mangiava
il suo sformato di pasta e insalata e Orren, non riuscendo
a mangiare cos come aveva annunciato, si limitava
a stringere la forchetta in mano e a strisciare i piedi sotto
la sedia come un cavallo indocile, il tacco degli stivali
che picchiettava sul legno. Mentre masticava Aloma chiuse
gli occhi e fece del suo meglio per ignorarlo, ma oltre le
palpebre intravedeva ugualmente le ombre scure dei suoi
movimenti. Riapr gli occhi e lo guard con riluttanza, il
modo in cui abbassava la testa per sbirciare oltre la finestra
della sala da pranzo e scorgere il cielo sempre pi nero
al di l del piccolo spazio della stanza. Muoveva la bocca
in modo quasi impercettibile, e Aloma non riusc a cogliere
una sola parola.
D'un tratto un tuono infranse l'intero arco del cielo.
Porca puttana, disse Orren e si alz cos in fretta che
la sedia stridette e si rovesci sul pavimento dietro di lui
con un tonfo. La lasci li capovolta e a grandi passi punt
alla porta della cucina e poi di nuovo indietro, afferr Aloma
dal gomito per farla alzare da tavola e prendendole la
mano le fece varcare la porta, verso l'innaturale oscurit
del temporale imminente. In quel momento iniziarono a
cadere gocce dure come proiettili. No, disse lei, ritraendosi.
Senza lasciarle la mano, Orren punt dritto oltre il
salice, le cui lunghe fronde veleggiavano lontano dalla casa
bianca. Aloma scivolava e inciampava per mantenere il
passo di Orren. Cerc di tirare via la mano, un po' per la
stizza e un po' per il dolore, ma lui non mollava la presa,
e quando il tuono schiocc di nuovo sopra le loro teste,
Aloma cacci uno strillo e fu contenta che Orren le stringesse
la mano da farle male. Scesero gi lungo l'erba bagnata
e tra i filari di tabacco, il terreno grigio cenere ai loro
piedi ora butterato di gocce che ingrigivano a poco a
poco la fattoria.
cos te la rompo, disse Orren, e le lasci andare la mano
sottile.
Orren, disse Aloma mentre lui si allontanava, torniamo
a casa prima che ci cada addosso un fulmine. Lui sembr
non aver sentito, continuava a girarsi in ogni direzione,
cercando di abbracciare tutta la fattoria in un unico
sguardo, il viso sempre pi disteso.
Fu allora che cadde la prima fitta cortina di pioggia e
una raffica di vento improvvisa si abbatt su Aloma frustandole
i capelli e la camicetta, che di li a un attimo s'intrise
d'acqua raggelandole il seno e la pancia.
Orren si inoltr pi avanti nel campo.
Grazie, disse rivolto all'ins come se fosse una preghiera,
poi chiuse le mani a pugno e le port sulla fronte, chiuse
gli occhi. Aveva il viso alleggerito dal sollievo. La pioggia
gli lav la fronte e le mani, le labbra si socchiusero.
Aloma si scherm gli occhi con l'avambraccio per proteggerli
dalla pioggia battente, ma senza sorridere n trovare
in s alcuna gratitudine. Riusc solo a osservare il viso di
Orren che si schiudeva, sedotto dal cielo mentre tutto intorno
a loro la pioggia gonfia scandiva un ritmo incerto
sulle piante e il terreno assetato, fertile. Aloma ripercorse
qualche passo verso casa con gli occhi puntati su Orren, e
poi con un risentimento che la sorprese e che non aveva
previsto, si gir e sferr un calcio a una pianta, spezzando
il fulcro vitale del gambo, vicino al terreno. La pianta
non cadde, ma il taglio era profondo. Rivel il verde acceso
che viveva dentro. Aloma si lanci un'occhiata impaurita
oltre la spalla, ma Orren era ancora dove l'aveva lasciato,
le mani sul viso. Dietro di lui, le montagne erano
gi avvolte dalle nuvole plumbee del temporale e il crinale
si fondeva nella bruma, creando l'effetto di un buio
sconfinato.
Quando alla fine Orren entr in casa - dopo aver corso
a capofitto contro il vento e la pioggia che cavalcavano
gi verso i piedi delle colline per poi alzarsi e dissiparsi oltre
le contee minerarie - era tutto fradicio. Aloma gli fece
togliere jeans e camicia in cucina e cerc di aiutarlo sfilando
via il tessuto bagnato che gli si appiccicava addosso,
finch non rimase con altro che mutande bianche e pelle
d'oca. Pur cos nudo non riusciva a tenerlo fermo, continuava
ad andare di finestra in finestra aggrappandosi ai
davanzali bianchi e scrostati, guardava in alto verso il tumulto
di quel cielo d'ardesia e scuoteva il capo incredulo.
Cazzo, disse pi volte mentre osservava con un senso misto
di gratitudine e di fortuna condivisa con l'intero crinale
che aveva davanti.
Quel primo venerd di pioggia volse in sabato, e la pioggia
prosegu. Il cielo si gonfiava di pennacchi neri, il ventre
di grandi onde che ribollivano e si avvicendavano continuamente
da nord-ovest per infrangersi sulla fattoria. I
tuoni arrivavano cos veloci e potenti che Aloma camminava
per casa con la testa abbassata e le mani sempre pronte
sulle orecchie. Quando erano pi forti sembrava che
Dio stesse sradicando alberi secolari per poi sferzarci la
terra, e lo schianto dei loro rami spezzati si propagava sul
terreno in un riverbero che fremeva da un orizzonte all'altro.
Una volta passato un fronte di nubi, ne seguiva subito
un altro, e cos non c'era tregua per i loro nervi, e non
c'era sole. La luce striava per ore e ore il cielo di incandescenti
linee spezzate, talvolta cos luminose nella notte e
cos prolungate che il loro bagliore bastava per leggere, cosa
che Aloma fece per scherzo stando stesa a letto accanto
a Orren.
Nel tardo pomeriggio di sabato, mentre Orren era seduto
al tavolo da pranzo a fare i conti e si girava a guardare
il cielo ogni pochi minuti, Aloma era sulla veranda, poco
protetta dal vento che sferzava obliquo, tanto che aveva
i fianchi asciutti ma le gambe nude fradice di pioggia.
Fu allora che vide una nuvola a forma d'imbuto. Un attimo
prima aveva visto solo la pioggia che scendeva lenta sulla
strada ma fitta davanti a casa, nel punto dove lei si trovava,
e subito dopo era comparso quell'imbuto. Quando
cap di cosa si trattava, era ormai troppo stordita per muoversi.
Non era grande, si allungava dalle nuvole basse gi
fino all'erba, ora di un verde soprannaturale e saturo sotto
il bagliore giallo paglierino che ammorbava il cielo. Serpeggiava
tremolante e sinuoso, sembrava si avvicinasse,
eppure Aloma non riusciva ancora a muovere i piedi e con
un'apatia che in seguito l'avrebbe spaventata, vide oltre
quell'imbuto, verso gli alberi e il versante opposto, e cap
d'un tratto, come se avesse ricevuto quel pensiero in dono,
che anche l'esplosione distruttrice di quel tornado faceva
parte della creazione di Dio, proprio come la terra
della fattoria, il suo viso sconvolto e tutti gli altri viventi.
A quel punto ebbe paura e fece due grandi passi indietro,
ma mentre si allungava per aprire la porta e il nome di Orren
le si formava gi sulle labbra, il tornado sferz il lato
della casa come la proboscide di un elefante e poi, sputando
l'erba e i rami che si era trascinato dietro, vortic languido
verso le nuvole.
Dopodich Aloma chiese a Orren di andare a prendere
il televisore dalla casa piccola - cosa che lui fece, inzuppandosi
di nuovo dalla testa ai piedi - e lo posarono sul
pavimento della camera da letto con il volume abbassato,
solo per guardare le previsioni del tempo. Se fossero arrivati
altri tornado cos senza preavviso, avrebbero potuto
correre di lato alla casa e rifugiarsi nello scantinato. Molto
dopo che Orren si era addormentato alla voce di soprano
del vento che soffiava sulle grondaie della casa, Aloma
rimase distesa in quel buio azzurrino a guardare lo schermo
riflesso sul corpo di lui. Si chiese se tutti gli uomini
riuscissero a dormire cos profondamente in condizioni
estreme, se fossero sempre cos svelti ad affidarsi al corpo
e a chiudere gli occhi davanti a tutto il resto. Ma lei non
conosceva altri uomini, non aveva visto come dormivano,
e mentre guardava lo schermo si chiese come sarebbe stato
dormire accanto a qualcun altro, con qualcun altro dentro,
addirittura, e se quella sensazione avrebbe smosso in
lei la gioia, un sentimento che ospitava solo in forma embrionale.
Guard Orren, la sua nuca, la curva della spalla
dove si era portato la mano destra al petto. Allora soffoc
quel sentimento stringendosi addosso a lui, lasciando che
il suo corpo ne seguisse perfettamente le linee, e oscur
poi il tremolio azzurro del televisore e del temporale ancora
vivo schiacciando il capo nella spalla di lui e nel cuscino.
Rimase cos per molto tempo, cercando di non pensare.
Alla fine si abbandon a un sonno cauto e il mattino
seguente, finita la pioggia, and in chiesa.
Dopo la funzione, che fu tutto un risuonare di amen e
preghiere quasi urlate, Aloma attravers il parcheggio fino
al furgone salutando le persone che incrociava. Bell le
si avvicin da dietro. Cap che era lui quando sent, o meglio
percep, la rozza grana della sua voce mentre parlava
con le stesse persone che lei aveva appena salutato. Era arrivata
al furgone e aveva gi posato la mano sulla maniglia,
fingendo di non essersi accorta di lui e sentendosi sciocca
per questo, quando lui disse, Signorina Aloma.
Lei si volt.
Prima che se ne vada..., disse infilando una mano nella
tasca dei pantaloni, pescando tra monete tintinnanti fino
a trovare ci che stava cercando. Ho una cosa per lei,
disse.
Che cosa?, chiese Aloma, senza riuscire a trattenere la
contentezza nella voce.
Lei viene qui ogni giorno, disse. E pi puntuale di questo
orologio - e agit il polso facendo risuonare il cinturino
d'argento - ed  una dipendente stipendiata di questa
chiesa, l'unica dipendente. Lei sa che io non prendo niente
per i miei sermoni. Ho pensato di darle la chiave della
chiesa. Tese la mano aperta con sopra una piccola chiave
d'oro che la abbagli con un lampo, al che Aloma allung
la sua mano, e Bell vi trasfer la chiave sfiorandole le dita
con le sue. Mentre la guardava, le disse, Mi fido di lei.
Aloma chiuse il pugno intorno alla chiave, tanto da sentirne
i denti nella carne.
Ora pu esercitarsi quando e come vuole, ma credo sia
meglio evitare la notte. E poi rise, come se avesse detto
qualcosa di divertente, ma si ferm di colpo e fu quella risata,
e il modo impacciato con cui si trattenne, a far capire
ad Aloma ogni cosa. Lo guard e come in un sussurro
disse, La ringrazio tanto, Bell. E sentendosi pronunciare
il suo nome di battesimo, arross.
Lui si gir di scatto per andarsene, poi si ferm, esit
un istante, e Aloma non cap se volesse proseguire o tornare
indietro, poi la guard di nuovo. Non colm i due
passi di distanza che li separavano. Esamin la terra davanti
ai piedi di Aloma.
Devo chiederle una cosa, disse.
Che cosa?, fece Aloma.
Lui si appoggi le mani sui fianchi. Dunque, prosegu,
ora alzando lo sguardo, non verso di lei, ma verso il cielo,
proprio come faceva talvolta quando predicava, come se
potesse intravedere Dio tra le travi del tetto. Insomma,
l'altro giorno, quando eravamo tutti... quando abbiamo
fatto tutti quanti il picnic...
Aloma batt le palpebre ed ebbe la sensazione che vi
gravasse qualcosa di molto pesante.
Be', l'ho vista passare con il furgone, disse. L'ho vista
passare ma non si  fermata. E allora, si insomma, mi chiedevo
come mai. Finalmente la guard dritto negli occhi.
Per un istante Aloma si premette la lingua contro la
gengiva, dietro gli incisivi inferiori.
Non lo so. Forse sono solo timida, disse infine, e si odi
profondamente per averlo detto, perch non era l'esatta
verit, bens una forma di seduzione travestita da mitezza.
Chin il capo, ma non per pudore, come invece sembrava.
Be',  un peccato, prosegu, che non si sia fermata a
parlare. Che non abbia passato un po' di tempo con la nostra
chiesa. Aloma rimase a testa china com'era, ma visto
che lui non si muoveva, restava l fermo a guardarla, allora
alz il viso. Gli occhi di Bell erano cos diretti che Aloma
sent di non poterli sostenere, cerc invece i particolari
pi minimi del suo viso, il naso dritto, le sopracciglia
folte, nerissime. Non si accorse che stava sorridendo.
Bell Ray, disse una voce e Bell si gir, mentre Aloma
guard oltre la massa della sua spalla. Tre metri pi dietro
apparve la madre, e anche se c'era gente che le circolava
tutto intorno, dava la strana impressione di essere sola e
isolata tra tutti. Aveva in mano la Bibbia, stretta sul piccolo
petto schiacciato.
S, mamma, disse Bell.
Ho bisogno di te, Bell, disse senza guardare Aloma nel
dirlo, soltanto Bell, il quale fece un passo verso di lei e poi,
quasi si fosse ricordato all'improvviso della conversazione
in corso con Aloma, si volt di nuovo dalla sua parte e disse,
Sarei lieto se si esercitasse a suo piacimento. E poi le
diede le spalle e segu la madre fra la gente, da cui si trov
subito circondato, tanto che Aloma non riusc a vedere
nient'altro che la nuca della sua testa scura e illuminata
dal sole.
Aloma scopr che pi lavorava sodo in casa, pi riusciva
a mitigare la fitta di quel leggero piacere, e funzionava
cos bene che si dimentic addirittura che fosse mai accaduto.
Si alzava gi insieme a Orren la mattina, per preparargli
la colazione e fare il caff, ma ora usciva di casa insieme
a lui e andava gi al granaio dove miscelava mangime
e polvere d'ostrica come le aveva mostrato Orren, per
poi spargerlo sul pavimento coperto di fieno. Non poteva
dire che le piacesse, eppure dopo qualche settimana non
sembrava pi un lavoro tanto pesante, anche se era un peccato
dover assistere alla stupidit che le galline riuscivano
quotidianamente a dimostrare. Quando Orren ricostru
una piccola rampa che collegava il pollaio al pavimento, una
delle ovaiole cadde mentre la stava risalendo, e per quanto
beccasse e cercasse tutto intorno a s, non riusc a ritrovare
la rampa semplicemente perch ci stava sotto. Cos
Aloma la prese - bench odiasse toccare le galline e sentire
la forza inquieta e imprevista delle loro ali fibrose increspate
di vene e piume - e la rimise sulla rampa solo perch
potesse caderne di nuovo. Alla fine, decise di risistemare
la cova sul pavimento del granaio. Ma a parte questo,
Aloma scopr che le piaceva davvero cercare le uova e tenerle
in mano, lisce e uniformi - quelle dal carapace fulvo
assai pi belle delle bianche, a suo parere -, per poi sistemarle
nel bordo della camicia ripiegato all'ins a mo' di
cesto. Studiava la luce del mattino che si faceva strada oltre
il legno butterato e scheggiato delle pareti e si proiettava
all'interno in torbidi fasci di bianco, simili a seta grezza.
Infiammava il fondo del granaio come il sole del mattino
accende la nebbia e gli insetti che aleggiano sulla pelle
di un fiume immobile. E il tratto che percorreva per tornare
a casa, con le uova raccolte nella camicia contro il
ventre pallido e rotondo, era una bellissima passeggiata.
Nel mattino appena nato e con il nuovo sole ancora basso
sull'orizzonte, prima che la bruttezza del suo perimetro
fosse svelata dalla piena luce del giorno, Aloma si sentiva
bene.
Con sua sorpresa, scopr che stava imparando a pulire
e cucinare con la rapidit di chi lo aveva fatto tutta la vita.
Quello dell'olio di semi di lino sulle mani divenne il suo
profumo nelle giornate di lavoro. Si riproponeva sempre
di scendere gi alla casa nuova per pulire e riordinare; non
ci era pi stata dal giorno in cui erano andati a prendere
gli utensili di cucina per portarli su nella casa vecchia, e
anche allora aveva visto molto poco oltre alla cucina con
il suo soffitto basso. Da quella volta era stata troppo presa
dal lavoro di pulizia e organizzazione della casa grande,
un compito infinito, perch ogni volta che girava la schiena,
ecco che la polvere si raccoglieva di nuovo, i topi facevano
nuove tane e i vecchi ripostigli cominciavano a odorare
di scarpe bagnate, cos non aveva mai un momento
per pensare alla casa nuova, e presto si rassegn a tornarci
solo quando ne avesse trovato il tempo. Era passato un
bel pezzo dall'ultima volta che si era chiesta quando sarebbe
venuto quel momento. E mentre puliva, mentre
strofinava e faceva progetti per il bagno al piano di sopra,
pieno di muffa e inospitale - aveva cominciato a definirlo cos -, era cos persa nelle fugaci fantasticherie che le
attraversavano la mente, da non accorgersi dell'immagine
di Bell che si presentava con regolare frequenza, tanto da
diventare una sorta di ospite costante e inosservato. E persino
quando tornava in chiesa, dove ora si tratteneva pi
a lungo, a volte fino a quattro ore ogni giorno, Aloma non
si accorgeva - o scelse di ignorare - di come i suoi occhi
cercassero immediatamente il furgone di Bell nel parcheggio,
o di come non suonasse con lo stesso brio e la stessa
precisione se lui non era li ad ascoltarla. Quando Bell non
era nascosto nell'intimit del suo ufficio, la mente di Aloma
vagava cos tanto che a volte si piantava nel bel mezzo
di un canto imparato a memoria cinque anni prima, o
addirittura si alzava dal pianoforte in un attacco di irrequietezza,
percorreva una fila di banchi, guardava fuori
da una finestra verso lo spiazzo, gli alberi che costeggiavano
un lato del parcheggio, il cielo dietro di loro. La musica
l'aveva attirata in quel luogo, in quella chiesa, ma ora
guardava sempre pi dalle finestre e suonava sempre meno.
Solo quando Bell non c'era per. Altrimenti raccoglieva
tutta la forza della sua concentrazione per riversarla sul
pezzo che aveva davanti e pensava di nuovo a come un
giorno non lontano avrebbe fatto un'audizione per un diploma
di musica e allora Orren sarebbe stato pronto ad
andare con lei, o forse no... Erano questi i pensieri che
aveva in testa un marted pomeriggio quando Bell - che a
volte si fermava qualche istante sulla porta per vederla suonare,
ma senza mai entrare - varc la soglia della chiesa.
Rimase a breve distanza dall'ingresso, pi vicino alla porta
che a lei, e la osserv suonare.
Attese fino a quando Aloma non ebbe finito, poi disse,
Che cos'era il brano che ha appena finito?
Una sonata di Mozart, gli disse.
Si avvicin al pianoforte e ne guard la tastiera. Si protese
in avanti, schiacci un tasto, e il timbro risuon solido
e disadorno nell'aria. Non ho mai imparato a suonare,
disse. Avrei dovuto.
Oh, esclam Aloma, voleva imparare?
Avevamo un pianoforte, disse rialzandosi. Ce l'abbiamo
ancora, anche se credo siano passati almeno vent'anni
dall'ultima volta che  stato accordato. E bellissimo, un
vecchio pianoforte, davvero speciale. Lo aveva comprato
mio nonno e non ce n'era un altro uguale nella zona. Lo
aveva comprato per mia nonna Lily. Scosse il capo. All'epoca
nessuno aveva pianoforti. Solo violini, strumenti del
diavolo, disse sorridendo e guardando prima Aloma, poi
di nuovo il piano. E persino intagliato. Non so chi abbia
eseguito il lavoro, ma le gambe sono tutte intagliate, una
cosa a regola d'arte, opera di qualcuno che sapeva il fatto
suo. Anche il coperchio  intagliato.
Il coperchio, ripet Aloma incredula.
S.
Da come lo descrive, sembra davvero insolito. Dev'essere
bello.
E a quelle parole, Bell rispose, Le piacerebbe vederlo?,
al che lei fece finta di pensarci un attimo e poi, con il viso
rivolto all'ins, illuminato dalla luce che entrava dalla
finestra e le intensificava il colore degli occhi, rispose, S.
Per andarci presero la sua vecchia auto con gli strani
alettoni, quella che Aloma aveva visto quando era andata
a chiedere lavoro il primo giorno. Aveva un terreno piccolo,
o almeno lo era la parte che aveva piantato, non pi
di qualche ettaro, un lotto di tabacco che raccoglieva e
vendeva all'asta.
Se non predicassi in chiesa, disse, coltiverei tutto il terreno,
tutto quanto fino alla casa, come facevano una volta.
Facevano proprio cos. Ma quando mio padre cominci
a fare il pastore in quella chiesa, divenne troppo faticoso.
Lasciammo tutto a maggese.
Ma non la pagano neanche, disse Aloma.
No... non posso accettare soldi per predicare. Non 
giusto. Certo, perdo dei guadagni qui con la fattoria, ma
ce la caviamo lo stesso. Mio padre aveva sempre fatto cos,
e io seguo il suo esempio.
La casa dove viveva con la madre era vicina al crinale
molto pi della sua, e questo le riport alla mente la scuola,
il modo in cui era annidata nelle ombre del mattino.
Nel vederla prov un leggero senso di nausea. I filari di
tabacco si distendevano davanti alla casa in lunghe strisce
di zolle rialzate mentre i tratti incolti erano irti di erba alta
che si agitava e si intrecciava con il vento che si alzava
dalla strada.
Non so perch abbiano costruito cos a ridosso della
montagna, disse. Non  per niente sicuro. Ho un lontano
cugino, a Grundy, che ha perso la moglie per un masso precipitato
gi dalla montagna che ha trapassato la casa ed 
finito dritto nel soggiorno. Scosse il capo. Ho sempre immaginato
che se fossi diventato ricco, Dio non voglia, avrei
ricostruito la casa in quel campo - e indic un tratto incolto
- per avere un po' pi di luce da est. A mia madre
farebbe bene. La luce del mattino  un toccasana per l'anima.
Ne sono convinto.
Quando entrarono, la signora Johnson era in casa. Apr
loro la porta appena furono sulla veranda, come se avesse
aspettato dietro l'uscio con la mano artritica sul pomello.
Salve, signora Johnson, disse Aloma e la donna annu
accennando il sorriso pi piccolo che si fosse mai visto su
un viso umano.
Ho portato Aloma a vedere il pianoforte, disse Bell, e
Aloma si chiese se anche sua madre avesse notato che non
la chiamava pi signorina. Poi, a giudicare dalle lunghe
occhiate in tralice che lanciava al figlio, cap che era cos.
Per di qua, disse Bell. Aloma lo segu in un soggiorno cos
pieno di mobili e anticaglie che i suoi occhi non sapevano
dove posarsi. Le pareti erano ricoperte da fotografie e ritagli
di giornale incorniciati, piatti e miniature di animali affollavano
ogni mensola, pile di cuscini e coperte ingombravano
ogni superficie morbida. Tutto perfettamente curato,
tutto in ordine, ma un cumulo infinito di oggetti. Il pianoforte
era l'unica cosa disadorna della stanza. Aloma si avvicin
allo strumento e osserv il colore del legno, nero e
striato di venature per l'et, con intagli e intarsi che risalivano
le gambe fino a tutto il coperchio. Si era immaginata
di trovare qualcosa di grezzo come le statuine sparse per la
stanza - probabilmente opera di una mano giovane -, ma il
lavoro di intaglio sul pianoforte era di buona fattura, ogni
linea una curva sinuosa. Fece scorrere la mano sul coperchio.
Allora Bell lo sollev e scopr i tasti, cos ingialliti che
le venature dell'avorio creavano cerchi scuri sulla superficie.
Schiacci quattro tasti in un arpeggio e il suono usc
fuori in uno sbuffo calante e incerto. Per un istante rimase
immobile, le labbra in una smorfia di delusione, un sopracciglio
alzato per la stizza. Non alz gli occhi.
 passato molto tempo da quando  stato accordato,
disse Bell con una risata che subito minacci l'umore di
Aloma.
Perch?
Non lo suona nessuno, disse sua madre, che fino a quel
momento era rimasta ferma sulla soglia a guardare in silenzio,
le mani arricciate sui fianchi.
Di sopra ho una fotografia di mio nonno con questo
pianoforte. Solo un secondo, disse Bell e pass dietro sua
madre facendo risuonare i passi sulle scale.
La madre non si mosse, disse solo, Era in chiesa?
S, rispose Aloma, e riabbass uno sguardo gelido sulla
tastiera. Mi stavo esercitando al pianoforte.
Ogni giorno, disse la donna. Non era una domanda, ma
Aloma rispose, S, come se lo fosse. D'un tratto percep il
ticchettio di tutti gli orologi della stanza. Allora la donna
disse, Da dov' che viene la tua famiglia?
Da Cady Station.
Dall'accento non si direbbe.
Ma davvero, disse Aloma e la guard con un'espressione
affilata che la donna non potesse fare a meno di notare.
Poi, come se l'altra non fosse nemmeno nella stanza,
le volt le spalle e si mise a guardare le fotografie sulla parete
pi vicina.
Come mai  venuta qua?, disse la donna alla sua schiena,
ma poi i passi di Bell risuonarono di nuovo sulle scale
e arriv nella stanza tenendo in mano la fotografia in cornice
di un uomo magrissimo e alto, vestito di nero, in piedi
accanto al pianoforte che esibiva tutto il lucido splendore
della giovinezza. Aloma prov un'altra fitta improvvisa di
irritazione mentre gli prendeva la foto dalle mani - un sentimento
rivolto a quella madre corrosiva, a Bell per averla
portata l, a se stessa per avere accettato di andarci, e
soprattutto a quel relitto di pianoforte, una bellezza assoluta
ormai marcita nel suo guscio. Non capiva come potessero
tutti quanti lasciar andare in rovina le cose pi belle.
Aveva creduto che Bell fosse un uomo migliore, capace di
prendersi cura di certe cose - un pianoforte, una vecchia
casa, una donna. Lo guard. Si sta facendo tardi, disse, restituendogli
la fotografia, e preg in silenzio che sua madre
non aggiungesse altro. Non lo fece, si limit a tenere
lo sguardo fisso mordendosi il labbro e si scans quando
uscirono di casa.
La luminosit che trov fuori non pot risollevarla pi
di tanto. Segu Bell mentre si incurvava per entrare nella
vecchia auto e avviava il motore. Superarono un furgone
di un modello recente inzaccherato di fango, parcheggiato
nel bel mezzo del vialetto melmoso nella versione meccanica
di un ripensamento, e tutt'intorno un patchwork
di tracce di pneumatici che correvano per l'intero campo
coltivato a tabacco. Dallo specchietto retrovisore, Aloma
guard la piccola casa che si allontanava con i suoi cesti
appesi, la figura minuta e scura della madre, il crinale montuoso
appena dietro. Nella riottosa inclinazione del corpo
della donna, che protendeva il viso smunto nello spazio
davanti a s, Aloma rivide Bell, il modo in cui si sporgeva
dall'orlo dei primi banchi mentre predicava, come se scrutasse
l'orizzonte dalla prua di un'imbarcazione. Lo guard
per valutare la somiglianza.
Strano quanto assomiglia a sua madre, disse.
Strano in che senso?
Be', non proprio strano... interessante.
Le scocc un'occhiata perplessa.
Penso solo che sia interessante, quando qualcuno assomiglia
a qualcun altro. Non credo che ci sia una sola persona
al mondo che assomiglia a me.
Oh, disse lui. Capisco. Poi, dopo un attimo di silenzio,
Sono certo che tua madre ti somigliava.
Lei si strinse nelle spalle.
Sono certo che era graziosa come te. Aloma si gir verso
il panorama che le passava davanti e storse il labbro, fece
finta di non aver sentito. Pens al pianoforte, non si
sentiva generosa in quel momento.
Dev'essere difficile non avere i genitori, disse Bell.
No.
Andiamo, Aloma. Sorrise. Non devi fare la dura.
No, rispose lei, rigida. Non ci penso mai, a loro. Non
provo proprio niente, n in un senso n nell'altro.
Non ci credo, le disse, neanche per un benedetto secondo.
Per  la verit.
Senti, non credo sia una cosa naturale, disse Bell. Il
cuore non riesce a farlo spontaneamente, bisogna proprio
sforzarsi per farlo smettere di provare emozioni. Sai, ti
sento suonare il pianoforte ogni giorno. Sono convinto che
tu abbia i sentimenti giusti.
Aloma si morse il labbro e corrug la fronte. Lui non
poteva vedere l'espressione del viso rivolto al finestrino,
infastidito da quell'eccesso di tenerezza, come un pollice
che prema su un frutto per sentire se  maturo. Eppure si
sentiva anche in colpa per la sua meschinit, non sapeva
cosa le avesse preso e pens, nella sua mente confusa, di
non essere fatta come le altre donne. C'era del tenero in
lei, ma era cos sprofondato nell'amarezza via via acquisita
che ci voleva altra amarezza per intuirlo, come un augure
che fenda la roccia per far affiorare una vena preziosa.
E se invece non ce l'avessi, il sentimento giusto?, disse
allora Aloma.
Bell rise, ma lei non lo accompagn nella risata. La
guard.
Come farei a trovarlo?, gli chiese.
Allora, inizi schiarendosi la voce. Forse potr sembrare
un controsenso, per non credo che cercare dentro di
s un sentimento sia sempre la risposta giusta. Bisogna cercare
fuori.
E che significa?, fece Aloma, molto sospettosa.
A me sembra che pi attenzione rivolgi alle persone che
hai intorno, e pi cresce il sentimento giusto anche verso
te stesso. Sembrerebbe vero il contrario, cio rivolgere la
mente al proprio cuore per redimerlo, eppure non  cos
che la vedo io. Sono riuscito a spiegarmi?
Aloma gli fece un debole sorriso, adombrato da una sfiducia
che era rivolta tanto a se stessa quanto a lui.
Ehi, disse Bell d'un tratto. Non andiamo subito in chiesa.
Voglio farti vedere una cosa speciale.
D'accordo, disse lei, sentendo l'ostacolo della coscienza,
ma senza darvi troppo peso.
Bell prese in direzione del versante est della contea, dove
le distese pi pianeggianti di fienarola incontravano le
colline. L si trovava Spade's Knob, una ripida pettata calcarea
uscita dal corpo del fondovalle, che si rigonfiava di
un verde antico sopra altro calcare, sopra uno strato sottile
di carbone e residui fossili. Si ergeva aspra e irta della
fitta vegetazione di mezza estate.
 appena oltre questo pendio orientale, disse, e l'auto
gemette in prima lungo la salita, con le basse fattorie che
si facevano sempre meno numerose man mano che proseguivano,
e i campi delimitati da alberi spiccavano verdi tra
gli spiragli del verde pi scuro della vegetazione montana.
Bell rallent a un terzo della salita, all'altezza di un cimitero
sul fianco della collina, con le lapidi che pendevano
in un tripudio di colori sul verde sfrenato dello sfondo.
Parcheggi l'auto in un'assurda inclinazione, met sulla
strada e met sulla collina.
Questo  il mio luogo preferito, disse Bell. Camminarono
tra quella manciata di tombe, Aloma pochi passi
avanti a lui. Ogni lapide era decorata da corone di fiori di
stoffa, la cui gioiosa bellezza artificiale era fresca e viva,
con biglietti e fotografie conservati in buste trasparenti
appiccicate alle pietre scolpite. Su una data del 1882, ecco
una ghirlanda hawaiana. Oppure un soldato di cavalleria
dell'esercito confederato, le zampe del suo cavallo intagliato
distese in una corsa immobile, i pastorali abbandonati
come mani di donna. I morti giacevano ordinati
nelle loro tombe, i piedi rivolti al crinale lontano, la terra
affossata nello spazio angusto delle loro bare. Aloma pens
a quei corpi, da morti ancora meno concreti dei loro nomi,
non pi animati di un sasso. Respir a fondo sopra di
loro, sopra quelle ossa disertate, e annus il caldo dell'agosto
verde che stava per mutare. Ma la stagione non era
ancora conclusa, il profumo della collina era forte di caprifoglio
ed erbe e della pungente asprezza delle pere mature.
Si guard intorno, non vide nessun pero, si gir verso
la ripida parete della montagna dietro le tombe, le querce
avvolte in un impenetrabile drappeggio di rampicanti,
come se loro due - Aloma e Bell - avessero i piedi sull'orlo di un fantastico letto sempreverde. Bell indic lontano
dalla parete montuosa, verso le fattorie pi distanti che si
trovavano tra Spade's Knob e la fitta successione di creste
carbonifere, la loro crosta deforme scurita dagli alberi.
Proseguirono ancora, senza desistere.
Credo sia la cosa pi bella che ho mai visto in vita mia.
Bell sospir. Aloma guard con aria funesta quel paesaggio
dalle cui pieghe si era trascinata via per non essere inghiottita.
La sua bellezza era una realt dura da mandare
gi. Abbass lo sguardo il pi possibile a sud, ma non riusc
a vedere la fattoria di Orren.
Falciavo tutto questo per la famiglia Ather, quando ero
appena ragazzino. Era un lavoro facile. Tutti vengono
quass a riordinare le tombe almeno una volta a settimana.
Da queste parti la gente  ancora fatta cos. Quando
vivevo a Lexington, le tombe erano vuote, grigie, non c'era
una tomba che avesse un fiore. Penso sia vergognoso.
Quando sei stato a Lexington?, chiese lei, sorpresa.
Ho frequentato il college l per un breve periodo, forse
sei mesi.
Poi hai lasciato?
S, ho lasciato.
Perch?
Cacci un sospiro e con entrambe le mani si asciug
il sudore sui due lati del viso ampio. Nostalgia di casa,
credo.
Aloma sorrise.
Non proprio, aggiunse. Erano tutte stupide fantasie.
Troppo studio e neanche un briciolo di buon senso. Non
ho mai sentito cos tante persone parlare cos tanto senza
dire niente. Ero arrivato al punto di non voler neanche
scendere dal letto. cos tornai a casa. Non ho mai sentito
il bisogno di fare dietrofront.
Mi piacerebbe andarci, un giorno, disse Aloma.
No, non reggeresti.
Come lo sai?, disse lei, brusca. La guard sorpreso, percorrendo
con gli occhi il contorno del suo viso per posarsi
sul velato dissenso che tradiva con lo sguardo. Fece una
lunga pausa prima di dire, Be', forse no. Incroci le braccia
sul petto e prese a studiarla e, avvertendo un cambiamento
nell'aria, Aloma cominci a voltarsi, ma prima lui
disse, C' qualcosa di strano, in te.
Ma no, disse Aloma, cercando di sviare la conversazione.
S invece, fece lui, e guard verso le montagne e poi di
nuovo lei. Sembri dolcissima, ma poi certe volte...
Aloma alz gli occhi su di lui, intrappolata come un cavallo
alle stanghe, gli occhi colmi di falsa innocenza.
... A volte sembri diffidente. Come se non sapessi decidere
se scappare via o farti proteggere.
Ci fu un momento che parve eterno prima che Aloma
si rendesse conto di non essere pi nell'angolo, e allora cominci
a ridere, un'allegria sospesa sulla cima pi alta della
sua paura. Mi descrivi come un cane randagio, disse
quando s'interruppe per prendere aria, e lui la guard
aprendosi in un sorriso confuso e involontario.
In effetti..., disse, e allora lei ricominci a ridere, S,
ma tu chi hai al mondo?, e, ridendo, lei finse che fosse una
battuta, invece della domanda seria che voleva essere. Allora
lui, preso da un sentimento di impotenza, decise di
stare al gioco e la lasci mentire con quella risatina nervosa.
In un gesto non allegro, ma delicato, Bell si chin a raccogliere
l'erba falciata e ormai secca e gliela lanci, e allora
lei rise e rise ancora per il sollievo di essere stata giudicata
una creatura strana, s, ma non ancora ingannevole.
Il mattino seguente, quando Aloma entr nel granaio,
trov delle galline sparse sul pavimento e per un secondo
pens stizzita che facessero finta di essere morte. Le chiam
ad alta voce, ma nessuna di loro si mosse.
Oh merda, disse. Si volt come un fulmine per andare
in cerca di Orren, il quale era uscito di casa trenta minuti
prima che lei si trascinasse ancora semiaddormentata gi
al granaio. Da dove era sent il trattore, il che significava
che Orren stava ancora arando il lato sud del tratto a maggese.
Quando si gir di nuovo, sper con tutta se stessa di
trovare le galline ritte sulle zampe, invece erano ancora
morte.
Che guaio, disse, e corse fuori dal granaio, scavalcando
il recinto del pascolo senza disturbarsi a usare il cancello,
sfior con le braccia le cime del tabacco e poi affront
le zolle umide e sollevate del campo incolto. Orren
la vide arrivare e lei alz una mano, ma lui non spense il
motore. La osserv corrergli incontro, la camicetta che
usciva dalla cintura dei jeans, la coda di cavallo sempre pi
spettinata.
Ci sono delle galline morte!, grid.
Come?, fece lui a gran voce. Aloma indic il piantone
dello sterzo e Orren spense il motore, che si smorz con
un nitrito e un sussulto.
Delle galline sono rimaste uccise.
Quante?, chiese.
Credo sette.
Oh cazzo, disse e si precipit gi dal trattore, fece qualche
passo verso il granaio ma poi si mise a correre, con Aloma
che cercava di stargli dietro. Quando arriv, pass in
rassegna le galline a terra, le zampe gialle e squamose tese
in una posa che una parte del cervello di Aloma sapeva,
suo malgrado, ridicola, per non rideva, e neanche Orren.
Oh merda, disse lui e chinandosi osserv una gallina da
vicino, poi la spost con lo stivale. Se c' una malattia e
sette sono gi morte, le perderemo tutte.
Oh no, disse Aloma. Guard le altre galline che aveva
intorno, con il terrore di vedersele morire davanti agli occhi.
Quattro erano in cova. Una scorrazzava tra i cadaveri
ciondolando la testa in modo epilettico.
Orren and verso la chioccia e i suoi pulcini appena nati.
I piccoli, pi chiari, sfrecciavano intorno alla gallina pi
scura che lasci la cova quando vide Orren avvicinarsi, penetrando
l'aria intorno a s con lo sguardo affilato dei suoi
occhi neri. Orren indietreggi lentamente, rivolse di nuovo
l'attenzione a una gallina morta e poi, con un movimento
brusco, si abbass sui talloni per toccare con la mano
aperta il pavimento del granaio vicino al cadavere.
Il mangime  bagnato?
Aloma lo guard basita. Orren and dritto al sacco del
mangime, ma senza mai smettere di fissarla negli occhi
e con una determinazione nel corpo che le strozz il fiato
in gola, tanto che dovette fisicamente trattenersi per
non fermarlo. Gli si leggeva tutto nel corpo, come sempre.
Stava gi portando le mani alla gola dalla disperazione
quando Orren abbass lo sguardo sul sacco e disse, Oh,
porca puttana, Aloma, questo cazzo di mangime  tutto
bagnato!
Oh, fece lei, con voce flebile come un fischio.
Cosa diavolo ci fa qui davanti alla porta? Non gli aveva
mai visto gli occhi cos spalancati.
Non riuscivo a vedere, li dove lo tenevi tu, nella stalla,
esclam Aloma. Non riuscivo a vedere niente! Era... Si
interruppe, avvilita. Guard gi verso le galline. Che razza
di animale mangiava del cibo rovinato? Aveva piovuto
un po' dentro il granaio, e come faceva lei a sapere che...
Ecco cosa succede alle galline quando il mangime  bagnato,
disse Orren indicando quegli animali che la morte
rendeva pi stupidi del solito, pens meschinamente Aloma
mentre seguiva riluttante il dito di Orren.
Oh, fece ancora, pi gemito che parola. Aspettandosi
di sentire qualcos'altro, Orren rimase immobile. Poi si
port una mano sulla fronte con uno strano guaito e controllandosi
a malapena si tir in su i capelli, come se volesse
estirparli alla radice. And dritto alla stalla e da una parete
di attrezzi a manico lungo, tir gi un'ampia scopa.
Gli dar da mangiare io, a queste troie di galline, disse.
Aloma sollev la testa di scatto. Non mi dire parolacce,
grid, e poi corse via dal granaio e lui la lasci andare.
Ma dopo soli cinque metri si gir cos bruscamente da farsi
schizzare la polvere intorno ai piedi e corse indietro da
Orren, che aveva gi iniziato a spazzare via il mangime
umido. Gli strapp di mano la scopa prima ancora che si
fosse reso conto del suo ritorno e cominci a spazzare furiosamente
il pavimento sollevando da terra mangime, fieno
ed escrementi, fino a colpire accidentalmente una delle
galline ancora vive, che vol starnazzando sulle travi in
una bufera di piume e feccia.
Dammela, Aloma, disse Orren pi calmo, e la cinse con
entrambe le braccia.
No, disse lei e tir via la scopa con una mano usando
l'altra per colpire sul petto Orren, che dovette indietreggiare
per evitarla. Poi spazz il pavimento con movimenti
bruschi, ma leggermente pi controllati e cos il mangime
fradicio - o quel che ne restava - pot essere raccolto
e buttato nella spazzatura.
Bene, disse Orren alle sue spalle e torn alla stalla per
prendere un'altra scopa. Spazzarono insieme il granaio,
ma di spalle l'uno all'altra, perci Orren non pot vedere
le lacrime che Aloma aveva negli occhi.
Pi tardi, quello stesso giorno, Aloma cont i soldi che
aveva guadagnato suonando il pianoforte. Non era molto,
ma and dritta al negozio di mangime e si ferm sul
retro, davanti alla piattaforma di carico, dove i sacchi di
mangime e altro venivano lanciati sul pianale dei furgoni.
Aspett, ma non si vide nessuno. Entr nel negozio e un
piccolo campanello annunci solenne il suo ingresso.
Segu sul pavimento il solco lasciato dagli stivali degli uomini,
pass davanti ai ripiani polverosi. Respir quella stessa
polvere nell'aria, insieme a un odore smorzato di animali
non pi sgradevole. Il suo viso era guardingo e mite,
quando raggiunse la cassa. C'erano due uomini, uno stava
facendo il conto all'altro. Il commesso, la testa calva e lucida
come un pomo d'ottone, alz gli occhi e prima che
il suo timido sguardo maschile potesse vacillare, Aloma
disse, Devo comprare delle galline. Il secondo uomo si infil
il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni e si
guard dietro la spalla, poi altrove, poi di nuovo dietro la
spalla. Infine si volt del tutto e si appoggi all'indietro
sul banco, le gambe divaricate. Non aveva i capelli rossi,
ma il viso era spruzzato di lentiggini.
Il commesso si sporse di lato per sbirciare oltre la schiena
del cliente e disse, I pulcini li deve ordinare per posta,
signora. Arrivano in una scatola. Quanti ne vuole?
Sette per fare le uova, disse, in tono di domanda.
L'uomo appoggiato al bancone non dovette aprire la
bocca per rivolgersi a lei, perch era gi spalancata. Ehi,
se vuoi delle galline, ce le ho io. Pulcini, ovaiole, quello
che ti serve. S, s, ne ho quante ne vuoi. Non ne posso
pi neanche di vederle. E manco le uova mangio. Le budella
mi si... Ruot la testa verso il commesso. Miseria.
Mi fanno stare male. Pi che parlare urlava.
L'uomo dietro al bancone sputacchi una risata. Mica
vorrai rifilare le tue galline malate a una ragazza. Senza
offesa, signora, disse.
Quanto vuole?, chiese Aloma all'uomo con la bocca
pronta a parlare, e dopo aver sfilato i soldi dalla tasca, allung
la mano bene aperta. Bastano?
Miseria, disse l'uomo.
Con quelli ci pu comprare pi galline di quante uova
riesce a mangiare, disse il commesso.
Me ne servono sette, disse Aloma.
A chi le vende le uova?, chiese il commesso, ma l'uomo
lo interruppe. Se vuoi le galline, ce le ho. Le tengo in
un capannone molto grande. L'hai visto di sicuro, se sei
passata sulla 52. Ci sei mai andata gi di l? Ho un bel
pezzo di terra, una casa bella grande. Sono molto ben fornito,
disse voltandosi di nuovo verso il commesso, e Aloma
lo vide fare l'occhiolino - in realt ci prov con uno ma
gli si chiusero tutti e due -, poi alz la mano e fece al commesso
il saluto scout. Aloma lo segu fuori dal negozio e
nello specchietto a mezzaluna appeso sopra la porta vide
il commesso che si infilava un dito nel naso e li guardava
andarsene con tiepida indifferenza. Una volta usciti, l'uomo
le disse, Devi fare circa due miglia e poi girare a sinistra
sulla statale.  la prima casa, una casa grande, non si
pu mancarla. Vedrai. Praticamente  la fattoria pi grande.
Soprattutto tabacco. Roba che costa. Mi rende un sacco
di soldi. Fra un po' mi costruisco una casa nuova. Gir
il viso di lato, sput, poi si asciug due gocce color resina
dal labbro. Visto che Aloma non diceva nulla, si limitava
a un sorriso infantile, l'uomo lanci la busta di carta sul
sedile anteriore del furgone e appoggi lo stivale sul predellino
del lato di guida. Disse, Mi raccomando, bellezza,
non ti perdere. Stammi dietro. Guido un po' troppo veloce,
ma finora non mi sono beccato nessuna multa. Non
sono mai finito dentro, neanche una volta. E non mi fermo
neanche davanti al diavolo. Non so se ce la fai a starmi
dietro, guarda che non ci vado gi piano solo perch
sei una ragazza. Poi, quando Aloma and al suo furgone,
l'uomo vide il pianale vuoto e disse, Ehi, ma non hai le
gabbie?
E Aloma, Oh. No, no.
Non c' problema, disse lui. Te le posso portare fino a
casa tua. Si piazz il tabacco sotto il labbro. Dove abiti?
Scommetto che questo lo sai.
Al quattordici di Burned Ridge Road, disse Aloma. Sotto
il crinale. E una casa bianca.
Miseria, disse. Quella vecchia? E Aloma vide cos chiaramente
i pensieri che gli attraversavano la testa che sembr
quasi gli si fosse aperto il cranio per metterli in mostra.
Fece per dire qualcosa ma poi si trattenne, prese a
farfugliare, mentre gli si stampava in faccia un sorriso. Si
limit a dire, Non  che  poi tanto grande.
Dalla strada non si vede l'intera propriet, rispose
Aloma.
Mah, sar, rispose lui. Forse. Comunque io non lo vorrei
un terreno di fondovalle come quello. Mio padre viveva
a Sunday Holler, quel posto dove aveva piovuto tanto
nel... Miseria, non mi ricordo di preciso quando  stato,
comunque la pioggia aveva trascinato via ogni cosa, e quando
venne gi tutto quel fango dalla montagna, si ritrovarono
a nuotare sui letti e i barili.
Per me  grande abbastanza, lo interruppe Aloma, e lui
disse, Ma davvero, e sporse il labbro in fuori, senza pi
tabacco da masticare. Aloma si scus con un abbozzo di
sorriso, fece tintinnare le chiavi che le pendevano dal dito.
Allora l'uomo sal a bordo e disse, In sella, come se il furgone
fosse un cavallo, e mand il motore su di giri, schiacciando
il piede sull'acceleratore. Prova a prendermi, se ci
riesci, disse, e sfrecci via come aveva promesso. Aloma
lo segu lungo i tornanti che costeggiavano il torrente e poi
sulla statale 52, dove le montagne si appiattivano in un azzurro
sfumato nel suo specchietto retrovisore. Imboccarono
un vialetto d'accesso sterrato e superarono due roulotte
bianche e una casa a due piani, con alle spalle un alto granaio
col tetto a mansarda. L'uomo parcheggi in retromarcia,
con il pianale rivolto verso l'interno in penombra del
granaio. Sceso dal furgone, si gir verso di lei stiracchiandosi
con un gesto esagerato che gli sfil la camicia dai pantaloni.
Aloma vide la fitta linea di peli sotto il girovita. Lui
la guard scendere dal posto di guida e fece un gran sorriso,
annu come se lei avesse detto qualcosa di suo gradimento,
poi entr nel granaio, allungando una mano indietro
e tastando il cerchio scolorito del barattolo di tabacco
nella tasca posteriore. Su nel fienile trov le gabbie e
le pass ad Aloma poi, un po' scivolando un po' saltando,
scese gi in mezzo alla confusione delle galline, riusc ad
acciuffarne alcune, per controllarle e scegliere quali tenere
e quali dare via, sollevandole una a una davanti ad Aloma
e scuotendole per farle starnazzare spaventate. Sta' attenta,
bellezza, disse, e poi le costrinse a entrare nelle stie
- con pi violenza di quanto fosse necessario, pens Aloma -
e quelle combatterono con le zampe sottili e affilate
e gli occhi rabbiosi, finch sette di loro furono catturate e
chiuse in gabbia.
Sai cosa ti dico? Sono proprio contento di liberarmi di
loro, disse una volta terminato. Sono brave a fare le uova.
E solo che ne ho troppe. Si pul le mani sui jeans. Non ho
tempo da perdere con le galline e poi non mangio neanche
le uova. Mi fanno stare male. E non c' nessuno qui con
me a mangiarle, tranne mia nonna, disse ammiccando di
nuovo con entrambi gli occhi, uno subito dopo l'altro. Non
c' anima viva, qui. Nessuno, nessuno. Non c' niente.
Aloma pass in rassegna con lo sguardo la terra alle sue
spalle, oltre l'ampia porta del granaio. Vide la linea di confine
che delimitava la propriet in due direzioni, e disse,
S, certo, per hai un sacco di terra, e lui scoppi in una
risata sibilante, un debole stridio involontario, e disse, Hai
ragione. Hai proprio ragione. E una di poche parole questa
qui, ma quando parla sa il fatto suo. Poi, con le galline
ormai dentro le gabbie e le gabbie caricate sul furgone
- che aveva le sospensioni un po' pi rialzate del necessario,
not Aloma in quel momento -, lasciarono la fattoria.
Aloma lo segu di nuovo mentre le faceva strada a ritroso
lungo la statale 52 e gi per le curve che portavano a
Burned Ridge. E sulla ghiaia dello sterrato il furgone dell'uomo
sollevava due code di polvere. Dal pianale svolazzarono
via piccole piume bianche, che arrivarono fino al
furgone di Aloma. Quando arrivarono in cima alla strada,
Aloma vide Orren affacciarsi sulla veranda con una mano
all'altezza degli occhi. Mentre si avvicinavano alla casa,
l'uomo si sporse dal finestrino del lato guida e lanci un'occhiata
dietro, verso di lei, sorridendo, e Aloma gli fece gesto
di fermarsi, invece di continuare fino al granaio. L'uomo
parcheggi, ma quando d'un tratto vide Orren, invece
di spegnere il motore lo lasci in folle, rimase li seduto
un momento, lanci uno sputo, guard di nuovo Aloma,
e poi scese e si pos le mani sui fianchi ossuti.
Ehil, disse, con voce ora insipida, e Orren si limit a
fargli un cenno col capo, poi guardarono Aloma, si guardarono
l'un l'altro, infine le galline.
Ti ho comprato delle galline nuove, disse Aloma, appoggiandosi
sul parafango anteriore del suo furgone. Nuove
galline di seconda mano.
Gliele ho vendute io, disse l'uomo, cercando invano di
guardarli entrambi contemporaneamente, le sopracciglia
irrequiete. Orren scese dalla veranda con la mano tesa. Orren Fenton, disse.
Caudill, Chris Caudill, rispose l'uomo, e si salutarono
con una stretta. Io... Accenn in direzione di Aloma. Ho
una fattoria... sulla 52. Queste galline... un paio sono di
razza nana, non so se ti interessano, comunque...
Taglia non  sempre uguale a forza, disse Orren.
L'uomo si schiar la voce, No, certo, disse.
Mia moglie l'ha fatta venire fin qui?, chiese Orren e
Aloma gli lanci un'occhiataccia da dove si trovava, ma si
morse il labbro.
Be', veramente..., disse l'uomo, schiarendosi di nuovo
la voce. Poi con la mano si tocc un attimo la fronte, l'aria
vagamente sorpresa come se fosse stupito di trovarla
ancora al suo posto. Lanci un'occhiata al suo furgone.
Non aveva le gabbie. E non voleva neanche i pulcini, solo galline gi grandi. Cos gliele ho vendute.
Be', mi spiace per il disturbo che si  preso, disse Orren.
Non avevo la pi pallida idea che voleva prendere delle
galline. L'uomo scroll le spalle e poi insieme scaricarono
le stie dal pianale e le sistemarono sulla veranda, con le
galline che si agitavano, alcune sbattendo rumorosamente
le ali per cercare di far saltare il coperchio delle gabbie.
Una volta finito, Orren si tast le tasche in cerca di qualche
dollaro, ma l'uomo alz le mani davanti a s e disse,
No, no, siamo pari. Non c' bisogno. Lascia le gabbie al
negozio di mangimi che passo a prenderle io quando ho
tempo.
Chiedo scusa di nuovo, disse Orren.
Nessun problema, davvero, disse l'uomo. E si volt per
andarsene, ma poi si ferm e guard Aloma per un istante,
entrambe le sopracciglia alzate e la bocca arricciata per
met in un fugace sorriso malizioso che Orren vide, e allora
Aloma si drizz dal parafango, compiaciuta. Orren incroci
le braccia. Aloma disse, Grazie ancora per avermi
accompagnata fin qui. Ha proprio un bel furgone. Orren,
disse con un sorrisetto stupido, pensi che potremmo averne
anche noi uno cos grande? E Orren la guard senza
battere ciglio, al che l'uomo sorrise e disse, Be', ora vi saluto,
e sal a bordo e se ne and, sgommando a tutta velocit.
Orren osserv Aloma che lo guardava allontanarsi.
Bella figura del cazzo, disse.
Ah s?, ribatt lei. Allora tu non chiamarmi moglie finch
non sar tua moglie, e poi gli pass davanti con passo
deciso, diretta alla veranda. Quando arriv alla porta, lui
disse, Dove li hai presi i soldi per tutte quelle galline?
Suonando il pianoforte, disse lei senza voltarsi, e il non
vedere l'espressione sul viso di Orren non fece altro che
aumentare la soddisfazione di sapere che lo aveva preso
alla sprovvista.
Alla fine le permise di occuparsi ancora delle galline.
Aloma sapeva che sarebbe andata cos. Prima rimase muto
per qualche giorno ma poi, quando una mattina Aloma
and dritta al granaio, senza potersi trattenere dal controllare
il mangime con la mano per accertarsi che fosse asciutto,
lui non la ferm. Non parlarono pi di quello che era
successo. Dopo tutto lei aveva comprato le galline. Ora
erano sue, poteva pure ammazzarle.
Aloma non si rese neanche conto che era arrivata la prima
settimana di settembre finch Orren non le annunci
una mattina - con un sollievo facile da leggere sulla fronte
distesa - che gli era sempre piaciuto il primo raccolto
che dava il via all'autunno, allora Aloma guard il calendario
e vide che era proprio cos. Erano trascorsi tre mesi
dal giorno in cui era arrivata con le sue scatole di spartiti
e la sua camicia da notte bianca nella confezione del
catalogo per corrispondenza, una busta marrone che aveva
piegato e conservato in uno dei cassetti di Emma, al
piano superiore. Quella camicia da notte era stata lavata
molte volte, ormai. Il nastro bianco che girava e si legava
con un fiocco sul seno era sfilacciato e anche un po' ingiallito.
Ho deciso di andare a prendere degli uomini, per oggi,
disse Orren.
E dove?, chiese Aloma, lo sguardo verso il tabacco verde-
oro, il terreno scuro.
A Hansonville. Per strada. Vengono apposta per la raccolta.
Orren si gir e abbass lo sguardo verso quel campo
bronzeo, e Aloma gli osserv la schiena. Aveva una mezza
intenzione di offrire il suo aiuto per quella giornata, ma
invece rimase li dietro a rimuginare in silenzio. Voleva
qualcosa da lui, prima. Era vero che non ne sapeva niente
di come si tagliava il tabacco, aveva gi dimostrato di
saper procurare pi danno che aiuto, eppure aspettava ancora
che lui le chiedesse di dargli una mano. Si aggrapp
alla debole forza di quell'attesa.
Quando Orren part per il paese, Aloma decise che, nonostante
il caldo, avrebbe cucinato tutto il giorno per far
passare il tempo fino al momento di andare in chiesa. Sistem
i ventilatori alle finestre in modo che buttassero fuori
l'aria calda e lesse gli spartiti riga per riga come fossero
dei libri, mentre in forno le pagnotte crescevano e si scurivano.
Eppure il suo umore era irrequieto, si alz in continuazione
tutto il giorno, andando sul retro per scrutare
il campo dove Orren e gli uomini erano chini a tagliare le
cime ingiallite e le foglie di mezzo, infilzando i gambi sui
pali cos che sul campo si formarono file su file di piccole
tende indiane scartocciate. Tra i filari erano sparse qua e
l delle foglie cadute, uno degli uomini torn a raccoglierle,
spolverandole con le mani coperte dai guanti. Al limite
sud del campo, il locale per la concia aspettava di riceverle,
le larghe porte nere spalancate. Nel primo pomeriggio,
quando il calore del forno rese la stanza invivibile,
Aloma usc di casa e rimase nascosta tra i vimini del salice
a guardare gli uomini lavorare. Orren, fermo in piedi,
dava indicazioni con le mani, la conversazione procedeva
in un circolo chiuso, lontano. Aloma si chiese se anche Bell
avrebbe fatto il raccolto quella settimana. Sembrava probabile;
le cime del suo tabacco erano gi belle larghe e scure,
quando le aveva viste. Glielo avrebbe chiesto. Aloma
indugi un istante ancora sotto il salice, si volt indietro
una volta mentre ritornava in casa con le mani in tasca. Le
sarebbe bastato che lui glielo chiedesse.
Quando arrivarono le tre, era ormai passata di stanza
in stanza una decina di volte, cos smise di cucinare, prese
il furgone e and in chiesa, aprendo con le sue chiavi.
Dentro era tutto silenzioso, deserto. Le sue note riecheggiavano
nella stanza e aspett impaziente di veder comparire
Bell, il quale al suo arrivo, per, entr dalla porta sul
retro, andando dritto nel suo ufficio senza fermarsi. Aloma
rimase in ascolto del singolo scatto della porta che si
chiudeva. Attese un altro paio di minuti nella speranza che
si affacciasse dalla soglia poi, vedendo che non succedeva,
prov di nuovo a concentrarsi sui tasti, ma la sua forza di
volont era come prosciugata e non riusciva a restare seduta.
Avrebbe voluto andare nell'ufficio di Bell e parlargli
- di cosa in particolare non le importava, andava bene
tutto - ma non lo fece. Costrinse invece le dita sui tasti
finch la musica le parve incastrarsi come gli ingranaggi
bloccati di una macchina e dovette trattenersi dal colpire
la tastiera per la frustrazione. Era in preda a un'irrequietezza
montante. Aveva le orecchie tese verso qualsiasi suono
provenisse dall'ufficio. Infine si alz di scatto dal pianoforte,
arrabbiata con il silenzio di Bell, o forse con Orren,
afferr gli spartiti e torn alla fattoria.
Dietro la grande casa, gli uomini erano ancora nei campi;
le tende di tabacco, issate in fila una dietro l'altra laddove
prima c'erano state le piante gialle e rigogliose, i gambi
tagliati e infilzati nei pali ad appassire al sole. Gli uomini
lavoravano chini e cos Aloma non riusc a distinguerli. Non
riusc neanche a riconoscere quale di loro fosse Orren fino
a quando non si drizz e si tolse il berretto per asciugarsi
il sudore dagli occhi. Poi se lo rimise in testa e torn
agli anonimi gesti della sua fatica.
Aloma era accaldata e silenziosa come la cucina in cui
si trovava. Prepar panini con carne di manzo senza canticchiare
una nota, n emettere alcun altro suono. Era inutile
asciugarsi il sudore dal labbro o dal petto, su cui scorreva
in un minuscolo rivolo tra i seni. Mentre portava un
vassoio di panini e una caraffa di limonata gi al campo,
Orren e uno dei lavoranti si incamminarono verso l'essiccatoio,
con le camicie sbottonate che uscivano penzoloni
dalla cintura dei pantaloni, cos che Aloma pot vedere il
movimento dei muscoli segnati dal sole. Un terzo uomo,
sventolandosi con una foglia di tabacco, si drizz un istante
e li guard allontanarsi. Si abbotton la camicia senza
fretta, quando vide Aloma avvicinarsi lungo il filare, la
gonna che le sussurrava sulle gambe a ogni passo, la caraffa
che tintinnava sul vassoio.
Signora.
Lei lo salut con un cenno del capo, ne vide il viso arrossato
dal sole e le labbra lentigginose, la bocca con la sigaretta
appesa. Quando l'uomo gir la testa chiara, quasi
incolore, Aloma scorse l'interno scuro della bocca dietro
lo spazio lasciato dai vari denti mancanti.
L'uomo prese un panino e disse, E la sua ragazza?
Aloma rivolse lo sguardo all'essiccatoio, poi rispose senza
fretta, S.
Be', non sar bello, ma altroch se  forte.
Aloma rise, non riusc a trattenersi.
 un lavoraccio per quel povero ragazzo, disse l'uomo.
Fare il raccolto, intende.
Tutto quanto. Alzando un dito dal panino fece un gesto
per indicare tutta la fattoria.
Aloma si guard intorno, la fronte accigliata. Gi, tutto
quanto, ammise. Riusc a intravedere Orren dentro l'essiccatoio
che armeggiava con una stecca per controllare
tra le travi, e quando si allung con le braccia distese e il
suo corpo si apr per un istante come stesse sbocciando,
Aloma si ricord affranta di come le era sembrato al loro
primo incontro, quando con il berretto calato sugli occhi
l'aveva guardata in tralice quasi sapesse gi che un giorno
sarebbe stata sua, perch all'epoca credeva ancora che le
cose belle potessero accadere. La bocca di Aloma si schiuse
da s.
L'uomo continu a studiarle il viso, la foglia di tabacco
ancora in mano.  un lavoraccio anche per una ragazza.
Una cosetta come lei, poi. La sfinisce.
Aloma lo guard dritto negli occhi. No, io sono una pellaccia.
Quello fece una risata catarrosa da fumatore. Quasi tutte
le ragazze sono pellacce, disse. Il difficile  trovarne una
che lo ammette, per. Poi aggiunse, Mi ha detto che i suoi
sono morti. Bel casino. Guard intorno a s le piante tagliate.
Per bisogna farlo, penso io.
Bisogna farlo, ripet lei a pappagallo, guardando le
piante curve e recise e pensando, mentre lo diceva, Ma
perch?
L'uomo annu, Eh s, certo, certo. E stato bravo. Un
bravo ragazzo. E allora Aloma lo guard senza sorridere,
senza neanche vederlo, girandosi appena per poter abbracciare
l'essiccatoio pi avanti e la casa alla sua destra, poi
si allontan dall'uomo con una vaga espressione sul viso.
Lasci panini e limonata tra i filari e cominci a incamminarsi
di nuovo verso casa. Dietro di lei, l'uomo dai capelli
chiari disse, Ma non esageri con la pellaccia, signorina.
Non esageri...
Aloma risal la collina fino alla casa. Una volta arrivata,
la quiete e il relativo ordine che vi trov non fecero che
fomentare il suo disagio. Pass di stanza in stanza, senza
dare un senso ai suoi spostamenti. Era strano che volesse
essere allo stesso tempo l e in chiesa, eppure sentendo che
ovunque si fosse trovata, non sarebbe mai stata davvero
in nessun luogo. Aveva il cuore gelido, invece le mani sembravano
febbricitanti mentre pescava le chiavi del furgone
per tornare in chiesa. Ma con le chiavi in mano e la timida
speranza che Bell fosse rimasto a lavorare fino a tardi
e potessero parlare, parlare sul serio, Aloma pens alla
casa nuova e si volt d'un tratto con un obiettivo ritrovato,
riattravers la cucina e usc di nuovo dalla porta sul retro.
Voleva vederla bene. Ormai il sole stava completando
la sua parabola in una gialla scia di calore. Gli uomini
si stavano vestendo e chiacchieravano tutti insieme, quindi
non la notarono mentre si incamminava decisa verso il
granaio, lo superava senza entrare nel pascolo e si avvicinava
alla casa nuova dall'ingresso laterale.
Quando vi entr, il suo primo pensiero fu la possibilit
di affittarla, e non capiva perch non ci avesse gi pensato
prima. Non era grande, ma pi che sufficiente per una
coppia o una famiglia piccola, ed era abbastanza lontana
dalla casa pi grande per poter godere di una certa riservatezza.
Non le dispiaceva l'idea di dedicare del tempo a
ripulirla, perch questo l'avrebbe svincolata dalla casa grande,
e in breve avrebbero avuto un reddito aggiuntivo, il
che avrebbe reso Orren felice - ammesso che potesse esserlo.
La cucina della casa nuova era come la ricordava, con
il soffitto basso e rivestita in piastrelle bianche e arancioni.
Il pavimento di linoleum scricchiolava sotto i suoi passi.
La stanza odorava come l'interno di un vecchio cassetto
e le ricord a sprazzi la casa mobile dello zio, stretta e
con la luce sempre fioca dei neon. Serr le labbra per il disgusto.
Apr dei cassetti a caso e vi trov pi utensili di cucina
di quanti ne avesse visti alla prima visita. Un piccolo ripostiglio
ospitava il boiler dell'acqua calda e un vecchio spazzolone
ingrigito. In un altro c'erano solo prodotti di pulizia
che puzzavano di ammoniaca. Lungo il breve corridoio,
Aloma super la porta del bagno, con le veneziane alle finestre
e il lavandino di ceramica striato di macchie giallastre,
simili a stalagmiti. Poi c'era la stanza che doveva essere
di Cash, a giudicare dai poster di chitarre affissi sulla
porta. Infine, l'ultima stanza, poteva solo essere quella
di Emma.
Entr, il buio appena schiarito dalla luce anemica che
filtrava incerta dalle veneziane. Il letto era sfatto. Ai piedi
del letto c'era un paio di scarpe da donna, una delle due
rovesciata su un lato, con la punta rivolta alla porta. Aloma
s'immerse nell'aria chiusa della stanza, ne assapor la
polvere e l'abbandono, il vago sentore di abiti senza un
proprietario. Sul comodino erano appoggiate alcune forcine
per capelli incrociate tra loro, una spazzola, un minuscolo
Nuovo Testamento, e una fotografia in cornice di
Orren tenuto a testa in gi dal fratello adolescente, che lo
sorreggeva per la cintola come un maialino. I capelli gli ricadevano
gi sul viso, la cui smorfia ridicola assomigliava
pi a uno sguardo torvo.
La prese tra le mani e si volt per portarla alla finestra
del corridoio dove avrebbe potuto vederla meglio, ma nel
girarsi percep la presenza di Orren nella stanza prima ancora
di vederlo. Aloma trasal e per poco non fece cadere
la cornice. Non sapeva decidere se fosse meglio riporre la
fotografia sul comodino oppure andarsene, e avrebbe voluto
fare entrambe le cose. Invece si avvicin svelta a Orren,
pi per impedirgli di avanzare ancora nella stanza che
per il desiderio di andare da lui.
Che stai facendo?, le chiese.
Gli era quasi arrivata sotto il mento quando si ferm,
la saliva che le impastava la bocca dall'ansia. Be', mi era
venuta un'idea. C' una cosa che voglio chiederti.
Mi pare che una decisione l'hai gi presa, e pure da
sola.
No, disse Aloma.  solo che avevate tanto da fare e non
ho voluto...
Quella fotografia non  tua.
Aloma abbass gli occhi sulla cornice che teneva in mano.
Orren, disse, ma a quel nome non seguirono altre parole.
Lui aspett, sembr che le si avvicinasse anche se non
si era spostato affatto.
Orren, ricominci Aloma e si allontan per riporre la
fotografia sulla libreria l vicino, rivolgendo di nuovo il viso
giovane e felice di Orren alla piccola stanza. Pensavo
che potremmo affittare questo posto. Ricavarci qualche
soldo per la fattoria. Tu lavori cos tanto e...
Questa  casa loro, disse.
S, lo so..., rispose Aloma, con una disperazione silenziosa
nella voce che persino lei riusc a sentire.
Non ti ho mai chiesto di venire qua.
Invece s, disse lei pi forte, facendo il possibile per
trattenere la rabbia nella voce, e non si riferiva alla casa
piccola, ma all'intera fattoria, alla sua stessa vita.
Non  casa tua, disse lui di nuovo.
Lo so, Orren, ma io vivo qui, adesso.
Non qui, ribatt secco, poi si avvicin e le strinse forte
una mano, la tir brusco verso il corridoio dove c'era
una piccola finestra affacciata a sud. Alz un braccio e in
quel momento Aloma gli vide tremare i muscoli. Tu vivi
l, disse Orren con una voce che le gel la spina dorsale.
Indic la casa grande. L, ripet.
Aloma non guard la casa. Guard lui. Emma e Cash
non vivono pi qui, Orren, gli disse. Sono morti. L'aria
tra loro era divisa dal silenzio e nessuno dei due si mosse
nonostante il gelo che era calato. Aloma osserv gli occhi
di Orren che cambiavano espressione e guardavano oltre
lei, o forse attraverso, per rivolgersi alla stanza in cui si
trovava, e nel momento in cui vide ci che lui vedeva, quel
vuoto che lei ancora non conosceva, ma forse avrebbe conosciuto
un giorno, lo odi con tutta se stessa. Avrebbe
preferito un grido disumano piuttosto che la parvenza di
vita che aveva davanti a s. Avrebbe voluto strattonare
via il braccio, ma fu cauta, si divincol dalla presa con delicatezza,
come se lui stesse dormendo e non volesse svegliarlo.
E siccome non sopportava di vederlo con quegli
occhi, lasci la stanza passandogli davanti, e quando fu di
nuovo fuori, nel giorno che stava per morire, la sua ombra
si proiett all'indietro verso la casa, allungandosi all'infinito
fino a diventare un filo sottilissimo, pronto a
spezzarsi.
Aveva chiuso la bocca e trattenuto il malumore, ma la
collera continuava a montare. Aloma marci dritta in casa,
sal le scale, si strapp via i vestiti e si piazz fremente
sotto la doccia fredda. Rest li a tremare con una sorta
di odio stupefatto e affranto per la sua stessa vita. Neanche
si insapon, rimase a guardare l'acqua che le lavava
via la polvere della casa nuova e dei campi dalle braccia,
dalle gambe, dai piedi callosi. Poi, con il viso tirato, amareggiato,
indoss una delle sue vecchie magliette di scuola,
un paio di pantaloncini sdruciti e scese di nuovo in cucina.
Era pronta a litigare, le minuscole ossa delle dita gi
tremanti.
Ma Orren non and a litigare. Aloma spalanc la porta
e non vide altro che il crepuscolo caldo, la scia del sole,
le grandi pennellate di rosso che tradivano il suo passaggio.
Si era rifiutata di guardarsi alle spalle quando aveva
lasciato la casa piccola, quindi non aveva visto dove era
andato Orren. Non aveva dubbi che sarebbe tornato. Eppure
non riusc a mandare gi un boccone e cos rimase seduta
senza sapere cosa fare in una cucina illuminata da un
sole che si era gi smorzato, i piedi che tormentavano il
pavimento. Ma quando il tempo si trascin lento fino all'ora
di cena e oltre, e Orren non era ancora tornato, Aloma
si permise per un istante di immaginare come sarebbe
stato, per lui, non tornare affatto. Rimugin l'idea in testa.
Poi, in una sorta di equa punizione, si concesse il ricordo
dell'ultimo sguardo che gli aveva visto sul viso prima
di andarsene.
Quando la luce della stanza fu definitivamente smorzata
dal buio, Aloma si alz e accese l'unica lampadina nuda
vicino ai fornelli. Pass il pollo nel grasso senza infarinarlo
e lo fece scaldare fino a friggere, ma senza intenzione
di mangiarlo, solo per un vago desiderio di tenere le
mani impegnate. Stava nel piccolo cerchio di luce creato
dalla lampadina a fluorescenza. Ogni sera era come quella,
la notte che si sostituiva al giorno senza un passaggio
netto, impedendole cos di prevedere il momento esatto
in cui sarebbe tornata di nuovo. Riusciva continuamente
a coglierla di sorpresa e Aloma era arrivata a odiarla per
questo.
Lasci la cucina e lo scoppiettio sfrigolante del grasso
e and a mettersi sui gradini del retro. Persino nel buio assoluto,
i campi pi lontani scomparivano nell'ombra della
montagna, buia come la notte, pi buia che mai. Attese i
segnali intermittenti delle lucciole tra le piante. La sagoma
del trattore era ferma al cancello pi vicino alla casa e
Aloma sent sopra di lei il rapido frullio dei pipistrelli che
scendevano costeggiando le grondaie. Il pollo fritto emanava
un odore caldo, di lievito, che le pass davanti e and
a unirsi al profumo fresco dell'aria aperta. Oltre i gradini
si respirava solo il profumo dell'erba e pi avanti ancora,
forse, il primo sentore delle piante recise e della decomposizione
nascente. Pens di fare dietrofront e tornare alla
luce gialla della cucina, invece si sedette l dov'era, d'un
tratto incapace di preoccuparsi che il pollo potesse abbrustolirsi
nell'olio. Sentiva il calore alle spalle e l'aria pi fresca
davanti, e schiacciata l in mezzo non riusc a muoversi.
Teneva le mani sulle cosce, come due pallidi cestini
vuoti. Chiuse gli occhi, curv la schiena. Sarebbe tornato,
sarebbe tornato.
Le arriv al naso l'odore di una sigaretta. Poi sent Orren
che si avvicinava dall'altro lato della casa. Quando gir
l'angolo e la vide, si ferm e si appoggi al muro esterno,
guardandola.
Dove sei stato?, gli chiese, con voce cupa e tirata.
Da nessuna parte.
Da nessuna parte...
Cosa stai facendo?, chiese lui.
Aspetto.
Aloma, disse per cominciare.
Aspettavo te, disse lei di nuovo, pi forte.
Orren espir rumorosamente dal naso e abbass gli occhi.
Poi tir fuori la mano sinistra dalla tasca e se la pos
sul fianco. Ma sempre restando addossato alla parete.
Non hai niente da dirmi, Orren?
A proposito di cosa?, fece lui rivolto alla terra.
Di quello di cui stavamo parlando, insist Aloma.
Non affittiamo neanche un pezzo della fattoria, disse.
Ma tu mi ascolti mai?, disse Aloma con voce acida, e a
quel punto proruppe tutto il suo malumore. Non ti sei
neanche disturbato a venire per cena. Non ci sei mai, Orren.
Preferisci lasciare me, piuttosto che la tua stramaledetta
propriet.
No, disse lui.
Guarda, non pensare neanche per un secondo di farmi
credere che stai facendo tutto questo per me. Io non c'entro
niente, disse.
Allora lui alz gli occhi, ma fece passare un lungo, fragile
momento prima di dire, Cosa dovrebbe significare?
Tutto questo  per loro, Orren, e neanche sono qui.
Tu ti ammazzi mentre loro sono gi stati ammazzati. Perch
non...
Sta' zitta, Aloma, disse.
Non mi dire di stare zitta, ribatt lei, pronta a litigare.
Ma prima che potesse dire un'altra parola, lui si gir e
scomparve dietro la casa. In un attimo Aloma si alz dal
gradino e lo rincorse. Lo raggiunse mentre attraversava
svelto uno dei riquadri di luce che si proiettavano dalle finestre
sul lato nord della casa. Si allung due volte per agguantargli
la camicia all'altezza del gomito, poi finalmente
la sfior con le dita. Lui non volle girarsi a guardarla, e
cos Aloma gli stratton bruscamente il gomito per costringerlo
a girarsi. E allora lui si volt e le strinse il braccio
con tutta la forza della sua mano destra e glielo spinse contro
il petto tanto da farle tremare i denti in bocca e spostarla
indietro di qualche passo, inciampando, brancolando
nel vuoto. Nella fluida luce gialla il viso di Orren aveva
un'espressione feroce, alz la mano e gliela punt contro
per accusarla, le parole un semplice accessorio. Tu, inizi,
radunando le parole, sei una stronza viziata. Sei una maledetta
stronza viziata, disse. Aveva una voce pi stridula
del solito, non era la sua, sembrava ereditata da un'atavica
furia. Gli si strinse la gola, rimase ostruita da un suono
strozzato. Aloma difese il proprio terreno davanti a lui,
lo sguardo fisso, e si sent salire dentro la gioia spietata di
uno scontro atteso da tempo, si sent risalire il sangue in
corpo. Lui fece un lungo passo in avanti. Mi hanno tagliato
le gambe, Aloma, disse. Mi hanno tagliato le gambe e
tu vuoi vedermi correre.
E io? Pensa un po' anche a noi!, grid lei.
Tu! Non ne sai niente, proprio niente. Non hai sentimenti.
Ti importa solo di essere felice. Io - e si colp forte
il petto con la base della mano -, io non posso, non ho
quella possibilit. Mi capisci? Poi indietreggi e Aloma vide
la sua furia vigile alla luce della finestra e anche le lacrime
che gli rigavano il volto. Ma poi torn indietro di
nuovo, avvicinandosi deciso come se volesse agguantarla,
per poi fermarsi subito davanti a lei, che non sapeva se l'avrebbe
colpita o avrebbe solo parlato, e lui parl, disse, E
a proposito di andarsene. Non sono io quello che se ne va.
Alz di nuovo il dito, dritto davanti alla bocca di Aloma.
Sei tu, tu, tu, disse e Aloma scopr di non potersi voltare,
anche se lui non la tratteneva fra le mani. Sei tu, cara mia,
quella che se ne vuole andare. Io non faccio altro che scavare
sempre pi gi dentro quello che a te sembra un pozzo
vuoto, solo che tu guardi da un'altra parte. Allung la
mano verso la distesa buia. Tu stai guardando da un'altra
parte, Aloma, non sono stupido. Quindi non dirmi che ti
lascio sola. Non ho mai lasciato le cose che amo.
Orren si volt sull'ultima parola come se volesse prendere
le distanze da quella frase, usc dal riquadro di luce
della finestra e divenne la sagoma indistinta dei suoi abiti
pi chiari, poi un'ombra fugace, infine si fuse con ci
che Aloma non riusciva a vedere. Le ci volle un momento
per tornare in s, ansimando al buio come un animale, la
bocca asciutta. Sent che sul braccio sarebbe apparso un
livido profondo. Si raggomitol sul ventre, tremando, si
guard disperatamente intorno, gli occhi spalancati, le pupille
dilatate a cogliere ogni minima particella di luce in
quel buio.
Costeggi la casa come una sonnambula, sospinta a malapena
da una rabbia quasi esaurita, inciampando. Tutto
intorno l'aria era umida, ancora impressa del calore del
giorno. Entr nella luce della cucina e sent l'odore nero
e acre di carne bruciata. Il pollo era da buttare. Mentre
spingeva la padella su un fornello spento, cupa, muovendosi
a malapena, ma con il cuore che palpitava ancora in
una sorta di impetuoso disagio e la rendeva stranamente
contenta, ecco tornare l'accusa di Orren. Di nuovo sent
quella parola - andarsene - e cominci a toccarla, a rigirarsela
in mente come uno scacciapensieri.
Orren non and a dormire a letto con lei. Aloma si svegli
al suono secco e deciso dei suoi stivali che si avvicinavano
alla stanza e cap, dal modo in cui si ferm sulla soglia,
senza entrare, che era ancora arrabbiato.
Mi servi in piedi, disse.
Lei era distesa su un fianco rivolta alla finestra. Per cosa?,
disse con voce spenta e senza girarsi, la bocca quasi
affondata in un cuscino.
Devo finire il raccolto.
Allora si gir. Orren non aveva alcuna espressione sul
viso, ma gli occhi erano cerchiati di viola. E quegli uomini
che avevi preso?, gli chiese.
Li ho mandati via ieri. Non posso permettermi di pagare
due giorni quello che posso fare con te.
Ma...
Alzati,  tardi, disse e con un lungo passo entr nella
stanza, si abbass e tir via le lenzuola di scatto, scoprendo
il corpo supino e nudo di Aloma che disse, Ehi,
con stizza, come se lui non l'avesse mai vista nuda prima,
e con uno strattone riprese le lenzuola per coprirsi.
Lo guard torva.
Tirati su, ripet lui, con tono che non lasciava scelta.
D'accordo, disse Aloma a voce troppo alta per quella
stanza, e lui si gir dall'altra parte e se ne and, con una
mano alzata come se non potesse pi sopportarla. Aloma
si mise a sedere nel letto, animata da qualcosa di simile all'odio.
Ora che se ne era andato, spinse via le coperte e
and controvoglia verso l'armadio, ma non voleva rovinare
nessuno dei suoi vestiti, cos si infil una delle camicie
a maniche lunghe di Orren, un paio dei suoi jeans, e li
strinse bene in vita con una cinta. Aveva il suo odore, adesso,
come se stesse indossando lui, il che la infastid, ma
non tanto quanto il ricordo di quel gesto con cui le aveva
strappato via le lenzuola. Fiss la cornice della porta come
se lui fosse ancora l, e mentre usciva dal retro e scendeva
decisa verso il campo con il raccolto lasciato a met,
mentalmente aveva gi cominciato a litigare con lui.
Non dissero una parola mentre lavoravano. Orren era
chino con un coltello in mano; tagliava la pianta appena
sotto la base, dove spuntava a fatica dal terreno per affidare
il gambo al sole. Poi si alzava e infilzava il colletto nel
palo forato, dove sarebbe rimasto a seccarsi prima di essere
legato e appeso alle alte travi dell'essiccatoio. Le mostr
l'operazione una sola volta, senza dire nulla, poi Aloma
si curv nel filare adiacente e con il coltello colp la sua
prima pianta appena sopra le radici. Quando cadde, la tir
su da terra e con tutte e due le mani la infilz a forza nel
palo, oltre l'affilata punta d'argento che ne trapass di netto
la fibra robusta. La pianta cos abortita restava penzoloni
e in poco tempo le foglie cominciavano ad appassire
e avvizzire sui pali che le sorreggevano, accartocciandosi
morenti su se stesse. Lavorarono in un silenzio sudato lungo
filari paralleli come se l'altro non esistesse. Orren non
alz mai lo sguardo su di lei mentre lavorava. Per tutta la
mattina continu a tagliare e infilzare, muovendosi tra le
piante e tra i suoi stessi pensieri, e lei lo segu come meglio
pot lungo i filari, ma Orren era molto pi forte, pi
veloce, e presto si spost sul filare di Aloma, avvicinandosi
pi a lei, chinandosi e infilzando le foglie in rapida, meccanica
sequenza.
Arrivato mezzogiorno erano rimaste solo due file di
piante da far essiccare.
Quando il sole fu alto ed ebbero bevuto tutta l'acqua
della caraffa, Aloma disse brusca,  ora di mangiare, e si
incammin verso casa per preparare dei panini. Non voleva
che Orren vedesse come le tremavano le braccia per
lo sforzo di quella mattina. Si guard allo specchio nel bagno
del primo piano e vide che il sole le aveva gi bruciato
le guance e la camicia di Orren era tutta inzuppata di
sudore. Dimostrava ancor meno anni di quelli che aveva,
pens, con il viso cos arrossato e i capelli tutti appiccicati
sulla nuca, un mostricciattolo cencioso con una smorfia
di disgusto scolpita sulla faccia battuta dal sole. Guard
acida il braccio maltrattato da Orren, ma non abbastanza
livido.
Nel campo, Orren mangi i tre scialbi panini che lei gli
diede, senza ringraziare n disturbarsi a guardare cosa contenevano.
E ad Aloma sembr uguale a un animale, mentre
mangiava in quel modo cieco e lei lo osservava masticare.
Voleva sfidarlo con lo sguardo a continuare la discussione
della sera precedente, ma lui toller la sua presenza
solo qualche istante, prima di voltarsi a guardare verso est.
Allora rimase a fissargli muta la schiena. Quando si fu
riempito la pancia, ripresero a lavorare. Ma al contrario
della mattina, Aloma scopr che il sole del pomeriggio le
prosciugava ogni energia. Alle due l'aria era ormai immobile,
il calore si gonfiava come un corpo morto e Aloma si
sent bruciare la pelle mentre infilzava e allargava le foglie
delle piante. Quando risalivano il filare, rivolgevano il viso
alle montagne non pi assolate, e il suo corpo obbediva
meccanicamente al cervello che gli ordinava di chinarsi,
tagliare e infilzare senza fermarsi. Ma quando ripercorrevano
il filare in gi, la sua mente vagava libera dal corpo
in una febbre provocata dal sole, non riusciva a pensare
ad altro che fermarsi. Ogni accenno a chinarsi le faceva
bruciare le cosce e una scossa feroce le risaliva la schiena.
Le si gonfiavano le mani intorno al manico del coltello, le
dita si corrodevano in quella stretta. Di tanto in tanto alzava
gli occhi verso la casa, ma la sua mente affaticata non
riusciva pi a produrre un sentimento nei suoi confronti,
neppure di rabbia. Offriva almeno la sua ombra. Guard
oltre il filare, verso Orren, il modo in cui gli si muovevano
le spalle quando tagliava, il sudore che gli impregnava
la camicia appiccicandogliela addosso. Quello che faceva,
vide Aloma, era piegare gi la testa come a evitare un vento
forte, e cos il sole non lo colpiva sul viso, gli bruciava
solo la nuca mentre restava chiuso e raccolto in se stesso,
protetto. Le sue mani non smettevano mai di muoversi.
Guardava solo il pezzo di terra che aveva davanti, nient'altro.
Aloma chin anche lei il capo senza accorgersene.
Quando il pomeriggio si consum verso la sera e loro
non avevano ancora scambiato una parola, Aloma gli barcoll
dietro, semiubriaca di fatica, e gli diede sfacciatamente
un calcio sullo stivale che lo costrinse a girarsi e
guardarla, tenendosi la gamba colpita con la mano.
Oh, di' qualcosa, fece Aloma.
Lui la fiss, la lama affilata del coltello contro il cotone
lercio della gamba dei pantaloni. Che cosa?, rispose lui.
Aloma brontol un verso e lui scroll le spalle. Poi gli
disse, Me la sono cavata bene, eh? Al che lui annu una
sola volta e riprese a tagliare. Aloma sospir. Aveva lavorato
svelta, e per una che non sapeva cosa stava facendo,
aveva reso quanto un uomo, chinandosi e piegandosi fino
a sentire la schiena che si spezzava, il tutto senza mai lamentarsi.
Ho fame. Penso che puoi pensarci tu, qui, a pulire. Io
vado su in casa.
Lui la guard strizzando gli occhi. Va bene, devo prima
controllare una mucca. Aloma scroll le spalle come
aveva fatto lui, si gir e lo lasci in mezzo ai filari, ancora
in ginocchio tra la terra, a guardare lei che lo lasciava.
Ma Aloma non gli prepar niente. Non era un bel gesto,
lo sapeva, ma si sentiva la febbre ed era come se il sole
le avesse prosciugato l'essenza vitale delle ossa e in qualche
modo fosse stato proprio Orren a levarle contro il sole.
Cos lasci che si arrangiasse, anche se sapeva che non
sarebbe stato capace di molto. Lei mangi mortadella e pane
bianco direttamente dal frigo e quando lo vide risalire
la collina e superare il salice, lasci la stanza ancora affamata
ma decisa a non trascorrere un altro minuto insieme
a lui. Poteva benissimo dormire gi alla casa nuova, per
quello che le importava, poteva dormire con le mucche.
Era gi di sopra, dopo aver fatto la doccia, quando si
rese conto di non essere andata affatto in chiesa, quel giorno.
Con tutto quel tagliare e infilzare si era completamente
dimenticata di suonare il pianoforte, per la prima volta
da quando aveva accettato il lavoro. Rimase immobile
in camicia da notte, quando se ne accorse. Era sconcertata,
sembrava che tutto fosse tornato indietro. Aveva lavorato
con Orren tutto il giorno ma avrebbe preferito trovarsi
in qualsiasi altro posto al mondo, forse pi di tutti
in giro in macchina con Bell, e non l'aveva capito fino a
quel preciso istante. Ripens a quello che Orren aveva detto
la sera prima, e sent un'improvvisa esplosione di panico
scoppiarle nel petto, non voleva tanto scappare di casa
quanto scappare via da tutto, e in particolare da se stessa,
sempre pi instabile e desiderosa in un modo che la spaventava,
se solo si fermava a pensarci.
Ma quei pensieri svanirono quando sent i passi nudi e
lenti di Orren sul legno delle scale, e allora si infil di corsa
a letto tirandosi su le coperte. Lo sent avvicinarsi alla
camera. Sulla strada, in lontananza, pass un'auto e per
un istante un fantasma di luce pi viva attravers tremulo il muro opaco, fermo. Aloma segu il luccichio con gli
occhi e tese l'orecchio al suono sempre pi lontano del suo passaggio.
Non venire qui se non hai qualcosa di decente da dire,
gli intim quando reput che fosse sulla soglia. Lui entr
ugualmente ma per rispetto al suo ammonimento, non disse
una parola. Semplicemente si spogli, attravers il corridoio
fino alla doccia, e rimase a lungo sotto l'acqua, tanto
che Aloma si chiese se sarebbe tornato gi alla casa nuova,
ma quando usc dal bagno e si asciug, prese subito la
direzione del letto. Aloma sospir forte. Due volte. Poi si
gir sul fianco portandosi dietro gran parte delle lenzuola.
Orren si sedette sul suo lato del letto. Lei sospir ancora,
guard fuori dalla finestra. Strizz forte gli occhi
mentre lui abbandonava il corpo sul materasso e pens
a come lo avrebbe subito spinto via se solo avesse provato
a toccarla, e stava ancora pensando a come punirlo quando
si addorment.
Bisognava allungarsi parecchio per arrivare a toccarlo,
era molto pi alto di lei. Sent il suo alito vicino. Una mano
le scivol tra le gambe, aspett, aspett di sentire il suo
peso sulla bocca, gli occhi chiusi, finch non cap che si
stava toccando in un sogno che era solo frutto della sua invenzione.
E quando Aloma cap che quello che aveva in
mente era il viso di Bell, apr di scatto gli occhi e boccheggi
forte. Orren si svegli al suono di quel sospiro strozzato,
alzando la testa dal cuscino.
Cosa c'?, le chiese, confuso.
Per un istante lo guard con terrore, spaventata all'idea
che potesse leggerle quel sogno scritto sul corpo quasi
in parole. Poi, senza pensarci, si avvolse intorno a lui,
gli succhi la bocca, lo tast con la mano, e lui si eccit in
un attimo e subito dopo era gi dentro di lei. Aloma ripet
il suo nome pi e pi volte, concentrandosi con tutta la
forza che aveva, come a volersi rassicurare che era Orren
l'uomo che voleva e sperando di cavargli di bocca il proprio
nome finch ogni parola che aveva dentro sarebbe affiorata
e sgorgata su di lei. Ma parole non ne arrivarono.
Cos lo graffi, lo afferr fino quasi a colpirlo, ma qualsiasi
cosa facesse, lui restava muto come una tomba mentre
la scopava.
Il mattino seguente Aloma non riusc ad alzarsi. Quando
l'alba si insinu nella stanza con la sua luce bianca che
virava sempre pi all'azzurro, lei non riusc a guardarla e
si vel gli occhi con il lenzuolo. Disse a Orren che stava
male e lui scese a prepararsi il caff e una misera colazione.
Aloma aspett di sentire il suono finale di apertura e
chiusura della porta sul retro, poi se lo immagin camminare,
con il sole che gli intesseva fili di rosso vivo nel castano
dei capelli mentre si avviava da solo al suo lavoro.
Aloma mosse le gambe sotto le lenzuola e sent che opponevano
resistenza, i muscoli snervati erano roventi al tatto
e deboli. Sembrava non le appartenessero. Non ricordava
di essere mai stata cos stanca, e anche se il corpo era
indolenzito per tutto quel tagliare, sentiva che non dipendeva
tutto dal lavoro che aveva svolto, ma che su di lei
gravava un peso pi grande. Quel sogno le inebriava le vene
come un liquore, la accusava nella spietata luce del sole.
Strizz gli occhi il pi possibile. Pens alla sua stanzetta
della scuola e a quanto aveva desiderato andarsene, a
quante volte era rimasta distesa a letto a leggere il futuro
dietro le palpebre chiuse, come se fossero una sfera di cristallo.
Ricordava anche il nero sbadiglio del deposito alluvionale
vicino alla casa mobile dello zio, gli scogli rocciosi
sparsi qua e l come denti spezzati, l'interno, un pozzo
nero che conduceva al nulla. Un tempo aveva bramato la
piena luce mattutina che inondava la terra oltre le ripide
pareti della valle, ora invece si girava su un fianco, sotto
le lenzuola che il sole accendeva come i fianchi di una tenda,
nella libera luce del mattino, eppure voleva ancora
qualcosa, era ancora insoddisfatta. Quando mai si era sentita
appagata? Per non dover rispondere a quella domanda
che nasceva dentro di s, ordin alla sua mente di riaddormentarsi.
Invece torn presente a se stessa e barcoll via dal letto
dolorante e disorientata, la mente ancora avvinghiata
al sonno. Sapeva solo che non poteva pi restare in quel
letto condiviso, e il galoppante disagio che la spinse via dal
letto la spinse anche via dalla casa. Non and prima sul retro
per cercare Orren, non gli prepar da mangiare n scese
gi al granaio per controllare le galline che aveva gi trascurato
nelle prime ore di quella giornata. Prese semplicemente
le chiavi e se ne and senza domandarsi dove stesse
andando n perch.
Attravers la contea fino a Hansonville e con gli occhi
semichiusi spogli il paesaggio che attraversava, un'espressione
composta sul viso. Era tutto piccolo, privo di grazia.
Non c'era un solo edificio in tutta la cittadina che fosse
pi alto di due piani. Parcheggi fuori della chiesa, rivolgendo
lo sguardo a nord dove finiva la contea, dove la strada
proseguiva ancora e ancora. Poi frug tra gli spartiti
che teneva sul sedile del passeggero, ma alla fine ne prese
uno a caso, qualsiasi cosa sarebbe andata bene. Sarebbe
entrata e avrebbe suonato il pianoforte perch non le veniva
in mente nient'altro da fare. E avrebbe fatto rumore,
quella scatola avrebbe risuonato perch, essendo vuota,
non poteva fare nulla di sua spontanea volont, aspettava
solo che arrivasse lei a farla cantare.
Aloma si port una mano sulla fronte e sbirci da dietro
la grata delle dita per schiarirsi i pensieri. Forse quel
giorno era solo stanca di se stessa? O forse, ogni volta che
sedeva davanti a un pianoforte, ora sentiva nel suono dei
tasti che si abbassavano un ticchettio simile a quello di
un metronomo, che le annunciava ore che non sapeva come
trascorrere, perch non aveva capito se il suo era un
arrivo o una partenza. N con chi doveva arrivare o partire.
Scosse il capo e apr gli occhi, poi prese lo spartito
ed entr.
Aveva a malapena disteso le dita sui tasti quando Bell
comparve sulla soglia e disse, Ho bisogno di te in ufficio,
Aloma.
Certo, disse lei. Si alz dal pianoforte, con gli ultimi
accordi che vibravano ancora dietro di lei, e lo segu fuori
da quel piccolo luogo sacro. Bell era di nuovo seduto
alla scrivania dell'ufficio quando lei si ferm sulla porta.
La sua Bibbia nera era chiusa e spinta da parte contro il
muro.
Accomodati un momento, disse, e lei si sedette con le
mani in grembo, guardando quel viso che le era sempre
parso amabile ma che in quel momento sembrava coperto
da una velatura che Aloma non aveva mai notato prima.
Ne rimase sorpresa.
La guard, senza sorridere.
Ho bisogno del tuo indirizzo di casa, Aloma.
Per un istante smise di respirare. Per che cosa?, gli
chiese.
Ho intenzione di pagarti in modo diverso. Voglio spedirti
i soldi, invece di darteli direttamente.
Oh, fece lei, portando lo sguardo da un lato all'altro del
piccolo ufficio, poi sulla porta di compensato, ma non su
di lui. Oh, non  necessario. Mi va benissimo prenderli alla
vecchia maniera.
Ho bisogno del suo indirizzo, signorina Aloma, disse,
e quel tornare alla formalit del lei la costrinse a guardarlo negli occhi. Il suo viso era sereno, la penna che teneva
in mano non si muoveva, era sospesa con la punta all'ingi
su un foglio. Non le veniva in mente nessuna bugia,
cos disse, Burned Ridge Road, numero 14.
Bell pos la penna. La pos cos delicatamente da spaventarla,
da metterle paura di muoversi. Bell annu.
Lei vive con Orpheus gi alla fattoria dei Fenton, disse.
Visto che lei non diceva nulla, restava immobile con le
labbra socchiuse e il respiro affannoso, prosegu, Siete sposati?
Aloma scosse lentamente il capo. Osserv l'espressione
del suo viso che cambiava, ma non sapeva come leggerla.
Poi Bell distolse lo sguardo. Come mai non mi ha
detto che stava con quest'uomo?
Quando Aloma parl, le sue parole scivolarono fuori in
un sospiro. Credevo che non mi avrebbe preso a suonare
nella sua chiesa.
 esatto, disse svelto. Non l'avrei fatto. Potr sembrarle
poco cristiano, eppure non l'avrei fatto. Non posso ammettere
questo genere di disonest.
Ma non  disonesto voler...
Bell tronc la frase alzando una mano callosa.  disonesto
fingersi sposati quando non lo si . Smetta di prendersi
in giro. E smetta di prendere in giro me.
Inclin la testa verso il basso per contenere l'espressione
del viso e Aloma riusc a vedere solo la superficie dei
suoi riccioli neri. Rimase cos, con la testa china, per un
tempo imprecisato che Aloma non riusc a quantificare
neanche in seguito, perch quando risollev la testa era arrabbiato,
e lei non lo aveva mai visto cos.
Mi ha ingannato di proposito, disse. Prima entra qui
nella mia chiesa - la nostra chiesa - sotto mentite spoglie,
dice di non essere unita a nessun uomo. E invece  unita
eccome. Non sar sposata, ma nel bene o nel male, che lo
sappia o no, lei  legata a lui. Per ora e per sempre. Non
so cosa credesse di fare qui... I suoi occhi scuri la trafissero.
Non so cosa..., ma non termin il pensiero, smorz la
frase mentre gli bruciava ancora in gola. Eppure c'era ancora
qualcosa che gli ribolliva dentro e Aloma la sent arrivare
e trasal prima ancora che lui parlasse.
Lei  una stupida, disse. Lei  bella, suona bella musica,
ma  stupida. Si interruppe di colpo, giunse le mani e
vi si appoggi chinando di nuovo la fronte. Aloma non
pens a difendersi, non aveva alcuna difesa. Rimase semplicemente
a guardarlo, senza battere ciglio, in attesa.
Con la testa ancora abbassata, disse, Non si conceda il
permesso di peccare solo perch  giovane, Aloma. Forse
pensa che sia una cosa da niente, suscitare amore in qualcuno,
ma si sbaglia. E poi non disse altro. Quando sollev
il capo, alla fine, e i loro occhi si incontrarono, Aloma distolse
lo sguardo, pallida.
Me ne vado, disse piano, con una voce ritrovata e sorprendentemente
ferma. Spost decisa i piedi, pronta ad
alzarsi.
S, vada, le disse. Voglio che se ne vada.
Aloma si alz e and verso la porta. Poi si volt e disse,
Chi glielo ha detto?
Mia madre, rispose lui. Glielo ha riferito la signora
Breathitt.
E chi ?, chiese Aloma.
E la proprietaria del negozio di alimentari vicino a casa
sua.
Aloma fu sul punto di ridere. Poi si volt per andarsene,
ma fece in tempo a sentirlo pronunciare ancora una
volta il suo nome e dire, Le devo dei soldi. Ma lei rispose
semplicemente, No, no, non mi deve niente, e non trov
il coraggio di voltarsi.
Rimase seduta a lungo nel silenzio del furgone, con l'intenzione
di muoversi, per paura che Bell potesse uscire,
eppure incapace di girare la chiave, lo sguardo fisso davanti
a s, il respiro corto e affannoso. Perch c'era ancora luce?
Desiderava che il giorno se ne andasse. Giocherell
con il volante sbiadito dal sole, il pomello del cambio,
sfreg ripetutamente le mani su e gi sulle cosce dei jeans,
non riusciva a fermarsi. Le sue mani vuote avevano rubato
qualcosa. Quella consapevolezza la trafisse con un senso
di colpa cos nitido e improvviso che le sembr impossibile
non averne sentito prima la punta affilata, ma forse
la sua capacit di sentire era stata smorzata da un desiderio
ottundente. Non sapeva attribuire un nome a ci che
aveva rubato, non avrebbe saputo trattenerlo in mano, anche
se avrebbe potuto ridurlo in mille pezzi, e non sapeva
neanche se appartenesse a Orren o a Bell oppure a entrambi.
Sapeva solo di averlo fatto. E lo sapeva perch il senso
di colpa che provava era chiaro come un segnale stradale
che le indicava la via del ritorno a casa. Avvi all'improvviso
il motore e lo mand su di giri, part a tutta velocit,
dimenticando gli spartiti sul pianoforte, ricordandoli solo
molto tempo dopo. Pens di piangere, ma non voleva concedersi
il conforto di un facile rimorso, e il vento le sferzava
implacabile il viso, le asciugava gli occhi. Attravers
il paesaggio senza vederlo, trov la strada di casa come fosse
una vecchia abitudine da poco riconosciuta.
Quando arriv, quando in lontananza la vide quasi grigia
per via della vernice che si scrostava dalle tavole scolorite,
trov che la casa, per quanto brutta - perch mai
la si sarebbe potuta definire bella -, era nella sua anonimit
sopportabile. E in s meglio, molto meglio, di una
brama irrequieta che scrutasse l'orizzonte in cerca di nuovi
luoghi in cui scovare un amore pi facile, come se l'amore
- mescolato e diluito con la pigrizia - potesse ancora
chiamarsi tale. Le parole di Bell la fustigarono, rabbrivid
di vergogna. Si scherm gli occhi con una mano
mentre percorreva il lungo sterrato di accesso. Il sole era
gi diretto a ovest. Le giornate avevano cominciato ad accorciarsi
senza che lei se ne accorgesse.
Il furgone di Orren era parcheggiato davanti alla veranda
e Aloma percorse affranta l'intero perimetro della
casa, pur avendo quasi paura di trovarselo di fronte. Tuttavia
lo cerc. Non era nei campi appena cimati n nell'essiccatoio,
dove i primi tagli del tabacco raccolto erano appesi
sulle travi per la cura. Non lo vide nel pascolo n sulla
soglia del granaio, ma vide le galline che scorrazzavano
tra la terra dell'aia. La porta della casa nuova non era aperta.
Allora Aloma si gir a guardare direttamente il sole,
come se potesse trovarlo li, ma riusc solo a chiudere gli
occhi davanti alla sua feroce incandescenza. Cap che, per
una volta, sarebbe stata una notte fresca.
Non avendo altro da fare, Aloma entr in cucina e si
mise a cucinare. Dopo un'ora, Orren non era ancora tornato.
Allora si sedette al piccolo tavolo della cucina, bench
non riuscisse a mangiare, e rimase in ascolto di un suono
che potesse annunciare il suo arrivo. Gli uccelli attraversarono
il cielo e invocarono con il loro verso la fine dell'estate,
poi se ne andarono. I rumori del giorno si placarono
in un sacro silenzio e cal il buio. Quando infine si
alz dal tavolo e scrut fuori dalla porta sul retro, pensando
di andare a cercarlo tra i campi, era buio pesto. Il tabacco
era ammucchiato nell'oscurit sotto il freddo sguardo
ammiccante di Venere. Forse, dopo tutto, Orren non
voleva essere trovato. La sua mente si contorse intorno a
quel nuovo pensiero.
Sal di sopra e si sedette nel letto vestita, senza stendersi.
Studi la stanza buia intorno a s. La sua mente anelava
un luogo dove potersi riposare, ma non riusciva a fermarsi.
La cosa pi triste e solitaria che conoscesse, la propria
infanzia, le riaffior davanti come un'ombra, ma la
scacci via chiudendo velocemente gli occhi ormai abituati
al buio. Distolse i pensieri da Bell e dalla vergogna che
gi le bruciava il viso, e cerc di distoglierli anche da Orren,
perch con la chiarezza che deriva dalla sconfitta cap
in quel momento di aver fatto di tutto per non amarlo, anche
se a lui aveva chiesto amore. Ma chi mai avrebbe potuto
insegnarle il contrario? Quando era stata una ragazzina
sola che cresceva verso l'et adulta, aveva avuto solo
il proprio corpo da toccare, l'immaginazione conosceva solo i limiti della sua stessa mente. Non aveva mai conosciuto
il peso o la gioia di far combaciare i propri contorni a
quelli di qualcun altro. Aveva avuto sempre e solo se stessa.
E quando era arrivato Orren, l'amore era stato un incidente
secondario, lo spirito si era lasciato trasportare attraverso
gli sforzi del corpo, il cuore si era sorpreso a trovare
un incastro perfetto. Bell aveva ragione, lei era agganciata
a Orren. E una volta accaduto, era troppo tardi per pensare
a come potessero amarsi a una distanza di tre contee
e due montagne, o al fatto che, anche colmando quella, la
distanza sarebbe rimasta. D'un tratto Aloma scrut intensamente
il buio, riflettendo su quanto fosse sprecato pensare
sempre di andarsene via, quanto fosse sprecato - non
un peccato vero e proprio, come aveva detto Bell, ma pi
uno spreco della creazione, che forse era la stessa cosa -
correre dietro a qualcun altro per poi scoprire che anche
l c'era un abisso, e che faceva parte della creazione stessa,
era insito nell'atto stesso di amare. E ora che lo aveva
capito, non sapeva come procedere, o come riconciliare
una cosa con l'altra. Sapeva solo di essere stata davvero
sciocca ad aver pensato che la cosa pi facile fosse quella
che valeva la pena di desiderare.
Allora sent pronunciare il proprio nome, ma non riusc
a capire da dove veniva quel richiamo, forse un invito
spettrale dalla casa stessa. Quando lo sent di nuovo, corse
senza vedere nulla nella vecchia stanza di Orren e Cash,
spalanc una finestra e guard fuori verso la terra color indaco.
Questa volta il suo nome riecheggi nitido in lontananza
e allora vide una forma in movimento, Orren, appena
riconoscibile, come un'ombra tra le ombre discontinue
del pascolo. Le fece un cenno con il braccio, o almeno
cos sembr, e senza alcuna esitazione Aloma usc di corsa
dalla stanza, scese le scale fino alla porta sul retro ancora
in ciabatte, il cuore che le saliva in gola mentre lui la
chiamava ancora. Incespic gi per la collina, verso di lui.
Orren risal dal pascolo e le and incontro a met strada
lungo il pendio.
Ho bisogno di te, disse.
Non sapevo dov'eri, disse Aloma.
Ho una mucca che sta partorendo.
Come? Perch non me l'hai detto?
Alz le mani in un gesto inutile.
Non mi dici mai niente, Orren, prosegu Aloma.
Non so come sta andando il parto, non ci vedo, disse.
Portami quella torcia che  in cucina - e quando Aloma si
volt verso la casa, cosa che fece all'istante per via dell'urgenza
che riconobbe nella sua voce, aggiunse, E anche una
coperta. Prendi una coperta e scendi subito gi. Lei torn
di corsa in casa e sal le scale fino al secondo piano. Strapp
via una trapunta di lana dal loro letto e poi ripercorse i
suoi passi fuori, al buio, svelta ma cauta, perch non riusciva
a vedere nulla. Trov Orren inginocchiato accanto
alla mucca all'estremit pi lontana del granaio, su un tratto
di terra erbosa che non era stata smossa dagli zoccoli.
La mucca si era gi stesa di sua volont, non c'era stato bisogno
di legarla, le sue costole si incavavano penosamente
a ogni respiro, smagrendola ogni volta che inalava, e si
ridistendevano nella carne quando l'aria fuoriusciva dalla
bocca aperta e dalle narici.
Non so se  il suo primo parto..., disse Orren quando
vide Aloma arrivare con in mano la coperta e la torcia.
Non so quanti anni ha, disse, e si pass le mani tra i capelli,
sulle ginocchia, poi quelle braccia nude che si era sfregato
al lavello della cucina, fino a irritarsi la pelle, entrarono
nella mucca. Scivolando nell'umido, caldo canale del
parto, giunse a quell'oscurit che premeva e disse, Un momento.
Che c'?
Non mi torna.
Cosa?
Sento le zampe, non la testa. E podalico? Ma c' qualcosa
che non va. Parlava pi tra s e s, che con lei. Tir
fuori la mano e guard la mucca distesa sul fianco, il petto
che si alzava e abbassava in fretta, poi guard la sua stessa
mano per decifrare sulla propria carne ci che aveva sentito.
Accendi quella torcia, disse, ma la luce non fece altro
che rivelare il muco umido che aveva sulla pelle mentre infilava
di nuovo il braccio nelle pieghe rosse e vive della mucca.
 ancora giovane, disse, e con il braccio dentro di lei
lanci un'occhiata ad Aloma da oltre la spalla, dicendo, Ecco
perch non ho ancora preso quel toro. E troppo piccola
- e si gir di nuovo verso il parto -, ma cosa diavolo... Poi
disse, Maledizione, ha il collo storto, ecco cosa c'.
E Aloma disse, Dobbiamo chiamare il veterinario?, ma
Orren non rispose nulla, tutta la forza degli occhi e delle
braccia concentrata per seguire l'assurda curva del collo
ostile del vitellino verso la mascella, per tirarlo verso il proprio
corpo e la frizzante aria notturna. Aloma vide che stava
sudando nonostante il freddo. Una contrazione gli storse
le braccia contro le implacabili ossa che proteggevano
il vitello e Orren soffoc per due volte un gemito.
Orren, vuoi che lo chiami?, chiese di nuovo Aloma speranzosa.
La torcia rischiarava un cerchio giallo a terra tra
le ginocchia sporche di Orren. Non le rispose subito, ma
smise di divincolare la mano nel ventre della mucca, sentendo
sotto le dita solo il peso inerte, forse gi morto, del
vitellino. Disse, Quindici minuti.
 troppo, disse lei, spaventata, anche se non poteva saperlo
veramente.
No,  poco. Cazzo, non lo so, disse un'altra volta e
cerc nuovamente di prendere la mascella del piccolo. Ma
la contrazione glielo imped e disse, No, maledizione, no
no no, e allung il braccio con le poche forze che gli restavano,
mentre era schiacciato tra gli spasmi. La mucca emise
un muggito lancinante, come il suono di uno strumento
vivo, e Aloma grid, Orren, ti prego!
No, disse lui brusco e Aloma indietreggi di un passo,
il cerchio di luce ora pi ampio a mostrare tutti i muscoli
del corpo di Orren raccolti in pura e semplice determinazione.
Aloma non disse altro. Il silenzio era rotto solo dal
respiro pesante della mucca e dai violenti muggiti, di sorpresa
o di rabbia, che le uscivano dalla bocca. Quella notte
l'aria era fresca e il respiro della mucca fioriva nell'aria
ogni volta che espirava. Dal suo manto umido si alzavano
spirali grigie e fumose. Aloma si pass la coperta sulle spalle
mentre Orren in ginocchio premeva, e girava, e spingeva
la forma sommersa del vitellino finch quella testa ostinata
si raddrizz e poi, con il viso quasi davanti all'ano
della bestia, Orren si allung e sent entrambe le zampe.
Adesso, disse, e come per risposta la mucca spinse e gli
zoccoli uscirono come due attizzatoi di ferro e Orren
strapp via la membrana che li circondava. Sbuff, sembr
stesse ridendo, ma era solo un sospiro di sollievo dopo
la vittoria e poi, nudo e umido, coperto di muco, ecco
spuntare il muso del vitello. Aloma spalanc la bocca.
Adesso, forza, disse, e la testa usc ancora un po', ma
lentamente. Ancora, disse, e avanz di un altro centimetro
per poi uscire improvvisamente rotonda dal canale del
parto come un palloncino sanguinolento e Aloma strinse
forte la torcia per paura che le cadesse dalle mani. Cos.
In quel momento Orren afferr il vitellino dietro gli zoccoli
umidi, tir prima una zampa poi l'altra mentre cercava
di far uscire le spalle e Aloma non riusciva a battere ciglio
mentre guardava quella nascita. Orren disse, Spingi
spingi spingi, ma non bastava. Il vitello era troppo grande,
quella nuova vita non riusciva a liberarsi della morsa
che lo stringeva, cos Orren dovette inclinarsi all'indietro,
usare tutta la forza che aveva in corpo, e si aggrapp al vitello
che spuntava come un uomo affamato che trascini a
s un sacco di grano, finch finalmente riusc a passare,
scivolare via svelto dall'ultimo lembo materno e vedere la
luce.
Dio, disse Aloma, con la torcia che le tremava nelle mani.
Orren ripul sangue e muco dalla bocca squadrata e dal
muso del vitello, poi stuzzic una narice, vi soffi dentro,
quindi fece lo stesso con l'altra, e quando vide che non
succedeva nulla, proprio nulla, schiaffeggi il fianco dell'animale
col palmo aperto della mano. Il vitello boccheggi
per prendere aria e Orren gli batt le mani sul manto
fradicio, picchiettando e spingendo, e per sfuggire a quel
trattamento cos poco materno, il vitello si mosse, cercando
di issarsi su quelle strane zampe nuove, appoggiando il
peso prima sulle giunture e spingendosi su con il muso,
come se lottasse contro un peso enorme e terribile, poi
con un altro scatto, si alz sulle gambe, tutte e quattro.
Barcoll avanti e indietro, poi di lato, e proprio mentre Aloma
si allungava per evitare che rotolasse su un fianco
- ignorando Orren che scuoteva il capo per indicarle di
non fare nulla - il vitello scatt goffo da una parte, trov
l'equilibrio e poi, con le movenze di un trampoliere stordito,
si raddrizz. Nel frattempo, la mucca era distesa sul
fianco; il suo esile respiro accompagn i primi passi del suo
cucciolo. Alz la testa per riconoscerlo al buio ed emise un
muggito che fece venire ad Aloma la pelle d'oca. Prov
con uno scatto ad alzarsi, ma non ci riusc. Poi l'aria dei
polmoni prese a fischiarle dal naso in modo sempre pi affannoso.
Intento a osservare il vitello, sembr che per un
momento Orren si fosse dimenticato della madre, lucido
com'era di sudore, i capelli bagnati. Il berretto se l'era tolto
da un pezzo, ed era ancora dietro di lui, in mezzo al fango.
Si dondol avanti e indietro, ancora accovacciato e osserv
il vitello che incespicava, scattava avanti di qualche
passo, e una volta trovato il suo nuovo ritmo si allontan
da quel loro cerchio ristretto. Aloma stringeva ancora in
mano la torcia, il fascio di luce puntato a terra. La spense,
e per un attimo rimasero nella penombra del primo mattino
insieme al respiro rotto della madre.
Orren si risvegli all'improvviso e disse, Sfregalo con
la coperta. Aloma fece come le era stato detto, si pieg e
avvolse il vitello tra le braccia, ne sent il sottile steccato
delle costole, quasi spaventata da quella struttura appena
fatta. L'animale si scosse, ma senza opporle resistenza, le
punt ripetutamente il muso sulla spalla e non trovando
nessuna mammella, guard il buio gelido davanti a s con
enormi occhi neri. Dietro di loro, Orren si muoveva intorno
al corpo massiccio della mucca, poi si inginocchi all'altezza
della testa, le disse qualcosa, con una voce ancora pi
flebile del suo respiro affannoso, qualcosa che solo lei pot
sentire, e poi con entrambe le mani le tir la testa con un
gesto deciso. La mucca gemette ma non si alz, allora Orren
le pass i palmi sulle zampe posteriori, pungolandola.
Non va, disse Orren.
Cosa c'?
Non riesce ad alzarsi.
Come?
Le si  bloccato un nervo. Pu restare paralizzata. Il vitello
ci ha messo molto a nascere, e poi era grosso. Io dico
che ha un'emorragia.
Orren controll ancora la mucca, tast con la mano l'interno
delle pareti uterine.
Che facciamo?, chiese Aloma, ancora piegata sul vitello in un goffo abbraccio.
Oh cazzo, disse lui. E lacerata. Con le dita scivolose
strinse i lembi della ferita, ma dopo alcuni minuti, il sangue
continuava a scorrere senza coagularsi. Alla fine, Orren
tir via la mano dal grembo della bestia e si alz, il respiro
corto. Fiss il sangue che gli copriva la mano. Aloma
lo guard, non disse nulla.
Fermiamoci un attimo, disse Orren improvvisamente.
Vado a preparare un biberon. Il vitello deve stare caldo.
Poi and di corsa a casa, lasciando Aloma con i due animali.
La madre respirava, il vitello respirava. Aloma si inginocchi
accanto al cucciolo, usando i lembi della coperta
per accarezzarlo, per asciugargli il suo manto nuovo.
Guard in alto verso il cielo, inarcando il collo fino ad allungarsi
in un'unica linea retta dalla clavicola al mento.
Venere, candida, dominava la volta, ma non riusc a scorgere
Orione, oscurato dal pendio del terreno. Quando il
vitello emise un muggito, sent le altre mucche rispondere
piano dalla stalla.
Orren torn, portando con s un fucile e un biberon.
Si inginocchi davanti al vitello, il fucile dietro, e allatt
il vitello con il biberon, accarezzandogli il muso, i fianchi.
Non dissero nulla per un po', mentre il vitello beveva e
spingeva la testa contro la mano di Orren. Poi porse il biberon
vuoto ad Aloma e si spost verso la mucca, le rimase
inginocchiato accanto per un po', vicino alle zampe.
Quando alla fine si alz da quella lunga genuflessione, le
gambe erano ormai doloranti e malferme e dovette tenersi
in equilibrio sul recinto laterale del granaio per non cadere.
Orren, disse Aloma.
Scosse il capo.
Non farlo, gli disse.
 stata brava. Pi di un'ora. Non potevo saperlo, disse,
voltandosi di nuovo verso il corpo accasciato della mucca.
Ho aspettato troppo. Si sfreg il viso con una mano
sporca. Non potevo sapere se aveva gi partorito. Lo faceva
sempre Cassius, era lui che sapeva come fare. Certo
che se mi avessero detto qualcosa... Nessuno mi ha mai
insegnato a farlo da solo. Allora guard Aloma allentando
per un attimo l'espressione del viso prima di scavalcare le
zampe della mucca e prendere in mano il fucile.
Torna su a casa se vuoi, disse. Aloma rimase a fissarlo
mentre caricava la cartuccia nella camera di scoppio e tirava
l'otturatore. Quando vide che non se ne andava, Orren
disse, Scansati e copri le orecchie al vitello. E copri
anche le tue, se ci riesci, poi aspett un secondo che si chinasse
e stringesse le mani sulle grandi orecchie pelose del
cucciolo, quindi si port il fucile sulla spalla e spar alla
madre in alto sulla testa, tra le orecchie.
Quello schianto secco spavent il vitello che si slanci
dalle mani di Aloma, cadde sulle zampe facendo scivolare
la coperta, e per qualche secondo rimase l immobile a tremare,
gli occhi spalancati. Ma poi ritrov l'equilibrio e barcoll
di qualche passo, rallent di colpo e visto che il suono
non si ripeteva, si calm. L'incerto scalpiccio di quei
piccoli zoccoli sulla terra umida fu l'unico suono che accompagn
Orren mentre abbassava il fucile e si chinava
accanto alla mucca. Esal un unico respiro e mor mentre
lui si piegava. Poi Aloma sent un gemito sgraziato alle sue
spalle, un suono capace di scuotere le foglie degli alberi,
ma quando gir la testa e vide che non c'era nulla, cap che
era stata lei stessa a produrre quel verso. Sorpresa, si port
una mano alla bocca, ma quel suono continuava a uscire e
cos lo soffoc con il palmo. Il suo corpo cominci a piangere,
ma senza lacrime, cos forte da non riuscire a respirare.
Chiuse gli occhi e non pot pi vedere nulla, la mano
premuta sempre pi forte sulla bocca spalancata, e senza
pensare cominci a barcollare, crollando a sedere sulla
terra smossa. Ma Orren attravers la distanza che li separava,
la prese per un braccio e disse, Su, forza. Non avrei
dovuto farti restare qui. Aloma sent il suo sudore e l'odore
di petardo bruciato del fucile.
Scosse il capo e lui la condusse fuori tenendole un braccio
intorno alla vita, per evitare che cadesse. Aloma sembrava
incapace di aprire gli occhi. Uscirono dal campo e
attraversarono la fresca rugiada dei prati che conducevano
alla casa. Salirono i gradini sul retro ed entrarono in
cucina, dove Orren pos il fucile con un tonfo sul piano
di lavoro e la guid nel calore dell'interno, su per le scale
cigolanti, fino in camera da letto. Aloma sapeva di puzzare
di sporco e letame, ma era troppo stanca per pensare e
si sedette sul letto come un bambino ciondolante e lasci
che Orren le sfilasse le ciabatte ormai da buttare. Poi le
slacci il bottone dei jeans, tir gi la zip, per farla respirare
meglio, e la appoggi sul materasso. Il suo pianto
asciutto cess. Si sedette anche Orren e fece scivolare una
mano sotto la sua, sul materasso, tamburellando con il pollice
una piccola melodia sulle sue nocche. La sua mano era
asciutta e Aloma sent la terra che era incrostata sulla pelle.
Rimase seduto l con lei per qualche minuto, poi disse,
Devo tornare gi e stare un po' con il vitello. Devo sistemare
un po'. Pensi di farcela a restare qui da sola? Oppure
hai intenzione di buttarti dalla finestra? Devo chiuderla
con chiodi e martello, prima? Fece come per alzarsi ed
eseguire il gesto, ma Aloma lo prese per la cinta lurida dei
jeans e rise, facendosi colare il naso.
Oddio, disse lui, e le asciug il moccio con il dorso della
mano. Aloma gli riconobbe sulla pelle il profumo muschiato
della mucca. Le diede una carezza sulla testa, poi
Aloma sent le molle del materasso alzarsi mentre lui sollevava
il peso del corpo e lasciava la stanza. Rimase li distesa
per un po', sentendosi placare dalla quiete della stanza
e dal calore che la mano di Orren aveva trasmesso e lasciato,
seppure per poco, sui suoi capelli. Il suo respiro si
fece pi lento, e tra singulti e fremiti ritrov a poco a poco
regolarit. Poi arriv il sonno.
Quando si svegli, il sole era forte e cap che doveva essere
met mattina. Gir la testa e trov la luce intensa, e
si sent confusa sul perch di quel sonno prolungato oltre
il sorgere del sole, su come avesse fatto il giorno ad andare
avanti senza di lei. Poi si ricord della mucca. Orren non
era nel letto accanto a lei. Si sedette stordita. Dietro di lei,
le lenzuola erano macchiate di terra dove prima era distesa,
la sua intera sagoma stampata sul bianco. Coi pensieri
sempre fragili e annebbiati, indoss un paio di jeans puliti
e una T-shirt di Orren e scese di sotto. Il caff era ancora
bollente. Aloma se ne vers una tazza e poi apr la porta
sul retro, scorgendo Orren gi nel pascolo, piegato sopra il
vitello appena nato, ma senza capire cosa stesse facendo.
Infil i piedi in un paio di stivali da lavoro che appartenevano
a Orren, decisamente troppo grandi per lei, e scese il
pendio con passi pesanti, fermandosi alla staccionata.
Cosa stai facendo?, disse rivolta alla schiena curva di
Orren. Lui trasal appena e quando si volt, tenendo nel
frattempo un biberon traballante davanti alla bocca del vitello,
stava sorridendo. Le rughe intorno agli occhi si aprirono
a raggiera sulle guance e Aloma vide in modo nitido
il colore dei suoi occhi, la loro intensit simile a quella di
uno specchio d'acqua profonda colpita e illuminata dal sole,
e quel lampo di azzurro la sorprese e la rallegr. Solo a
vederlo, proruppe in una gran risata.
Un incontro di wrestling, disse lui sorridendo, e allora
Aloma rise di nuovo, ed era un suono arioso, fresco di
risveglio. Quando si calm e chiese, Dov' la mucca?, lui
le rispose, Ho fatto venire Jack Tallridge con il suo furgone,
quello con cui trasporta le carcasse.  tutto a posto,
 andata, e rivolse di nuovo l'attenzione al vitello,
che inclinava il muso verso le cure materne di Orren.
Guarda qua, disse ad Aloma e strapp via il biberon
dalla bocca del vitello, poi indietreggi di qualche passo e
il piccolo si precipit in avanti, rigido sulle zampe e puntando
ossessivamente la tettarella, allora Orren butt indietro
la testa e rise cos forte che il berretto pulito gli cadde
dalla testa. Dovrebbe essere sfatto, pens Aloma. Aveva
affrontato due giorni di raccolto, aveva fatto nascere il
vitello, non aveva chiuso occhio per tutta la notte eppure
era l, fresco come una rosa. Scosse il capo.
Rifallo, disse, e lui obbed e il vitello si esib di nuovo
nella sua scenetta commovente, ma Aloma non guardava
l'animale.
Sei al settimo cielo, gli disse.
Lui la guard, gli occhi socchiusi al sole mattutino. Sar
al settimo cielo, mia cara, cant con voce sempre pi alta,
sar al settimo cielo, stanotte. Domani forse mi si spezzer
il cuore, ma sar al settimo cielo stanotte.
Aloma scosse di nuovo il capo. Santo cielo, quanto sei
stonato, disse, e prese un sorso di caff. Lui le studi il viso
con una rapida occhiata, poi si infil il biberon dietro
ai pantaloni e si avvicin alla staccionata, scavalcandola
d'un balzo con un piede sul secondo asse. Aloma emise un
verso stridulo, prov a voltarsi e a scappare dicendo, No,
ho il caff in mano, ma lui le strapp via la tazza, la butt
a terra, il caff che si versava sul fango chiaro e la tazza
scheggiata che ricadeva su un fianco, poi la prese, la sollev
contro il suo petto. No, gli ordin Aloma, ma ecco
che gi veniva issata sulla spalla come un sacco di mangime.
Puzzi di cacca, gli disse e lo colp sulla schiena con un
pugno. Puzzi di cacca di mucca, disse di nuovo con la bocca
sulla sua camicia, e poi si arrese e si lasci trasportare a
peso morto. Arrivato ai gradini, la fece scendere sulle sue
gambe e barcoll un istante per prendere fiato. Dio buono,
disse, col viso paonazzo. Si pieg in due, fischiando.
Dio buono, donna. Lei fece per colpirlo alla spalla, ma lui
si alz di scatto, sovrastandola e la mano di Aloma si alz
insieme a lui, ferma sulla sua spalla.
Aloma, voglio che mi sposi, disse.
Lei lo guard perplessa, batt le palpebre come se avesse
il sole dritto negli occhi.
Sposiamoci, le disse.
Quando?, disse Aloma lentamente.
Oggi.
Come?
Sposami oggi.
Lei rise, poi smise di ridere. Socchiuse gli occhi.
Per poco non ci ammazzavamo, disse Aloma con gli occhi
bassi, ricordando d'un tratto il giorno precedente, pensando
alle parole di Bell.
Non fa differenza. Puoi sempre ammazzarmi quando
saremo sposati.
Ma le cose non sono ancora a posto, disse e rivolse lo
sguardo alla terra, ai coni allungati del tabacco che si stava
essiccando in fila nei campi, e a tutto il resto del terreno
ancora incolto. Non era questo che aspettavi, che fossero
a posto? Orren segu la direzione lontana del suo sguardo.
Il sole della tarda mattinata accorciava le ombre nel cortile.
Erano ancora all'ombra della casa, ma anche quella si
stava ritirando.
No, le cose non sono tanto a posto, hai ragione.
Allora?, disse lei.
Solo che, disse Orren, non avevo capito bene.
Che cosa?, chiese Aloma, sospettosa.
Tutto, disse lui. Come vanno le cose.
Si fissarono. Poi Orren chiuse gli occhi come se fosse
cos stanco da non poter sostenere neppure il peso delle
palpebre, e disse, Non so com' che mi ritrovo a fare tutto
quanto da solo. Sono stanco. Per le cose stanno cos.
Orren, sposarsi non ti render meno solo, disse Aloma.
E poi io sono stata sempre qui con te.
Se tu sei qui con un piede e fuori dalla porta con l'altro,
anche cos sono solo, disse.
Oh, rispose lei lentamente, capisco. Ed era vero. Aveva
ancora il braccio alzato, la mano sulla spalla di lui. Fece
scivolare le dita pi in alto, gli accarezz il collo e lui
glielo lasci fare per un minuto. Riapr gli occhi. Altro azzurro.
Va bene, disse Aloma.
Lui sorrise. Si abbass per baciarla sulla fronte e restarono
cos fino a quando Aloma sent il calore del corpo di
Orren fondersi con il calore del giorno, anche se non li toccava
ancora, riparati com'erano all'ombra della casa. Rimase
ad ascoltarlo inspirare ed espirare, e quando chiuse
gli occhi vide di nuovo il berretto che gli cadeva dalla testa,
la faccia reclinata all'indietro e la bocca aperta. Avrebbe
voluto tenere gli occhi chiusi, incastonarlo nell'ambra
della sua immagine mentale. Invece lui si raddrizz e disse,
Che ne dici di chiamare il pastore gi in chiesa e vedere
se  disponibile per oggi?
Oh. Aloma si ritrasse e infil le mani in tasca. Oh,
non so.
Perch no?, chiese lui.
Aloma si port un dito nell'angolo interno dell'occhio,
stropicciandolo mentre cercava un motivo valido. Contorse
il viso in una smorfia. Oh merda, Orren. Non credo che
vada in chiesa, oggi. Non sono sicura.
Ma conosce la mia famiglia, disse Orren. E allora Aloma
percep in anticipo quello che stava per dire, tanto che
fu quasi come se avesse sceneggiato lei stessa il copione
- e poi perch non ci aveva pensato prima? - e quando lui
disse,  stato lui a celebrare il funerale, sent una morsa al
cuore, ma non fu sorpresa, non del tutto. Le si piant sul
petto un'angoscia che la tormentava, la strattonava tanto
forte da desiderare soltanto di lasciarsi cadere sull'erba e
restare seduta a sostenerne il peso.
Capisco, disse Aloma un'altra volta. Sei sicuro di non
volerlo chiamare di persona?, gli chiese senza sperarci.
Perch non lo fai tu, disse e la cosa fu decisa, perch
non era una domanda. Era Orren che decideva per tutti e
due. Poi la racchiuse in un abbraccio cos forte da lasciarla
respirare appena. La baci sulla bocca, questa volta, e
per un istante la guard dritto negli occhi e lei sent sulla
sua pelle il sudore di quella lunga notte e con difficolt riusc
a sostenere il suo sguardo. Poi lui sal di sopra a farsi
una doccia.
Aloma rimase nello spiazzo d'erba scurito dall'ombra.
Ormai aveva perso ogni buonumore. Ripens a tutta la faccenda
e ne fu disgustata. La sensazione era tanto forte che
si gir a guardare la casa, stringendosi la pancia, per paura
di vomitare l dov'era. Alz gli occhi verso il cielo, come
se l potesse trovare la salvezza, ma non c'era. Non c'era
mai, pens con amarezza. Non c'era stata il giorno in
cui aveva detto, S, s, vengo, non c'era stata la notte prima
nel campo gelido, neanche nell'auto, quando la lamiera
aveva tagliato e aperto il parabrezza facendo piovere
vetro. Non era n in alto n in basso, non era in un luogo
fisico. Non funzionava cos. Il cielo le sembr in quel momento
come il palmo di una grande mano vuota che non
si avvicinava mai, non toccava mai la terra. Sospir.
Quando si mosse, fu come se il corpo avesse perso la
percezione della propria vitalit. Si trascin con passo pesante
dalla cucina alla sala da pranzo. Prese la cornetta e
la accost all'orecchio. Compose il numero di casa di Bell.
Il telefono suon sei volte, ed ebbe una fitta di sollievo all'idea
che non ci fosse, ma poi sent un ronzio, quindi la
sua voce.
Pronto.
Pronto, disse lei. E siccome lui non aggiungeva altro,
Aloma cap che l'aveva riconosciuta. Quando per fece per
parlare, non riusc a trovare le parole. Alla fine lui disse,
Cosa c', Aloma?
Io...
Chiama per gli spartiti che ha lasciato in chiesa?
Come? No, disse lei, con la mente che annaspava nel
tentativo di afferrare che cosa le aveva detto. No. Mi dispiace
ma... devo chiederle un favore.
Non credo di essere nello stato d'animo per farle dei
favori, Aloma, rispose.
Aloma mand gi quella frase e annu come se lui fosse
l con lei nella stanza. S, disse. S, ma Orren...
Qualunque cosa stia per dirmi, non mi riguarda, disse
Bell.
Vuole solo che ci sposi, disse allora tutto d'un fiato, inquieta.
Mi dispiace tanto.
Ci fu un lungo silenzio seguito da un sospiro mentre
Bell vedeva davanti agli occhi la situazione, ne prendeva
le misure, il peso.
Mi dispiace, aggiunse Aloma, ancora pi avvilita da
quel silenzio. Vuole che sia lei a farlo. Lui vuole solo..., e
poi, soffocando per la mortificazione, Aloma contorse il
viso e con un pianto sommesso disse, Non importa, non
importa, mi dispiace, e con un tonfo lasci ricadere la cornetta
nella sua rigida sede nera. Poi si copr le orecchie con
le mani per non sentire il resto della conversazione che non
c'era stata.
A distanza di neanche un minuto, squill il telefono.
Aloma fece un salto, afferr la cornetta di scatto, il cuore
angosciato.
Vi sposo io, disse.
Aloma si port una mano sul seno. Bell, so che non 
felice...
No, non sono felice, e francamente preferirei non doverlo
fare. Ma qui non si tratta di felicit - n la mia, n
la sua, n quella di Orren. Se lui vuole che lo faccia io, acconsento.
Aloma annu senza dire una parola.
Sar in chiesa domani alle due, disse. Non fatemi aspettare,
per l'amore di Dio.
Aloma indoss il vestito pi carino che avesse, ormai
vecchio e un po' stretto in vita, un abito di seconda mano
che le aveva passato una ragazza della scuola, ma non c'era
tempo di trovare qualcosa che le andasse bene e poi gli
altri suoi vestiti erano troppo ordinari. Orren indossava
un completo marrone che era appartenuto al fratello, un
abito della domenica che aveva trovato in uno degli armadi
della casa nuova. Non sapeva come annodare la cravatta,
e neanche lei, cos la lasci lunga e setosa sul letto. Mentre
lui guidava, lei gli sedeva accanto con il vento che le
soffiava nei capelli e, scarmigliata e accaldata com'era, si
dava da fare per aggiustarsi nascondendo cos la crescente
trepidazione. Alla fine lasci perdere e chiuse gli occhi
per il resto del tragitto, le labbra strette, e Orren la guard
mentre guidava e a un certo punto disse, Ci hai ripensato?
E lei gli lanci un'occhiata, scosse il capo, ma non riusc
neppure a fingere un sorriso e si sent arrotolare lo stomaco
su se stesso come fanno di notte le foglie della maranta.
La porta della chiesa era spalancata, quando arrivarono,
e al suono del furgone che imboccava lo sterrato, Bell
usc fuori. Si ferm sul gradino pi alto e sembr che non
si fosse accorto di loro, lo sguardo rivolto pi avanti sulla
strada non trafficata. Teneva una piccola Bibbia nera in
una mano, che schiacci sulla fibbia dei pantaloni, e socchiuse
anche gli occhi, ma senza alzare la mano per schermarsi
il viso. Quando scesero dal furgone, Aloma rimase
indietro, ma quando Bell spost lo sguardo su di loro, non
c'era molto da leggere nella sua espressione. Guardava Orren,
non lei. Aloma chin il capo.
Bell allung la mano e strinse quella di Orren. Orren,
disse, vorrei che Emma fosse qui oggi. Anche tuo padre e
tuo fratello.
Orren annu in silenzio.
Aloma, disse Bell con una punta di gelo nella voce, tanto
che quando si gir di scatto per entrare in chiesa, Orren
rimase perplesso. Guard Aloma e poi le spalle di Bell
che si allontanavano, e si pass una mano tra i capelli prima
di percorrere lentamente la navata. Aloma cerc di non
guardare nessuno mentre lo seguiva.
Al primo banco sedeva un uomo in pantaloni da lavoro
macchiati d'erba e stivali, che si volt sentendoli entrare.
Poi si alz, i capelli neri che gli ricadevano sulla fronte
rugosa, fece un passo verso la navata e gli caddero di
dosso pezzetti d'erba che si sparsero sotto di lui come minuscole
foglie ai piedi di un albero.
Questo  mio cugino Saunder, disse Bell posando una
mano sulla spalla dell'uomo. Era qui a tagliare l'erba. Oggi
far da testimone.
Orren gli strinse la mano e Bell sal sul primo gradino
della pedana, chinando per un attimo il capo mentre Aloma
e Orren si sistemavano davanti a lui, in attesa. L'uomo
accanto a loro mandava un vago odore di campi. Aloma
non voleva guardare Bell, i suoi occhi si ribellavano, ma
non poteva rivolgerli altrove, cos lo fiss. Orren fece lo
stesso. Allora Bell alz il capo e li chiam cari fratelli e li
un in matrimonio. Non avevano anelli da scambiarsi, solo
un bacio. E allora si baciarono e Bell preg, e nel concludere
con voce roca la sua preghiera, disse, Signore, chiediamo
la Tua benedizione su questi Tuoi figli perch hanno
conosciuto la fatica e hanno ancora tanta strada da fare.
Hanno conosciuto il dolore, ma sappiamo che finch siamo
tra i vivi conserviamo tutti la nostra giusta parte di
speranza. Il Signore aiuti questi Suoi due figli a vivere con
parsimonia, li aiuti a non sprecare scioccamente il loro
amore, a non sperperare ci che hanno messo da parte. Ti
chiediamo di far scendere su di loro la Tua grazia. Aloma
sent Orren agitarsi accanto a lei e quando apr gli occhi vide
che fissava Bell e Bell li guardava gi con gli occhi aperti,
tanto che in quel finale di cerimonia non sembrava pregassero,
ma che ascoltassero semplicemente ci che aveva
da dire. Ed  anche scritto di godersi le gioie di una vita
semplice con la moglie che si ama, perch sappiamo che i
giorni di questa vita tormentata non sono altro che una
perpetua vanit, ma sono la parte che ci spetta, cos  scritto,
contengono le nostre fatiche quotidiane, e sappiamo
che qualsiasi cosa le nostre mani trovino da fare, bisogna
farlo con tutta la forza di cui si  capaci, perch in cielo
non ci sar pi da faticare, ma non ci sar neppure una moglie
e forse nessun pensiero, ma solo perfezione infinita.
E Aloma e Orren non capirono se si rivolgesse a Dio o a
Orren oppure solo a se stesso, e poi alz le mani e disse,
Amen.
Dopo che ebbero firmato il documento, Aloma prov
una sorta di sollievo, ma meno profondo di quanto si era
aspettata, non annunciava alcun grande cambiamento dentro
di s. Orren strinse di nuovo la mano di Bell, cos come
quella dell'uomo che aveva sparso pezzetti d'erba ai loro
piedi e odorava di campi. Poi percorsero la navata insieme,
diretti verso la luce del giorno, oltre la chiesa. Ma
Bell disse, Aloma, e si voltarono tutti e due, Aloma muovendo
poi un passo verso Bell con una mano leggermente
alzata, come se volesse zittirlo. Lui per non aggiunse altro:
le tese semplicemente gli spartiti e disse, Li ha lasciati
qui. Non sorrise e le sferz gli occhi con le ciglia, ma solo per poco, prima di dire, Addio, sollevando la mano in un
gesto pi disinvolto a vedersi di quanto non fosse in realt,
poi si volt per non doverli guardare uscire dalla chiesa.
Quando Aloma si volt, vide Orren immobile e solo nella
navata, accigliato. Gli afferr la mano con fermezza, come
una madre prende per mano il figlio, e uscirono insieme
dalla chiesa bianca. Poi, una volta seduta nell'abitacolo del
furgone, Aloma apr gli spartiti e vi trov i soldi che Bell
le doveva, infilati tra due pagine di un canto.
Orren strinse il volante con una mano, si slacci i primi
bottoni perlacei della camicia. Il vento che entrava dal
finestrino gli scompigli i capelli nel punto dove si stavano
diradando. Flett la mano che era sul volante, facendo
apparire la topografia in rilievo di vene e tendini, che poi
si riappianarono.
Sembra un brav'uomo, disse, senza guardare n da una
parte n dall'altra.
Chi... Bell?, disse Aloma.
S. Orren annu e su di loro cal il silenzio, lo sguardo
sulla strada.
Arrivati a met della statale 16 Aloma disse, Ho lasciato
il lavoro l.
Come? Quando?
Oh, solo un paio di giorni fa, disse.
Lui la guard attento, sollevando appena il piede dall'acceleratore.
Non mi hai detto niente.
Be', ho preso e l'ho fatto, disse, girandosi verso il finestrino
perch il vento potesse colpirle la bocca e strapparle
via le parole.
E come mai?
Alz le spalle e fece del suo meglio per apparire tranquilla
mentre guardava oltre il finestrino. Credo di aver
risparmiato abbastanza per affittare un pianoforte ormai,
e potrei dare lezioni private su da noi. Porterei a casa qualche
soldo cos.
Orren annu, Mi sembra una buona idea, Aloma. Poi
disse, Mi piace averti nei paraggi. Tu pensi che non me ne
accorgo quando ci sei, e invece s. Ti sento cantare. Lei lo
guard e lo vide fare un respiro profondo, poi distendere
le spalle, e pur sapendo di essere osservato, non si volt.
Quando si frug nel taschino della camicia per prendere
una sigaretta, lei gliela tolse di mano, trov un accendino
nel posacenere e gliela accese, fece un tiro, e poi gliela restitu.
Grazie, disse e si mise a fumare mentre Aloma reclinava
la testa all'indietro sul sedile, in modo da sentire
il vetro che tremava nel telaio sotto la sua testa, proprio
come a lei tremavano i denti. Con la coda dell'occhio,
guard Orren guidare, sollevata dal suo silenzio. Quando
imboccarono lo sterrato di casa, pens, Ecco, torno da
donna sposata, ma quel pensiero fu solo una brezza passeggera,
non smosse nulla di nuovo. Si guard nello specchietto
laterale e il sole che abbagliava il vetro abbagli
anche i suoi occhi che lacrimarono, si chiusero. Quando li
riapr, il furgone era fermo e Orren - la sigaretta fatta
schizzare via dal finestrino, ancora ardente sulla ghiaia -
la stava guardando.
Ho bisogno di saperlo, Aloma.
Che cosa?, disse lei, terrorizzata, perch sapeva gi cosa
le avrebbe chiesto.
Provi qualcosa per quell'uomo? In quel momento afferr
il volante con entrambe le mani. Non dirmi bugie.
So che lo fai, a volte.
Io non ti dico bugie, disse, sinceramente sorpresa.
Lui scosse il capo. Pensi di non dirmene quando non
dici niente. Ma non  cos.
Non poteva ribattere nulla, perch aveva ragione.
Provi qualcosa per quell'uomo?, chiese di nuovo Orren.
Ho creduto di s, per un po', disse Aloma con grande
calma.
Lui annu e guard oltre le mani e il parabrezza, fino al
pendio che risaliva alla casa. Aloma aveva paura di seguire
il suo sguardo, aveva paura di guardare in qualsiasi altra
direzione che non fosse il suo viso.
E allora perch hai sposato me? Lo disse sottovoce, come
se stesse parlando con se stesso.
Aloma ci riflett un istante, non perch volesse dargli
una buona risposta, ma almeno una che non contenesse
menzogne.
Soprattutto perch voglio te.
Cio vuoi scopare con me?
Dio santo, Orren, disse e rise sommessamente, guardando
fuori dal finestrino laterale il mondo che stava mutando
e arrossendo con forza. Quel cambiamento le sorprese
gli occhi. Si sfreg la fronte con una mano. Poi: Oddio,
credo di s, ma c' anche dell'altro.
Altro cosa?
Dell'altro, e si guard intorno alla ricerca di quella cosa
che aveva in testa e per cui non aveva mai trovato le parole
giuste. E pi come... quando sei mio, anche quando
sei mio in quel modo, non mi basta e sento che voglio ancora
di pi. Quando dici qualcosa, voglio sentirti dire dell'altro
e quando vai da qualche parte, in qualsiasi posto,
voglio pi di ogni altra cosa che tu torni. E stato sempre cos,
fin dall'inizio. Ecco cosa intendo.
Lui ascoltava.
Be', disse Aloma, spossata, ecco la verit. Si guard
dentro per cercare ogni minimo segno di falsit, ma non
ce n'erano. L'immagine di s che scorse nello specchietto
laterale, questa volta, aveva gli occhi spalancati - orlati di
rosso, completamente aperti.
D'accordo, disse Orren e annu, sollev il piede dal pedale
del freno e inser subito la prima, facendo arretrare
appena il furgone prima che la marcia ingranasse per bene,
poi percorse il resto della salita sterrata. Quando parcheggi
il furgone, non guard Aloma, scese e si chiuse lo
sportello alle spalle, cos Aloma rimase sola nell'abitacolo.
Aspett sul lato passeggero: sapeva che Orren era arrabbiato,
ma aspett ugualmente, perch si erano appena
sposati e una parte di lei sperava che lui potesse fare qualcosa
di romantico, come ad esempio attraversare la soglia
tenendola in braccio, cosa che ovviamente non fece, sapeva
anche lei che era stupido anche solo pensarlo. Quando
Orren arriv alla veranda senza voltarsi nemmeno una
volta, Aloma sganci la maniglia del suo sportello con un
sospiro, lasci che si spalancasse sulla cerniera, rimbalzando
e cigolando nel silenzio. Quando arriv anche lei
sulla veranda, Orren era ormai entrato in casa. Aloma si
chiuse delicatamente la porta alle spalle e vi rimase appoggiata
di schiena, immobile, il pomello ancora in mano. Orren
aveva scostato una sedia dal tavolo della sala da pranzo
e si era seduto, tirando fuori le sigarette dalla tasca e mettendole
sul tavolo davanti a lui insieme alle chiavi e agli
spiccioli che aveva nei pantaloni. Spinse la sedia indietro
per poter distendere le gambe. Guard al di l del tavolo,
fuori della finestra. Con gli angoli della bocca curvi verso
il basso, Aloma guard impotente intorno a s, guard
quella casa che non le comunicava alcun calore domestico,
e forse non lo avrebbe fatto mai. La parete di visi sconosciuti,
il pianoforte incassato, i ricordi non suoi. Pos gli
occhi su Orren.
Sbarazziamoci di questo pianoforte, disse. E andato.
Lui socchiuse gli occhi come se stesse guardando qualcosa
in lontananza fuori della finestra, qualcosa che non
riusciva a vedere bene, ma con grande sorpresa di Aloma
disse, Forse s.
E forse  il caso di spostare qualcuna di queste fotografie.
Non c' bisogno che stiano tutte su un'unica parete.
Se vuoi, disse. Eppure continuava a non guardare nella
sua direzione e allora Aloma attravers la stanza fino a
mettersi accanto alla sedia dove lui era seduto, e con tono
frustrato disse, Orren. Ma lui se ne stava l, l e basta. Allora
Aloma si tir su il vestito sulle cosce e si mise a cavalcioni
su di lui sulla sedia, gli sciolse le braccia che teneva
conserte sul petto, e si port le sue mani sui fianchi. Orren,
disse e questa volta lui la guard perch non poteva
fare altrimenti, ma non oppose resistenza quando lo baci
e dopo lui la baci ancora pi forte e quando la sedia fu
sul punto di capovolgersi, si distesero sul pavimento, senza
neanche togliersi i vestiti perch non avevano tempo da
perdere, perch tutte le cose, belle o brutte, succedono in
un istante e ora lo sapevano entrambi, sia lei sia Orren. E
subito dopo essere venuto, prima ancora di poter riprendere
fiato, mentre aveva ancora il viso tra i suoi capelli, le
disse con voce tremula nell'orecchio, Non far entrare nessun
altro all'infuori di me.
I suoi occhi, chiusi e soggiogati, si spalancarono all'istante.
Come!, esclam brusca. Ci siamo appena sposati e
questa  la prima cosa che mi dici?
Orren alz la testa in modo da essere faccia a faccia con
lei. Aloma vide il sudore che gli imperlava il labbro, il rosso
rubizzo sulle guance. Dico sul serio, conferm Orren.
Oddio Orren, disse Aloma. Non puoi darmi ordini e
scoparmi nello stesso momento, e allora scivol via da sotto
di lui, si mise a cercare gli slip e quando li trov, li infil
svelta da sotto il vestito, sentendosi umida e scomposta.
Le tremavano un po' le gambe. Orren rimase l disteso
sul pavimento a guardarla, e quando lei lo scavalc per
andarsene, si risistem le mutande e si sedette, lentamente.
Si prese la testa fra le mani.
Sulla soglia della cucina, Aloma si volt. Il tuo problema,
Orren,  che non dici mai la cosa giusta, e fece per andarsene
ma poi si ferm di colpo. Le sue parole riempirono
tutta la casa del loro rumore e poi tornarono indietro
da lei. Ne ascolt l'eco per un momento. Poi, molto pi
lentamente, con un tono privo di ogni rancore e questa
volta senza girarsi, aggiunse, Non litighiamo, Orren, n
oggi n mai pi, e ci credeva veramente, anche se sentiva
l'inutilit di quelle parole, tutto il futile desiderio che racchiudevano,
e cap anche che le avrebbe pronunciate ancora
nella sua vita, forse molte volte, e con la stessa fatica
di quel momento. Si sent d'un tratto esausta - perlopi
di se stessa - e si abbandon di lato contro lo stipite
della porta, e sarebbe forse caduta se non fosse stato per
quel solido puntello. Dietro di lei sent Orren respirare, di
nuovo in silenzio. D'un tratto Aloma si drizz, attravers
la cucina e usc dal retro, ma una volta fuori, non seppe
decidere dove andare, sapeva solo che i guai e le difficolt
erano dentro e fuori casa, e non c'era nulla che potesse
fare se non provare a essere qualcun altro, ma non
sapeva da dove cominciare. Non poteva sperare che il mondo
la rendesse felice per pi di un minuto alla volta, e di
solito anche meno, eppure doveva viverla, quella sua vita.
Guard verso le montagne e alz gli occhi al cielo. Aveva
sposato un uomo che era saldamente legato a quella terra,
a quei fondovalle, e per quanto si sforzasse non riusciva a
capirlo. L'essere sposati non aggiungeva un briciolo di
comprensione in pi. E proprio mentre faceva quei pensieri
e sprofondava esausta sui gradini sgretolati dove era
caduta e si era ferita tre mesi prima, proprio mentre stava
pensando,  davvero lui a rendermi infelice o  solo colpa
mia?, proprio in quel momento lui comparve dietro di
lei in cucina, una sigaretta in bocca.
Non fumare in casa, disse Aloma.
Lui annu. Aveva i capelli arruffati. Scese sul gradino
di cemento sopra di lei. Guard verso le montagne e il suo
viso si rasseren appena, abbastanza perch lei se ne accorgesse,
anche se era seduta sotto di lui, sul secondo gradino.
Si rivolse anche lei alle montagne, ma non sapeva cosa
vi avesse visto lui. Sapeva solo che, qualsiasi cosa fosse,
lo rendeva felice.
Allora Aloma si alz e gli fiss il viso, che la sovrastava
ancora, poi lo prese per mano e lui si lasci guidare gi
dai gradini, lungo il pendio che si allontanava dalla casa.
La mano di Orren era grande nella sua, piccola come quella
di una bambina, solo che lei non era una bambina, e lo
stava guidando, le loro dita intrecciate.
Vuoi rivedere il piccolo piantagrane?, disse dopo che
ebbero fatto venti passi in direzione della stalla.
No, rispose Aloma. Non lo port dal vitellino, anche
se era pronto ad aspettare al cancello, quando passarono
l davanti, le giovani zampe ora forti sotto l'ampio ventre
neonato. Quando si avvicinarono, gir il muso sottile.
Ehil, disse Orren al vitellino, che si scans dal cancello
come se sapesse che sarebbero entrati a passargli le mani
sul giovane manto soffice, cosa che fecero mentre proseguivano.
Si chiusero forte il cancello alle spalle e si incamminarono
nel pascolo. Il vitello trotterell accanto a loro
per un po', ed emise un verso cos forte da sorprendere
Aloma, che alz le spalle fino alle orecchie e rise. Continu
a stringere la mano di Orren e superarono il granaio,
dove le galline erano appollaiate sulla parete in penombra,
e un nuovo gallo rosso e nero faceva il funambolo sulle travi
della stalla vuota vicino alla porta. Le poche mucche che
costellavano il pascolo li seguirono mentre percorrevano
la traccia che loro stesse avevano lasciato lungo la collina,
si piegarono in avanti e rimasero un po' con il fiato corto
mentre risalivano il pendio. Quando arrivarono alla linea
degli alberi, Orren disse, Dove mi stai portando? Lei rispose
semplicemente con un sorriso ed entrarono nell'aria
pi fresca del bosco, seguiti nell'ombra da due mucche.
Orren si volt indietro a guardarle e scosse il capo, poi
guard Aloma e scosse il capo di nuovo, ma la segu senza
fare commenti. Le mucche proseguirono con il loro passo
lento. Arrivati al recinto sul retro, Aloma disse, Scavalca,
e Orren oltrepass la staccionata per primo e la aiut a superare
il filo spinato, raggomitolandosi in mano l'orlo del
vestito perch non si impigliasse. Le mucche, che si erano
fermate appena pi dietro, li guardarono attente e poi,
quasi avessero deciso tutte insieme di non poter superare
l'ostacolo, virarono come due navi nere e scesero lentamente
verso il campo illuminato dal sole. Oltre il recinto,
Aloma continu a camminare, voltandosi da un lato all'altro,
cercando di ricordare la forma esatta dell'albero, il nero
della corteccia, e Orren la guard con aria perplessa e
proprio mentre si stava infilando la mano in tasca per prendere
le sigarette, Aloma gli disse, Vieni qui, Orren.
Lui la raggiunse e scrut l'albero, vide l'E + C e non
cambi espressione. Ma la sua mano era ancora immobile
come una fotografia sul taschino dove la stava infilando,
quando il significato di quelle iniziali penetr nella sua coscienza.
Batt le palpebre.
Ma, come ho fatto a non..., disse, con voce molto controllata,
e poi la mano prese a tremargli, quasi indecisa se
prendere la sigaretta o fare tutt'altro, e allora si alz sul
viso e copri gli occhi, e lui rimase fermo, immobile. Sopra
di loro, mentre passavano tra gli alberi, risuon il verso di
un corvo, ne sentirono il fremito delle ali. Aloma gli rimase
accanto e fece scorrere una mano sulla corteccia scalfita,
e i segni dell'incisione le rasparono la punta delle dita.
La carne dell'albero era dura, ormai, trasmetteva una sensazione
di permanenza. Paziente, aspett Orren, guardandogli
la met di viso che non era coperta.
Da quanto tempo pensi che sia qui?, chiese Aloma sottovoce.
Orren abbass il capo, chiuse e riapr gli occhi, scosse
il capo. Non lo so. Trent'anni. Forse di pi. Forse dal primo
giorno che si incontrarono.
Aloma guard oltre l'albero, verso il punto dove sorgeva
la casa, nascosta dalle chiome che stavano mutando, e
lui segu il suo sguardo, poi tocc pi volte il taschino,
espir. Alz gli occhi verso gli alberi e lo fece anche lei,
verso il sole che penetrava il fitto fogliame fino al punto
in cui si trovavano, toccando la corteccia dell'albero inciso,
il terreno sotto i loro piedi, persino i loro visi. Orren
guard Aloma. Poi la prese per mano e la condusse fuori
dal bosco, attraverso il pascolo, e su alla vecchia casa.
...
.
...
FINE.